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STORIA: I MAESTRI: La folle storia degli anarchici

18 Ottobre 2016

di Paolo Monelli
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, ¬† mercoled√¨ 24 dicembre 1969]

Michail Bakunin, anarchico russo, dopo aver predicato per trent’anni la ribellione ad ogni forma di governo, do ¬≠po aver invano sperato, gli anni ’73 e ’74, che dalla Spa ¬≠gna e dall’Italia, a suo giu ¬≠dizio le nazioni pi√Ļ mature per un’azione sovvertitrice, partisse la fiammata definiti ¬≠va, vecchio, deluso, triste, do ¬≠vette ammettere che l’ora del rivolgimento era ancora re ¬≠mota, che nei popoli non c’era traccia di quella passione ri ¬≠voluzionaria che aveva loro attribuito.

Grottesco, come lo defin√¨ Nello Rosselli, fu il tentativo di insorgere dei bolognesi l’8 agosto del 1874, al quale Ba ¬≠kunin aveva voluto partecipa ¬≠re. Un comitato anarchico italiano per la rivoluzione so ¬≠ciale, presieduto da Andrea Costa, aveva studiato per un anno un progetto di insurre ¬≠zione in alcune regioni, da cui sarebbe dovuta uscire ¬ę con reazioni a catena ¬Ľ la rivo ¬≠luzione nazionale.

Il mancato suicidio

Il piano per l’Emilia e la Romagna stabiliva che un migliaio di bolognesi si ra ¬≠dunassero la sera del 7 agosto in due punti fuori delle mura cittadine fino all’arrivo di tre ¬≠mila insorti romagnoli che do ¬≠vevano concentrarsi ad Imola. Insieme avrebbero mar ¬≠ciato in due colonne sulla citt√† ove Bakunin era pronto a prendere il comando. I bo ¬≠lognesi convennero abbastan ¬≠za numerosi ai luoghi fissati. Ma ad Imola dei tremila pre ¬≠visti non si ritrovarono che in duecento: che tuttavia si misero animosamente in mar ¬≠cia verso Bologna, ma incap ¬≠parono nella polizia che ave ¬≠va saputo dei loro propositi e gi√† aveva arrestato Andrea Costa: i pi√Ļ furono catturati, gli altri fuggirono ai monti. Ai bolognesi, dopo vana at ¬≠tesa, non rest√≤ che seppellire le armi e disperdersi.

Bakunin, sconvolto, come il giovane Werther del Ragaz ¬≠zoni, pens√≤ di farsi saltar le cervella con tutte le storie che c’erano dentro. Gli amici gli tolsero la pistola di mano, gli tagliarono la barba cherusca, lo vestirono da prete, e lo misero in treno per la Sviz ¬≠zera con un paniere d’ova al braccio.

Anche gli altri colpi con ¬≠templati dal piano di guerra furono sventati dalla polizia; il solo che os√≤ muoversi, in Puglia, fu il giovanissimo casertano Errico Malatesta. Ecco come narr√≤ la sua impresa: ¬ę Pi√Ļ centinaia di congiurati avevano promesso di trovarsi a Castel del Monte; mi di ¬≠rigo al convegno; ma al luogo dell’appuntamento, di centi ¬≠naia che avevano giurato, ci troviamo in sei. Non importa, si apre la cassa delle armi. E’ piena di vecchi fucili ad avancarica; non fa niente, ci armiamo e dichiariamo la guerra all’esercito italia ¬≠no. Battiamo la campa ¬≠gna per diversi giorni cercan ¬≠do di trascinare i contadini, ma senza trovare eco. Il se ¬≠condo giorno abbiamo uno scontro con otto carabinieri che ci fanno fuoco addosso, credendoci moltissimi. Tre giorni dopo ci accorgiamo di essere circondati. Non c’√® altro da fare (…). lo mi na ¬≠scondo in un carro di fieno e cos√¨ riesco ad uscire dalla zona pericolosa ¬Ľ.

Da allora sono passati qua ¬≠si cent’anni; e l’anno scorso, settembre 1968, il congresso anarchico internazionale di Carrara chiudeva i suoi la ¬≠vori affermando che i tempi ¬ę non sono ancora maturi per una rivoluzione immediata ¬Ľ. Naturalmente, per una rivo ¬≠luzione quale vagheggiano gli anarchici. Le altre non so ¬≠no rivoluzioni, sono sommo ¬≠vimenti dai quali finisce sem ¬≠pre con l’uscire un governo, una gerarchia, una polizia, un esercito, tutte cose che han ¬≠no in abominio. La Palinge ¬≠nesi che si propongono √® fatta di cos√¨ contrastanti elementi che si distruggono l’un l’altro. A Carrara, il secondo giorno del congresso, i delegati sviz ¬≠zeri e quello inglese ne usci ¬≠rono: ci si facevano troppe chiacchiere, per cui avevano stabilito d√¨ tornare a casa ¬ę sulle loro posizioni rivolu ¬≠zionarie ¬Ľ. I rimasti presero atto della risoluzione dichia ¬≠rando legittimo il contegno dei dissidenti, ¬ę poich√© hanno rivendicato la libert√† di scelta del metodo d’azione, libert√† alla quale gli anarchici tutti tengono gelosamente ¬Ľ. (Ed anche questo congresso, come gi√† i precedenti del 1949 e del 1958, ha rivelato che il movi ¬≠mento √® fallito, che l’anar ¬≠chia √® ormai una ribellione a vuoto, o un’etichetta appic ¬≠cicata a manifestazioni di di ¬≠subbidienza civile, o senza programma).

Personaggi inquieti

Gi√† nel primo numero di un giornale anarchico del 1880, Il pugnale, citato nella ¬ę Storia degli anarchici ita ¬≠liani da Bakunin a Malatesta ¬Ľ, di Pier Carlo Masini, Rizzoli, 1969 (uno studio mi ¬≠nuzioso ed accurato, ed un interessante contributo alla storia d’Italia degli ultimi trenta anni del secolo scorso, su documenti inediti d’archi ¬≠vio), si legge un fantasioso programma di sterminio quale poteva piacere a un Bakunin, a un Vittorio Pini, a un Emile Henry e compagnia esagi ¬≠tata: ¬ę Si brucino i muni ¬≠cipi e le prefetture, le caser ¬≠me e le banche, gli uffici del registro, le parrocchie e le stamberghe, si pigli possesso dei palazzi defenestrando tut ¬≠ti i grassi borghesi. Si scanni o si bruci dovunque ci sia da vendicare un torto o ripa ¬≠rare ad un’ingiustizia. La rivoluzione si faccia senza capi; e se questi si presentino, le prime schioppettate siano per loro ¬Ľ.

Anche i programmi dei pre ¬≠dicatori ci appaiono vari e contraddittori. Bakunin si ab ¬≠bandona a pazze fantasie, immagina la futura umanit√† una massa amorfa, dedita solo ai lavori manuali, organizzata da un’eletta segreta. Kropotkin, il principe russo di pi√Ļ antica nobilt√† di quella degli Zar, attende l’avvento del ¬≠l’anarchia non tanto da bru ¬≠schi sconvolgimenti quanto da una pacifica evoluzione, dal semplice maturare dell’opinio ¬≠ne pubblica.

Escono dalle cronache per ¬≠sonaggi drammatici, inquieti, angustiati dalle strettezze, da es√¨li amari, da anni di galera, da aspri contrasti d’idee fino a spezzare sodalizi di lunga data. Quando Andrea Costa, che si profess√≤ anarchico fin dal 1881, d√† vita al partito socialista e gli prefigge vie le ¬≠gali e pacifiche, il suo pi√Ļ che fraterno amico Carmelo Palladino gli volge le spalle vi ¬≠tuperandolo come ¬ę il maggior nemico dei lavoratori ¬Ľ.

Tragica sorte

Tragica la sorte di Carlo Cafiero, in cui Kropotkin vede ¬ę un idealista dei pi√Ļ nobili e puri, incapace di far male ad una mosca; e tuttavia pre ¬≠se un fucile e and√≤ con pochi amici su per le montagne del Beneventano quando gli parve di poter tentare un’insurre ¬≠zione, per dimostrare al po ¬≠polo che ci si pu√≤ buttare allo sbaraglio per un motivo pi√Ļ serio di quello di una semplice ribellione agli agenti del fi ¬≠sco ¬Ľ. (Allude alla banda del matese costituita dal giovane pugliese per l’effimera conqui ¬≠sta di due villaggi). Un aspro periodo di carcere in Svizzera e l’angoscia per la ¬ę defezio ¬≠ne ¬Ľ di Andrea Costa gli dan ¬≠no volta al cervello, √® rin ¬≠chiuso in manicomio, ove ha accessi di messianismo, alluci ¬≠nazioni, si strappa di dosso gli indumenti bianchi perch√©, dice, danno l’anemia, chiede camicie mutande fazzoletti calze e panni rossi, perch√©, dice, rafforzano il sangue; sprofonda nei gorghi √Ę‚ÄĒ come disse Filippo Turati √Ę‚ÄĒ di una mite e poetica follia a tinte umanitarie; e muore dopo die ¬≠ci anni di buio.

Anche quegli agitatori, co ¬≠me il Malatesta, come Amil ¬≠care Cipriani, che giustificano il furore distruttivo di un po ¬≠polo contro il sistema, e son pronti a guidar ribellioni, hanno sempre deprecato gli atti violenti individuali. D’altro canto, come scrive il Masini, ¬ę le persecuzioni, le lun ¬≠ghe detenzioni preventive, gli es√¨li forzati, contribuirono alla diffusione tra gli internazio ¬≠nalisti di uno stato di esaspe ¬≠razione, di rivolta assoluta e radicale, non solo contro le istituzioni ma contro tutta la societ√† ¬Ľ. Parecchi italiani si misero al servizio degli stra ¬≠nieri come giustizieri di capi di Stato. Caserio (1894) ucci ¬≠de il presidente francese Sadi Carnot, Angiolillo (’97) spa ¬≠ra in Spagna al primo mi ¬≠nistro Antonio Canovas, Luccheni (’98) pugnala a Gine ¬≠vra la mite incolpevole Elisabetta d’Austria. Ma questi atti compiuti da uno solo raramen ¬≠te hanno suscitato l’aperta condanna dei capi, nonostan ¬≠te le declamazioni di questi sull’amore universale che lega gli uomini semplici e sulla fondamentale purit√† di cuore degli oppressi. Dell’anarchico francese Ravachol, che oltre ad uccisioni di natura politica aveva sulla coscienza delitti comuni, come l’assassinio di un vecchio mendicante e la violazione di una tomba per spogliarla di oggetti preziosi, disse il fervente anarchico e notissimo geografo Eliseo Reclus che ne ammirava il co ¬≠raggio, la nobilt√† dei senti ¬≠menti, la bont√† di cuore, la grandezza d’animo.

Gli stessi terroristi si ine ¬≠briavano delle loro parole: ¬ę le idee si annaffiano con il sangue ¬Ľ, ripeteva volentieri il cuoco Passanante che attent√≤ a re Umberto. Una genuina esaltazione di sacrificio li fa alteri, sereni o sprezzanti da ¬≠vanti ai giudici; e si avviano spavaldi alla morte. Luigi Alibaud, condannato a morte per un fallito attentato al re Luigi Filippo, proclam√≤ in tri ¬≠bunale: ¬ę Non volevo uccidere per uccidere, la pallottola del mio fucile non era diretta con ¬≠tro un uomo, ma contro un principio ¬Ľ. Emile Henry, poco pi√Ļ che ventenne, condannato a morte dalla corte d’As ¬≠sise di Parigi per due stragi che uccisero dieci persone e ne ferirono venti, disse ai giu ¬≠dici: ¬ę Di fronte allo spetta ¬≠colo di questa societ√† ove tutto √® basso, tutto √® vile, mi sono sentito giustiziere. Gli anarchici non siedono in Parlamento come i socialisti, ma vanno alla ghigliottina. In questa guerra senza piet√† che abbiamo dichiarato alla so ¬≠ciet√† borghese non chiedia ¬≠mo piet√† alcuna. Diamo la morte; sappiamo anche su ¬≠birla ¬Ľ.


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Bart