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Draghi al momento e al posto giusto + Caso Napolitano

6 Settembre 2012

Quante volte lo avrò detto. La fortuna dell’Ue è che a presiedere la Bce sia andato l’italiano Mario Draghi. Un uomo di carattere, oltre che capace. A lui qualcuno dovrà riservare un’onorificenza tra le maggiori che circolino in Europa, mentre Napolitano o chi lo sostituirà dovrà fregiarlo del maggior titolo che si riserva a chi ha onorato la Patria.

Da qualche giorno qualcuno (non certo il sottoscritto) temeva che Draghi dovesse chinare il capo di fronte alla netta opposizione della Bundesbank, che in pratica gli aveva proibito di attuare la politica di intervento anti-spread che Draghi ha invece attuato, ottenendo l’appoggio di tutta l’Unione tranne quello, scontato, della Germania.

A me sono sempre piaciuti i combattenti, coloro che convinti della bontà di un’idea non si arrestano alle prime resistenze, ma combattono affinché si affermi.

Oggi (e qui, qui), l’iniziativa di Draghi ha riscosso un grande successo sui mercati nonché l’adesione del Fmi, e ciò significa che la strada è quella giusta.

Che farà la Germania? È scontata la sua contrarietà e molto probabilmente cercherà un riscatto da questa che può essere definita una sua prima sconfitta solenne.

Però la Storia dovrebbe averle insegnato che il troppo stroppia e che, ove davvero si fosse messa in testa di fare da padrona in Europa, ha sbagliato bersaglio. Come nella seconda guerra mondiale trovò Eisenhower a toglierle ogni ambizione, oggi all’Eurotower siede un uomo che forse ha ancora più caparbietà e competenza dello statunitense.

Con questo non voglio dire che il pericolo di una Germania factotum e superba, in vena di comprarsi a poco prezzo mezza Europa, sia svanito. Anzi, dobbiamo aspettarci una dura reazione a breve, ma se Draghi è quello che ormai sono sicuro che sia (che differenza con il molliccio Berlusconi!) la Germania avrà pane per i suoi denti, visto che Draghi è riuscito, e sono convinto riuscirà, a mantenere compatto il fronte che lo appoggia (tutti meno la Germania) e farà capire agli ostinati tedeschi che o mangiano la sua minestra oppure sono liberi di andarsene. Ciò che sarebbe (e lo sanno bene, anche se fanno la voce grossa) la loro rovina.


Una breve nota sull’editoriale di Giorgio Mulè su Panorama. Egli si pesta i piedi da solo. Infatti accusa presunti complottisti e si rammarica del moltiplicarsi di illazioni e sospetti sul capo dello Stato, poi però invita Napolitano a non rivelare il contenuto delle sue telefonate con Mancino. Non capisce Mulè, o finge di non capire, che si può fare solo chiarezza (che è ogni giorno sempre più necessaria) rendendo noto il contenuto di quelle telefonate. Senza la loro pubblicazione, lo stillicidio di illazioni e sospetti è destinato a non finire, e chi ne paga il fio non è tanto Napolitano, ma la carica che ricopre. Per difendere la carica dall’addensarsi di oscure nube è necessario che oggi sulla figura del capo dello Stato non vi sia alcun dubbio circa la sua imparzialità e la sua trasparenza. Caro, Mulè siamo fuori strada.


Lutwak nel pallone. Leggete la sua risposta alla terza domanda (qui) e ditemi se l’esempio fila. Per forza un’intercettazione autorizzata troverà sempre l’intercettato che parla con qualcuno! mica al telefono l’intercettato può parlare con se stesso!


Qui, sulle intercettazioni, Vittorio Sgarbi.


A difesa di Napolitano qui Giovanni Pellegrino batte strade già compiutamente contestate, come se non avesse letto niente di ciò che è stato scritto in questi mesi. Tocca infatti alla magistratura stabilire se le telefonate di Napolitano intercettate indirettamente sono ricomprese o non lo sono nelle sue funzioni.


Qui il Pg della Cassazione Ciani che smentisce il pm Marino. Gli risponde “il Fatto Quotidiano”.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart