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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

CINEMA: I film visti da Franco Pecori

18 Ottobre 2008

[Franco Pecori dal 1969 ha esercitato la critica cinematografica – per Filmcritica, Bianco & Nero, La Rivista del Cinematografo e per il Paese Sera. ¬†√ą autore, tra l’altro, di due monografie, Federico Fellini e Vittorio De Sica (La Nuova Italia, 1974 e 1980). Nel 1975, ha presentato alla Mostra di Venezia la Personale di Jean-Marie Straub e Dani√®le Huillet; e alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, con Maurizio Grande, una ricerca su Neorealismo: istituzioni e procedimenti (cfr. Lino Miccich√®, Il Neorealismo cinematografico italiano, Marsilio). Dal 2002, ha tenuto per 4 anni, sul Televideo Rai, la rubrica settimanale Film visti da Franco Pecori. Noto anche come poeta, Pecori pu√≤ vantare la stima di Franco Fortini.]
 

Vicky Cristina Barcelona

Vicky Cristina Barcelona
Woody Allen, 2008
Javier Bardem, Scarlett Johansson,  Rebecca Hall,  Penelope Cruz, Patricia Clarkson, Chris   Messina, Kevin Dunn,   Pablo Schreiber, Silvia   Sabaté, Zak   Orth, Abel   Folk, Julio   Perillán, Joel   Joan, Carrie Preston.

Rohmer? Allen se lo sogna. Una certa propensione ¬†a trattare ¬†temi morali, o meglio ¬†a ¬†circoscrivere entro i recinti ¬†della morale la commedia di costume, ha certo ¬†caratterizzato la scrittura dell’autore (regista e sceneggiatore) ¬†americano fin dagli anni Settanta, ma i Racconti morali del ¬†maestro della Nouvelle Vague ¬†restano lontani almeno quanto la casa di Maud, a Clermont-Ferrand, ¬†poteva esserlo dalla panchina di Manhattan. ¬†La ¬†vena umoristica ¬†di Allen si va palesemente consumando in una sorta di accorato e insistito ¬†“auting creativo”, che negli ultimi film ha preso la forma esplicita ¬†del ¬†film di genere, quasi che il regista di Brooklyn ¬†sentisse il bisogno di ¬†un successo pi√Ļ esteso, misurato finalmente sulle vaste platee di un cinema pi√Ļ prevedibile, accondiscendente. E cos√¨, mentre il genere si fa via via pi√Ļ riconoscibile, l’arte di Allen tende a scomparire, diluita in semplificazioni non degne di un “esprit de finesse” ¬†specialmente “europeo”, quale ¬†l’autore di Prendi i soldi e scappa ¬†va cercando da sempre. Qui siamo in Spagna (Paese ultraemergente, ormai, anche per quanti lo guardino da ¬†Oltreoceano) ¬†tra Barcellona e Oviedo. Una voce narrante ci conduce ¬†passo-passo ¬†per i sentieri poco misteriosi di un triangolo amoroso/turistico fatto apposta, sembra, per denunciare una serie di stereotipi con cui le nuove generazioni americane (pi√Ļ vecchie di quel che pu√≤ sembrare, a volte, a noi del Vecchio Continente) ¬†guardano alla cultura e al modo di vivere degli europei. Bardem, smessa in fretta la maschera cinica del Paese che non √® per vecchi, fa la parte dell’artista pieno di passione e privo di retropensieri, vittima della focosit√† spagnola della moglie (Cruz), voglioso di “partouze” ma non per questo avaro di sentimento. Vicky (Hall) ¬†e Cristina (Johansson) esemplificano bignamescamente la casistica bipolare del puritanesimo intimamente intento alla trasgressione e della spregiudicatezza improvvisata e improvvida. Tutti sono senza futuro, passano nel film come attraverso una finestra del mondo senza che nulla cambi. Operetta morale? Inutile scomodare Leopardi, lui s√¨ profondo trasgressore. Converr√† non allontanarsi troppo ¬†dall’√†mbito Erasmus, dall’Appartamento spagnolo, a cui questo Vicky Cristina Barcelona sembra voler tenere compagnia. Con altre ambizioni stilistiche, si capisce.

Wall-E

Wall-E
Andrew Stanton, 2008
Animazione. Voci originali: Fred Willard, Jeff Garlin, Ben Burtt, Sigourney Weaver.

Ecologista romantico. Dal mucchio globale di immondizie sotto cui √® sommersa la Terra spunta miracolosamente una piantina verde. Il robot Wall-E (Waste Allocation Load Lifter Earth-Class) da 700 anni continua in solitudine a raccogliere e compattare la montagna di rifiuti, compito per il quale ¬†√® stato programmato dagli umani – lo hanno lasciato tra i grattacieli in rovina e se ne sono andati a vivere nell’astronave Axiom, lontano nello Spazio, organizzati lussuosamente dalla “Buy n Large”, la ¬†Corporation che domina l’Universo con promesse di un futuro fantastico. ¬†Wall-E si √® organizzato una “vita autonoma”, √® capace di ricaricare le proprie batterie e ha dato al suo rifugio un aspetto che in qualche modo somiglia a una “casa”. Ma non ha la memoria adatta a discernere il valore di quella piantina. Invece, se la prende Eve, una robot-ricercatrice (Extraterrestrial Vegetation Evaluator), arrivata a bordo di un mezzo spaziale, e la porta nell’astronave dove vive la colonia umana, in attesa che sulla Terra si possa tornare. Wall-E, affascinato da Eve, √® intenzionato a seguirla per la galassia. L’astronave √® teatro di una lotta tra il ¬†Capitano degli umani, il quale vuole riportare tutti finalmente indietro, e il pilota automatico ¬†(la voce originale √® di Sigourney Weaver), il cui programma non coincide affatto con le intenzioni del Capo. Finir√† bene, √® Walt Disney. Ma il pregio maggiore √® nelle immagini create dagli animatori della Pixar e nel carattere dei due protagonisti. Era dal tempo di E-T, l’indimenticabile Extraterrestre creato da Carlo Rambaldi per il film di Spielberg (1982), che non veniva dallo schermo un’emozione altrettanto speciale. Wall-E ha un modo tutto suo di passare la giornata, lavorando e “fischiettando”, non sembra soffrire troppo della mancanza di compagnia, si accontenta del piccolo scarafaggio, Hal, ¬†col quale ha stabilito una simpatica sintonia. Autonomo, pieno di curiosit√†, indipendente. Cos√¨ sembra. Ma tutto cambia in lui quando, all’improvviso, spunta dal cielo Eve, graziosa ed energica, delicata e potente. Wall-E non potr√† pi√Ļ farne a meno. Bianca e levigata, Eve lo guarda con i suoi irresistibili occhi azzurri. I due hanno una gran voglia di diventare, rispettivamente, uomo e donna (in questo senso, le loro “voci”, create da Ben Burtt, sono un capolavoro). Faranno una coppia perfetta. Lo stile dell’animazione trasmette una sorta di nostalgia culturale, si ha l’impressione che la Disney riattinga all’antica filosofia dei suoi cartoons, improntata all’umanizzazione degli animali e, pi√Ļ in generale, all’armonia universale. Il perfetto allineamento con gli elementi pi√Ļ attuali della tecnologia, con la vita “spaziale” prefigurante un futuro forse nemmeno tanto lontano (i 7 secoli del racconto potrebbero essere anche troppi!), non comporta l’abbandono della speranza di una “rinascita” della Natura. Nel finale si parla esplicitamente di agricoltura. I campi coltivati potranno andare bene anche per Wall-E ed Eve. E avr√† anche un senso, allora, aver conservato, magari un po’ alla rinfusa, ¬†gli oggetti ¬†trovati per caso tra i rifiuti, una lampadina, un accendino, un cubo di Rubik, ¬†una videocassetta da rimettere ogni tanto nel vecchio televisore. Rivediamo spezzoni di Hello Dolly (Gene ¬† Kelly, 1969), riascoltiamo Louis Armstrong che canta La vie en rose. Musical e fantascienza romantica, dove ¬†da un incontro di ¬†macchine nasce una storia d’amore.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart