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LETTERATURA: Leila Guerriero: Suicidi in capo al mondo

15 Ottobre 2007

Una giornalista argentina racconta la tragedia di Las Heras

di Stefania Nardini

E’ una di quelle storie che soltanto chi é giornalista «dentro » ha la capacità di esplorare fino in fondo. Leila Guerriero infatti è una giornalista. Una giornalista argentina, che un giorno sente parlare di un luogo alla fine del mondo dove la gente si uccide.

Ci va Leila. Va a Las Heras, in provincia di Santa Cruz, luogo sperduto della Patagonia dove ti fa compagnia solo il vento. Ci va. Parla con la gente, sfida le diffidenze, mette in azione tutta la sua sensibilità e la verità è davanti a lei: a Las Heras ci si suicida. E lo si fa in un giorno qualsiasi, senza avvertimenti, inserendo quell’appuntamento con la morte nel programma di una quotidianità trascinata dal tempo. A Las Heras ci si ammazza. E nessun giornale dice una parola. A Las Heras si procrea facilmente, come fosse il passo che “deve” precedere un matrimonio o un‘unione. E poi stop! Una corda al collo.
E si uccidono soprattutto giovani. Tanti. In pochi mesi una ventina. Ma siamo solo nel 2002, anno in cui la giornalista va in questo paese di circa 8 mila abitanti in preda a una forma di depressione collettiva. Le storie raccolte dalla Guerriero decifrano quel mal sottile che viene grossolanamente interpretato come disegno di una setta con tanto di lista “nera”. Ma di nero, in tutta questa storia c’è il petrolio, che negli anni ’70 diventa una vera e propria febbre, ma anche terremoto sociale che sconvolge quella che era una piccola colonia.
Un grande sogno: bar, bordelli, gente di passaggio, un vertiginoso aumento della popolazione. Una Eldorado che perde rapidamente pezzi negli anni novanta con la riduzione del personale, il subappalto dei lavori, la disoccupazione. Se ne vanno tutti da Las Heras. A restarci sono quelli che c’erano inizialmente. Ma non hanno nulla. Solo il vento. Solo vite bruciate da violenze. Donne che fuggono da maltrattamenti o condannate a stare chiuse in casa. E tanta morte nello spazio di pochi mesi. “Nell’ottobre del 1999 – racconta la Guerriero – i morti erano nove, il comune promosse la linea di aiuto al suicida. A novembre alcune donne cattoliche crearono un gruppo di aiuto…. Di tutto cio’ quasi niente è ancora in piedi”.

Suicidi in capo al mondo, questo il titolo del libro in cui Leila Guerriero ha raccontato questa storia (ed. Marcos Y Marcos). Un libro che è un manifesto al diritto all’informazione e al come è giusto che l’informazione sia uno strumento umano di denuncia. Ma i suicidi a Las Heras sono continuati. Nel 2005 si uccidono nello spazio di due mesi   quattro persone mentre i disoccupati continuano le loro occupazioni nelle sedi delle compagnie petrolifere.
Il libro si chiude col suicidio di   Pedro Parada, un uomo di settantadue anni.
E adesso?  “Oggi il paese guarda verso il futuro con speranze, convinto che con lavoro e sacrificio il nostro suolo ha ancora molto da poter dare”. E’ scritto così nel sito ufficiale del comune di Las Heras in questo ottobre 2007. E se “di un suicida non si ha pietà”, come cantava De André, alla “fine del mondo” non contano neanche i numeri. Come dire che è la fine di tutto .


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Bart