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E se Bersani corteggiasse Scilipoti?

26 Marzo 2013

Tanto Bersani è roso dall’ambizione che non ci sarebbe da meravigliarsi se accettasse anche l’offerta che ieri gli ha indirizzato Domenico Scilipoti. Sì proprio lui, l’uomo che ha dato origine al fenomeno dello scilipotismo, tanto deriso dal Pd.

Credo che la nemesi si stia divertendo a più non posso. Ha cominciato durante la campagna elettorale, allorché il Pd era dato per sicuro vincitore con largo margine sugli avversari. Poi è sceso in campo il nemico numero 1, il politico che il Pd vuole far fuori con la complicità di una parte fiancheggiatrice della magistratura, e tutti hanno potuto assistere ad una rimonta portentosa, fino quasi ad ottenere la vittoria della competizione. Chi ha la mia età non avrà dimenticato la leggendaria vittoria di Charly Gaul al Giro d’Italia del 1956 nella tappa del Bondone letteralmente coperto di neve.

Ai piedi della montagna inizia l’azione irresistibile del fuoriclasse lussemburghese, e ad uno ad uno, inesorabilmente, vengono raggiunti e superati gli avversari, fino alla vittoria finale.
A Berlusconi è mancata la vittoria finale per una manciata di voti, ma la sua azione ha avuto lo stesso ritmo demolitore al punto che oggi ci si può legittimamente porre la domanda se il vincitore delle elezioni del 24 e 25 febbraio non sia stato proprio lui.
Bersani è in evidente affanno, mentre Berlusconi ha piazzato alcune mosse che rischiano di trasformarsi nei chiodi in cui andrà a sbattere la bicicletta di Bersani per il fine corsa.

In primo luogo, quell’offerta di alleanza per un governo riformatore che ha creato molto interesse sul Colle e in una larga parte del Pd, facendo mancare l’aria nei polmoni del presidente incaricato, affetto da antiberlusconismo viscerale. In secondo luogo la richiesta che il prossimo presidente della repubblica sia scelto nell’area dei moderati. E ciò sfruttando l’errore del Pd, il quale, assatanato dal potere, si è preso entrambe le presidenze delle camere, le quali, aggiunte alla presidenza del consiglio, porterebbero a 3 su 4 le occupazioni delle poltrone più ambite ai vertici dello Stato. È possibile allungare le mani anche sulla quarta? Non è possibile, giacché una tale completa e assolutistica occupazione non è mai avvenuta. Anche nella legislatura che si è conclusa, occupate dalla maggioranza di centrodestra le tre poltrone delle camere e della presidenza del consiglio, la quarta era occupata da Napolitano, un politico proveniente dal centrosinistra.

Pertanto, il Pd, che avrebbe potuto lasciare al centrodestra una delle due camere per riservarsi quella dello scranno più alto, si è fatto scottare dalla fregola e dalla smania, ed ora sarebbe difficile negare al partito che ha riscosso un consenso pressoché paritario una rappresentanza ai vertici dello Stato. Così che, avendo lasciato libero solo lo scranno del Colle, al centrodestra sarà gioco forza concedere proprio il posto che fra circa un mese lascerà Napolitano.
Il proverbio dice che la gatta frettolosa fece i gattini ciechi. Così è accaduto al Pd.

Ma proviamo ad andare oltre. In realtà il successo portentoso, alla Charly Gaul, della rimonta di Berlusconi ha prodotto la conseguenza di dare visibilità alla crisi del Pd.
Un po’ come successe all’Urss quando al soglio pontificio salì il papa polacco Woytila. La crisi dell’Urss, già in atto da qualche anno, precipitò e si rivelò al mondo in tutta la sua tragica realtà.

Osservando con attenzione le conseguenze del voto di febbraio, oggi possiamo perfino sostenere che, per i movimenti tellurici che si stanno producendo, la performance elettorale di Berlusconi sta agendo allo stesso modo e con la medesima efficacia nell’ex Pci, prefigurando in un orizzonte non troppo lontano una lacerazione e una disfatta di rara potenza.

Di ciò Bersani non si accorge e, anziché rinunciare all’incarico, continua a fare scouting, ossia il mercato delle vacche, oppure, vista l’offerta di Scilipoti, lo scilipotismo tanto vituperato, rendendosi perfino ridicolo.

Qualcuno gli ha fatto notare (ieri Belpietro a Piazza Pulita) che non ha senso dilungarsi a ricevere le rappresentanze numerose e articolate della società civile, quando non sa neppure se sarà lui a guidare il prossimo governo. Queste consultazioni hanno un senso solo dopo che l’incarico sarà definitivo. Solo dopo, infatti, avranno una loro valenza, aiutando a modulare più precisamente il programma di governo che si è chiamati a realizzare.
Ma farle ora, significa soltanto aggravare la situazione del Paese, che ha bisogno di un governo immediato.

Belpietro, nell’editoriale di stamani, titola: “Scusa Bersani, ma sei matto?”
Che abbia ragione?


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Bart