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Scalfaro e Napolitano: punti di contatto

9 Luglio 2012

Il silenzio inquietante di Napolitano sulle telefonate del Quirinale a sostegno di Nicola Mancino, mi ha fatto riflettere su di un suo percorso che è molto somigliante a quello che seguì l’ex capo di Stato Oscar Luigi Scalfaro.
Vediamolo insieme.

1 – Scalfaro si adoperò per far cadere il primo governo Berlusconi e ci riuscì.

Napolitano si è adoperato con successo per fare cadere l’ultimo governo Berlusconi, si dice addirittura su suggerimento di un’autoritĂ  straniera, la cancelliera tedesca Angela Merkel.

2 – Scalfaro, una volta dimessosi Berlusconi, insediò il governo di Lamberto Dini, che fu appoggiato da una maggioranza diversa da quella uscita dalle urne. Nacque per portare a termine alcuni obiettivi, ma a mano a mano che li raggiungeva se ne aggiungevano altri allo scopo di allungare la vita del governo, finché non fu Fausto Bertinotti a staccare la spina.

Napolitano ha insediato quello che è stato chiamato il governo del Presidente, ossia il governo Monti, da nessuno eletto e sostenuto anch’esso da una maggioranza diversa da quella uscita dalle urne.

3 – Nel corso del governo Dini, la Lega Nord, che lo appoggiava e i cui voti erano determinanti, rilasciava continuamente proclami di secessione e istituì un parlamento autonomo a Mantova. Ma Scalfaro non intervenne mai a censurare il suo comportamento. Il massimo che riuscì a dire fu che si trattava di ragazzate. Il suo perdurante silenzio dipese dal fatto che, se avesse censurato la Lega Nord, essa avrebbe fatto cadere il governo Dini.

Napolitano, da parte sua, ha mantenuto un inspiegabile silenzio nei confronti delle dichiarazioni e delle azioni del presidente della Camera Gianfranco Fini, rese al di fuori delle sue prerogative. Anche in questo caso, il comportamento scorretto di Fini era utile per logorare il governo Berlusconi, ossia era utile a raggiungere un obiettivo gradito a Napolitano.

4 – Quando scoppiò lo scandalo dei fondi Sisde che lambì il Quirinale, Scalfaro si rifiutò di fornire chiarimenti e pronunciò la famosa frase: “Io non ci sto”.

Un sostanziale “Io non ci sto” è stato pronunciato da Napolitano, con il suo silenzio nel fornire i chiarimenti richiesti da il Fatto Quotidiano e che lo vedono coinvolto (forse perfino gravemente) nella vicenda Mancino.

Bisogna aggiungere che c’è un punto che al momento non ha riscontro nella presidenza Napolitano, e riguarda sempre il caso Mancino.
In tutti questi anni che Scalfaro è vissuto mai è intervenuto a dire la veritĂ  sulla trattativa tra Stato e mafia, come non sono mai intervenuti gli altri personaggi coinvolti, da Ciampi allo stesso Mancino. Tutti hanno lasciato che delle stragi e della trattativa fosse incolpato Silvio Berlusconi. Fino a quando questa primavera l’ex ministro della Giustizia Giovanni Conso non si è deciso a dire la veritĂ .


Qui si può leggere quanto ci si stia dando da fare per impedire la ricerca della verità sulla trattativa Stato-mafia


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Bart