di Piero Nardi
[dal “Corriere della Sera”, domenica 7 giugno 1970]
A proposito della creatura che Tommaso Gallarati Scotti, nella sua biografia del Fogazzaro (1920), ha chiama ta Elena, scrivevo nel mio Antonio Fogazzaro (1938): « Metterò qui, pel biografo che sarà un giorno autorizza to a scoprire la carta coper ta », ecc. Nemmeno Ottorino Morra, avute in argomento le confidenze di una figlia del Fogazzaro, ha creduto, pub blicando il suo libro sul Fo gazzaro domestico (1960), fa re il nome vero di quell’Elena. Il nome vero, e cioè Felicitas Buchner, è stato final mente fatto dal Gallarati Scotti nella terza edizione del suo volume biografico (1963). Sicché Donatella e Leone Pic cioni, autori dell’Antonio Fo gazzaro edito adesso dalla UTET (L. 6200) hanno potuto più facilmente conseguire, nella parte più strettamente biografica del loro libro, quel la « snellezza e sveltezza », che avrebbero voluto maggio re nell’Antonio Fogazzaro mio.
E in verità, proprio l’espediente della carta coperta, cui avevo dovuto ricorrere di fronte alle remore impostemi nei confronti delle confidenze venutemi dalla Buchner in sieme all’autografo dell’in parte ancora inedito Libro dell’amore immortale, da lei ispirato al Fogazzaro e dal Fogazzaro a lei donato, non poteva non riuscirmi ostaco lante.
Era la Buchner una signo rina tedesca, istitutrice dei due nipoti acquisiti dal Fo gazzaro come marito di Mar gherita di Valmarana. E dac ché la carta è stata scoperta, credo non ci sia chi non veda quanto difficile resti identifi care, senza chiamar in causa anche altre ispiratrici, la « tedeschina » (è il termine usa to dai Piccioni) con Elena del Daniele Cortis, concepito del resto prima ch’entrasse nel campo visivo del roman ziere la Buchner, mentre è ormai pacifico in quale no tevole misura contribuisse alla formazione della Violet del Mistero del Poeta, cioè dell’altra eroina identificata dal Gallarati Scotti con la Buchner, l’americana Miss Ellen Starbuch.
I due autori di questo nuo vo Antonio Fogazzaro hanno saputo trar intelligente par tito dallo scoprimento della carta coperta, così da darci, in sede biografica, un più esplicito ritratto dell’uomo Fo gazzaro fedele al culto della propria famiglia anche nel periodo di maggiore indulgen za all’adulterio spirituale, e una più autentica fisionomia dell’artista Fogazzaro, grazie a una debita riduzione di quanto c’era di esclusivo o al meno d’accentuatamente pre minente nel risalto conferito dal Gallarati Scotti alla sua Elena.
Certo, anche se si prescin da dall’elemento Buchner, è venuta alla parte più stretta mente biografica del libro, la seconda, e maggiore, intitola ta, Fogazzaro, giorno per gior no, un’esemplare linearità. Era naturale, d’altronde, che l’opera di decantazione, con risultati di più trasparente evidenza, fosse ai due autori facilitata dai contributi accu mulati da quanti, affrontando per la prima volta taluni ar gomenti, si sono trovati nella necessità di un lavoro di ri cerca e di darne resoconto circostanziato e documentato per renderne più probanti i risultati.
Se nella parte più stretta mente biografica i due autori hanno fatto soprattutto ope ra di illuminazione, di chia rificazione, d’organamento, e diciamo pure di divulgazione su materiali già noti, nell’al tra parte, quella con cui il libro si apre â— la minore ma più intensa, e, direi, la più nuova â—, hanno colmata una lacuna, rivelatasi solo da quando è diventato possibile giudicare, grazie alla scienza del poi, in quale misura il Fo gazzaro precorresse i tempi. Alludo al contributo d’idee, alle battaglie programmati che, alle aspirazioni di rifor ma, specie religiosa e politica, cui i due autori hanno finito col dare il maggior peso, pur presentando, come si doveva, il Fogazzaro non tanto come un fenomeno d’anticipazione razionale, quanto di profetica sensibilità. E ci hanno resi accettabili oggi, dopo Teilhard de Chardin e il Concilio Vati cano secondo e la tematica della Democrazia Cristiana, accostamenti e apprezzamen ti atti a giustificare la con clusione che il Fogazzaro met tesse in moto un nòcciolo ideologico « oggi più vivo che nei tempi in cui lo propose », sicché « i personaggi dei suoi romanzi impegnati ideologicamente assomigliano a figure che proprio oggi sono agli onori della cronaca religiosa e politica ».
Resterebbe da dimostrare fino a che punto l’« intratte nimento e il fondo ideologico » (uso parole dei Piccioni) contribuissero a irrobustire o a indebolire il risultato della creazione artistica. Che i pro tagonisti del Daniele Cortis e del Santo uscissero deformati da un insufficiente fondersi dell’uomo d’idee con l’uomo d’impulso, di sentimento, e di ciamo pure d’azione, mi sem bra resti palese. Questione di calcolare in che misura. Ma l’aver fondato questo libro su una messa in sordina, o alme no a me pare, del problema della gestazione artistica e dei suoi risultati, mi sembra le gittimo, condizionato come il libro era dalla finalità della collezione, La vita sociale del la nuova Italia, cui si desti nava.
Il Fogazzaro artista vi è meno studiato, e valutato, nel l’esercizio suo, che mostrato nella storia esterna e nella fortuna delle sue opere, e nel quadro dell’attività letteraria del suo tempo, con raccostamenti a manifestazioni venu te dopo, atti a rivelarlo anti cipatore anche nell’ambito della creazione artistica. Notevole, l’accento posto non tanto sul Piccolo mondo an tico, come d’uso, ma su tutto l’arco della produzione del narratore, attuando il ricupe ro di quelle parti degli altri romanzi â— « quasi tutti falli ti » quanto a unità, secondo i Piccioni â— le quali parteci pano, e forse in maggior gra do, del « rigor narrativo » ri flesso dall’unica opera unita ria, ch’è appunto il Piccolo mondo antico. Notevole anche il riconoscimento della validi tà d’un linguaggio tutt’altro che da dilettante quale si è creduto definirlo da quando veniva coniata per esso la fra se « linguaggio da capostazio ne » mentre può considerarsi merito del narratore Fogazza ro â— come osservano i Pic cioni â— l’aver imboccata per primo la strada d’una sorta di plurilinguismo, della cui serietà lo stesso Contini gli ha dato atto.
Qualche motivazione al quanto circostanziata sarebbe riuscita, penso, opportuna, sul la drastica esclusione del Fo gazzaro poeta, persuaso come sono che qualche cosa ci sia da salvare anche in quel cam po, e proprio come anticipo di una espressività lirica, come dire?, parlata, in tempi in cui imperavano il Carducci e D’Annunzio. Qualcuna delle poesie del Libro dell’amore immortale, per esempio, che ho già fatte conoscere nella biografia e nel volume di Tutte le opere del Fogazzaro, potrebbe aiutare a dimo strarlo.