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Mammamia, quanto tempo c’è voluto

11 Aprile 2012

Finalmente anche gli esaltati del governo Monti, soprattutto gli antiberlusconiani, hanno avuto la possibilità di capire (salvo i fanatici ottusi, ovviamente, e non sono pochi) che lo spread elevato di novembre non dipendeva affatto dalla presenza al governo del nostro Paese di Silvio Berlusconi.

Ma ce n’è voluto di tempo, per far intendere loro che la speculazione aveva individuato nella mancanza di una vera banca centrale, ossia una banca in grado di stampare moneta, il tallone di Achille di questa nostra vecchia e malandata Europa.

Dopo aver finto di darci un po’ di respiro ed avere illuso il bocconiano Monti che la strada dell’inasprimento fiscale era quella giusta, la speculazione ha deciso che era giunto il momento di incassare, ossia di tirare su l’amo e vedere quanti pesci avevano abboccato. In Italia tanti. Dal capo del governo in primis, e poi da tutti i suoi ministri, e a seguire il presidente della repubblica (fattosi convincere troppo facilmente dalla Merkel) e l’inefficiente e opaco apparato dello Stato.

La speculazione ha tirato le somme, e ha calcolato che la recessione in cui siamo piombati, grazie alla trappola tesaci, non consentirà all’Italia di avviare alcuna fase autentica di crescita. I cittadini non consumeranno più dello strettissimo necessario, strozzati dalle tasse, e le aziende non investiranno in sviluppo, sia per mancanza di liquidità e sia perché non saprebbero dove collocare la maggiore produttività, che sarebbe condannata a restare ferma in magazzino.

Gli imprenditori non sono così sciocchi da scambiare lucciole per lanterne, infatti. Dunque, stanno in guardia e non danno la loro fiducia a scatola chiusa, come stanno facendo i partiti dell’ABC. Hanno arricciato il naso al momento del decreto Salva-Italia, ed ora si guardano bene dall’abbassare la guardia.

E hanno ragione. Per questa via, infatti, non potrà aversi nessun   risanamento. La speculazione si è sfregata le mani quando ha constatato che l’Italia si era ben guardata dal prendere l’unica strada possibile, quella di abbattere, e in fretta, il debito sovrano mediante la dismissione di buona parte del patrimonio pubblico.
Ha atteso, ha pazientato fiduciosa, ed ora si prepara ad incassare il suo pronto contro termini.

P.S. La Lega Nord sta facendo pressioni su Rosi Mauro perché si dimetta da vicepresidente del Senato. Mi meraviglio che non colga l’occasione per sostenere che anche Fini debba rassegnarle per il caso Montecarlo. Come anche ha scritto ieri su Libero Fausto Carioti.

Calderoli si è limitato a rispondere:

“Rosi Mauro deve rassegnare le dimissioni? «Un passo alla volta, e comunque dipende dalla sua volontà – ha detto – Lasciamo a tutti il tempo per riflettere. Certo sarebbe un gesto positivo, giusto e opportuno dimettersi da vicepresidente del Senato. Cosa che invece Fini non ha ritenuto opportuno fare quando è stato coinvolto in altre inchieste »”.

Troppo poco. Questa era una buona occasione per mettere Fini con le spalle al muro.

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart