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Dove sono andati e dove andrebbero i nostri sacrifici

5 Gennaio 2013

Gli italiani non sono e non sono mai stati ostili ai sacrifici. Le vicende del fascismo, della guerra e dei primi anni del dopoguerra stanno lì a dimostrarlo. Direi perfino che è un popolo che, salvo gli anni eccezionali del boom economico (i leggendari anni Sessanta), alle privazioni e alla lotta per la sopravvivenza è abituato. Ovviamente parlo della maggioranza degli italiani. Gli alti papaveri, i grand commis, la casta dei politici, dei boiardi, dei burocrati, dei magistrati (sono solo alcuni esempi) non sanno nemmeno cosa siano il sacrificio e la povertà.

Monti può essere indicato come uno dei loro più autentici rappresentanti. Tutto ciò che ha fatto è stato quello di togliere alle classi più deboli per mantenere i privilegi a chi ha sempre sfruttato la povera gente.
Vedrete che così sarà anche in futuro, se dovesse ottenere, ahimè, qualche ruolo significativo nel dopo elezioni. Monti è un testimonial del potere che sottrae a chi meno ha per offrirlo su di un piatto d’argento a chi ha sempre avuto e mira ad avere ancora di più.

Sappiamo la desertificazione che sta avvenendo nel nostro Paese a causa di una governance di questa natura. Il futuro non promette niente di buono, ove si pensi che sulle ceneri non si feconda di punto in bianco, ma occorre un lento periodo di riordino e di attesa.

Gli italiani, dunque, sia pure colmi di rabbia, si sono sottoposti ai duri sacrifici, sperando che servissero a qualcosa. Invece non sono serviti a niente, anzi la cura Monti si è dimostrata un veneficio e i denari usciti dalle tasche del popolo sono finiti in quelle tanto della speculazione che delle varie caste.

Quando si dipinge Monti come un vampiro, non si è lontani dalla verità. Il vampiro indebolisce a tal punto il corpo della sua vittima da portarla alla morte. In compenso il sangue che ne trae rinvigorisce la sua persona e ne prolunga la vita. Se dietro al testimonial Monti, proviamo a visualizzare tutto ciò che rappresenta, ossia le varie caste che si spartiscono il bottino della povera gente, ecco che la verità di quanto sta accadendo appare con tutta la sua evidente drammaticità.

Dunque, che cosa va corretto? Che cosa ci dovrebbero dire in campagna elettorale i vari candidati alla governance? Dire e mantenere, ovviamente, giacché di menzogne siamo strapieni e nauseati.
Dovrebbero indirizzare i sacrifici verso il solo obiettivo che può liberare il nostro Paese dai ricatti internazionali, oltre che dalla incapacità  di tornare ad essere competitivi nel mondo, sia in termini di democrazia sia in termini economici. Questo obiettivo è la riduzione del nostro debito pubblico. Ciò che invece non si è fatto, per proteggere appunto i poteri consolidatisi in tutti questi anni. Il debito pubblico non si è ridotto di un centesimo, anzi è cresciuto superando i 2 mila miliardi di euro, una cifra da capogiro.

Ciò significa che tutte le nostre energie sono state e vengono ancora assorbite dagli oneri del debito pubblico, così che il poco attivo che produciamo, viene consumato in termini finanziari e non in termini di rifinanziamento delle attività. Un continuo salasso improduttivo, dunque.

Ergo: dismissione del patrimonio pubblico aggiungendovi il corollario di autorizzazioni o licenze edilizie che rendano il prodotto conveniente al compratore per finalità di investimento. In più si dovranno convogliare i proventi dei sacrifici richiesti agli italiani verso lo stesso obiettivo della riduzione del debito pubblico, chiudendo ogni strada al vampirismo.

Finché non porteremo il livello del debito ad almeno un 50% dell’attuale, qualsiasi programma ci venga proclamato, al quale difetti un tale impegno, sarà aria fritta, ipocrisia e menzogna.


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