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Necessarie le dimissioni per quella assordante insensibilità

13 Gennaio 2012

Mi ha fatto piacere stamani di scoprire che qualche giornalista di maggior forza rispetto allo scrivente non si è dimenticato delle lussuose vacanze che alcuni politici nostrani hanno avuto il coraggio di trascorrere in barba ai sacrifici che il governo Monti, da essi sostenuto, ha imposto agli italiani.

L’articolo è di Massimo Gramellini ed ha il titolo significativo: “Meglio ipocriti che abbronzati”.
Sono circolati alcuni nomi, e forse ce ne sono altri che hanno commesso la stessa improntitudine. I nomi che sono apparsi sulla stampa rispondono alle seguenti e influenti personalità politiche: Gianfranco Fini, Renato Schifani, Francesco Rutelli, Pier Ferdinando Casini, Stefania Craxi.
Si sono ritrovati nelle splendide isole Maldive tutti insieme a godersi le festività natalizie, mentre la maggior parte degli italiani tirava la cinghia oltre l’ultimo buco.

Anche in questo caso, come in quelli che hanno interessato il sottosegretario Malinconico e, prima di lui, l’ex ministro Scajola, non sono stati commessi reati, e quindi è tutto ok. Se hanno voluto farlo ne avevano il diritto.
Sì, però. Sì, però, giacché questi signori illustrissimi sono rappresentanti del popolo, e non è certamente questo tipo di rappresentatività che gli elettori chiamati a sacrifici che non hanno precedenti si aspettavano e si aspettano.

C’è una eroica consuetudine quando stiamo affrontando una durissima battaglia, ed è quella che i capi condividano le asprezze della lotta insieme ed ugualmente con i loro soldati.
Invece, mentre sparavano bordate, e vi era il massimo bisogno di stare uniti, costoro hanno preso l’aereo e se ne sono involati laddove il frastuono della battaglia non arriva.
Hanno brindato a champagne e hanno provveduto con la massima solerzia ad abbronzarsi, affinché al ritorno in Patria fosse evidente che se n’erano stati altrove allontanandosi dal nostro inverno sia meteorologico che metaforico.

La domanda è la stessa, nella sostanza, di quella che si fa implicitamente Gramellini, quando scrive:

Si tratta però di una colossale dimostrazione di insensibilità. E le giustificazioni dei vacanzieri («Era il viaggio di nozze che non avevamo mai fatto », «Sessant’anni non si compiono tutti gli anni ») confermano che questa gente ha perso ogni aggancio con la realtà. Quando c’è una tragedia, la festa si ferma. E oggi per milioni di italiani il presente è una tragedia. Chi può ancora far festa deve almeno avere la delicatezza di divertirsi sotto traccia. In questo momento l’ostentazione è il peggiore dei vizi. Specie se chi ostenta fa un mestiere che gode di vasto discredito sociale.

La moglie di Rutelli ha accusato i critici di ipocrisia. Può darsi. Ma c’è qualcosa che irrita molto più dell’ipocrisia. È la mancanza di rispetto.”

Ed io lo dico con maggior chiarezza. Questa sfrontata mancanza di rispetto, questa insensibilità, questo non essere vicino agli italiani nel mentre sopportano sacrifici di inaudita violenza, hanno un solo significato: che costoro sono mille miglia lontani dal nostro popolo. Non dimostrano di provare amore e compartecipazione. Non dimostrano di saper rinunciare ai loro privilegi ed ai confort prodotti dalla loro agiatezza. Restano chiusi nella loro torre d’avorio, convinti e superbi che nessuna minaccia possa colpirli.

E invece no. Il popolo non può essere umiliato a tal punto. Non può essere irriso.
Anche per loro, dunque, non resta che una via d’uscita, le dimissioni da una rappresentatività e da una solidarietà che sono venute meno.

Non so quanto Napolitano sia attento a coerenze e valori così importanti, sempre e soprattutto oggi, coerenze e valori che in questo caso sono stati disattesi. Il suo silenzio non è nuovo, e poiché i suoi silenzi cominciano ad essere numerosi, a partire dal caso Fini, è lecita la domanda se una democrazia siffatta possa essere tollerata, o non sia arrivato il momento di chiudere la partita, mandare tutti a casa, e alle prossime elezioni rifiutare di votare una classe politica che ci ha regalato il colossale debito pubblico e uomini che non hanno il cuore di stare vicino al loro popolo, quando il loro popolo avrebbe bisogno invece della vicinanza e della solidarietà dei suoi capi.

L’elettore rifugga da questi nomi, e scelga, se vi saranno (altrimenti depositi la scheda con una dichiarazione di protesta), nomi nuovi, soprattutto nomi di giovani che non hanno nessun collegamento con il nostro impietoso passato.

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Bart