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Fini ride, ma la condanna c’è

27 Ottobre 2010

Sprizza gioia per averci messi tutti nel sacco. Già questo la dice lunga sulla complessa e inquietante personalità del presidente della Camera.
Mi domando che cosa ci sia da ridere.

I pm romani, pur impegnati strenuamente a salvare Fini, non hanno potuto far altro che rilevare che effettivamente il valore della casa di Montecarlo al momento della vendita nel 2008 era tre volte superiore ai 300 mila euro, prezzo al quale fu venduta.

Inoltre affermano che trattandosi di An, ossia di un partito, non è applicabile la fattispecie di infedeltà patrimoniale, che si applicherebbe invece a qualsiasi altra impresa:

“nessun artificio e raggiro si rilevava nella condotta di alienazione dell’immobile, decisa e attuata dal presidente dell’associazione/partito, rappresentante della stessa e titolato a disporre del suo patrimonio. Trattandosi di associazione non riconosciuta, non era neanche ipotizzabile quanto previsto dall’articolo 2634 del codice civile, prevista per gli amministratori di società” (qui).

L’art. 2634 surrichiamato recita:

“Art. 2634 Infedeltà patrimoniale
Gli amministratori, i direttori generali e i liquidatori, che, avendo un interesse in conflitto con quello della società, al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto o altro vantaggio, compiono o concorrono a deliberare atti di disposizione dei beni sociali, cagionando intenzionalmente alla società un danno patrimoniale, sono puniti con la reclusione da sei mesi a tre anni.
La stessa pena si applica se il fatto è commesso in relazione a beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi, cagionando a questi ultimi un danno patrimoniale.
In ogni caso non è ingiusto il profitto della società collegata o del gruppo, se compensato da vantaggi, conseguiti o fondatamente prevedibili, derivanti dal collegamento o dall’appartenenza al gruppo.
Per i delitti previsti dal primo e secondo comma si procede a querela della persona offesa.”

Già potrebbe bastare per farci capire che i pm hanno dovuto arrampicarsi sugli specchi, lasciandoci sopra la schiuma della loro parzialità.

Il significato, infatti, è questo: l’immobile è stato venduto, Fini aveva i poteri per farlo, e se fosse stato l’amministratore di una società sarebbe incorso quantomeno nel reato di infedeltà patrimoniale, “con la reclusione da sei mesi a tre anni.”

Se poi si pensi che i pm si sono rifiutati di interrogare (perché inconferente secondo il loro punto di vista) tanto Fini quanto Giancarlo Tulliani, ciò che emerge, in sovrappiù, è che questa è stata un’indagine condotta, come si suol dire, all’acqua di rose, cioè in modo del tutto superficiale.

E questo perché si è voluto usare un riguardo al presidente della Camera, al punto che non si è fatto trapelare neppure che fosse indagato. Trattamento speciale, che non viene applicato mai, come si sa, al presidente del Consiglio.

Per questo Fini ride. Anzi: ci ride in faccia. Certo è la terza carica dello Stato e noi cittadini siamo suoi sudditi, pezze da piedi, come succedeva nel medioevo.
Al signore feudale tutto è permesso. La legge si prostra ai suoi piedi ed egli ne va tronfio.
Roba da far accapponare la pelle!
Spero che alla parzialità dei pm rimedi il gip.

Fini, se avesse un minimo (dico un minimo) di dignità e di rispetto per le Istituzioni, dovrebbe dimettersi.
L’ha scampata perché i pm avevano tutta l’intenzione di salvarlo. Ma le sue colpe sono lì, ben scritte.
Insomma, a leggere il dispositivo, traspare molto bene che esso contiene una condanna quanto meno morale. Non c’è richiesta di condanna penale perché Fini è stato salvato dal fatto che ha agito dentro i confini di un’associazione non riconosciuta.

È come se qualcuno commettesse un delitto dentro i confini di uno Stato in cui il delitto non è punito, e venisse in Italia a raccontarci che non è un assassino.

L’operazione Montecarlo, del resto, è chiarissima, a prescindere da ciò che formalmente ne pensano i pm romani.
La svendita è stata riconosciuta e quindi non ci insisterò. Ciò che voglio sottolineare è che i pm dovevano andare oltre per verificare se ci fosse stata truffa. E invece si sono fermati. Perché? La ragione è sempre la stessa: Fini era un accusato a cui si dovevano dei riguardi.

Non sfugge, infatti, che la parte che i pm non hanno voluto indagare è la più importante giacché poteva dare (e secondo me dà) a quella svendita la configurazione di truffa aggravata e non di semplice infedeltà patrimoniale.
Ciò sarebbe emerso (salvo deposizioni false) interrogando Fini e Giancarlo Tulliani.

Scrivono i pm:

«Si è constatato – si legge nel comunicato firmato da procuratore capo Giovanni Ferrara e dall’aggiunto Pier Filippo Laviani – l’insussistenza di azioni fraudolente giacché nessun artificio o raggiro si rilevava nella condotta di alienazione dell’immobile decisa ed attuata dal presidente dell’associazione partito An ».

Se interrogando soprattutto Giancarlo Tulliani, questi avesse confermato, secondo quanto risulta anche dalla documentazione del governo di Saint Lucia, che egli fu il reale compratore dell’appartamento acquistato nominalmente dalla off-shore Printemps Ltd, l’azione fraudolenta, ossia l’artificio o il raggiro, sarebbe apparsa con tutta evidenza.

Questo è uno dei motivi per cui il gip non deve accogliere la richiesta di archiviazione. L’indagine non è stata né approfondita né completa. Ha percorso solo la metà del tragitto che avrebbe portato ad individuare l’artificio o il raggiro costituiti dalla creazione di una società off-shore allo scopo di trasferire ad un prezzo di favore un bene immobile ad un familiare.

Del resto, tutto quanto emerso dalla stampa circa i movimenti dei Tulliani (Elisabetta compresa), non poteva non far pensare ai pm che il favoreggiamento era del tutto concreto e quindi ipotizzabile.
Insomma, non si è voluto varcare il confine, oltre il quale, le colpe del presidente della Camera sarebbero state visibili e inoppugnabili anche agli occhi dell’opinione pubblica.

Da questa vicenda Fini ne dovrebbe uscire moralmente umiliato. Il trattamento di favore che gli è stato riservato è scandaloso quanto la svendita della casa monegasca. Dovrebbe vergognarsene.
Ma egli ne ride e, in sovrappiù, si è divertito a raccontarci bugie. Sfrontatamente.

Nessuno reclama, tutto tace. Anche sul Colle.

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“Il cavaliere molla le colombe” di Francesco Bei. Qui. Da cui estraggo:

(Berlusconi): «Due pesi e due misure: Fini, guarda caso, è l ´unico politico di cui non si è saputo che fosse indagato. Altrimenti si sarebbe dovuto dimettere. Mentre quelli della nostra parte vengono sputtanati sui giornali prima ancora che i pm li avvertano di essere inquisiti ».

Casa di Montecarlo. Rassegna stampa del 27 ottobre 2010. Qui.


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1 commento

  1. Commento by Mario — 11 Dicembre 2010 @ 03:02

    Che Fini sia in combutta con i magistrati non è nulla di nuovo.

    D’altra parte, essendo diventato di sinistra, è ovvio che i magistrati siano diventato suoi schiavi

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