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E perché mai Napolitano dovrebbe dare le dimissioni?

26 Agosto 2013

Siamo uomini o caporali? si domandava provocatoriamente Totò nell’omonimo film del 1955 di Camillo Mastrocinque. Ho pensato a quel film mentre riflettevo che in un Paese come il nostro – che è praticamente diventato un inferno, simile a quello dove Dante volle rinchiusi tutti i vizi peggiori dell’umanità – cercare di ragionare e di seguire un qualunque filo logico che non si incrini alla pavidità è un’operazione da folli.

In Italia gli uomini sono capaci di battersi per un ideale e subito dopo per il suo contrario, e portare a difesa del loro comportamento nientemeno che le identiche motivazioni.

Tra gli uomini, una razza tutta speciale, che riesce ad elevare a principio una tale ipocrisia ed una così scoperta ambivalenza, è quella politica.

Si dirà che siamo i discendenti di Machiavelli, ma non basta; c’è una corruzione che va oltre il machiavellismo, c’è una ipocrisia che non ha niente a che vedere con la furbizia, c’è una ambivalenza che è puro frutto della malvagità.

Tutti questi vizi umani, e specialmente tutti questi vizi elevati  a potenza dalla politica di casa nostra, si stanno radunando come un vento impetuoso contro Berlusconi.

Un articolo apparso ieri sul Giornale a firma di Vittorio Feltri fa una breve storia delle contraddizioni del Pd. In molte occasioni favorevole all’amnistia, oggi è ostinatamente contrario poiché essa gioverebbe anche al suo nemico numero uno, condannato da una cassazione che si è dimenticata delle regole del diritto, ed è da tempo finita nelle mani di taluni che ne abusano spregiudicatamente,  incontrastati, giacché temuti.

Devo premettere che sono sempre stato contrario all’amnistia. Lo Stato (e dunque la politica) si è sempre disinteressato della situazione carceraria. È dalla metà del secolo scorso che si promette una migliore condizione di vita al detenuto, anche costruendo nuove carceri, ma – come sempre accade in Italia – alle promesse non sono seguiti i fatti. Così le prigioni sono diventate sempre di più inadatte a contenere un numero crescente di carcerati, ammassati in celle ridottissime come maiali dentro uno stallino.

Mancando volontà e soldi, si evita di impegnarsi sulla strada della riforma carceraria e si preferisce lavarsene le mani ricorrendo ogni tanto all’indulto e all’amnistia. Il Pd, come ricorda Feltri, ne ha usufruito ad personam più di una volta, ma oggi si dice contrario perché favorirebbe, tra le centinaia di migliaia di carcerati, un condannato speciale, Silvio Berlusconi. E allora, restino in carcere tutti. Questa è la logica aberrante del Pd. Un ragionamento che la dice lunga sulla confusione che l’odio ha sparso all’interno di quel partito, praticamente avvelenandolo. Così l’antiberlusconismo viscerale ha finito per colpire chi lo ha professato. Insomma, una bomba esplosa in mano a chi l’ha lanciata.

Infatti, non vi è dubbio che la obbrobriosa  sentenza della cassazione  (obbrobriosa poiché non suffragata da prove bensì da pregiudizi inammissibili) si sta rivelando e si rivelerà sempre di più un’arma micidiale offerta involontariamente all’uomo che ne doveva subire le conseguenze.

Si cerca di dare la colpa di quanto accade alla cocciutaggine di Silvio Berlusconi di non volere sottostare alla condanna. Ne ho scritto l’altro giorno:  che altra scelta può avere un leader di partito sul quale si è esercitato un potere unicamente distruttivo così come accadde, con esito assai più drammatico, a Giacomo Matteotti eliminato fisicamente dal fascismo perché scomodo?

Alessandro Sallusti ha scritto ieri che siamo alla sfida finale. Lo vorrei anch’io, ma non ci credo. Perché non ci credo? Perché nel Pdl ci sono troppi opportunisti, troppi ipocriti e troppi voltagabbana: troppi vigliacchi,   e non   sono tanto sicuro che questi non riusciranno ad ammorbidire l’attuale forte determinazione di Berlusconi. Peraltro, l’uomo – l’ho si è già visto in passato – non sa menare l’ultimo e definitivo fendente, e sul punto di vincere, ritira la mano. Ho l’impressione (e il timore) che sarà così anche questa volta.

Mentre dovrebbe respingere ogni ipotesi di attenuazione della pena, siano i domiciliari o i servizi sociali, o l’amnistia. Dovrebbe pretendere di andare dietro le sbarre, secondo il dispositivo della condanna letta da Antonio Esposito di fronte alle telecamere di tutto il mondo.

Solo così, egli avrebbe finalmente modo di mostrare alle democrazie occidentali tutti vizi e le assurdità di un Paese che racconta balle quando afferma di essere democratico, ed invece è anarchico, senza capo né coda, nelle mani di poteri corrotti e di istituzioni deboli, traballanti e disposte alla resa e alla sottomissione.

In queste ore gli avversari stanno provando a caricare sul centrodestra la responsabilità di una crisi di governo che appare sempre più vicina. Ne danno la colpa soprattutto a Berlusconi che, non accettando la condanna, farebbe di tutto per andare ad elezioni, che lo vedrebbero ancora in corsa, se fatte entro novembre.

La verità è che sono loro, quelli del Pd, che agognano le elezioni. Devono spartirsi i posti tra troppi contendenti: chi alla segreteria, chi alla guida di un nuovo governo e sono ai ferri corti, e urge muoversi in fretta; e dunque come mascherare questa esigenza? Cercando di cavalcare il caso Berlusconi, il suo rifiuto, ossia, ad accettare una sentenza da lui giudicata iniqua e che andrebbe, al contrario, annullata per i troppi vizi tanto di forma che di sostanza.

Berlusconi deve togliere in fretta un tale alibi al Pd. Come? Pretendendo che gli sia applicata la pena originaria e sia dunque rinchiuso in carcere.
Deve dichiararlo subito, non tergiversare o attendere un qualche salvacondotto motu proprio. Dalla sua carcerazione passa la rivoluzione liberale che tanto ha desiderato.

Il Pd ha messo sul tavolo anche l’Imu, sostenendo che non può essere abolito su tutte le prime case, ma solo sulle prime case dei ceti più deboli. Può sembrare un principio giusto, ma non lo è più se l’abolizione totale richiesta dal Pdl era arcinota nei patti del governo Letta. Qualche giorno fa si diceva che i fondi c’erano grazie all’abbassamento dello spread. Oggi invece mancano. Il solito tira e molla. La solita malcelata bugia.

Il Pdl pretende l’abolizione totale perché i suoi elettori appartengono ad un ceto medio che si vedrebbe ricompreso tra coloro tenuti al pagamento dell’Imu. Non   si può gridare allo scandalo se un partito si schiera a difesa dei propri elettori e, per giunta, a seguito di un impegno preso proprio in campagna elettorale.
Se il Pd insiste a non riconoscere quanto ha sempre dichiarato il Pdl, è di tutta e pacchiana evidenza che è il Pd a volere la crisi di governo. A chi vuole darla a bere?

La resistenza sull’Imu è solo il pretesto, il grimaldello affinché salti un’intesa con il Pdl. Come sarà un pretesto e un grimaldello il sostegno dichiarato dal Pd, alla mozione favorevole alla decadenza del Cavaliere dalla carica di senatore. Ho già scritto che prevedere la retroattività della legge Severino è un puro atto anticostituzionale, non perché si tratti di Silvio Berlusconi, ma perché le cose stanno così, e nessuna legge può andare contro la costituzione.

Infine si agita lo spauracchio – non solo da parte del Pd ma anche da parte delle colombe del Pdl – delle immediate dimissioni del capo dello Stato ove cadesse il governo Letta. Ciò potrebbe anche succedere, ma sarebbe un atto ricattatorio e vile del capo dello Stato, il quale non ne ha la disponibilità. Egli invece ha l’obbligo di restare – specie in un momento delicato come la crisi di governo –   al suo posto e tentare ogni strada per evitarla e, ove impossibile, convocare, secondo la costituzione,  nuove elezioni. Poiché, in mancanza di accordo in parlamento, è il popolo che dovrà decidere le sorti del nostro Paese.

Ci sono già troppe ombre su Napolitano (il silenzio su Fini, la nascita del governo Monti, le “scottanti” telefonate con Mancino distrutte per acquiescenza della consulta) perché il popolo possa subire ancora.


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Bart