Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Due articoli

18 Maggio 2012

Lucca la Bianca sfida la propria storia: potrebbe avere un sindaco di sinistra
di Diego Pretini
(da “il Fatto Quotidiano”, 18 maggio 2012)

Lucca è pronta a sfidare la propria storia. Dopo 66 anni potrebbe avere per la prima volta un sindaco di sinistra. O meglio: non democristiano Le elezioni amministrative hanno fatto a brandelli le radici del fortino bianco, stabilmente in mano ai sindaci Dc finché la Balena c’è stata e poi al centrodestra nelle sue forme via via diverse. Dalla proclamazione della Repubblica ad oggi la più grande isola bianca nel granducato rosso ha avuto 13 sindaci: tutti Dc o di ex Dc, fossero di Forza Italia o Pdl, con al fianco l’Udc. Perfino l’unica parentesi di un centrosinistra in versione seconda Repubblica, peraltro durata poco (1994-1998), era guidata da un ex democristiano.

Quest’anno, al contrario, soffia perfino da queste parti il vento che nel resto della regione ha visto il centrosinistra conquistare – grazie anche al crollo dell’affluenza – molti Comuni già di centrodestra. Al ballottaggio infatti si presenterà in ampio vantaggio Alessandro Tambellini, un insegnante di 57 anni che non ha curriculum da ex comunista, ma per contro non ha mai conosciuto lo Scudo crociato. Al primo turno ha messo insieme un distacco di quasi 31 punti per cento nei confronti di Pietro Fazzi, sostenuto dall’Udc e da una lista civica: 46 a 15. Risultato che apparentemente annuncia un trionfo. Ma anche nelle scommesse più facili ci vuole prudenza, soprattutto in una città come Lucca.

L’ex sindaco che litigò con Pera. Fazzi è un vecchio leone della politica lucchese: democristiano, entrò per la prima volta in consiglio comunale a 27 anni, negli anni Ottanta. Ha fatto il sindaco per due mandati (e 9 anni): la fine anticipata del secondo l’ha decretata lui stesso quando nel 2005 attaccò frontalmente l’allora presidente del Senato Marcello Pera (lucchese) con un discorso in consiglio comunale. Pera, raccontò Fazzi, si intromise sulle trattative tra Enel e Gesam, l’azienda cittadina dell’erogazione del gas, perché l’amico Fulvio Conti “a suo dire sta molto aiutando Lucca – spiegò l’allora sindaco – con ciò riferendosi ad un non meglio precisato contributo economico per la illuminazione esterna del paramento delle Mura Urbane che Enel, peraltro non richiesta dal Comune, si sarebbe accinta ad erogare“. Insomma: Fazzi ebbe la forza di resistere solo fino a quando, un anno dopo, Denis Verdini comandò ai consiglieri di Forza Italia di passare all’opposizione. La giunta crollò e Fazzi è comunque rimasto a galla, mai abbandonato dal suo elettorato (uno zoccolo del 15 per cento).

E ora lancia un appello anche al resto dei cittadini che in passato lo hanno mandato a governare la città, chiamando la città ”con una tradizione moderata, liberale, cristiana” e che non può “essere consegnata alla sinistra”.

Pdl al lumicino. Bagaglio che ricorda molto da vicino quello dell’ex presidente del Consiglio al quale Fazzi tentò di dare anche la cittadinanza, senza riuscirci. Ma l’ex sindaco ha raggiunto il secondo round del confronto elettorale proprio superando sul filo di lana (422 voti) Mauro Favilla, il sindaco uscente, appoggiato dal Pdl e da alcune liste civiche. Appoggiato è una parola grossa: il Pdl ha preso il 9 per cento che sono simili a un puntino all’orizzonte se raffrontato ai risultati del 2007 (quasi 30 per cento tra Forza Italia e An) e del 2002 (addirittura 38 per cento). Favilla, 78 anni, è stato senatore per tre legislature con Dc e Ppi e soprattutto sindaco per 4 mandati: tre dal 1972 al 1985 e l’ultimo scaduto quest’anno. Basti pensare che se vincesse Tambellini il Pdl, oltre al candidato sindaco non eletto, avrebbe solo due seggi. Se vincesse Fazzi soltanto uno. Nonostante tutto questo il Popolo delle Libertà non darà indicazioni di voto per domenica.

Il più votato ha 33 anni. In realtà quindi a Tambellini l’aiuto non è arrivato tanto dal suo Pd (l’Ulivo 5 anni fa era andato meglio) quanto da una parte dal centrodestra (e in particolare il Pdl) finito in frantumi e dall’altra dall’incremento delle preferenze per i partiti di sinistra (da Italia dei Valori a Sel a Federazione della Sinistra). Anche se resta l’impressione è che chi ha votato abbia voluto dare una sterzata alla città: il consigliere più votato (del Partito Democratico) ha 33 anni, si chiama Matteo Garzelli, è un libero professionista.

Boom a Cinque Stelle (anche qui). In tutto questo si inserisce anche l’exploit del Movimento Cinque Stelle, che dall’Emilia ha varcato l’Appennino: Daniela Rosellini ha messo insieme l’8 per cento allineando in questo senso Lucca al resto del centro-nord. Tambellini ha giocato anche l’ultima carta per strizzare l’occhio agli elettori della Rosellini (che ha fatto boom nella zona tradizionalmente più vicina ai notabili della città): “Ridurrò al minimo lo stipendio del sindaco”.

Il “non voto” di protesta. Fin qui l’esito del voto che in effetti corre nel solco delle tendenze nazionali (Pdl disastrato, Pd così così, sinistra stabile, boom dei Cinque Stelle). Resta da capire cosa succederà al ballottaggio: se, cioè, non solo il voto moderato e democristiano delle origini e delle radici lucchesi si ricompatterà spingendo Fazzi al miracolo di sorpassare Tambellini, ma si muoveranno anche gli astenuti. A Lucca al primo turno ha votato solo un elettore su due (55 per cento contro i 67 del 2007). Un voto di protesta e soprattutto un non voto di protesta. Cifre che hanno un significato: da queste parti si parla di troppi litigi, rivalità, anche e soprattutto per motivi personali e non politici, nelle stanze di amministratori e gestori della cosa pubblica.

Il gioiellino della Toscana. Lucca è un capoluogo relativamente piccolo (poco più di 80mila abitanti) con un centro tra i più belli in Toscana insieme a Firenze e Pisa, con le mura rinascimentali ancora intatte (rarità), una strepitosa piazza dell’Anfiteatro che è un capolavoro, la fama alimentata dal miglior festival musicale pop della Toscana (il Summer Festival, un mese di star mondiali), la seconda fiera d’Europa di fumetti (Lucca Comics), un festival letterario d’alta qualità (LuccAutori), una fiera medievale (“della Santa Croce”).

Già da questa grossolana descrizione si capisce che i punti di forza attirano molto più i turisti che non i lucchesi, soprattutto quelli che non appartengono alle famiglie che contano. Cioè coloro che vivono in periferia (nel centro storico vivono solo 9mila degli 82mila lucchesi): non è un caso che Tambellini, sul suo sito, abbia scelto tre slogan. “Più trasparenza, meno privilegi”, ma soprattutto “Più verde, meno cemento” (nella foto il candidato è in bici) e “Più mobilità, meno traffico” (perché il piccolo borgo storico è quasi tutto pedonale, ma c’è altro). La sfida, dunque, sembra quella di aprirla e non di proteggerla fin quasi all’eccesso.

Il regolamento anti-pizza (e kebab). Come quella volta che Fazzi e dopo di lui Favilla firmarono un regolamento per il quale non solo si vietava la vendita di pizza a taglio, kebab, cous cous nel centro storico, ma si obbligava a vendere soltanto specialità lucchesi (meglio il castagnaccio o la torta co’ becchi, però? Meglio la frittata con le cicche o il buccellato?). Iniziativa che ha raggiunto perfino l’Unione Europea. Ma non per le congratulazioni: nel dicembre scorso la vicenda è tornata nel consiglio comunale lucchese per recepire un documento arrivato dal dipartimento per il coordinamento delle Politiche Comunitarie che sottolineava il “carattere discriminatorio delle condizioni imposte al Comune di Lucca per l’apertura di esercizi di somministrazione di alimenti e bevande”. In base a due fattori, in particolare: il regolamento di Lucca obbliga alla presenza nel menù di un piatto tipico lucchese, appunto, in più prescrive la “non ammissione di esercizi di somministrazione la cui attività sia riconducibile ad etnie diverse”.

L’ombelico e il resto del mondo. Lucca la Bianca, così, rischia di diventare rossa forse anche perché non può più pensare solo al suo centro, al suo ombelico. Un segnale chiaro per l’amministrazione comunale uscente arrivato soprattutto dalla zona del cosiddetto Oltreserchio, colpita da un’alluvione a Natale, tre anni fa. Un ribaltone attraverso le urne che potrebbe portare a rivoluzioni anche nella macchina amministrativa: sarebbero a rischio almeno 50 poltrone, soprattutto in partecipate e altre società collegate. D’altro canto, tuttavia, resta che “Lucca è una città strana – come sosteneva un vecchio cronista del posto al Tirreno prima del voto – Se uno ti dice: voto Tambellini puoi stare certo che nell’urna segnerà con il lapis il nome di Favilla”. Può valere anche con il nome di Fazzi. Sarebbe solo la conferma che la Balenona in realtà non è mai andata veramente a fondo.


Corsa allo sportello in Grecia e Spagna
di Mario Sechi
(da “Il Tempo”, 18 maggio 2012)

Quando il popolo corre allo sportello, le cose cominciano a prendere una piega incontrollabile perché a dominare è la paura. In Grecia e Spagna siamo a questo punto: i correntisti chiedono il cash perché non hanno fiducia nelle banche. Atene torna alla Dracma? Si ritirano euro per evitare la svalutazione. Bankia viene salvata dal governo spagnolo? Todos caballeros, ma meglio non fidarsi di chi sta in piedi con i soldi pubblici. Questo è il sentimento irrazionale che anima i mercati.
È un film già visto nella storia dell’economia mondiale. Quello che fa scuola è il crac del 1929. La lezione degli anni Venti è grandiosa e terribile. Rileggere il «Grande Crollo » di John Kenneth Galbraith è più che un tuffo nel passato, un’emersione straordinaria nel presente: in quelle pagine ci sono tutti gli attori di oggi. Le Borse che guadagnano e perdono punti a raffica da un giorno all’altro, i politici che guardano, litigano, ma non capiscono cosa sta succedendo, gli speculatori che ci marciano alla grande e il popolo – ah, il popolo – che pensa alla crescita esponenziale, al guadagno infinito e facile. Irrazionalità. Azzardo. Casinò. Al punto da far scrivere a Galbraith: «Nessuno fu responsabile del grande crollo di Wall Street. Nessuno manovrò la speculazione che lo precedette. Entrambi furono il prodotto della libera scelta e della libera decisione di migliaia di individui. Questi non furono condotti al macello. Vi furono spinti dalla latente follia che ha sempre travolto la gente presa dall’idea di poter diventare ricchissima ». Accadde con la speculazione sui tulipani. Figuriamoci, la storia si ripete. E mentre i governi non trovano una soluzione cartesiana al caos finanziario che sta uccidendo l’economia europea, i popoli trovano nell’irrazionalità la risposta: la fila allo sportello. Quando ieri sui terminali dei computer è comparsa la notizia della corsa al contante in Spagna, ero in compagnia di due signori che la finanza la conoscono fin troppo bene. Ragionavamo sulla possibile rottura dell’Eurozona. Eravamo fermi alla guerra del Peloponneso. Ma il fumo che saliva era quello del vulcano iberico. Ci siamo guardati in faccia. Frase sottintesa: «È finita ». Poi sono rientrato in redazione e mi sono chiesto: è davvero il game over? Una cosa è discutere del «Grexit », dell’uscita di Atene dall’Euro, un’altra è ipotizzare un contagio continentale che parte con la corrida. Un punto è indiscutibile: senza risposte credibili dei governi, il panico prenderà il timone della nave. E la condurrà sugli scogli.
Sulla nave ci siamo anche noi italiani. Bisognerebbe ricordarlo ai politici.


Letto 1257 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart