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CINEMA: I MAESTRI: Sergei Mikhailovich  Eisenstein. Capriccio o fuga

11 Dicembre 2012

di Gabriele Baldini
[da ‚ÄúLa fiera letteraria‚ÄĚ, numero 21, gioved√¨, 23 maggio 1968]

La ¬ę ricostruzione ¬Ľ del Prato di Be ¬≠zhin di S. M. Eisenstein era gi√† stata presentata lo scorso autunno per l’oc ¬≠casione d’una mostra romana del cine ¬≠ma sovietico: ma solo ora si pu√≤ vede ¬≠re immessa nel circuito delle sale nor ¬≠mali, ancorch√© d’essai. Le vicende del film sono note: esso si situa fra l’av ¬≠ventura messicana e il Niewski, il pri ¬≠mo film sonoro di Eisenstein, intra ¬≠preso a un decennio dall’invenzione del fonofilm e quindi non troppo di ¬≠scosto, nel tempo, dal primo film par ¬≠lato di Chaplin, The Great Dictator, in cui parlava persino il personaggio co ¬≠stituzionalmente muto di Charlot. La ripugnanza per le nuove tecniche in tali e tanto grandi maestri, √® sintomatica: e il Prato di Bezhin, ultimo tenta ¬≠tivo, e disperato, di servirsi di tutte le suggestioni del muto, lo dimostra chia ¬≠ramente. D’altra parte quella che si √® detta, di sopra, ¬ę avventura messica ¬≠na ¬Ľ √® essa stessa rivelatrice d’una cri ¬≠si profonda: i fatti, anche qui, sono be ¬≠ne noti: Eisenstein si era recato in America per esperimentare le nuove tecniche.

Scese al Messico e con finanziamenti americani, procuratigli dallo scrittore Upton Sinclair, tra l’altro, e curiosamente, anche dall’industria del ¬≠le lamette per barba Gillette, cominci√≤ a girare una massa incredibile, un te ¬≠soro, di splendidi materiali per una vasta epopea messicana che avrebbe dovuto riflettere sia lo spirito rivolu ¬≠zionario di eroi popolari come Pancho Villa ed Emiliano Zapata che lo stile la struttura e la ieratica emotivit√† dei murales di Diego Rivera: anche qui sorsero dissensi, per cui il regista do ¬≠vette abbandonare i materiali in mani estranee: da questi furono tratti ben quattro film di montaggio dei quali il pi√Ļ popolare, √® quello che si √® anche sempre visto fra noi, e cio√® Lampi sul Messico, chiamato anche Que viva Me ¬≠xico, √® il pi√Ļ tendenzioso.

Testo di Babel musica di Prokofieff

Ci si √® dilungati a raccontare l’av ¬≠ventura messicana perch√© quella rela ¬≠tiva al Prato di Bezhin le somiglia molto. Anche qui si tratta di un film presto interrotto da dissensi con la produzione √Ę‚ÄĒ sembra che ci fossero an ¬≠che malattie, probabilmente diplomati ¬≠che √Ę‚ÄĒ e anche qui quel che se ne pot√© mai vedere dipese dalla discrezione del montaggio altrui: con questo di di ¬≠verso che, poich√© dei materiali, dopo il bombardamento della Casa di produ ¬≠zione Mosfilm durante la guerra, si salvarono solo frammenti di non pi√Ļ che tre o quattro fotogrammi ciascu ¬≠no, fu sempre impossibile riprodurre immagini in movimento, ma solo im ¬≠magini fisse; e, in sostanza, quel che ci √® preservato del film √® soltanto un al ¬≠bum di fotografie: non, s’intende, foto ¬≠grafie di scena fatte da altri √Ę‚ÄĒ sebbe ¬≠ne qualcuna pot√© finire nel calderone ma le vere e proprie inquadrature inventate e composte da Eisenstein. Il film √® integrato da musiche senza en ¬≠fasi di Prokofieff, e da un commento scritto (al modo che le vecchie dida ¬≠scalie dei film muti, si badi) con so ¬≠vrimpressa la traduzione palesemente concordata in un italiano approssimati ¬≠vo nell’Unione Sovietica. Il tutto per la durata d’una mezz’oretta.

Certo un film molto inconsueto e che potrebbe anche respingere gli spettatori consueti e per il suo aspetto di rigorosa e magari fredda operazio ¬≠ne filologica e per il suo linguaggio in ¬≠timidatorio e scoraggiante; e, da ulti ¬≠mo, anche per la sua brevit√†. Ma non ci si dovrebbe meravigliare se, invece, sortisse di gran richiamo, perch√©, dicia ¬≠molo subito, si tratta di materiali affascinanti. Non √® possibile racconta ¬≠re la vicenda del film √Ę‚ÄĒ che nei tratta ¬≠ti e nei repertori viene attribuita ¬ę a motivi ¬Ľ di Turghenjev, ma che nei titoli di testa del film riconosce la pro ¬≠pria paternit√† a Isaac Babel. Per sommi capi si tratta del contrasto fra un ordine antico e un ordine nuovo, e la vittima del conflitto che ne segue √® un ragazzo che simboleggia appunto quest’ultimo, e che viene ucciso dal proprio padre.
Sempre belle le inquadrature.

Ora √® vero che si stenta a entrare nel film e se ne rimane sempre al di fuori ammirandone la monumentalit√† ed eloquenza delle immagini √Ę‚ÄĒ per cui una parte del merito spetta indub ¬≠biamente al favoloso fotografo Tiss√© ma √® anche vero che l’eguale avvie ¬≠ne per tutti quei film di Eisenstein le ¬≠gati irriducibilmente a una tematica contingente, come La linea generale, di cui il Prato di Bezhin ripete l’impo ¬≠stazione. Non solo, ma si ha l’impres ¬≠sione che il movimento non sarebbe per aggiungere nulla di essenziale al significato delle immagini: il concen ¬≠trarsi nell’espressione umana, in specie nei primi e primissimi piani, si pu√≤ fa ¬≠cilmente e spontaneamente tradurre nel suo naturale precipitato dialettico anche se le immagini siano fisse, e in qualche caso la fissit√† √® addirittura ra ¬≠gione d’una maggiore intensit√† espres ¬≠siva. Tanto accade proprio perch√© l’u ¬≠nit√† di espressione e l’ultimo e decisi ¬≠vo suo nucleo non √® mai nella parola pronunziata o scritta √Ę‚ÄĒ ma solo nell’impostazione figurativa dell’immagine, e in altre parole nell’inquadra ¬≠tura: e questa √® sempre il risultato di uno studio talmente minuto di tutti gli elementi plastici che accoglie sem ¬≠pre in s√© l’offerta d’una composta bel ¬≠lezza indipendentemente dal suo si ¬≠gnificato e persino dal suo contesto.

Certo, il Prato documenta una grave crisi al suo primo porsi: i materiali messicani e il Potemkin testimoniava ¬≠no la pienezza d’una esperienza e la sua identificazione con le soluzioni formali: nel Prato gi√† si sente che l’e ¬≠sperienza √® superata e che Eisenstein non ha pi√Ļ nemmeno la forza di finge ¬≠re di credervi e l’abbandono al capric ¬≠cio √® totale ed esclusivo: capriccio co ¬≠me fuga.

Chi ama e conosce il cinema trover√† comunque nel Prato non solo il rifles ¬≠so indiretto ma direi addirittura la possibilit√† di meditare con maggiore profondit√† sulla natura del linguaggio d’un grande maestro.


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