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Dopo lo champagne, le riforme

30 Marzo 2010

Il popolo del centrodestra non solo ha tenuto, ma ha vinto. La partita era di quelle da non scherzarci su. Anche se l’astensionismo √® cresciuto (e ci si dovr√† fare un pensierino, anzi un pensierone) la maggioranza degli italiani ha risposto di s√¨ alla chiamata di Silvio Berlusconi.

Non vi √® dubbio, infatti, che il premier ha giocato una grande partita, come il Milan delle grandi annate, e l’ha vinta. Ha messo a segno pi√Ļ di un goal alla van Basten. La sinistra ha gi√† cominciato a piatire e a trovare i soliti distinguo. Ma nessuno le crede pi√Ļ, come non le hanno creduto gli elettori.

Gli scandali, l’aiuto di certa magistratura, i talk-show alla Santoro, alla Floris, alla Dandini, tutti sconfitti.

Berlusconi ha resistito all’assedio, e quando si √® trattato di uscire dal fortino, lo ha fatto alla grande. Ci ha messo la faccia, non ha avuto paura, e ha vinto.

Lo sconfitto numero 1 indovinate un po’ chi √®? Bersani? Nient’affatto. Acqua. Acqua alta. Il vero sconfitto √® colui che ha tentato fino all’ultimo di mettergli i bastoni tra le ruote: Gianfranco Fini. Con i suoi distinguo, credeva di aiutare l’opposizione, invece ha aiutato la Lega Nord a crescere. Qualche voto, per colpa sua, √® trasmigrato dal Pdl alla Lega. Chi gli presenter√† il conto?

Che farà Italo Bocchino, nel momento in cui qualche ex An gli farà capire che seguire Gianfranco Fini significa danneggiare il Pdl?

Rinsavirà Italo Bocchino, ritirerà la sua intelligenza data in prestito a Fini?

Il Pdl deve ricompattarsi. Parlar chiaro a Fini: o la smette o se ne vada.

Dopo lo champagne ora, infatti, giunge il tempo delle riforme. Fini e l’opposizione le vogliono a modo loro, ossia vogliono dei palliativi che lascino le cose come stanno.

Invece il Paese ha bisogno di una rivoluzione.

Berlusconi ha avuto la riprova, dopo tutto quello che ha passato, che il popolo del cambiamento, il popolo della libert√† sta dalla sua parte. Gli chiede di andare avanti, gli chiede il passaggio definitivo ad uno Stato diverso e migliore. Non vuole essere deluso. Da qui al 2013 deve fare ci√≤ che nessuno √® mai riuscito a realizzare in questo Paese, che la sinistra ha impantanato nell’immobilismo.

Le prime, le pi√Ļ importanti riforme sono l’elezione diretta del premier e la riforma della giustizia, con tempi brevi e separazione delle carriere. Guai se un giudice o un procuratore in futuro parler√† di politica in pubblico. Dovr√† essere espulso immediatamente dall’ordine. I cittadini devono essere certi della sua imparzialit√†. Ci devono poter contare. E se un giudice commette gravi errori dovr√† pagare.

Ma non solo queste riforme. Alla fine del 2013 noi vogliamo un nuovo Stato, in cui il popolo conti e goda del rispetto che la Costituzione gli ha riconosciuto.

Una annotazione che mi fa felice: il popolo dell’Aquila ha premiato il governo per ci√≤ che ha fatto in occasione del terremoto. Una sua eventuale ingratitudine, auspicata dal cosiddetto popolino delle carriole, mi avrebbe colmato di amarezza.

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12 Comments

  1. Commento by Ambra Biagioni — 30 Marzo 2010 @ 10:57

    Giusto Bartolomeo, allora rimettiamoci al lavoro, prendiamo esempio dai carristi viareggini che pensano al carnevale dell’anno dopo gi√† prima che gli ultimi coriandoli abbiano toccato terra.

    Intanto ti allego questi da LIbero e…ripartiamo.

  2. Commento by giuliomozzi — 30 Marzo 2010 @ 11:44

    Bart, scrivi: “la maggioranza degli italiani ha risposto di s√¨ alla chiamata di Silvio Berlusconi”.

    Sei sicuro?

    Intanto ricordiamo che non tutti gli italiani e le italiane hanno diritto al voto. Quindi evitiamo di attribuire a Silvio Berlusconi il consenso – del quale nulla sappiamo – dei minorenni. E correggiamo: “la maggioranza degli aventi diritto al voto ha risposto di s√¨”, eccetera.

    Ma poi ricordiamo che il 35,8% degli aventi diritto al voto – un avente diritto su tre, per semplificare – non √® andato a votare. E correggiamo: “la maggioranza degli aventi diritto al voto che sono andati effettivamente a votare ha risposto di s√¨” eccetera.

    Bisognerà poi avere sottomano Рnei giornali di domani, probabilmente Рle tabelle con i numeri assoluti: per capire quanti voti il partito del quale Silvio Berlusconi è presidente abbia effettivamente guadagnati o persi.

    Al momento si pu√≤ solo fare il conto delle regioni perse o non vinte da Silvio Berlusconi: il Veneto, preda facile, ceduto alla Lega per accordo di Palazzo (il presidente uscente, Galan, Pdl, avrebbe comunque vinto); il Piemonte, preda difficile, conquistato dalla Lega (con l’aiuto di Beppe Grillo, che ha abilmente sottratto voti a Mercedes Bresso); il Lazio, preda incerta, conquistato da una sindacalista di area finiana (un ¬ęGuglielmo Epifani in gonnella ¬Ľ, secondo Vittorio Feltri, qui, che “Walter Veltroni voleva con s√© e il Pd venera almeno quanto venera Fini”, qui) alla quale alla fine Silvio Berlusconi √® corso incontro, come colui che cerca di salire sul carro del vincitore.

    No, Bartolomeo. Sicuramente queste elezioni regionali hanno consegnato pi√Ļ potere nelle mani della destra – e in particolare di quella pi√Ļ a mio avviso temibile: la Lega. E sicuramente hanno mostrato che la sinistra resiste tanto pi√Ļ, quanto pi√Ļ √® identitaria (ovvero fa un gioco contrapposto, ma non certo speculare, a quello della Lega: e penso soprattutto a Vendola).

    Temo che, nella destra, Silvio Berlusconi sia ormai un socio di minoranza. Dotato di un enorme potere personale, senz’altro, basato sulla corruzione e sul ricatto. Ma in minoranza.

    (Questo non mi rallegra. L’ideologia della Lega √® assai peggio).

  3. Commento by Ambra Biagioni — 30 Marzo 2010 @ 12:10

    Pannicelli caldi per una malattia seria.

  4. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 30 Marzo 2010 @ 12:27

    Giulio, ho sempre scritto che la Lega Nord √® la figlia di Oscar Luigi Scalfaro, che la ¬† tenne a battesimo quando le lasci√≤ insediare a Mantova il parlamento padano. Oggi √® cresciuta perch√® ha trovato terreno fertile, anche per gli errori della sinistra, che ha sostituito la politica con l’antiberlusconismo. Sembra che la classe operaia del Nord stia passando direttamente nelle file della Lega.

    L’espressione generalizzata “la maggioranza degli italiani” √® abbondantemente usata dalla sinistra. Dentro ci sono tutti i distinguo che fai te, ma essa d√† in un colpo solo ci√≤ che √® successo ieri.

    Sto per finire la lettura della rassegna stampa e non mi pare di trovare molti giornalisti che pensino che Berlusconi “sia ormai un socio di minoranza”.

    Se, come spero, si avvierà la stagione delle riforme ci saranno tra Lega e Pdl diversi do ut des. I conti, secondo me,   vanno fatti al termine delle riforme.

    Ieri si è semplicemente sgombrato il campo (anche se sono prevedibili colpi di coda) da coloro che, a partire da Fini fino a Bersani, davano Berlusconi per spacciato.
    Mi fa piacere che un suo oppositore, come sei tu, si limiti oggi a darlo come socio di minoranza, che √® gi√† un po’ meglio.
    Io per√≤, su questo, ti ripeto, ancora non voglio pronunciarmi. So che Berlusconi √® il solo uomo che pu√≤ riformare in meglio questo Stato, e se avremo l’elezione diretta del premier e una riforma della giustizia che riconduca dentro il proprio alveo certa magistratura politicizzata, la discesa in campo di Berlusconi ¬†sar√†, almeno dal mio punto di vista (punto quasi tutto su di lui) ¬†valsa a qualcosa.

  5. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 30 Marzo 2010 @ 12:41

    Trovo ben argomentato questo articolo di Francesco Forte.

  6. Commento by giuliomozzi — 30 Marzo 2010 @ 12:45

    Nelle società, i soci di minoranza non contano nulla.

    Quelli che seguono sono i conti di Repubblica (qui) sui voti presi e persi del Pdl (prendo i conti di Repubblica perché li ho sottomano e non ho tempo di cercarne altri: ho un treno da prendere):

    in Puglia il Pdl perde un voto su due rispetto alle Politiche; nell’ex serbatoio della Lombardia va appena un po’ meglio, √® perso un voto su quattro sul 2009, ma il confronto con il 2001 √® drammatico: il Pdl registra meno due terzi dei voti che aveva (da sola) Forza Italia. Persino nella Toscana, feudo di Verdini, Matteoli e Bondi, si pu√≤ stimare un terzo dei voti in meno rispetto alle Europee, meno cio√® di quanto prese la sola Forza Italia nel 2006, quando perse le elezioni. Nelle dodici regioni in ballo (senza calcolare il Lazio per l’assenza della lista a Roma) il Pdl agguanta a fatica 5,4 milioni di voti contro gli 8 milioni presi alle Europee 2009 o i quasi 10 milioni delle Politiche 2008.

    Insomma: 2,6 milioni di aventi diritto al voto, quasi uno su tre, che nel 2009 avevano votato il Pdl, se ne sono infischiati della “chiamata” di Silvio Berlusconi. In parte non hanno votato, in parte hanno votato per altri.

    Un partito che perde in un anno un terzo dei suoi voti non pu√≤ stare allegro. E dovrebbe domandarsi se la persona che lo guida √® la pi√Ļ adatta a guidarlo.

    (Questo non mi rallegra. Una stagione di lotte intestine dentro la maggioranza non è esattamente ciò che ci serve).

  7. Commento by Ambra Biagioni — 30 Marzo 2010 @ 12:51

    Posso capire le sue angosce, ma i numeri valgono quando vengono confrontati con quelli dell’altro piatto della bilancia.

    L’astensionismo non √® un problema a senso unico e dovr√† preoccupare tutta la classe politica di ogni colore.

  8. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 30 Marzo 2010 @ 13:02

    Ti ha risposto Ambra, Giulio.
    Ma ciò che ho tenuto a dirti è che queste regionali sono servite a sgomberare il campo dalla propaganda di sinistra che Berlusconi è un uomo finito.

    L’antiberlusconismo messo in piedi dalla sinistra non ha spacciato Berlusconi.

    Berlusconi è sceso in campo per cambiare lo Stato.
    Ora è arrivato il tempo delle riforme. Qui si gioca la vera partita.

    Non so nemmeno se basteranno tre anni. Comunque, ripeto, se avremo le riforme   sul premierato e sulla giustizia, avremo fatto passi da gigante per fondare una nuova Italia.

    Per il momento non voglio di pi√Ļ. Un passo alla volta. E chi dovr√≤ ringraziare, se le otterremo, queste riforme? Bersani, Bossi, Fini? Non mi pare. Dovr√≤ ringraziare Berlusconi, che, almeno finora, le vuole fermamente.

  9. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 30 Marzo 2010 @ 13:14

    Dimenticavo, Giulio.
    Non sottovalutare il ruolo avuto da Fini nello spostare molti voti dal Pdl alla Lega Nord. Ne parlo nell’articolo.

  10. Commento by Felice Muolo — 30 Marzo 2010 @ 17:40

    Penso che ci sar√† ¬†“una stagione di lotte intestine” anche nella minoranza. Salutare, naturalmente.

  11. Commento by Carlo Capone — 30 Marzo 2010 @ 18:55

    Nel rispetto delle analisi del voto, io penso che occorra riflettere sulla diversit√† di ‘questo’ ¬†risultato della ¬†Lega respetto ai precedenti.

    Vorrei poi ricordare che la Lega, pur ¬†monolitica sugli indirizzi generali, ¬† ¬†attua ¬†strategie variabili ¬†a seconda delle regioni, essendoci ¬†non trascurabili differenze ¬†di pensiero ¬†e approccio tra la ¬†lega veneta, ¬†la lega lombarda e la lega ¬†piemontese. Un polimorfismo ¬†consentito da una struttura organizzativa e ideologica flessibili. Come √® noto essa struttura √® federale e, riguardo al nord padano, contempla ¬†tre nazioni: ¬†la piemontese, la lombarda e quella veneta. E perci√≤ ¬†esistono tre segretari ‘nazionali’, che a loro volta rispondono a uno federale, mentre la presidenza del partito ha rivestito carattere marginale fin quando Bossi era sano. ¬†Con la malattia del leader hanno dovuto riorganizzarsi in progress, mostrando anche in questo caso notevole attitudine a mutarsi. ¬† Oggi il ¬†presidente √® Bossi e quella carica ha una valenza primaria, mentre il segretario ¬†federale ¬†non sappiamo neanche com’√® fatto.

  12. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 30 Marzo 2010 @ 19:35

    Felice e Carlo, la parte politica pi√Ļ interessante della legislatura comincia da oggi.
    Sono stato contento per il risultato perché sprona Berlusconi ad andare avanti su questa strada.
    Spero che all’interno della maggioranza i pugnali siano rimessi nel fodero.
    A sinistra mi ha fortemente deluso Bersani, che immaginavo desse un’impronta pi√Ļ costruttiva al Pd liberandolo dall’antiberlusconismo. Ha pagato un grosso prezzo a Di Pietro, ed √® tanto mai stordito che ancora accampa scuse per non dichiararsi sconfitto, mentre lo ha fatto Di Pietro, che anche in questa occasione si √® mostrato il leader non solo dell’Idv ma anche del Pd.
    Ora badiamo alle riforme. Le elezioni regionali sono ormai acqua passata.

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