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LETTERATURA: Due brevi racconti

14 Ottobre 2007

scritti da Nicola Dal Falco

IsoleAsole

Le vere isole, assolute, lenticolari, impreviste, si vedono meglio osservando le carte geografiche. Sono diverse da quelle sparse per il mare, lanciate al largo con colpi lunghi e corti. Non bisogna andarle a cercare dove l’azzurro le fa risaltare come nei. Se ne stanno rannicchiate in bozzoli di colline, tra pareti ondeggianti di canne. Quelle emergono, queste sprofondano e delimitano un niente; asole di terra, poggiate nel letto dei fiumi, realtà fotografate in negativo.  

Il paesaggio tende a nasconderle; la terra sembra trattenerle come un bimbo covato più del dovuto. Solo in un secondo tempo, fissando il nastro d’acqua che serpeggia, ti accorgi che racchiude una porzione di terra tra due bracci.
L’opposto di quanto accade contemplando il mare, così uniforme e vasto che i vecchi cartografi sentivano il bisogno di disegnare qualcosa, dando forma a mostri e sirene. Anche certi profili di terre emerse assomigliano più a un capriccio dello spirito, a un’ossessione svelata. L’evidenza delle IsoleIsole svapora come gli incubi al mattino mentre il fluttuare delle IsoleAsole stampa un’orma.
Una sorte simile è riservata alle penisole, disegnate dalle anse dei fiumi. Rive di terra, lingua che batte in testa alla corrente, attira gente e cose. Basta tagliarla con un fosso abbastanza profondo, perchè chiami a sé un desiderio di città, di fondamenta e portici. CittàIsole, difese da muriscogliere: IsoleIsoleIsole.

Suggerimenti per il mio funerale

Vorrei, innanzitutto, che sia organizzato un pranzo leggero, possibilmente all’aperto, scegliendo un tavolo di pietra o un muretto.
Qualche bottiglia di vino, pane, pomodori, olive e del formaggio fresco. Sarei contento se ognuno dei presenti tirasse fuori, al momento opportuno, bambini compresi, il suo personale coltello, masticando così con più gusto i pezzi di cibo.
Per la musica si può contare su quella spirituale dei grilli e (in diversa stagione) sul richiamo delle cornacchie. Uccelli profondamente monogami.
Il sottoscritto, già inchiodato nella bara, s’immaginerà tutto questo, in una camera con i vetri spalancati e le mattonelle a scacchiera.
La superficie dei muri a calce evocherà la leggerezza delle nuvole, quel cielo striato, foriero di vento, che nel primo pomeriggio, poco prima di andare al cimitero, dominerà lo spazio sopra le colline.
A questo punto, con gli invitati, riuniti in un angolo erboso, sgombro di lapidi, si potrebbe leggere qualcosa.
Immagino una voce femminile, giovane e grave, che ripassi l’elenco delle navi e dei re partiti per Troia. Questo o un altro spiegamento di forze e nomi andrebbe bene.
Nella terra voglio che sia mescolata qualche conchiglia che mi avvicini il rumore della risacca.
Ecco, così, penso proprio che starei tranquillo.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart