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Do per scontate le dimissioni di Fini

1 Ottobre 2010

A prescindere dalla vicenda di Montecarlo e dalle raccomandazioni Rai a favore dei familiari, già sufficienti in sé per esigere le dimissioni di Fini, il suo impegno partitico è talmente in crescita che nemmeno l’opposizione potrà più sostenere che egli sia ancora un presidente della Camera super partes. Ci vorrebbe una bella faccia tosta.

Sappiamo tutti che cosa ci aspetta la prossima settimana: la partenza del processo costitutivo di un nuovo partito e tra gli stessi finiani si sono levate voci (Campi e la Bongiorno, ad esempio) che invitano Fini a dimettersi dall’importante incarico per dedicarsi anima e corpo al nuovo partito, visto che gli impegni che ne deriveranno saranno molteplici e complessi.

Ho già scritto che Fini farà bene a seguire questi consigli, anche perché gli scandali in cui è coinvolto aggravano ogni giorno di più le sue responsabilità.

È di oggi l’articolo su Repubblica che parla in concreto delle e-mail in possesso di Lavitola, mostrate per ora solo parzialmente al giornalista Corrado Zunino.

Sono convinto che, dopo aver creato questo clima di attesa, e anche al fine di vendere molte copie dell’Avanti, Lavitola pubblicherà i suoi documenti dai quali risulta che James Walfenzao indica Giancarlo Tulliani come proprietario della casa di Montecarlo al momento del rogito dell’11 luglio 2008.

Fini ha promesso, in quel caso, di dimettersi. Ma è ormai da qualche settimana che tutti sappiamo la verità, ossia che dietro l’operazione si nasconde il cognato del presidente della Camera. E dunque le dimissioni promesse sono ormai dovute.

L’occasione della nascita del nuovo partito consentirà a Fini di uscire in qualche modo mascherato dall’angolo in cui le prove lo hanno rinchiuso. Non sarà così stupido da non approfittarne. Se non lo facesse, la sua scomparsa definitiva dalla scena politica sarebbe immediata. Invece, dimettendosi ora, potrebbe ancora giocare le sue chance, che, a mio avviso, sono poche e scadenti. La sua credibilità verso l’elettorato di centrodestra è arrivata allo zero, e i suoi attuali seguaci sono una multietnica accozzaglia di insoddisfatti, che si beccheranno ogni volta che ci sarà da spartirsi un po’ di bottino.

Le dimissioni di Fini, dunque, le do per scontate. Quando avverranno nascerà il problema di chi eleggere al suo posto. Metto le mani avanti perché ho paura delle nefaste colombe, e di quel Gianni Letta in modo speciale, che hanno fatto commettere errori madornali a Berlusconi. Costoro chi sa che gli faranno combinare ancora! Magari eleggere a presidente della Camera uno dell’opposizione! Vedrete che succederà.

Che non sia mai. Suggerisco uno che la pensi come Domenico Nania. L’altro giorno ha fatto un intervento al Senato che è tutto proiettato verso il futuro, verso quelle riforme istituzionali di cui il Paese ha bisogno. Questo intervento può essere letto in calce al mio articolo di ieri, e sul Legno di ieri tra i commenti.

Siccome è ormai certo (a meno che Fini non ritorni ad essere quello di prima, e ripensi ai suoi errori) che si andrà ad elezioni nella prossima primavera, è di vitale importanza che a presiedere le due Camere ci siano uomini convinti della necessità di modernizzare il nostro Stato, e di impedire che si crei un governicchio (cosa per la verità quasi impossibile nei fatti).

Aperta la crisi, quando Napolitano convocherà i presidenti della Camera e del Senato, dovrà trovarsi di fronte due uomini che lo convincano della necessità di rispettare la volontà popolare e di tornare alle urne.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart