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STORIA: I MAESTRI: Mussolini e l’antipapa Farinacci

15 Ottobre 2016

di Fernando Manzotti
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, gioved√¨ 27 febbraio 1969]

Dal discorso del 3 gennaio ’25, che scioglieva i nodi creati dalla crisi Matteotti, alle elezioni a lista unica del ’29 la vita politica ita ¬≠liana sembra procedere se ¬≠condo una linea malinco ¬≠nicamente unitaria. L’anti ¬≠fascismo conta sempre me ¬≠no, ridotto ai margini della legalit√† e poi alla clande ¬≠stinit√†, mentre il fascismo, ormai in sella, instaura gra ¬≠datamente il regime. Si √® soliti infatti indicare i prin ¬≠cipali eventi od atti legisla ¬≠tivi che segnano le tappe di questo iter e che √Ę‚ÄĒ per dirla con Mussolini √Ę‚ÄĒ vengono a. rimpiazzare il ¬ę costumino ¬Ľ costituzionale dello Statuto albertino: scioglimento dei partiti e della massoneria, ampie facolt√† al governo di emanare decreti-leggi, esten ¬≠sione dei poteri dei prefet ¬≠ti, riforme dei codici, nuo ¬≠va legislazione sulla cittadi ¬≠nanza e sulla stampa, nuo ¬≠ve attribuzioni e prerogative del capo ¬† del governo.

In tale situazione non rie ¬≠sce agevole cogliere i con ¬≠trasti della lotta politica. Al colpo di Stato del 3 gennaio non corrisponde una concreta conoscenza della dinamica politica. Qual era il fa ¬≠scismo che aveva vinto il 3 gennaio? Perch√© i cosiddetti fiancheggiatori, coloro cio√® che avevano reso possibile al fascismo di governare sul ¬≠la base di un sostanziale compromesso con le vecchie forze politiche, non abbatte ¬≠rono Mussolini? Impegnato a rispondere a questi quesiti √® il terzo volume della ben collaudata e organica ope ¬≠ra di Renzo De Felice de ¬≠dicata a Mussolini (Mussoli ¬≠ni il fascista, parte II, ed. Einaudi, pp. 600, L. 6000): opera che nella misura in cui si allarga ad esplorare la storia d’Italia nel perio ¬≠do fascista √® inevitabile diventi qualcosa di diverso e di pi√Ļ che non una biogra ¬≠fia nel senso stretto del ter ¬≠mine.

Al di l√† delle facciate mo ¬≠nolitiche, all’indomani del 3 gennaio Mussolini pass√≤ un periodo pesante di precarie ¬≠t√† per le opposte pressioni che agivano su di lui. Da un lato i fiancheggiatori lo condizionavano e rinuncia ¬≠vano a disfarsene solo per il timore di un ¬ę salto nel buio ¬Ľ, oltre che per le di ¬≠visioni esistenti fra di loro. Dall’altro lato c’erano le pro ¬≠teste e le reazioni dei fa ¬≠scisti intransigenti i quali parlavano di Mussolini co ¬≠me di un Giolitti rimesso a nuovo dalla cura Woronoff; si lamentavano che governo e partito fascista imbriglias ¬≠sero la prosecuzione delle violenze di stampo squadri ¬≠sta perch√© √Ę‚ÄĒ essi sostene ¬≠vano √Ę‚ÄĒ la ¬ę normalit√† fa ¬≠scista ¬Ľ non poteva essere la normalizzazione auspica ¬≠ta dai fiancheggiatori. Tale conflitto giocava dialettica-niente a favore di Mussoli ¬≠ni e recava in s√© la mi ¬≠gliore spiegazione dell’atteg ¬≠giamento dei fiancheggiatori: Mussolini si rendeva inso ¬≠stituibile perch√© non era soltanto un presidente del consiglio realizzatore di com ¬≠promessi e di equilibri, ma era altres√¨ un ¬ęduce ¬Ľ ca ¬≠pace di imporre la propria volont√† agli estremisti del suo partito. Valeva quindi la pena pagargli un prezzo affinch√© tenesse a freno l’intransigentismo fascista.

Questa interpretazione di De Felice √® senza dubbio acuta: si pu√≤ per√≤ osserva ¬≠re che i fiancheggiatori, non traducibili in una definita forza politica, rappresentano una nozione che va storio ¬≠graficamente verificata e in ¬≠verata. Poich√© si va dalla monarchia ai cattolici sim ¬≠patizzanti del fascismo, da taluni liberali di destra agli ex-nazionalisli, dagli organi ¬≠smi economici all’associazio ¬≠ne combattenti. Forze e ceti eterogenei fuori e dentro il partito fascista e impegnati in una lotta politica ¬ę sui generis ¬Ľ rispetto a quella dei partiti.

Non avendo, comunque, questi ¬ęfiancheggiatori ¬Ľ pre ¬≠so nessuna iniziativa fra il gennaio e il febbraio ’25, Mussolini si trov√≤ esposto alle accuse degli intransi ¬≠genti che vedevano la ¬ęri ¬≠voluzione fascista ¬Ľ scadere ad operazione trasformistico-autoritaria su vastissima scala. Mussolini fu cos√¨ in ¬≠dotto a nominare segretario del partito Roberto Farinac ¬≠ci, dal quale lo divideva una valutazione pregiudizia ¬≠le sul rapporto fra partito fascista e governo. Per il futuro ¬ę duce ¬Ľ il rafforzamento del partito si inqua ¬≠drava in una visione poli ¬≠tica generale che aveva co ¬≠me punto di riferimento es ¬≠senziale lo Stato, al quale assegnava una posizione di supremazia; per Farinacci invece il partito doveva esercitare una funzione pre ¬≠minente rispetto alle altre forze e agli stessi poteri dello Stato. Ma nonostante questo e altri dissensi di fondo, l’intransigentismo di Farinacci era strumentaliz ¬≠zato da Mussolini perch√© gli consentiva di soddisfare e in pari tempo di tenere a bada gli estremisti, e gli serviva per deviare su Fa ¬≠rinacci stesso i malumori dei ¬† ¬† ¬ę fiancheggiatori ¬Ľ.

Senonch√© col passare del tempo si accrebbero le in ¬≠sofferenze contro i metodi di ¬≠scriminatori del ras di Cre ¬≠mona e si deplor√≤ aperta ¬≠mente l’andazzo di sostitui ¬≠re i ¬ę baroni tricolori ¬Ľ ai ¬ę baroni rossi ¬Ľ. Due grossi avvenimenti di significato opposto ebbero il risultato convergente di determinare la liquidazione della segre ¬≠teria Farinacci. Gli eccidi di Firenze dell’ottobre “25, det ¬≠ti le ¬ę notti di san Barto ¬≠lomeo ¬Ľ fiorentine, sollevaro ¬≠no sentimenti di odiosit√† verso il fascismo. Un mese dopo ci fu il fallito atten ¬≠tato Zaniboni a Mussolini: un attentato che ebbe l’ef ¬≠fetto di solvente. Quei ceti dirigenti che fino allora era ¬≠no stati incerti, ora, per garantirsi dal sovversivismo sia rosso, sia nero, punta ¬≠rono tutto su Mussolini e passarono, insieme alla gran ¬≠de stampa liberale, a soste ¬≠nere pi√Ļ o meno esplicita ¬≠mente il governo fascista. In ¬† siffatte mutate condi ¬≠zioni non aveva pi√Ļ senso la permanenza di Farinacci alla segreteria del partito. L’esponente cremonese in ¬≠ghiottii il suo allontana ¬≠mento. Rinfacci√≤ per lette ¬≠ra a Mussolini i suoi me ¬≠riti. Illuminante della psi ¬≠cologia del ¬ę duce ¬Ľ √® una tagliente risposta a chi an ¬≠dava assumendo ¬ęaria di Antipapa ¬Ľ e si dichiarava ¬ę anarchico fascista ¬Ľ. ¬ę Pu√≤ darsi √Ę‚ÄĒ ribatteva seccamen ¬≠te Mussolini a Farinacci √Ę‚ÄĒ che io debba qualche cosa a qualcuno, te compreso; ma gli altri mi debbono una infinita gratitudine, te com ¬≠preso. Io sono di gran lun ¬≠ga creditore di tutti, indi ¬≠scutibilmente ¬Ľ.

In poche settimane la si ¬≠tuazione cambi√≤ completa ¬≠mente, tanto che Balbo os ¬≠serv√≤ che non si trovava pi√Ļ un antifascista a pagarlo a peso d’oro. Cos√¨ la strada era sgombra al consolida ¬≠mento del fascismo median ¬≠te l’erezione di nuove strut ¬≠ture dello Stato, i Patti del Laterano, e il ¬ę plebiscito ¬Ľ del marzo ’20. Questo segn√≤ veramente una svolta: da allora il regime si poteva dire fondato. Essendo ogni forma di opposizione stron ¬≠cata, da qualche parte spun ¬≠t√≤ persino la speranza che l’avvenuta normalizzazione permettesse al fascismo una pacificazione interna e una certa liberalizzazione. Senon ¬≠ch√©, a dispetto del suo trion ¬≠fo, il fascismo non poteva dirsi veramente vincitore di fronte alla totalit√† del pae ¬≠se, e mai avrebbe potuto smobilitare le sistematiche misure di polizia contro i suoi avversari. Giacch√©, co ¬≠me un attore romano ebbe a punzecchiare dalla scena Giulio Cesare: ¬ęE’ costret ¬≠to a temere molti chi molti fa temere ¬Ľ.

 


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Bart