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Trattativa Stato-mafia. Beppe Pisanu censura il testimone anti Scalfaro

9 Luglio 2012

di Gian Marco Chiocci e Mariateresa Conti
(dal “Giornale”, 9 luglio 2012)

E poi dicono che bisogna fare tutto, ma proprio tutto, per arrivare alla verità sulla «trattativa » e sulla resa dello Stato a Cosa nostra dopo le stragi di Falcone, Borsellino e le bombe del ‘93.

Per anni,quando strumentalmente si collegava Berlusconi alle cosche ben sapendo che era stato il centrosinistra ad ammorbidire il carcere duro ai boss così da evitare nuovi lutti, nessuno fiatò. Oggi che quella verità, o parte di essa, sta per vedere la luce con documenti inediti, testimonianze choc, confessioni tardive e intercettazioni imbarazzanti, un muro sembra ergersi a difesa di quei governi, e dei rispettivi uomini, che tirarono fuori di galera oltre 400 criminali. A questo muro di gomma un mattone sembra averlo piazzato la Commissione parlamentare antimafia e in particolare il suo presidente Beppe Pisanu, che a sorpresa hanno rigettato la richiesta di risentire urgentemente l’ex direttore delle carceri Nicolò Amato fatto fuori da Scalfaro perché ritenuto troppo intransigente sul 41 bis.

Una decisione incomprensibile, quella di non risentire Amato, arrivata sulla scia delle polemiche per le telefonate tra l’ex ministro Mancino e il Quirinale e per il deposito, nel maggio scorso, di un memoriale esplosivo proprio di Amato che nel fare i nomi di Scalfaro, Ciampi, Conso e Gifuni così chiedeva di essere ascoltato perché erano tante le cose che aveva da dire e tanti i documenti importantissimi da consegnare: «Facendo seguito alla mia richiesta di audizione – scriveva un mese e mezzo fa a Pisanu – invio a codesta Onorevole Commissione un memoriale, basato su documenti e testimonianze che non conoscevo al momento delle mie audizioni (il 25 gennaio del 2011, ndr ) e che fanno luce sulla vera, mai rivelata e inconfessabile ragione della mia destituzione da Capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, avvenuta, improvvisamente e senza alcuna motivazione o spiegazione, il 4 giugno del 1993.

Si tratta di documenti e testimonianze che, naturalmente, porrò, ove ritenuto utile, a disposizione dell’Onorevole Commissione. Ora sono, dunque, in grado di indicare vari fatti, che dimostrano come, nel corso del 1993, Cosa nostra abbia esercitato sullo Stato una illecita pressione, basata sulla commissione di alcune stragie sulla implicita minaccia di commetterne altre, al fine di ottenere la mia destituzione e, conseguentemente, la eliminazione o, quanto meno, una considerevole riduzione del carcere duro; e come, dalla parte dello Stato, nel desiderio, in sé del tutto legittimo, che le stragi avessero fine, si sia concesso, seppure unilateralmente, alla mafia, con una sorta di tacito scambio, quanto essa chiedeva ». Incalzato pubblicamente, e poi formalmente dal Pdl e in particolare dal deputato Amedeo Laboccetta, componente dell’organismo bicamerale d’inchiesta, Pisanu ha detto no. Con una risposta di tre righe recapitata il 3 luglio a Laboccetta, così chiude definitivamente la porta al supertestimone e ai documenti che avrebbero dovuto interessare chi ha davvero a cuore la verità su quei fatti imbarazzanti per più presidenti della Repubblica ed ex ministri.

«Le comunico che l’ufficio di presidenza, integrato dai rappresentati dei gruppi, nella riunione del 27 giugno ha deliberato di non riascoltare il professor Amato considerando esaustivi gli elementi conoscitivi da lui forniti anche attraverso il memoriale inviato alla commissione ». Laboccetta non ci sta: «Una decisione inspiegabile, un affronto a chi chiede sia fatta piena luce su quei fatti oscuri che mettono all’angolo il centrosinistra dell’epoca e quanti, per anni, hanno taciuto e mentito. Siamo vicinissimi alla verità e la verità fa paura. Vorrà dire che faremo una conferenza stampa con Nicolò Amato così che tutti sappiano, dalla sua voce, quel che la commissione parlamentare antimafia, col suo presidente, non voglio sentire ».

Incalza il capogruppo al Senato, Maurizio Gasparri. «Se Pisanu ha detto no, noi diciamo sì. Studieremo ogni iniziativa utile affinché Amato possa dire quel che sa indipendentemente dai paletti della commissione parlamentare.
Sulla trattativa con la mafia del centrosinistra ormai si sa tanto, ma non tutto. Noi non molliamo ».


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Bart