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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

CINEMA: I film visti da Franco Pecori

6 Aprile 2013

[Franco Pecori dal 1969 ha esercitato la critica cinematografica – per Filmcritica, Bianco & Nero, La Rivista del Cinematografo e per il Paese Sera. È autore, tra l’altro, di due monografie, Federico Fellini e Vittorio De Sica (La Nuova Italia, 1974 e 1980). Nel 1975, ha presentato alla Mostra di Venezia la Personale di Jean-Marie Straub e Danièle Huillet; e alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, con Maurizio Grande, una ricerca su Neorealismo: istituzioni e procedimenti (cfr. Lino Miccichè, Il Neorealismo cinematografico italiano, Marsilio). Dal 2002, ha tenuto per 4 anni, sul Televideo Rai, la rubrica settimanale Film visti da Franco Pecori. Noto anche come poeta, Pecori può vantare la stima di Franco Fortini]

Jimmy Bobo – Bullet To The Head

Bullet To The Head
Regia Walter Hill, 2012
Sceneggiatura Alessandro Camon
Fotografia Lloyd Ahern II
Attori Sylvester Stallone; Jason Momoa; Sung Kang; Christian Slater; Sarah Shahi; Adewale Akinnuoye-Agbaje; Jon Seda; Marcus Lyle Brown
Premi Roma 2012, fc. Walter Hill, Maverick Director Award

Gli amici possono morire, accade nella vita non proprio pacifica della mala metropolitana. E può accadere che il dispiacere sia di esponenti di parti avverse: Jimmy Bobo e Taylor Kwon, per esempio. Jimmy (Sylvester Stallone) è più che abituato a destreggiarsi schivando pallottole dirette alla testa e normalmente non ci pensa su a far fuori un ostacolo, anche umano. Taylor (Sung Kang) è uno “sbirro” coreano, prestante e intelligente, più propenso a usare il cervello perfino con qualche accenno alla psicologia, specie nelle indagini e negli interrogatori. Jimmy lo chiamerà sarcasticamente «detective Confucio ». I due si trovano a dover mettere insieme i loro diversissimi punti di vista dopo che, appunto, i loro amici vengono fatti fuori. La strana coppia si muove nei bassifondi di New Orleans ma, essendo capaci di grande mobilità anche fisica, Jimmy e Taylor arriveranno fino a respirare l’inquinamento di Washington D. C. In primissimo piano, come al solito, Stallone. Impettito e monumentale, imbattibile negli scontri, non trova difficoltà ad agire sul filo del rasoio: «A volte – dice – bisogna mettere da parte le regole e fare ciò che è giusto ». Costretto ad assecondarlo dal succedersi frenetico degli eventi, Taylor non dimentica tuttavia di avere accanto non quello che proprio si direbbe un santuomo. A turno si salvano l’un l’altro dalla fine violenta e guardano avanti senza mai voltarsi e senza un attimo di pausa. Le scene e il ritmo del montaggio sono sotto il controllo di un maestro quale Walter Hill, l’autore del mitico  I guerrieri della notte (1979) e ora insignito dal Festival del Film di Roma del Maverick Director Award. Hill, come sempre, rispetta la tradizione del genere non rinunciando mai alla presa sullo spettatore. La vicenda, tratta dal fumetto “Du plomb dans la tíªte” di Matz (Alexis Nolent), è “credibile”, le azioni tengono dietro a una stretta consequenzialità senza però piegarsi al dominio del “meccanismo”. I personaggi respirano una loro aria umana, perfino Keegan (Jason Momoa), vero gigante del male senza cervello, non sembra del tutto incontaminato dal confronto con Bobo/Stallone. Già, il vecchio Rambo non rambeggia più tanto e lascia trasparire una smorfia di sofferenza che gli proviene dalle mille vicende immaginabili, dato il suo cinema. E siamo in quella che chiameremmo la “verità della finzione”, molto più credibile e coinvolgente di tanto “realismo” piccolo e/o farsesco da cui il cinema italiano sembra non riuscire ad evadere.


Letto 2018 volte.


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Bart