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Fini e le responsabilità di Napolitano

22 Agosto 2010

Il 20 agosto mi trovavo a Budapest con mia moglie ed altri. Era una giornata di grande festa poiché si festeggiavano i mille anni dalla nascita della Nazione ungherese, ad opera di Stefano I, poi proclamato santo, da non confondere con il primo martire cristiano che la chiesa celebra il giorno dopo Natale.

La guida che ci accompagnava, giunta davanti alla piazza del Parlamento, ci mostrò la fiaccola che ricorda i martiri del 1956 e ci indicò il palazzo di fronte da dove i russi sparavano sui cittadini ungheresi che reclamavano la libertà.

Avrei voluto dirle che il nostro attuale presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, benedisse quell’invasione, ma mi trattenni per rispetto del mio Paese, per non macchiarlo di un obbrobrio. Contrariamente a quanto sono soliti fare i mariuoli del Pd che non provano nessuna vergogna a spargere diffamazioni e calunnie sul nostro Paese.

Dimenticano troppo facilmente e a loro uso e consumo. Se si ricordassero del Napolitano del 1956, proverebbero una grande vergogna. Eppure oggi Napolitano è potuto diventare il presidente del nostro Paese e forse gli ungheresi non sanno o non ricordano più quel fattaccio. Egli fu un loro nemico nel momento in   cui avrebbero avuto bisogno di tanta solidarietà. Napolitano non esitò a negargliela.

Ricordo ciò che mi è passato per la mente l’altro giorno davanti al Parlamento ungherese, poiché si irrobustisce dentro di me, ogni giorno sempre di più, il sospetto che Napolitano stia per compiere un altro grave errore, che segnerà in negativo, questa volta direttamente, il suo mandato.

Mi accorgo che la stampa teme di toccare questo punto. Non mi meraviglio dei giornalisti lecchini che scrivono per il Corriere della Sera, Repubblica e La Stampa, i quali saranno poi chiamati a rendere conto di questo pietoso servilismo, ma mi meraviglio che Feltri e Belpietro soprattutto non facciano scoppiare, con la loro autorità, lo scandalo del silenzio di Napolitano sul caso Fini.

La sola volta che Napolitano ha parlato del caso Fini è stato quando ha tentato di mettere il bavaglio alla stampa (cosa già di per sé gravissima). Questo tentativo ha avuto un immediato risultato sul Corriere della Sera, sulla Stampa, e ovviamente su Repubblica, i quali, se ancora scrivono sul caso Fini, è per difenderlo, anche se non riescono ad assolverlo.

Ma Feltri e Belpietro non possono continuare a tacere. Napolitano si ostina a non compiere il gesto che la sua carica gli impone. Egli è il garante delle Istituzioni, e pare esserselo dimenticato.

Continua a considerare quella di Fini una questione privata tra Fini e la magistratura da una parte e tra Fini e la stampa dall’altra.

Come si può far capire a Napolitano, che fu cieco nel 1956, che anche questa volta sta ripetendo un grave errore?

Il caso Fini non è una questione privata. Fini ha fatto delle dichiarazioni smentite da alcuni documenti e da alcune testimonianze. Lo stesso fatto che Fini rinunci a sottoporsi alle domande della stampa e che stia preparando una seconda dichiarazione, dopo le lacune presentate dalla prima, e che questa seconda dichiarazione tardi a venire per le sospettabili difficoltà a dare risposte esaurienti, lascia indifferente Napolitano.

Alcuni quotidiani, come il Giornale e Libero, insistono nelle loro accuse, e Napolitano sceglie di imporre il bavaglio anziché accertarsi se questi giornali abbiano o non abbiano ragione. Egli potrebbe autorevolmente porre fine alla diatriba. Al contrario, preferisce non chiarire niente agli italiani circa i sospetti che si vanno addensando, non su di un parlamentare qualsiasi, ma sulla terza carica dello Stato, di cui egli è garante.

È spontanea la domanda sul perché Napolitano si comporti così, ossia non faccia l’azione più ovvia per porre fine ad uno scontro che nuoce al Paese.

Eppure, come ho già scritto, basterebbe una semplice mossa: convocare Fini e chiedergli di dire la verità. E questa verità proclamarla, come è doveroso fare, al Paese, inquieto e incerto se a ricoprire questa terza carica super partes sia un mascalzone o un galantuomo. Preciso: non solo Napolitano deve raccogliere da Fini la verità, ma deve anche farla conoscere al Paese.

Perché il capo di Stato questa mossa non la fa?

Il sospetto è che Napolitano abbia paura di scoprire la verità, o, se l’avesse già scoperta, abbia paura di rivelarla al Paese. Poiché Fini è di una qualche utilità in funzione antiberlusconi.

Se davvero fosse così, la responsabilità del capo dello Stato sarebbe enorme. Non so se sia da impeachment, ma una tale colpevolezza non avrebbe riscontro nella nostra giovane storia repubblicana.

Questa eventuale copertura implicherebbe che la caduta di Fini si trascinerebbe dietro anche quella di Napolitano.

Se Fini cadesse, infatti, non potrebbero restare a ricoprire le loro cariche tutti coloro che l’hanno coperto. Capo dello Stato compreso, il quale si sarebbe messa la Costituzione (quella formale a cui tiene tanto) sotto i piedi.

Vorrei che Feltri e Belpietro, che hanno una documentazione rilevante sulle colpe e sui silenzi di Fini, indirizzassero ora i loro strali alle mancanze e all’immobilismo di Napolitano. Colpevole, con il suo silenzio, di lasciare il Paese a dibattersi in una grave incertezza istituzionale.

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