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Draghi sì. Altro che Monti

24 Gennaio 2012

Altro che Mario Monti, il quale, peraltro, deve la sua fortuna internazionale a Berlusconi. Il Cavaliere si rivela un ottimo piazzista di talenti e se Monti, uscito dalle funzioni per le quali Berlusconi lo aveva ritenuto idoneo e passato poi a governare il nostro Paese, complice l’incredibile decisione del capo dello Stato, mostra, almeno   stando alle sue prime mosse (siamo però in attesa di conoscere il testo completo del decreto legge che, a detta del sottosegretario De Vincenti, contiene anche misure per gli investimenti) mostra, dicevo, di aver fatto il passo più lungo della gamba e di aver trascinato l’Italia dentro una esasperante e pericolosa recessione, in più favorendo altri Paesi nei quali vige un regime fiscale più conveniente per taluni generi, come ad esempio la benzina (ma si legga qui), un altro favorito di Berlusconi, l’ex governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, promosso a governatore della Bce, sta facendo bene nella funzione   per la quale il Cavaliere lo ritenne idoneo sin dall’estate scorsa.

Qualche giorno fa, scrissi, rimproverando a Napolitano di aver caricato gli italiani di un costo di 25mila euro mensili per pagare il laticlavio di senatore a vita a Mario Monti, che chi andava premiato veramente era Mario Draghi, che non solo si mostrava e si sta mostrando all’altezza dell’incarico ricevendo stima ed elogi internazionali, ma anche ha a cuore le sorti dell’Italia verso cui mostra di rivolgere con le sue decisioni (massicci acquisti dei nostri titoli, qui) una particolare attenzione.

Se i tassi di interesse e il famigerato spread, infatti, stanno scendendo non è in conseguenza dei provvedimenti adottati dal governo Monti, bensì dall’azione concertatrice e persuasiva svolta da Mario Draghi che, in tal senso, sta spendendo tutto il suo prestigio, con graduali ma importanti risultati.
La fortuna dell’Europa, e di conseguenza la fortuna dell’Italia, non sta nell’aver al governo Mario Monti, ma di avere alla guida della Bce Mario Draghi.

In ogni caso, l’attuale situazione politica in Italia merita una considerazione nient’affatto marginale.
Ove, per fortunate circostanze, favorite dall’intrapresa di Mario Draghi, la situazione europea, e quindi anche quella italiana, volgesse al bel tempo, noi dovremmo trarre un’amara conclusione. Ossia che gli attuali partiti e l’attuale politica come strumenti della mediazione sociale non servono a nulla. Hanno fatto il loro tempo. Si sono consumati, esauriti, almeno finché non appaia all’orizzonte una nuova classe dirigente fatta di cittadini preparati e vocati al servizio del Paese.

Se si ripresentassero, infatti, gli stessi di oggi, si avallerebbe nel cittadino la convinzione che andare alle elezioni sia cosa inutile, bastando, come ha insegnato Napolitano, la decisione di una sola persona a formare un governo di ottimati, autorizzati nei fatti ad espropriare e surrogare il parlamento.

Per il bene della democrazia, e affinché i cittadini tornino ad aver fiducia nei partiti e nella politica, deve sorgere, dunque, necessariamente, una nuova classe politica, totalmente estranea agli avvenimenti che ci hanno disastrosamente condotti sin qui.
Almeno, e solo così, il governo Monti sarà servito a qualcosa.

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Bart