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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

CINEMA: I film visti da Franco Pecori

23 Giugno 2012

[Franco Pecori  dal 1969 ha esercitato la critica cinematografica – per Filmcritica, Bianco & Nero, La Rivista del Cinematografo e per il Paese Sera.  È autore, tra l’altro, di due monografie, Federico Fellini e Vittorio De Sica (La Nuova Italia, 1974 e 1980). Nel 1975, ha presentato alla Mostra di Venezia la Personale di Jean-Marie Straub e Danièle Huillet; e alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, con Maurizio Grande, una ricerca su Neorealismo: istituzioni e procedimenti (cfr. Lino Miccichè, Il Neorealismo cinematografico italiano, Marsilio). Dal 2002, ha tenuto per 4 anni, sul Televideo Rai, la rubrica settimanale Film visti da Franco Pecori. Noto anche come poeta, Pecori può vantare la stima di Franco Fortini]

Detachment – Il distacco

Detachment
Tony Kaye, 2011
Fotografia Tony Kaye
Adrien Brody, Sami Gayle, Christina Hendricks, James Caan, Lucy Liu, Tim Blake Nelson, Blythe Danner, Marcia Gay Harden, Betty Kaye, William Petersen.

Scuola, luogo di problemi. La società e l’insegnamento, l’educazione e il futuro dei giovani, la psicologia evolutiva, l’ambiente e insomma tutto ciò che nel mondo contemporaneo rappresenta le difficoltà di trasmettere alle nuove generazioni non solo il sapere ma il complessivo concetto del vivere in una civiltà. C’è un momento in cui specialmente si evidenziano le valenze critiche in oggetto ed è quando in una classe entra il supplente. Si tratta di un insegnante speciale, incaricato di riempire un buco di qualche mese (a volte di pochi giorni) il malcapitato deve fare la conoscenza rapida degli studenti e del gruppo, deve in qualche modo intervenire sulle “abitudini” della classe cercando di non disperderne i valori o comunque di attivarne le positività, nel rispetto delle singole tendenze. Tutte belle parole che spesso si scontrano con dure realtà soggette a crisi profonde di identità, sia sul versante allievi sia su quello del corpo insegnante. Insomma la scuola di oggi in quanto istituto può apparire perfino come un cumulo di macerie. È quel che si avverte entrando in classe insieme a Henry Barthes (Adrien Brody,  Il pianista  2002,  Il treno per il Darjeeling  2007,  Midnight in Paris  2011), professore di letteratura incaricato di una supplenza in un liceo “difficile” della periferia americana. Finora Henry è riuscito a tenere separato il proprio privato dal contatto con l’ambiente scolastico, ma già al primo impatto con la nuova situazione l’uomo si rende conto che gli sarà difficile non confrontarsi con la realtà. E l’esperienza sarà dura giacché egli per primo ha da gestire una sua crisi intima risalente all’infanzia. L’inglese Tony Kaye, cantante, compositore e pittore (American History X  1998) denuncia il degrado dell’istruzione pubblica negli States con un film-verità pieno di spunti realistici che sfiorano il paradosso e che toccano punti di drammaticità anche imbarazzanti. Quasi impossibile dare risposte, a meno di concepire un altro tipo di società. Di sicuro Henry cerca dentro di sé la forza morale per mettere ordine nella confusione che lo circonda e riesce a farsi perfino amare dagli studenti che in un primo momento hanno tentato di respingerlo. Ma le difficoltà sembrano insormontabili. Il limite è individuato nell’incontro del professore con Erica (Sami Gayle), la ragazzina prostituta che si aggrappa a lui per il bisogno di affetto paterno. Questo momento fa il paio con il dramma di un’altra ragazza, Meredith (Betty Kaye), la quale non riesce a risolvere un’antico contrasto con il padre. Premiato in numerosi festival (Deauville, Tokyo, San Paolo, Woodstock),  Detachment, pur non perfettamente risolto sul piano artistico – qualche sottolineatura stilistica rischia di comprometterne il senso – può rappresentare un utile contributo per una discussione seria sullo stato dell’educazione democratica.

Un amore di gioventù

Un amour de jeunesse
Mia Hansen-Lí¸ve, 2011
Fotografia Stéphane Fontaine
Lola Créton, Sebastian Urzendowsky, Magne Hí¥vard Brekke, Valérie Bonneton, Serge Renko, í–zay Fecht.
Locarno 2011, concorso: Menzione Speciale Giuria.

Trasferimenti. Non c’è un attimo di sosta, i protagonisti continuano a spostarsi da un punto all’altro (del film? del cinema?), in bicicletta, a piedi, in tram, in casa o in campagna, nell’acqua o in auto e perfino sul letto non trovano pace. Rossellini avvertiva di stare attenti a far andare i personaggi da un punto all’altro, se proprio non ve ne sia motivo. La regista francese Mia Hansen-Lí¸ve non ha certo l’aria della sprovveduta, fa parte di una nuova generazione di autori, coscienti delle proprie radici e del contesto in cui si muovono. Dopo il successo di Cannes 2009 (Il padre dei miei figli  premiato nella sezione Un certain regard) arriva da Locarno 2011 questo “amore giovanile prolungato”, menzionato dalla Giuria e profumato di vaghezze post-nouvelle-vague. Vediamo quindi di orientarci nei movimenti. Due adolescenti si amano, Camille (Lola Créton) e Sullivan (Sebastian Urzendowsky) pedalano appassionati per la città e per la campagna, camminano, nuotano, fanno l’amore, lei quindicenne risoluta, lui più grandino e svogliato a scuola. Colgono ciliege, si sfiorano, si abbracciano, non vedono altro. Hanno un movimento perpetuo che denuncia la ricerca rapida e di-sperata di un punto d’orientamento comune, un traguardo che dia un senso a quel loro sentimento debole/forte così attrattivo, sentimento dei corpi e della vita in un misto di sensazioni e sogni. Il punto non lo troveranno, continueranno a muoversi, a spostarsi. Sullivan sente di voler vivere oltre Camille e parte per il Sudamerica, Camille s’intestardisce nell’esclusiva e soffre. Lascia intendere che non mollerà mai. Ragazza intelligente e sensibile, studierà architettura e lascerà sbocciare un nuovo amore con un architetto (Magne Hí¥vard Brekke)  da cui impara la professione, ma la passione di gioventù riemerge alla prima occasione. Fa bene la regista a non insistere sull’occasionalità del ritrovamento, il “ritorno” di Sullivan accade in un attimo, non è nemmeno un ritorno. L’amore di Camille è testardo e tutto racchiuso nella personalità della ragazzina ormai donna, l’impressione è che non sia un sentimento contestabile. E comunque non ha traguardo. Il trasferimento continua, contrario cinematograficamente al “pedinamento” neorealistico, all’utopia del documento assoluto: qui è la cinepresa a creare il movimento, il cinema produce, non segue.

 


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1 commento

  1. Commento by http://www.semfornoobs.com/keyword-scout/sitemap/111 — 28 Luglio 2013 @ 16:57

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart