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Ecco il piano Pdl anti-tasse: “Vendere i beni dello Stato”

11 Giugno 2012

di Fabrizizo De Feo
(dal “Giornale”, 11 giugno 2012)

Roma – L’idea è quella di ripartire dai cittadini, di intercettare le ragioni profonde della rabbia dell’elettorato e provare a invertire la rotta. Impresa difficile, difficilissima in tempi di antipolitica e di fronte a un elettorato di centrodestra in cerca di rappresentanza.

Il Pdl, però, vuole provarci e sta lavorando sotto traccia per presentare, entro un paio di settimane, un vero e proprio patto per il rilancio dell’economia.
Il lavoro è entrato ormai nel vivo. La prima indicazione era stata fornita da Angelino Alfano all’assemblea annuale dei commercialisti.

«Dobbiamo fare un piano per l’abbattimento del debito con la vendita del patrimonio immobiliare e degli asset non strategici. Questo va fatto per il bene del ceto medio che è il cuore pulsante della società e che oggi teme il rischio dell’impoverimento » la convinzione espressa del segretario. Un indizio al quale si era aggiunto un ulteriore elemento da parte di Gregorio Fontana, uno dei dirigenti più vicini al segretario. «Il piano che noi abbiamo ben chiaro e sottoporremo con forza a Monti è non solo quello di cercare risorse da una spending review seria, ma anche da un piano di dismissione del patrimonio dello Stato » spiegava il deputato bergamasco. «Come un buon padre di famiglia, che per far fronte alla situazione economica vende la sua seconda casa, lo Stato ha un enorme patrimonio, 3-400 miliardi di euro che possono essere liberati e messi in circolo per diminuire il debito e far scendere le tasse ».

L’operazione è ovviamente ambiziosa – «dovremmo riuscire a convincere Monti a fare quello che Tremonti non ci ha consentito di fare » commenta un alto dirigente del partito – ma è evidente che è anche su questo terreno che si gioca il tentativo di rimonta e di inversione del termometro della credibilità del Popolo della libertà sia presso i settori produttivi del Paese ma anche, più in generale, presso gli elettori. In molti tornano con la mente alla misura sulle compensazioni tra crediti con la pubblica amministrazione e debiti con il fisco, una proposta inizialmente bollata come eretica e pericolosa sia dallo stesso Mario Monti che dalle altre forze politiche e poi imposta all’attenzione pubblica e approvata in Parlamento. Liberare risorse, d’altra parte, viene considerato vitale per recuperare l’interlocuzione con il bacino elettorale di riferimento per i moderati. Una condicio sine qua non per tradurre in pratica quella offensiva anti-Iva e anti-Imu periodicamente annunciata dai dirigenti di Via dell’Umiltà.

A questo punto il Pdl si concede massimo due settimane per concludere il lavoro e avere il documento pronto, da sottoporre poi al vaglio finale di Silvio Berlusconi.

I dirigenti che se ne stanno occupando più da vicino sono in primis Renato Brunetta ma anche Paolo Romani, Raffaele Fitto e Luigi Casero. Ci sarebbero stati anche alcuni confronti con economisti esterni sul tema della dismissione del patrimonio mobiliare e immobiliare – anche con l’abbassamento della presenza dello Stato nelle società a prevalenza di capitale pubblico – e il Pdl ne avrebbe parlato anche con Edward Luttwak, da sempre fautore di questa tesi.

Per il Pdl alla luce dei risultati non proprio lusinghieri ottenuti con la politica di incremento della pressione fiscale e del «fisco spettacolo », sposata dal governo Monti, è arrivato il momento di invertire la rotta, limitare la tentazione del governo di procedere a ulteriori strette che potrebbero provocare un avvitamento dell’economia e trovare il modo di restituire ossigeno ai ceti produttivi, alla disperata ricerca di aiuto e di un segnale di attenzione da parte delle istituzioni. Su questo tema così strategico, peraltro, in vista delle «primarie del programma », c’è chi immagina la possibilità di accogliere contributi esterni al partito e mobilitare la partecipazione dell’elettorato.

Sullo sfondo c’è chi annuncia la propria personale disobbedienza rispetto al pagamento dell’Imu, come Daniela Santanchè. «Io non pagherò l’Imu, non essendo una cittadina qualunque, mi faranno delle azioni di controllo, ma sono disposta a investire su questo e a pagare qualsiasi sanzione ».


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