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Se le imprese se ne vanno

19 Maggio 2012

La notizia data giovedì sera dal Tg3 è di quelle da brivido. L’Austria ela Svizzerastanno corteggiando le nostre imprese del Nord affinché trasferiscano al di là dei nostri confini le loro attività. Offrono condizioni per noi impossibili: una tassazione onnicomprensiva del 25% sul reddito prodotto, una burocrazia veloce, un sistema giudiziario efficiente, una stabilità politica consolidata. Ossia una democrazia funzionante.
Tutto questo è il contrario di ciò che avviene in Italia, e si capisce il perché alcune imprese hanno accettato ed altre si stiano preparando a valicare i confini.

Quando scrivevo che i provvedimenti concertati dalla diarchia Napolitano – Monti stanno desertificando il Paese, non parlavo a vanvera. Oltre al fenomeno delle aziende che chiudono perché strangolate dal fisco e dalla burocrazia, si deve registrare ora pure la concorrenza dei Paesi confinanti che, selezionando le migliori imprese del Nord, offrono condizioni di lavoro del tutto sconosciute in Italia.
Una manovra tendente, dunque, a carpirci le risorse migliori.
Difficile immaginare tutte le ulteriori possibilità che una desertificazione simile può provocare circa l’esodo delle nostre forze migliori. Si dirà che anche in passato si erano verificati casi come questi. È vero, ma il fenomeno rischia di assumere proporzioni gigantesche ed irreversibili.

Ancora una volta mi domando dove potrà mai essere sparso il seme della crescita se un terreno prima fecondo si sta trasformando in sabbia sterile.
La conseguente diminuzione del PIL moltiplicherà il disastro. Già questa condizione si sta manifestando, e lo Stato, che con la tassazione si credeva di far cassa, in realtà deve registrare una riduzione delle entrate, proprio per la chiusura o il trasferimento altrove di aziende che facevano parte di un tessuto produttivo di media e piccola impresa grazie al quale da sempre l’Italia aveva retto alle crisi del passato.

È la dimostrazione più eclatante che la strada della tassazione intrapresa dall’attuale governo è sbagliata. Quando il governo parla di fase del rigore e se ne fa vanto con i partner europei e internazionali non dice la verità, o per lo meno non dice tutta la verità. Infatti, il rigore non ha niente a che vedere con l’inasprimento della tassazione, ma con la dimensione mostruosa della spesa pubblica, con la necessità di un taglio agli sprechi della politica, con il dimagrimento degli apparati istituzionali costosissimi, a cominciare dal Quirinale.
Il rigore è questa roba qui. L’inasprimento della tassazione, portata addirittura a livelli insopportabili, non è affatto rigore, ma intralcio alla produttività, e desertificazione.

Se tutti i cittadini sapessero che i denari succhiati dalla tassazione sono andati a pagare gli interessi della speculazione, farebbero subito una rivoluzione. Visto che lo Stato spreme i cittadini, ma non spreme se stesso. Anzi fa di tutto per mantenere i suoi privilegi.
E le nuove tasse, comprese quelle che verranno, continueranno ad ingrassare la speculazione fino a che lo Stato non si deciderà a intervenire seriamente con provvedimenti tesi alla riduzione degli sprechi di cui sopra, e alla vendita del nostro patrimonio immobiliare.

Quando una famiglia è in difficoltà, e non riesce ad arrivare alla fine del mese poiché deve provvedere al pagamento di un debito, ad esempio un mutuo, che cosa fa? Vende i tesori di famiglia, e la stessa casa, ove non bastasse.
Perché lo Stato non si comporta allo stesso modo e invece lascia che il debito sovrano si accresca ogni giorno di più, strozzando il Paese?

È un mistero. Qualcuno sostiene che è difficile trovare un compratore in tempi di magra come questi. È probabile che il mercato faccia qualche resistenza, è vero, ma tra domanda e offerta arriva sempre il punto di incontro. Si tratta allora di svendere? Non è detto, se, ad esempio, agli immobili posti in vendita si garantisce una licenza in tempi brevi per una sua rapida utilizzazione.

In ogni caso, vendita con profitto o svendita, la strada è obbligata, giacché far cassa attraverso la tassazione desertifica il Paese e trasferisce i proventi non allo Stato ma alla speculazione.
Quanto tempo ci vuole ancora ai nostri bocconiani per capire che questa è la strada maestra?
Invece di chiamare a consulto Giuliano Amato avrebbero dovuto chiamare una qualunque sora Cesira.

P.S. Sembra che si stia profilando un asse Obama Hollande per stimolare la crescita in Europa, mettendo in minoranza la Merkel. Monti, come si legge qui, sta nel mezzo. Né carne né pesce.


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Bart