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Due articoli

4 Giugno 2012

La follia di Berlino: demolisce l’Europa lucrando sull’euro
di Renato Brunetta
(dal “Giornale”, 4 giugno 2012)

Facciamo quattro conti sul retro di una busta. Un anno fa, primo giugno 2011, lo spreadtra Btp a 10 anni e corrispondenti titoli tedeschi registrava 174 punti base. Ai tempi ancora pochi conoscevano questa variabile ma nel giro di qualche mese con l’incubo dello spread abbiamo vissuto un anno di passione, pensando che ci avrebbe portato al tracollo e che in balia dello spread sarebbero esplosi i conti pubblici italiani.

Attenzione, però. Lo spread si forma sul mercato secondario, dove vengonoscambiati privatamente titoli già in circolazione. Il servizio del debito,quindi l’effettivo costo per lo Stato, si determina invece mensilmente in sede di asta. In più lo spread è un metro elastico che aumentanon solo se sale il rendimento dei nostri titoli di Stato ma anche se il rendimento dei nostri titoli rimane stabile e contestualmente scende quello dei Bund tedeschi.

Per capire, quindi, cosa è davvero successo andiamo ad analizzare i risultati delle aste in Italia e in Germania nel periodo maggio 2011-maggio 2012. 1) Maggio 2011: il Tesoro italiano ha assegnato 3,7 miliardi di Btp a 10 anni a un rendimento lordo del 4,84%. Di contro, il Tesoro tedesco ha emesso Bund decennali per 4,1 miliardi a un rendimento del 3,04%. 2) Maggio 2012: emessi 2,3 miliardi di Btp italiani a un rendimento lordo del 6,03% ( 1,19% in più rispetto a maggio 2011) e 4,1 miliardi di Bund tedeschi a un rendimento lordo dell’1,47% (1,57%in meno rispetto a maggio 2011). Stiamo pagando il servizio del debito ai tedeschi. Ma se continua così, con questi differenziali nei tassi e con la Germania che guadagna a scapito degli altri Stati, non ci sarà più un mercato europeo per i prodotti tedeschi, perché nessuno avrà i mezzi per comprarli. Con questo atteggiamento, la Germania sta tagliando il tronco su cui siede. L’andamento dei rendimenti spiega anche le quantità assegnate: il Tesoro italiano ha ridotto le emissioni (non sostenibili per importi maggiori a causa dei rendimenti elevati) mentre il Tesoro tedesco le ha mantenute alte, data la convenienza.
Cosa è successo in un anno? Il governo italiano aveva approvato, già il 13 aprile 2011, il Documento di Economia e Finanza (Def), trasmesso all’Europa il 6 maggio 2011,con l’impegno a raggiungere il pareggio di bilancio nel 2014. Nei mesi successivi, Commissione e Consiglio Ue hanno espresso il proprio consenso sul Def, rispettivamente il 7 e il 24 giugno 2011. Le previsioni di crescita del Pil riportavano + 1,1% nel 2011; +1,3% nel 2012; +1,5% nel 2013; +1,6% nel 2014. Il problema

L’ALCHIMIA ANTI ATENE
L’anno scorso Deutsche Bank si liberò dei bond greci: così crollò tutto Grecia incombeva e cominciava a prendere forma il cosiddetto Fondo «Salva-Stati ». La situazione era ancora, più o meno, sotto controllo.

Poi è cominciata la tempesta perfetta: una serie di eventi, poco significativi se presi singolarmente, ma devastanti nella loro combinazione. A cominciare da Deutsche Bank, che il 30 giugno 2011 ha reso noto di aver ridotto, rispetto al 31 dicembre 2010, la propria esposizione nei confronti del debito pubblico greco da 1,5 miliardi di euro a 1 miliardo (-28%)e l’esposizione in titoli di Stato italiani da 8 miliardi a 1 miliardo (-88%), innescando un meccanismo folle che ha presto spinto le istituzioni finanziarie degli altri Stati a fare lo stesso, con il risultato di generare panico sui mercati.

Così l’Europa ha cominciato ad essere esposta a ondate speculative cicliche, con uno o più Paesi su cui concentrare l’attacco. L’Ue non ha saputo reagire: decisioni quasi sempre tardive e deboli, poca solidarietà, egoismi nazionali e masochismo. Anche la Bce, per quanto abbia cercato di garantire stabilità economica e finanziaria, ha dimostrato l’inadeguatezza del ruolo che i Trattati europei le attribuiscono. Le due aste di credito a breve termine al tasso dell’1% alle banche, del 21 dicembre 2011 e del 29 febbraio 2012, per 1.000 miliardi di euro, si sono rivelate un fuoco di paglia e hanno contribuito afar diminuire gli spread solo temporaneamente.
Dal 19 marzo è ricominciata la corsa al rialzo, con i problemi in Grecia che continuavano ad aggravarsi e, questa volta, con la Spagna al centro del ciclone.

Nel frattempo in Italia era partita la rincorsa: tra luglio e novembre 2011 sono state varate manovre per 145 miliardi ( che si aggiungono ai 120 miliardi delle manovre dei precedenti 3 anni di governo Berlusconi, per un importo totale di 265 miliardi, prevalentemente di tagli, senza aumenti di tasse). In particolare, il dl 138 del 13 agosto 2011 ha anticipato il pareggio di bilancio – previsto dal Def nel 2014- al 2013, in risposta alle richieste avanzate dalla Bce nella lettera all’Italia del 5 agosto

TEMPESTA PERFETTA
Berlusconi fece manovre da 145 miliardi. Inutili: il problema non era l’Italia 2011. Non solo: il 26 ottobre 2011, il governo si è nuovamente impegnato, con la lettera ai presidenti del Consiglio e Commissione Ue, alla creazione delle condizioni strutturali per la crescita dell’intero Paese.

Non è bastato. Non poteva bastare. Perché il problema non era, come non è tuttora, l’Italia. Il problema non sono le politiche economiche dei singoli Stati: il problema è la mancanza di una governance forte dell’Ue, la titubanza nel prendere le decisioni, il ruolo inadeguato della Bce. Invece si è pensato che la soluzione fosse mandare a casa i governi in carica. In Grecia, in Spagna, in Italia e ultimamente in Francia.

Nel nostro Paese si pensava che l’esecutivo tecnico guidato dal professor Monti avrebbe risolto tutti i problemi.

Non serviva la bacchetta magica: bastava il nome. Invece no. Quella che doveva essere la soluzione si è rivelato essere, al contrario, proprio il problema. Le politiche economiche adottate dal governo da dicembre 2011 a oggi hanno avuto effetti recessivi tali da annullare i risultati positivi attesi. Il governo ha sovradimensionato l’entità dei provvedimenti varati rispetto alla misura ottimale, compromettendo, di fatto, il raggiungimento degli obiettivi (overshooting ).

Così, a un anno di distanza, le previsioni di crescita del Pil riportano -1,2% nel 2012; +0,5% nel 2013; +1% nel 2014 e +1,2% nel 2015. Il confronto con i dati riportati all’inizio è presto fatto. Il problema Grecia è ancora irrisolto e sul Fondo Salva-Stati la discussione è ancora in alto mare. A parte i numeri, drasticamente cambiati in negativo, il quadro delle decisioni da prendere a livello europeo è rimasto invariato.

Tornando a spread e rendimenti, siamo nuovamente ai livelli di crisi. L’andamento dello spread Btp-Bund nel periodo settembremetà novembre 2011, che ha raggiunto i massimi livelli e ha portato alla crisi del governo Berlusconi, è sovrapponibile, per arco temporale, punti base e inclinazione, all’andamento di metà marzo-fine maggio 2012 ( da 290-291 punti base a 467-457). I rendimenti lordi dei BTP a 10 anni assegnati in asta confermano la tendenza: a settembre, ottobre e novembre 2011 i Btp a 10 anni registravano un rendimento lordo rispettivamente del 5,22%, 5,86% e 6,06%; nelle aste di marzo, aprile e maggio 2012 i rendimenti si sono attestati rispettivamente al 5,50%, 5,84% e 6,03%.

Visti gli andamenti omogenei e costanti nei periodi presi in esame, probabilmente ci stiamo preparando a una nuova tempesta, che potrebbe verificarsi nella terza settimana di giugno, in concomitanza delle elezioni in Grecia. Il giorno delle dimissioni del presidente Berlusconi, 11 novembre 2011, lo spread registrava 456 punti base, molto simile alla media dell’ultima settimana (455). Perché a novembre tante urla e oggi tanto silenzio? Presidente Monti, proprio perché è l’ora delle scelte difficili, è giunto anche il momento di dire fino in fondo la verità.


Cresce il partito anti Imu: ora Monti è assediato
di Francesco Cramer
(Dal “Giornale”, 4 giugno 2012)

Roma – Cresce il partito anti Imu. A ridosso della scadenza della prima rata sugli immobili (18 giugno), aumentano i malpancisti sulla tassa più odiata dagli italiani. I supporters del «giù le mani dal mattone » sono trasversali: ci sono quasi tutti i pidiellini, molti piddini, tutti i leghisti, i dipietristi, i grillini.
Va avanti la battaglia anti ImuIngrandisci immagineMa storcono il naso anche gli esperti di settore, Confedilizia, la Cgia di Mestre, i Tea Party che il 16 giugno organizzeranno a Venezia un «no Imu day » e, the last but not the least, tutti i Comuni, piccoli e grandi. Le critiche hanno tonalità differenti: si va dal baritono al soprano, passando per il tenore; ma quasi tutti le cantano a Monti.
Una delle voci più forti è quella dell’ex sottosegretario Daniela Santanchè, capofila della battaglia «non paghiamo l’Imu ». La sua proposta: «Siccome la tassa è dannosa, iniqua, ingiusta, depressiva e di dubbia costituzionalità, i cittadini non la paghino: si avvalgano del cosiddetto ravvedimento operoso ». Si tratta di non pagare la prima rata, andando incontro al rischio di una multa ma solo del 3,75 per cento. La speranza è che, tra un anno, il governo (questo o un altro?) cancelli l’odiato balzello.
Più cauto un altro pidiellino: «Non dobbiamo aizzare le piazze – scuote la testa Osvaldo Napoli – anche se la tassa è iniqua, ingiusta, sperequata e vessatoria ». La linea ufficiale del partito, infatti, è quella di Alfano: lavorare ai fianchi del governo per obbligarlo a tramutare l’imposta come una tantum o, se si riesce, a toglierla del tutto sulla prima casa. Certo, mancano i soldi. Ma per reperire risorse si cercherà di convincere l’esecutivo a lavorare meglio sul fronte del taglio delle spese. Tutti i berluscones, in ogni caso, detestano la tassa che, abolita, fu il fiore all’occhiello del governo di centrodestra.
Ma gli attacchi sono bipartisan. L’Italia dei valori si sovrappone alla Santanchè chiedendo di «non pagare il balzello e per recuperare i 21 miliardi di gettito previsto basterebbe prendere il machete sui costi della politica ». Pure il comico stellato ce l’ha con l’Imu: «È incostituzionale – sentenzia Beppe Grillo – così come lo era la vecchia Ici. L’articolo 53 dice che “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva” mentre l’Imu non tiene conto del proprietario ». Ma pure il Pd arriccia il naso: «L’Imu va ricongegnata su tre gambe – sostiene Bersani -: ridurre l’impatto affiancando un’imposta personale sui grandi patrimoni immobiliari; legare l’imposizione ai valori di mercato perché per una riforma del catasto ci vogliono anni; assegnare l’insieme dell’Imu ai Comuni riducendo i trasferimenti statali ». Anche per la Lega la tassa sul mattone è fumo negli occhi e incita alla rivolta fiscale. «È una vera pazzia, una sberla per le famiglie più povere », lamenta Roberto Cota.
A censurare Monti, sul tema, non ci sono soltanto i partiti. Indirettamente pure il governatore della Banca d’Italia era andato giù duro: «Per ritrovare la crescita dell’economia italiana, che è l’obiettivo principale, bisognerà trovare il modo di ridurre la pressione fiscale », aveva ammonito Ignazio Visco. E che dire del presidente di Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani secondo cui «non servono né recriminazioni, né pentimenti, né promesse di non applicarla. Serve una cosa sola, che si faccia marcia indietro correggendola, così che non entri in vigore ».
E poi l’Anci che lamenta: «Più del 50% dell’Imu se lo prende lo Stato; se si fa un saldo tra i tagli dei trasferimenti ai Comuni e l’Imu, il saldo è negativo.
Non avremo soldi e non potendo sforare il patto di stabilità interno, siamo rovinati ».


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Bart