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Come è caduto in basso lo Stato!

8 Agosto 2012

Mai visto uno schieramento così massiccio (e qui e qui) onde evitare che si arrivi alla verità sulla famigerata trattativa tra Stato e mafia. Ci sarebbero gli estremi per maledire questi ultimi mesi vissuti all’interno di una democrazia che sta mostrando tutte le sue turpitudini e tutte le sue aberrazioni.

Coloro che hanno cercato di sollevare il coperchio della pentola dentro cui si conserva la melma di personaggi che hanno ricoperto alti incarichi ai vertici dello Stato, stanno subendo pressioni ed interventi che definire di ammonimento o disciplinari è dire poco, giacché si tratta, a mio avviso, di veri e propri tentativi di epurazione, propri più di uno stato di polizia che di una società democratica.

Da quando, attraverso alcune intercettazioni, sulla scena è apparsa l’ombra di un illecito commesso dall’attuale capo di Stato al fine di favorire l’indagato Nicola Mancino, accusato di falsa testimonianza e uno degli imputati eccellenti nella vicenda della trattativa tra lo Stato e la mafia,   ecco che di punto in bianco vari pm della procura di Palermo, con una tempistica sospetta, sono fatti oggetto di indagine e di minacce di sanzioni disciplinari.

Bene hanno fatto i familiari delle vittime e ben 400 pm a reclamare che nessuno osi fermare l’indagine che già fin dove è arrivata ha scoperto la profonda corruzione di vertici insospettabili che avrebbero dovuto vigilare sulla integrità dello Stato e invece sono stati i protagonisti di una delle vicende più vergognose della nostra storia repubblicana.

Lo stesso attuale capo dello Stato è lambito dal sospetto di aver tentato (per fortuna invano) di interferire nelle indagini in corso a pro dell’indagato Mancino, e il fatto che egli pretenda che le sue telefonate con Mancino intercettate indirettamente dai magistrati siano distrutte, alimenta la convinzione che egli abbia qualcosa di deplorevole da nascondere, e di una tale gravità da condurre di fatto alle sue dimissioni.

Napolitano è colpevole?

Dal suo silenzio, sono portato a credere di sì, come pure sono portato a considerarlo colpevole dal silenzio del suo interlocutore Mancino, che ancora non ha sentito il dovere di sciogliere ogni dubbio a carico del capo dello Stato, se fosse innocente.

Lo scontro si fa durissimo, e voglio sperare che la vicenda ci porti quanto prima alla verità, a quella verità che il capo dello Stato, perlomeno a riguardo del contenuto delle sue due telefonate intercettate, si ostina a nascondere ai cittadini, verso i quali dimentica di avere un obbligo di lealtà e di trasparenza.

Ogni cittadino infatti è autorizzato, dallo svolgimento dei fatti, e in specie da quanto il segretario giuridico del Quirinale, Loris D’Ambrosio, dichiarava a Mancino, a credere che Napolitano abbia tentato di interferire nel regolare svolgimento delle indagini.

Non a caso il fratello di Paolo Borsellino, Salvatore, ha chiesto l’impeachment di Napolitano, ricevendo in cambio dai codini e dai ciambellani del palazzo l’insinuazione che abbia perso il lume della ragione. Al contrario Salvatore Borsellino è l’uomo che può dare al cittadino la giusta direzione di marcia per valutare le mosse dello Stato.   Egli ha tutto il diritto di difendere il fratello che dalla famigerata trattativa ha ricevuto la sua condanna a morte. Scoprire coloro che tra i vertici dello Stato l’hanno favorita è nell’interesse anche di tutti noi.

Ecco perché Napolitano, non colpevole ai tempi in cui avvennero i fatti (anni 1992 e 1993), può diventarlo oggi, se non scioglierà il dubbio che egli abbia tentato di interferire nel tentativo di allontanare i pm di Palermo dalla verità.

Essere colpevoli oggi (nel novero si devono mettere anche molti giornalisti al servizio del palazzo) significa diventarlo anche per i fatti spregevoli che accaddero.

Ci pensi bene Napolitano, dunque, e si decida a parlare ora che è ancora in tempo, giacché la verità su ciò che ha fatto verrà fuori (non faccia l’errore di dubitarne) e lo travolgerà, visto che il defunto Loris D’Ambrosio ha lasciato una testimonianza inoppugnabile, attraverso le sue telefonate, anche del suo coinvolgimento.


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Bart