Flavia Piccinni scrive sul mio libro Scrittori Lucchesi

Una città di musicisti e di scrittori
di Flavia Piccinni
(Da Il TIRRENO, domenica 16 ottobre 2016)

Qualche giorno fa da un’amica ho appreso la notizia di essere stata inserita in un’antologia di scrit ­tori lucchesi. In realtà lei non aveva capito molto, le avevano solo detto che in un libro pub ­blicato da un piccolo editore lucchese, Tra le Righe Libri, aveva incontrato il mio nome.

Non era riuscita a dirmi di più, ma i dati erano sufficienti per ri ­costruire la questione: cercan ­do su internet grazie ai fram ­menti che mi aveva riportato, mi sono felicemente imbattuta in un’edizione appena edita di Scrittori Lucchesi (pp. 332, € 16), graziosa antologia di Barto ­lomeo Di Monaco, appassiona ­to lettore e scrittore lucchese, che grande tempo ha dedicato alla storia della nostra città, ai suoi miti e adesso ai suoi auto ­ri.  Il libro – che è un’edizione ar ­ricchita di alcuni scritti già ap ­parsi su internet – pur non es ­sendo aggiornato al 2016, trac ­cia una mappa della scrittura lucchese che qui viene interpre ­tata attraverso trentaquattro scrittori.

«Lucca – scrive Di Monaco – è conosciuta come città della musica. Qui sono nati Boccherini, Catalani e Puccini, oltre a numerosi altri di minore fama (…). In realtà Lucca è anche la città degli scrittori ». E di scritto ­ri – fra cui la sottoscritta, accolta in qualità di giovane – questo li ­bro è zeppo. Delle loro storie si resta incantati come a guarda ­re una casina fatata, dove ogni folletto è in grado di aprire un mondo misterioso, e infinite prospettive. Ed è bello ritrovare Romano Battaglia, cuore de La Versiliana e autore purtroppo dimenticato, la cui penna si gio ­vava di grandi e tragici pensieri: «Alla morte non sfugge nessu ­no, ma andarsene lasciando un terribile ricordo aumenta il do ­lore di chi rimane ». E Mario Tobino. E Pia Pera, e Vincenzo Pardini, e Francesca Duranti «scrittrice dalla penna arguta » che «lascia trapelare, un po’ co ­me accade in Giuseppe Pontiggia, la sua vena di intellettuale che deve fare i conti con un’espressività che a malape ­na riesce a contenere il ricco connubio tra sentimento e pensiero che la caratterizza »; Fran ­cesca Duranti di cui, per uno strano gioco, ho letto proprio ieri nel libro di Laura Lepetitt “Autobiografia di una femmini ­sta distratta” pubblicato da Nottetempo, in cui l’autrice racconta della sua vita e della sua esperienza di editrice, che diede alle stampe fra i molti te ­sti anche il travolgente esordio della Duranti. Ci sono poi sco ­perte – o inviti alla lettura – co ­me Alfredo Bianchi e il suo “Il fiore rosso”; Gino Cesaretti di cui in questo spazio mi sono oc ­cupata una manciata di mesi fa a proposito del libro “Lucido e buio”, che ha ritrovato voce gra ­zie all’opera di Daniela Marcheschi, deus ex machina anche della nuova vita dell’opera let ­teraria di Dino Terra; Cosimo Giorgieri Contri, nato a Lucca nel 1870, con la sua “Felicità del sonno”; Silvio Micheli, viareggi ­no, che nel 1946 vinse il Premio Viareggio e Julio Monteiro Martins, brasiliano, autore di stra ­volgenti racconti.

E poi, ci si imbatte in alcuni dei più grandi intellettuali ita ­liani del Novecento. Arrigo Be ­nedetti che viene ricordato qui a cominciare da dove tutto eb ­be inizio, da Ponte a Moriano, il suo «paese distante otto chi ­lometri da Lucca, attraversato dal fiume Serchio, i cui umori bizzarri hanno accompagna ­to e ancora accompagnano la vita di quella gente ».

Arrigo Benedetti la cui scrit ­tura – ricorda Di Monaco – «è spigolosa, minuta, pisigna, e ha l’ambizione di non voler trascurare nulla ». La cui scrit ­tura, aggiungo io, è un solco dentro cui la tradizione luc ­chese che si è perduta negli anni dovrebbe guardare ades ­so: innovazione, furore, ca ­parbietà erano le colonne por ­tanti di tutta l’opera di Bene ­detti, che rappresentava con Mario Pannunzio, Manlio Cancogni, Enrico Pea i miglio ­ri anni di questa città e della sua provincia. Anni di fermen ­to, che adesso non ci resta che ricordare, frammenti di un successo andato che sarebbe necessario recuperare. Sarò di parte – per l’affetto che ho provato per Cancogni, che mercoledì pomeriggio verrà ricordato a Pietrasanta grazie al Circolo Fratelli Rosselli, nel Chiostro Sant’Agostino, attra ­verso testimonianze di critici e racconti – ma è certamente lui il faro che illumina questa raccolta. “Parlami, dimmi qualcosa” meraviglioso rac ­conto di un’estate in cui la vi ­ta si rivela a una famiglia, ai genitori e alle giovanissime Milla e Nina. Lo ha ripubblica ­to recentemente, grazie all’opera illuminata di Simone Caltabellotta, Elliot Edizioni. La lettura, da sola, vale una scoperta.

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