Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

CINEMA: I film visti da Franco Pecori

5 Aprile 2008

[Franco Pecori dal 1969 ha esercitato la critica cinematografica – per Filmcritica, Bianco & Nero, La Rivista del Cinematografo e per il Paese Sera. √ą autore, tra l’altro, di due monografie, Federico Fellini e Vittorio De Sica (La Nuova Italia, 1974 e 1980). Nel 1975, ha presentato alla Mostra di Venezia la Personale di Jean-Marie Straub e Dani√®le Huillet; e alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, con Maurizio Grande, una ricerca su Neorealismo: istituzioni e procedimenti (cfr. Lino Miccich√®, Il Neorealismo cinematografico italiano, Marsilio). Dal 2002, ha tenuto per 4 anni, sul Televideo Rai, la rubrica settimanale Film visti da Franco Pecori. Noto anche come poeta, Pecori pu√≤ vantare la stima di Franco Fortini.]

All’amore assente

All’amore assente
Andrea Adriatico, 2007
Massimo Poggio, Francesca D’Aloja, Milena Vukotic, Tonino Valerii, Maurizio Patella, Filippo Plancher, Corso Salani, Eva Robin’s, Franco Vazzoler, ¬†Daniela Camboni, Francesca Mazza, ¬†Francesca Ballico, Luca Nunziata, Patrizia Bernardi.

“Lui lei e l’altro”? Troppo facile. Un fantasma si aggira per la scena, un fantasma scrittore, scrittore speciale, un ghost-writer al servizio di Massimo Arati, politico in campagna elettorale. Troppo facile. Tutti sanno ormai che ¬†ogni politico avido di successo utilizza la retorica nascosta ¬†di terzi, maestri o artigiani della parola nell’ombra, per trasmettere agli elettori, o meglio al pubblico, l’immagine pi√Ļ adeguata, pi√Ļ accattivante. Ma qui √® diverso, poich√© il fantasma decide di farsi veramente fantasma e di sparire anche da coloro che, in agenzia, vivono e lavorano con lui. Tutti cercano Andres Carrera, nessuno sa dove sia finito. Di sicuro ha lasciato un segno tangibile, la pancia di Iris (D’Aloja), la moglie incinta che dirige l’agenzia per cui Andres stesso lavora. O forse con ¬†la creatura a venire c’entra qualcosa Arati? ¬†Ci vuole una guida. Entra nel gioco l’investigatore (Poggio). Intanto piove. Portarsi l’ombrello, per la pioggia fitta e incessante e per l’alluvione di sensazioni metaforiche, alla ricerca spasmodica di identit√†. Identit√†? Troppo facile. Il detective si danna l’anima rischiando perfino un’inversione di senxo (senso+sesso), ma non cava un ragno dal buco (ci sia concessa l’immagine). Poi finalmente una copertina di libro, un nome scritto chiaro: Walt Whitman. Vuoi vedere che quel falso di Andres costruisce i suoi falsi discorsi con la vera poesia? Geniale. Non si sa da dove prenderla, da sinistra o da destra. Certo √® che l’immagine del fantasma venuto in Europa e in Italia dall’America, ¬†rischia di sciogliersi ¬†proprio nella minestra riscaldata dei discorsi elettorali attinti alla poesia del “padre della democrazia americana”. Andare a votare diventa un problema sempre pi√Ļ grosso. Ma forse non era questo che ¬†il regista ¬†voleva dire. Diciamo che, la catena degli interpretanti essendo infinita (Peirce, ci si permetta la citazione), siamo nella condizione di destreggiarci tra plurisenso ed equivoco, in compagnia degli attori, consapevoli della situazione, tra teatro e cinema, letteratura e sogno. Al suo secondo ¬†lungometraggio, Adriatico tenta la fuoriuscita dal circuito dei festival (Il vento, di sera, del 2004, √® passato da Berlino a una ventina di rassegne, in Europa, in Sudamerica, in Australia) verso le sale del pubblico pagante, cominciando da Bologna, la citt√† in cui vive.

 

Amore, bugie & calcetto

Amore, bugie & calcetto
Luca Lucini, 2008
Claudio Bisio, Filippo Nigro, Claudia Pandolfi, Andrea De Rosa, Ciara Mastalli, Max Mazzotta, Andrea Bosca, Marina Rocco, Pietro Sermonti, Giuseppe Battiston, Angela Finocchiaro.

¬ęIn campo come nella vita ¬Ľ, √® la legge del mitico mister del calcio di una volta, ¬†Nereo Rocco. Lucini se ne giova, assecondando l’idea di molti appassionati di calcio in formato ridotto, il “calcetto”, gioco parallelo, che da una parte fa il verso al campionato dei professionisti e dall’altra funziona da “ammortizzatore sociale”, invadendo sempre pi√Ļ stabilmente gli spazi critici delle famiglie. Col solito metodo della commedia di situazione all’italiana (molta tipicit√†, preferenza al grottesco e alla battuta facile) il regista mette sul bilancino dell’umorismo ultradiretto (e qui ultragarbato) una serie di corrispondenze e di contrappassi. Nella squadra di calcetto un gruppo di amici trova, ad appuntamenti fissi (e guai a mancarne uno), le soddisfazioni che la vita quotidiana troppo spesso nega. Con la scusa del gioco (¬ęSiamo qui per divertirci ¬Ľ) i sette amiconi trasgrediscono le regole della vita, indossano maschere, si scambiano ruoli e insomma scacciano le insoddisfazioni, ¬†accettano le finzioni, attingono ad energie che altrimenti non sarebbero disponibili, rischiano anche il tonfo esistenziale e si salvano, alla fin fine, perch√© imparano a saper perdere e ad accettarsi ¬†quali realmente sono. Il film gronda buonismo da tutti i pori, √® palesemente consolatorio e giustificazionista. Di sorriso in sorriso, √® contrario all’aborto e al tradimento, favorevolissimo alla ricucitura bonaria della coppia, anche di quella pi√Ļ scombinata, disuguale, non comunicante. Vince comunque la donna, giovane o attempata che sia, perch√© l’uomo, ragazzo o di mezza et√†, √® un bambino sentimentalone. Purch√© lo si lasci andare a calcetto. Lucini, dopo Tre metri sopra il cielo e L’uomo perfetto, ¬†mentre in apparenza mantiene leggero ¬†il tocco, prova con esiti discreti a driblare l’ovvio e il ¬†giovanile, ¬†accennando a ¬†qualche approfondimento. Lo aiuta Fabio Bonifacci nella scrittura, ma soprattutto gli danno una mano Bisio, Nigro e Finocchiaro.

Next

Next
Lee Tamahori, 2007
Nicolas Cage, Julianne Moore, Jessica Biel, Thomas Kretschmann, Tory Kittles, Roybal Jose Zuniga, Jim Beaver, Jason Butler Harner, Michael Trucco.

¬ęIl futuro ogni volta che lo guardi cambia perch√© l’hai guardato e questo cambia tutto il resto ¬Ľ. Pu√≤ sembrare una considerazione filosofica un po’ confusa e metaforica, ma il protagonista, Cris Johnson ¬†(Cage), il futuro lo guarda sul serio, sia pure limitato ai due minuti succesivi al presente. E per lui la vita non √® semplice. Per renderla pi√Ļ sopportabile, Cris esercita la professione di mago, esibendo i suoi “miracoli” ¬†in ¬†un locale di Las Vegas. In questo modo i “normali” non fanno caso alle sue vere ¬†qualit√† speciali. E il mago ne approfitta per assicurarsi anche ¬†straordinarie vincite ¬†al gioco. In questo meccanismo pi√Ļ che insolito interviene la situazione ultradrammatica creata dal tentativo di alcuni terroristi che hanno pensato bene di piazzare un ordigno ¬†nucleare nel cuore di Los Angeles. L’Fbi √® in difficolt√†. ¬†Ma l’agente Callie Ferris (Moore) ha l’intuizione di utilizzare ¬†le doti Cris per prevenire e sventare l’attentato. Sar√† una questione di tempi, tempi molto stretti. La terza componente della vicenda, contemporanea alla svolta thriller nella vita di Cris, √® l’attrazione, da lui attesa e giustamente ¬†“prevista”, per la ragazza che da sempre voleva incontrare. Ed √® proprio la bionda ¬†Liz (Biel) l’elemento decisivo per lo scioglimento del nodo. Mentre sulla donna confluiscono i rischi e i pericoli, giacch√© i terroristi la usano come scudo per non essere presi, il sentimento che Cris prova lo induce allo sforzo massimo di preveggenza. Il finale lo lasciamo allo spettatore. Dobbiamo per√≤ dire che il film, nella sua realizzazione concreta, non risponde in pieno ¬†alle ¬†sollecitazioni della trama. Il “trucco” del flash in avanti (next), dopo un primo momento di sorpresa (data anche l’abitudine, nel cinema, al flash-back), risulta un gioco meccanico che contrasta con lo sviluppo drammatico ¬†e, per cos√¨ dire, ¬†lo depotenzia. La stessa Julianne Moore, appare ¬†fuori ruolo. E dunque, l’interesse principale del film sta oltre il film, nel suo carattere fantascientifico, per nulla tranquillizzante. In un certo senso, ci si prefigura la possibilit√† di una guerra “mista”, in cui ¬†la copertura tecnologica (il sistema di controllo elettronico di tutto ci√≤ che facciamo ovunque lo facciamo) √® complementare alle qualit√† extrasensoriali delle persone, in un quadro di aggressivit√† latente e “misteriosa”. Per fortuna resta viva la speranza dell’amore.

 

Non pensarci

Non pensarci
Gianni  Zanasi, 2007
Valerio Mastandrea, Giuseppe Battiston, Anita Caprioli, Teco Celio, Gisella Burinato, Caterina Murino, Paolo Briguglia, Dino Abbrescia, Luciano Scarpa, Paolo Sassanelli, Natalino Balasso, Raffaella Reboroni, Edoardo Gabriellini, Ciara Bucchi, Riccardo Bucchi, Paola Bechis, Valentina Fois.
Venezia 2007, Giornate degli autori: Premio Pasinetti (Sngci), Premio Arca Cinemagiovani.

A mezz’aria. ¬† Il modenese Zanasi (Vignola, 1965), ex assistente di Mazzacurati (Un’altra vita, 1992), Gabbiano d’argento a Bellaria ‚Äė93 (Le belle prove), conferma ¬†la ¬†qualit√† di Nella mischia (Cannes ‚Äė95) con questa commedia filosofica, che contiene le migliori “amarezze” della tradizione “leggera” italiana e conserva tracce sensibili dell’humus felliniano primario (la vita d’artista nella mitica Roma, la delusione e il ritorno alla provincia) segnandolo di una coscienza nuova, “depurata” dalle scorie immaginifiche del vitellonaggio e soggetta, invece, alle deludenti finzioni di non meno velleitarie imprenditorie familiari. In questo senso, Stefano (Mastandrea) e Alberto (Battiston) sono una coppia di fratelli perfetta. L’uno era partito dalla piccola citt√† (Rimini) armato di chitarra e nella testa sogni esistenziali, l’altro era rimasto, pi√Ļ per pigrizia che per vocazione, nella ditta del padre (Celio) ¬†infingardo pi√Ļ ¬†di lui, nascondendo i cattivi destini della ditta a tutti, sorella compresa (Caprioli), beatamente dedita alla cura dei delfini. Quando la chitarra (e la donna) romana tradisce, Stefano rientra. E adesso che viene “da fuori” pu√≤ vedere con un altro ¬†sguardo le piccole mostruosit√† dell’ambiente, interno ed esterno, delle singole persone e delle insignificanze quotidiane di tutta la comunit√†. Gli attori, ben diretti, sono bravi a rendere una specie di sospensione, un vuoto dello spirito che trasuda dai particolari concreti, persino dagli oggetti. Ogni mossa di Stefano si traduce in una contradizione, in una rottura, una ferita da curare mentre tutto sembra scorrere liscio. E tutto, invece, sta per crollare. Eppure c’√® in ciascuno la possibilit√† di un guizzo, ¬†un sentimento nascosto che pu√≤ riemergere solo per un’occasione inaspettata. Molto dipender√† da Stefano, la cui sofferenza progressiva, riscattata dall’ironia “obbligatoria”, funzioner√† da benefico apriscatole. Alla fine, forse, ¬†non molto sar√† cambiato, nella famiglia e nella piccola citt√† di provincia, ma si sar√† comunque aperto uno spazio per un volo che Stefano immagina di ritentare, da rocker non pi√Ļ tanto immaginario, come fanno i chitarristi “pazzi” con il loro pubblico, ma questa volta gettandosi ad angelo con pi√Ļ convinzione, ¬†sicuro che qualcuno lo prender√† a mezz’aria.

 

La zona

La zona
Rodrigo Plà, 2007
Daniel Gim√©nez Cacho, Maribel Verd√≠¬ļ, Carlos Bardem, Daniel Tovar, Alan Ch√°vez, Mario Zaragoza, Marina de Tavira.
Venezia 2007: Leone del futuro – Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”.

Vivere dietro un muro. Protetti da uno statuto speciale ottenuto pagando, gli abitanti della “Zona”, quartiere bene nel centro di Citta del Messico, controllano in dettaglio la loro vita con una fitta rete di telecamere a circuito chiuso e credono di poter badare alla propria “sicurezza” dando la caccia armati ad ogni ¬†presunto assassino. La polizia, corrotta, chiude un occhio. ¬† Se la Zona – come dice il regista, uruguaiano ¬†e messicano di adozione – √® il ¬ęprotagonista principale ¬Ľ del film, basta girare lo sguardo e ¬†di fronte, al di l√† della collina residenziale, si vedr√† lo spettacolo desolante delle ¬†favelas. Presentato a Venezia alle Giornate degli autori (Leone del Futuro come opera prima) ¬†e distribuito nelle sale dalla Sacher di Nanni Moretti, La Zona denuncia senza mezzi termini la scelta negativa e le relative conseguenze di una forma di “autogestione” inaccettabile, e in definitiva incivile, delle pur legittime istanze di sicurezza, in una metropoli dove non mancano certo incertezze nell’ordine pubblico n√© tantomeno ingiustizie sociali. Il regista racconta della rapina in una villa finita male. Restano uccise quattro persone, una donna che intendeva difendersi puntando la pistola, ¬†due dei tre ragazzi delle favelas ¬†penetrati per rubare e un poliziotto, vittima di un anziano vicino, il quale, nella confusione, ha sparato senza veder bene. Il terzo dei giovani ladri, il sedicenne Miguel (Ch√°vez), ¬†riesce a nascondersi ma non ad allontanarsi. E la sua presenza creer√† un problema ad Alejandro (Tovar), figlio quindicenne (√® il giorno del suo compleanno) del capo della caccia al latitante. L'”assassino” dev’essere trovato anche per coprire la colpa “interna” ¬†dell’uccisione del poliziotto, ma soprattutto per riaffermare con la forza l'”autonomia” del La Zona. ¬†La storia si sviluppa con discreta tensione, mantenendo costantemente in primo piano le coordinate sociologiche e politiche. Scende un po’ di tono quando Pl√† introduce la retorica della speranza nelle ¬†nuove generazioni, affidando ad Alejandro il ruolo del riscatto morale della comunit√† blindata. Il ragazzo prende coscienza del dramma vissuto da Miguel e lo protegge fin che pu√≤ dalla ferocia del branco. Innegabile l’attualit√† del tema, chiarissima la posizione degli autori (sceneggiatura di Laura Santullo, moglie del regista), impossibile non stare dalla parte “giusta”.

 

Gone baby gone

Gone baby gone
Ben Affleck, 2007
Casey Affleck, Michelle Monaghan, Morgan Freeman, Ed Harris, John Ashton, Amy Ryan, Amy Madigan, Titus Welliver, Michael K. ¬†Williams, Mark ¬†Margolis, Matthew ¬†Maher, Madeline ¬†O’Brien, Slaine, Trudi ¬† Goodman, Jay ¬†Giannone.

La morale cattolica di fronte al caso del ¬†rapimento di una bambina di 4 anni, la cui soluzione finisce per lasciare ¬†Patrick Kenzie (Casey Affleck, fratello di Ben, questa volta regista), trentunenne detective privato, scosso nel profondo della coscienza, dove ¬†risuona il principio che ¬ęuccidere √® peccato ¬Ľ. E a lui √® capitato di uccidere, poco importa (o importa?) che la vittima corrispondesse all’abietta ¬†persona di un incorregibile pedofilo tossico. ¬†Ma non √® tutto e non √® ¬†nemmeno il centro della vicenda. Tratto dal romanzo omonimo di Dennis Lehane (lo stesso autore di Mystic River), il film arriva solo ¬†in seconda battuta all'”esecuzione” del “mostro” responsabile della morte di un bambino di 7 anni. Il filo principale resta la ricerca della bambina, Amanda (O’Brien), il cui rapimento √® quantomeno misterioso e la cui “morte” non ha convinto fino in fondo neanche lo spettatore. Non trascurabili i connotati sociologici. Siamo a Dorchester, quartiere operaio ¬†di Boston. Le strade sono piene di insidie, i bar pullulano di gente per nulla raccomandabile. ¬†Frequenta quei locali ¬†anche ¬†Helene (Ryan), ¬†madre sventurata (droga e prostituzione) ¬†di Amanda. Mentre traffica per uno scanbio coca-dollari, la donna si ritrova senza la piccola (¬ęNon ho i soldi per l’asilo, non √® facile fare la madre ¬Ľ). E la polizia sembra non riuscire a dipanare la matassa. ¬†Il quartiere ¬†pullula di cronisti, sale la tensione. Gli zii di Amanda chiedono aiuto a Patrick e alla sua collaboratrice Angie (Monaghan). I due si amano, la ragazza sarebbe del parere di non entrare nella vicenda. Ma Patrick, faccia “pulita”, forza interiore, conosce l’ambiente ¬†e pensa ¬†di poter essere utile. Ovvio, cos√¨ sembra, il contrasto con la polizia. Ma dietro la maschera da vecchio esperto ostentata dal capitano Doyle, c’√® tutta una storia. E quando tutto sembrer√† risolto, il film si riattiva, come farebbe un aereo che “riattacchi” prima dell’impatto dopo una ¬†discesa disperata. Sar√† prioprio sul secondo finale che il tema morale emerger√† definitivamente. Patrick prender√† la sua decisione, provocatoria e paradossale, ma di certo propositiva per il classico dibattito a seguire (in America, scompaiono 2000 bambini ogni giorno). Dal punto di vista artistico, le soluzioni espressive risultano in pi√Ļ di un tratto, e specie nel finale, ¬†deboli rispetto alla drammaticit√† della storia. Sicch√© l’enunciato sociologico rischia di non prendere corpo. Non riveliamo la conclusione, ma diciamo che ¬†la figura del ¬†protagonista, per la responsabilit√† (eccessiva?) che decide di prendere su di s√©, non sembra rappresentare la soluzione del problema, n√© del problema di Amanda, n√© della citt√† degradata, n√© del resto del mondo.

 

Juno

Juno
Jason Reitman, 2007
Ellen Page, Michael Cera, Jennifer Garner, Jason Bateman,  Allison Janney,  J.K. Simmons, Olivia Thirlby, Rainn Wilson, Candice Accola, Cameron Bright, Daniel Clark.
Festa del Cinema di Roma, concorso: Marco Aurelio per miglior film.

Un linguaggio talmente schietto e ¬†diretto da sembrare ingenuo. Ma sprigiona un umorismo irresistibile e allora ¬†√® chiaro ¬†che il modo di fare di Juno (Page), quel suo parlare per codici adolescenziali non √® il semplice specchio, la riproduzione standard del sistema di vita dei sedicenni d’oggi. Lei non √® una ragazzina qualunque, lei utilizza il codice consapevolmente, con ironia e sarcasmo. Ogni battuta denuncia un secondo livello di senso, un’allusione a “come va il mondo”. Per fortuna, il pap√† e la matrigna ¬†la capiscono, pur non tralasciando di interpretare il ruolo di educatori, di custodi della morale. E cos√¨, quando Juno rivela loro di essere incinta dopo un rapporto col suo amico Bleeker (Cera), la cosa si risolve in una breve scena “convenzionale”. La capacit√† di osservazione e di critica che la ragazzina ha verso il contesto d√† un primo frutto sostanzioso al momento dell’impatto con l’associazione che aiuta le giovani nella condizione di Juno. Basta uno sguardo al banco dell’accettazione e Juno decide ¬† che l’aborto, in quelle condizioni, non fa per lei. Qui notiamo bene il merito della reg√¨a. Il canadese Reitman (Thank you for smoking) la pensa esattamente come la protagonista, assume il suo “sguardo” e ¬† ci fa ¬†cogliere al volo lo spirito delle situazioni, senza che siano necessarie sottolineature. E’ per questo che le battute risultano folgoranti e simpatiche. La mossa successiva di Juno ci porta a conoscere da vicino un’altra realt√†, complementare – in un certo senso – al caso della sedicenne incinta. Ma anche qui, niente sociologismi. Il quadretto della coppia benestante in attesa di un bimbo da adottare si anima di vita vissuta per il fatto stesso di veder arrivare ¬† il ciclone Juno. Un vento, si badi, ¬†tutt’altro che ¬†ultraprogressista, alimentato anzi da un’istanza di fondo decisamente legata alla conservazione del nocciolo pi√Ļ ¬†duro della visione tradizionale dell’amore: autenticit√† e sincerit√†, voglia di sentimenti “sani” e “regolari”. Infatti, Juno si arrabbia moltissimo quando capisce che il futuro padre adottivo non √® che un giovanotto con la chitarra, un pubblicitario-musicista-velleitario, ed √® ¬†anche sul punto di lasciare la moglie. E realizza ¬†pure che Bleeker non √® poi cos√¨ poco “virile”, √® invece un bravo ragazzo, al quale si pu√≤ dire ¬ęSono innamorata di te ¬Ľ. Dite che lui dir√† di no? Ma allora, non vi siete divertiti!


Letto 3025 volte.
ÔĽŅ

Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart