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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Giallo: Gigolò/A detective story: Gigolo (Trad. Helen Askham) #15/22

25 Agosto 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Gigolò #15

 

Andarono da Ada. La trovarono al bar. Stava discorrendo con Pino.
«Vorremmo parlarti. »
«Qui? »
Renzi si rivolse al barista.
«C’è un angolino per noi? »
«Venga di qua » rispose il barista, e scostò una tenda che dava in una piccola stanza con pochi tavoli.
Si sedettero e Renzi non perse tempo. Fece il nome del marito della signora Giulia.
«Sì, lo conosco. Ci vediamo di tanto in tanto. »
«Sai se la moglie era al corrente? »
«Vuol dire al corrente se suo marito veniva da me? Ma lo sa, commissario, che mestiere faccio? Può mai dare peso una moglie ad una relazione con una prostituta? »
«Non sottovalutare le mogli, Ada. »
«Perché? È una moglie speciale, quella del signor Alfredo? »
«Conoscevi Alberto? »
«Era mio cugino. Che brutta fine, poveretto. »
«Ti ha mai parlato di lui, il signor Alfredo? »
«E perché l’avvocato avrebbe dovuto parlarmi di lui? Non lo conosceva. Anzi, sono stata io a presentarglielo una delle ultime volte che ci siamo visti. Mi pareva che se la intendessero. »
«Cosa vuoi dire. »
«Che avevano simpatia l’uno per l’altro. Così mi sembrava. »
«Ti ha mai parlato Alberto delle sue relazioni? »
«Con le donne, vuol dire? »
«Sì. »
«Lei vuol sapere se io so che Alberto se la intendeva con la moglie dell’avvocato, non è così? » Jacopetti spalancò la bocca, e anche Renzi rimase interdetto. Non se l’aspettavano.
«Come sai queste cose? »
«Le so nel modo più semplice. Me le ha confidate mio cugino. Quando gli ho presentato l’avvocato, lui poi mi ha raccontato che se la faceva con la moglie. Ci ha fatto una bella risata. Che le dicevo, commissario? Le mogli sono tutte uguali. Sono cornute e fanno le corna. Di eccezioni se ne contano sulle dita di una mano. È il sesso che la fa da padrone, è il sesso che comanda il mondo. Lei che fa questo mestiere dovrebbe saperlo meglio di me. »
«Potrebbe essere stato l’avvocato a uccidere suo cugino. »
«Potrebbe essere, ma chi la sa la verità. Lei? »
«Io la cerco sempre la verità. »
«E la trova? »
«Qualche volta. »
«Sempre, la trova. » Era Jacopetti.
«Oppure potrebbe essere stata la moglie. » Non era il commissario, ma Ada.
«Perché lo pensi? »
«Le mogli spesso diventano gelose dei propri amanti. E Alberto me lo diceva che la signora Giulia si era attaccata un po’ troppo a lui, e gli stava sempre addosso. Mi ami? Dimmi che mi ami, era sempre questo il ritornello, e Alberto un po’ s’era scocciato. Se non fosse stato che la signora lo pagava bene, era da un pezzo che l’avrebbe lasciata. Ma era il suo lavoro e, mi diceva, non sempre è un divertimento. »
«La pensi così anche tu? »
«Sapesse i tipi che mi capitano. Devo digerirmeli tutti. Fossero come l’avvocato, allora il mio mestiere sarebbe davvero il più bello del mondo. Invece… »
«Sei giovane, puoi cambiare… »
«E chi la vuole una come me. Quando si è cominciato, si è segnati per sempre. Non si può essere più felici. »
«Credi davvero che la moglie potrebbe aver ucciso Alberto? »
«Non credo un bel niente, potrebbe essere stato l’avvocato, o anche qualcun altro, qualche altro marito, o qualche altra donna gelosa. Perché qui c’entra la gelosia, su questo non ci piove. »
«E tu? »
«Io che? Mica pensa che mi sia andata ad inguaiare in un delitto? E poi mio cugino! Io non ce ne ho di moventi. Di guai invece sì, anche troppi. Figuriamoci se me li vado a cercare da me. »
«E invece potresti anche averlo ucciso tu. Sei una donna, e tuo cugino potrebbe aver fatto girare la testa anche a te. »
«Ma che fa, commissario, le sogna anche la notte? Non ci va a letto con sua moglie, la notte? Non si svaga un po’. Guardi che se non si distrae un po’, lei mica può durare tanto a fare il suo mestiere. »
«Dov’eri il giorno del delitto, alle 20,30? »
«Che vuole che ne sappia. Dentro una macchina di sicuro, ma quale, chi se lo ricorda più. E per questo lei ora mi arresterebbe e mi metterebbe in gattabuia accusandomi dell’omicidio di mio cugino? Ah, a che punto siamo arrivati. »
«Potrei metterti dentro per il mestiere che fai. »
«Dovrebbe mettere dentro mezza città. E non c’è posto per tutti a San Giorgio[1]. »
«Guarda di non tenermi nascosto niente. Se sai qualcosa, questo è il momento di parlare. »
«Non so un bel nulla, gliel’ho già detto. »
«Penso che ci rivedremo. »
«Sì, lo penso anch’io. E sono proprio curiosa di vedere come fa all’amore un commissario. »
«Non ci scherzare. »
«Non ci scherzo no. È il mio lavoro e anche lei, che crede?, mi dovrà pagare. »
«Ciao, bella. »
«A presto, commissario. »  

Il commissario Renzi tornò più volte nell’appartamento della vittima. Un pomeriggio, mentre stava entrando, sentì i passi di Giorgio che scendeva le scale. Si fermò a salutarlo. Giorgio gli domandò delle indagini.
«Ha trovato qualcosa, commissario? »
«Macché. »
Jacopetti stava dietro il commissario, abbozzò un sorriso.
Il commissario diede un’occhiata alle rampe di scale che portavano ai piani superiori. Erano ripide, come si usava una volta. Dalla tromba delle scale si intravedevano le porte degli appartamenti, che erano stati ristrutturati.
«Vuole entrare anche lei, professore? » domandò a Giorgio, quando si decise ad entrare nell’appartamento della vittima.
«Con piacere » rispose subito Giorgio, che era punto dalla curiosità. Entrarono. Vi erano tre scalini che scendevano, immettendo in una larga stanza che faceva da ingresso e da sala insieme. A destra si vedevano due porte: una più piccola che accedeva al bagno e l’altra che dava in cucina. A sinistra una porta conduceva alla camera. Sul pavimento di quest’ultima, a fianco del letto, era stata disegnata con gesso bianco la sagoma della vittima, così come era stata rinvenuta dalla polizia. Ancora vi erano le macchie di sangue fuoruscito dalla ferita alla gola. Alberto era stato sorpreso alle spalle e gli era stata tagliata la gola.
«Una brutta morte » disse Giorgio.
Il letto era largo, a due piazze, ancora disfatto.
«Vede? Qui hanno dormito in due, e probabilmente l’assassino è una donna. Per una ragione che ancora non conosciamo, si è alzata dal letto, e senza essere vista, è piombata alle spalle della vittima, uccidendola. » Renzi continuò: «Aveva portato con sé il coltello, nascosto probabilmente nella borsetta. È venuta qui per uccidere. L’omicidio era premeditato. »
«Ci ha fatto prima all’amore e poi l’ha ucciso. » Era Jacopetti, a cui si illuminarono gli occhi.
«Proprio come fa la mantide religiosa » disse Giorgio.
«Anche se qui di religioso non c’è proprio nulla » disse Renzi.
«Invece sbaglia, commissario. » Era di nuovo Jacopetti. «Guardi qui. » Sul piccolo comò vi erano due piccole Madonne racchiuse ciascuna dentro una campana di vetro. Una stava a destra e una a sinistra del comò, che aveva nel mezzo una specchiera modesta.
«È difficile capire la gente. Si direbbe che fosse un giovanotto di fede. Ma col mestiere che faceva, che c’entra la fede, lei me lo sa spiegare? » E Renzi guardò Giorgio.
«Lo chiede a me, commissario? Io me ne capisco poco del prossimo. Ho sempre fatto gli affari miei e ho cercato, per quanto possibile, di stare alla larga dagli uomini. »
«Non dalle donne, però. » Era di nuovo il commissario, che aveva saputo da Ada che Giorgio la frequentava ed aveva anche altre donne, così si diceva, e una di queste era Alessandra.
«Sarebbe meglio se fossi capace di starne lontano. Ma come si fa? È possibile ad un uomo fare a meno delle donne? »
«No, che non è possibile » disse Jacopetti. «Sono la nostra metà, e dunque è impossibile farne a meno. Senza la nostra metà, non si vive, non è così, commissario? »
«Non ricominciare, Jacopetti. »
Sopra il comò vi erano alcuni portaritratti. Contrariamente a quanto si poteva supporre, non vi erano fotografie di donne, ma paesaggi. Le foto erano ben fatte, e l’autore doveva essere un esperto. Renzi se ne intendeva un po’ e lo fece notare sia a Jacopetti che a Giorgio.
«Se le ha scattate il giovanotto, bisogna levarsi tanto di cappello, sapeva il fatto suo. »
«Sono molto belle, infatti » disse Giorgio.
«Comunque, non ci illuminano sul caso. Non ci dicono niente. » Era Renzi, che diede un’altra occhiata in giro per la stanza. «Vedi qualcosa, tu, Jacopetti? »
«Gliel’ho già detto, commissario. Qua non c’è proprio niente. »
Giorgio si era fermato ad ammirare ancora le foto sul comò. Una particolarmente attirò la sua attenzione. Il commissario gli si avvicinò.
«È suggestiva. Riconosce il paesaggio? »
«Certo. È il lago di Gramolazzo. Un’inquadratura originale, presa in mezzo al lago. »
«Però, non è la più bella. Guardi quest’altra. » Si vedeva uno scorcio di strada asfaltata che spariva dietro una curva e pareva entrare nel bosco. Una strana luce dava ai colori della natura un fascino straordinario.
«Indubbiamente aveva del talento » disse Giorgio, che, dopo aver ammirato la foto indicata da Renzi, diede un’occhiata rapida di nuovo alla foto del lago, quindi uscì dalla camera, seguito dai due poliziotti.
Visitarono accuratamente anche le altre stanze.
«È la terza volta che torniamo, sperando di trovare qualche indizio. »
«Sono sicuro che riuscirà a risolvere il caso. Credo anch’io che sia stata una donna ad ucciderlo. »
«La vittima doveva avere un vasto giro, visto che era un bel giovanotto. Ma lei, davvero non si è mai accorto di nulla? »
«Di che cosa dovevo accorgermi, scusi? »
«Del via vai di donne che transitavano per le scale. »
«Questo sarebbe stato possibile se la vittima avesse abitato il piano superiore. Allora avrei potuto notarlo, ma abitava due piani sotto di me, come avrei potuto accorgermene? Io faccio le scale poche volte. O resto tutto il giorno in casa, oppure esco la mattina e torno la sera. Se ho incontrato qualcuno, o era un inquilino o ho pensato a qualche loro amico o amica. Poi, gliel’ho già detto, io mi faccio gli affari miei, e preferisco passare per un imbecille piuttosto che trovarmi immischiato in mezzo ai pettegolezzi della gente. »
«È così diffidente? »
«Non so come sono. È una regola che devo avere nel mio Dna, e con lei vado d’amore e d’accordo. »
Uscirono dall’appartamento. Renzi pose di nuovo i sigilli. Giorgio risalì le scale.
Quando il commissario e Jacopetti furono in strada, fatti pochi passi si trovarono di fronte alla chiesa di San Tommaso in Pelleria, che era aperta[2].
«Questa chiesa è antichissima. Vedi qui di fianco? Sono state ritrovate le vecchie fondamenta. Ora non pare antica, ma ha sulle spalle molti secoli. Questo rione è uno dei più popolari della città. Anzi, forse è il più popolare, dato che quello di Cittadella è praticamente scomparso. » Si voltò. «Qui ha sede l’antica Confraternita del Santissimo Sacramento, dalle cappe gialle[3]. Quando si tiene la processione di Santa Croce è la terzultima a sfilare; dopo di lei seguono le Confraternite della Misericordia e di San Frediano. Questo è il segno del suo prestigio e del suo carico di anni. »
Entrarono in chiesa. Nella volta sopra l’altare maggiore, vi erano macchie di umidità e lunghe crepe che rovinavano l’affresco raffigurante Dio. Su uno degli altari laterali, il primo a destra, stavano le statue di San Giovanni, della Madonna e della Maddalena e il crocifisso, che un tempo uscivano in barella per la processione del Venerdì Santo.
«Era una tradizione antica, che purtroppo è scomparsa. »
«Doveva essere bello vedere sfilare questa processione, con l’enorme barella raffigurante il Golgota. »
«La portavano a spalla gli uomini più forti della città. A vedere la processione accorrevano anche da fuori, come ora accade per quella di Santa Croce. Il rione, la sera della processione, era gremito di folla e di bancarelle, che vendevano di tutto. Alle finestre erano appesi lampioncini di carta illuminati, e se alzavi gli occhi incontravi un mondo di magie. »
«Ma lei, come le sa queste cose, commissario? »
«Non credere di sapere tutto te. Lascia che qualcosa sappia anch’io. »
«Lei non finisce mai di stupirmi, commissario. Io l’ascolto sempre a bocca aperta. »
«Stai attento che qualche volta non ti ci entri una vespa, allora. »
Uscirono. Presero a sinistra e imboccarono via Pelleria, nel tratto che conduce verso le Mura. Lì vicino avevano lasciato l’automobile.

[1] Sono le carceri di Lucca.

[2] Per molti anni e fino alla sua morte avvenuta il 10 luglio 1977, ne fu parroco don Silvio Giurlani, ora sepolto nel piccolo cimitero di Collodi. Tenente cappellano, fu personaggio di spicco della Resistenza lucchese, e più volte fu sul punto di essere catturato dalle Brigate nere, alle quali riuscì sempre a sfuggire avventurosamente. Nel 1984, in occasione del 40 ° anniversario della liberazione della città di Lucca dal nazifascismo, avvenuta il 5 settembre 1944, una pubblicazione, curata dal locale Istituto Storico della Resistenza, riporta un rapporto redatto dallo stesso sacerdote sulle sue attività svolte in quel periodo, davvero numerose e determinanti. In un altro rapporto, redatto dal Serg. Magg. Rodrigo Masone, si evidenzia l’importanza fondamentale del contributo dato da don Silvio Giurlani alla Resistenza, con capacità dirigenziale di notevole rilievo, nonché con azioni che lo vedevano rischiare la propria vita. Tra tanti episodi in cui è coinvolto il sacerdote ricordati da Masone, evidenziamo quello relativo ad uno dei molti tentativi posti in essere dalle Brigate nere per catturarlo. “Il 29 agosto 1944, alcuni militi della Brigata nera capitanati dal Ten. Lio Rossi, alle ore 12,20 assaltarono l’abitazione di Don Giurlani, vicino all’Ospedale, ormai denunziato come uno degli animatori del movimento partigiano: tanto io che i miei uomini non ci abbattemmo: dovevamo salvare il nostro Cappellano che da un anno lavorava in mezzo a noi: mi aveva confidato la mattina alle ore 9,30 che si recava in Prefettura per strappare un permesso per oltrepassare il Serchio, dove doveva compiere una missione per ordine del C.L.N. Disponemmo subito un servizio di sorveglianza – via Galli Tassi era perlustrata da Bini Enzo, via San Tommaso dalla Sig.na Valeria Menestò, via S. Giustina da me: era l’ora del ritorno di Don Giurlani – e fu salvo per il tempestivo intervento nostro: lo aiutammo a nascondersi nei sotterranei del nostro Ospedale (il complesso edilizio è quello dell’ex ospedale di via Galli Tassi- n.d.A.) poi, abbattendo un muro, penetrammo nel vicino ospedale civile, e riuscimmo a rifugiarlo in una soffitta, dove per due giorni mi recai a visitarlo, a informarlo, a avere istruzioni e indicazioni importanti per noi e per il C.L.N. e per il C.M.L.N. e solo quando tutto fu sistemato Don Giurlani si allontanò la mattina, all’alba del 31 agosto per volontà di tutti, avendo i militi della Brigata nera parecchie sue fotografie.” Sappiamo dalle parole dello stesso don Giurlani che “ero sfuggito per miracolo, dico per miracolo, perché ogni giorno ho pregato Dio, per la Patria e per me, alle ricerche della brigata nera e mi trovavo rinchiuso nella canonica del parroco di S. Cassiano a Vico, Don Baldaccini Gino, e potei rientrare a Lucca solo dopo quattro giorni dalla liberazione, e cioè l’8 settembre, un anno preciso di sofferenze terminava, l’era fulgida della libertà cominciava.” Un ricordo di Don Silvio Giurlani si trova anche nel racconto “Via Pelleria” in Lucca racconta. La lunga nota è dovuta all’ammirazione che ho nutrito per questo sacerdote, che fu mio parroco fino al 1970. Mi dispiace che niente nella città aiuti a ricordarlo. Da una sua confidenza, appresi che Papa Montini (Paolo VI) lo aveva fatto chiamare a Roma per offrirgli un incarico presso il Vaticano (là, o nelle sue carte, se qualcosa è rimasto, non sarà difficile ritrovare la lettera), ma lo aveva rifiutato per restare a Lucca, e, mi disse, nella sua Pelleria. Ecco, si potrebbe intitolare al suo nome la piccola corticella che si trova di fianco alla chiesa di San Tommaso in Pelleria. Lì, è la sua casa, dove ha voluto restare e morire.

[3] Una specie di saio con cappuccio.
 

Gigolo #15

They went to see Ada and found her in the bar. She was talking to Pino.
“We’d like a word with you.”
“Here?”
Renzi turned to the barman. “Is there somewhere private?”
“This way,” said the barman. He pulled back a curtain and revealed a small room with a few tables.
They sat down and Renzi lost no time in mentioning the name of Giulia’s husband. “Yes, I know him. I see him from time to time.”
“Do you know if his wife knows about it?”
“You mean does she know her husband’s been with me? You know what I do for a living, don’t you? Does a wife ever think a relationship with a prostitute is important?”
“Don’t underestimate wives, Ada.”
“What do you mean? Is Alfredo’s wife something special?”
“Did you know Alberto?”
“He was my cousin. What a terrible thing to happen. Poor boy.”
“Did Alfredo ever mention him to you?”
“Why should Alfredo have mentioned him to me? He didn’t know him. In fact, it was me that introduced them to each other, one of the last times I saw Alberto. It seemed to me there was something between them.”
“What do you mean?”
“That they took to each other. So it seemed to me.”
“Did Alberto ever talk to you about his relationships?”
“You mean, did I know that Alberto was carrying on with the lawyer’s wife?”
Jacopetti’s jaw dropped a little and even Renzi looked disconcerted. They hadn’t expected this.
“How did you know?”
“The simplest way. My cousin told me. After I introduced the lawyer to him he told me he was having it off with her. We had a good laugh about it. What did I tell you? Wives are all the same. Their husbands are unfaithful to them and they’re unfaithful to their husbands. You could count the exceptions on one hand. Sex is in charge, sex rules the world. In your job, you should know that better than I do.”
“Could it have been the lawyer who killed your cousin?”
“It could’ve been but who knows the truth of it. Do you?”
“I always look for the truth.”
“Do you find it?”
“Sometimes.”
“He always does,” said Jacopetti.
“Or it might have been the wife,” said Ada, unexpectedly.
“What makes you think that?”
“Wives often become jealous of their lovers. And Alberto told me that this Giulia had become a bit too attached to him. She was clingy. Do you love me? Tell me that you love me. She went on and on like that and Alberto had got a bit bored with it. If she hadn’t paid him so well, he’d have dumped her long ago. However, it was his job and, as he said, it’s not always fun.”
“You feel the same way?”
“If you only knew what some of the men that come my way are like. I have to put up with them all. If they were all like the lawyer, my job would be the finest in the world. But they’re not.”
“You’re young. You can change…”
“Who would want someone like me? Once you’ve started, you’re marked forever. You can’t be happy ever again.”
“Do you really believe that the wife could have killed Alberto?”
“I don’t believe anything. It could’ve been the lawyer or someone else, another husband or some other jealous woman. Because jealousy had something to do with it and that’s a fact.”
“What about you?”
“Me? Surely you don’t think I’d go and get myself involved in a murder? Of my own cousin! I had no motive. Trouble, yes, too much of it. As if I’d go looking for more.”
“But you could have killed him. You’re a woman. Maybe you’d fallen for your cousin.”
“What next? What are you suggesting now? Don’t you go to bed with your wife at night? Watch what you get up to or you’ll find yourself out of a job.”
“Where were you at 8.30 on the night of the murder?”
“As if I knew. In a car, certainly, but which one? Who remembers now? So are you going to arrest me now, put me in the slammer and charge me with the murder of my cousin? What’s the world coming to?”
“I could lock you up for being a prostitute.”
“Then you’d have to lock up half the town. Is there room for us all in San Giorgio?”[1]
“Be careful you don’t hide anything from me. If you know anything, this is the time to tell me.”
“I know absolutely nothing. I’ve already told you that.”
“I think we’ll meet again.”
“I think so too. I’m curious to find out what it’s like having sex with a detective-superintendent.”
“Don’t joke.”
“I’m not joking. It’s my job and as for you, what do you think? You’d have to pay me.”
“Goodbye, my dear.”
“See you soon – sir.”  

Detective-Superintendent Renzi went back to the victim’s flat several times. One afternoon, as he entered the building, he heard Giorgio coming downstairs. He stopped to greet him. Giorgio asked about the investigation.
“Have you found anything yet?”
“Not a thing.”
Jacopetti, just behind Renzi, smiled slightly.
Renzi glanced at the stairway that led to the top floors. They were steep, as they used to make them. From the stairwell, he could see the doors of the flats which had been renovated.
“Would you like to come in too?” Renzi asked Giorgio, when he’d decided to go into Alberto’s flat again.
“Yes, I would,” said Giorgio who was curious.
They went in. There were three steps leading down to a large room that served both as hall and sitting room. To the right there were two doors, the smaller one opening on to the bathroom and the other to the kitchen. On the left was the bedroom. In there, on the floor beside the bed, the outline of the body, as it had been found by the police, had been drawn with chalk. Bloodstains from the murder were still there. Alberto had been surprised from behind and his throat had been cut.
“An ugly death,” said Giorgio.
The double bed was still unmade.
“You see?” said Renzi, “Two people slept here and the killer was probably a woman. For some reason that we still don’t know, she got up out of the bed and without being seen, attacked him from behind and killed him. She’d brought the knife with her, hidden in her handbag no doubt. She came here to kill him. It was premeditated.”
“They made love and then she killed him,” said Jacopetti, his eyes shining.
Giorgio remarked, “Like the praying mantis.”
“There’s nothing religious here, though,” said Renzi.
“You’re wrong, sir,” Jacopetti said. “Look over here.”
On the small chest-of-drawers stood two little Madonnas, each covered by a glass bell, one on the right and one on the left, with a small mirror between them.
“It’s hard to understand people, said Renzi. “You’d think the young man had been a Catholic but with the trade he was in, how would religion come into things? Can you explain that?” He looked at Giorgio.
“You’re asking me? I understand little of other people. I’ve always minded my own business and kept away from mankind as far as possible.”
“But not women,” said Renzi who’d been told by Ada that Giorgio had a relationship with her and with other women as well, so she said, and that one of them was Alessandra.
“It would be better if I could keep my distance from them, but how? Can a man do without women?”
“No he can’t,” said Jacopetti. “They’re our other half so we can’t do without them. Without our other half, we can’t live. Isn’t that right, sir?”
“Don’t start, Jacopetti.”
Above the chest-of-drawers were some photographs, not, as they might have expected, of women, but of landscapes. They were good photos and the photographer must have been an expert. Renzi was quite good himself and he explained the skill to Jacopetti and Giorgio.
“If the young man took these, we have to give him his due. He knew his stuff.”
“They’re lovely,” said Giorgio.
“However, they don’t shed any light on anything. They tell us nothing.” Renzi cast an eye round the room. “Do you see anything, Jacopetti?”
“I told you, sir. There’s nothing here.”
Giorgio was still looking at the photos and one in particular had caught his eye. Renzi went over to him.
“It’s very evocative. Do you recognise the place?”
“I do. It’s the lake near Gramolazzo. An unusual shot, taken from the middle of the lake.”
“However, it’s not the best one. Look at this one.”
They were looking at a strip of asphalted road that disappeared behind a curve and seemed to enter a wood. A strange light made the natural colours strangely enchanted.
“He certainly had a gift,” said Giorgio. He looked again at the one Renzi had picked out, glanced quickly again at the photo of the lake and then left the room, followed by the two policemen.
They examined the other three rooms carefully.
“This is the third time we’ve been here, hoping to find some clue.”
“I’m sure we’ll solve this case. I agree with you it was a woman who murdered him.”
“He was a good-looking boy. He must have known a lot of people.” Renzi turned to Giorgio. “Did you really never notice anything?”
“What should I have noticed?”
“The number of women going up and down the stairs.”
“That would have been possible if he’d lived on the floor above me. Then I would have noticed something. But how could I notice when he was two floors below? I don’t go up and downstairs very often. I either spend the whole day at home or I go out in the morning and come back in the evening. If I meet anyone it’s either someone who lives here or I suppose it’s a friend of someone who lives here. Anyway, as I told you, I mind my own business and I’d rather be taken for a fool than find myself the subject of people’s gossiping.”
“Are you so distrustful?”
“I don’t know what I am. It’s a rule I must have in my genes and it suits me very well.”
They left the flat. Renzi sealed the door again and Giorgio went upstairs.
Renzi and Jacopetti went out of the building and after walking a short distance, found themselves in front of the Church of San Tommaso in Pelleria, which was open.[2]
“This church is very old,” said Renzi. “See at the side? The old foundations have been found here. It doesn’t look very old but it dates back centuries. This district is one of the most densely populated districts in Lucca.   In fact probably the most densely, since the Cittadella district has almost disappeared.” He turned. “This is the headquarters of the Confraternity of the Most Holy Sacrament, the ones who wear yellow habits with hoods. During the Santa Croce procession they come third last. After them come the Confraternities of the Misericordia and San Frediano. That shows the confraternity’s status and how old it is.”
They went into the church. In the vaulted ceiling above the high altar there were damp patches and long cracks damaging the fresco with the figure of God. On the first side altar to the right stood the cross and the statues of St John, the Madonna and Mary Magdalene that had, in the past, been carried on a platform for the Good Friday procession.
“It was a very old tradition but it’s disappeared now, unfortunately.”
Jacopetti said, “It must have been something special watching the procession and that enormous platform with the scene at Golgotha.”
“The strongest men in Lucca carried it on their shoulders. Even people from out of town came to see the procession, just as they do now for Santa Croce. On the evening of the procession, the district was thronged with people and stalls where they sold all sorts of things. Paper lanterns hung from the windows and when you looked up you saw a world of magic.”
“How do you know all these things, sir?”
“Ah, I suppose you think you know everything. Allow me to know something you don’t know.”
“You’re always surprising me, sir and I listen to you with my mouth open.”
“Well, take care you don’t catch a fly this time.”
They went out and turned left into Via Pelleria where it leads to the Walls. They’d parked the car near there.

[1] The prison in Lucca.

[2] For many years and up till his death on 10 July 1977, the priest of this church was Don Silvio Giurlani, whose grave is in the little cemetery in Collodi. As a lieutenant chaplain, he played a very significant part in the Resistance in Lucca and was several times on the point of being arrested by the Black Brigades, but always managed to escape through his daring. In 1984, for the 40th anniversary of Lucca’s liberation from Nazi-Fascism on 5 September 1944, a publication produced by the local History of the Resistance Institute carried a report, written by the priest himself, of his many decisive activities during that period. Another report, written by Sergeant-Major Rodrigo Masone, highlighted the fundamental importance of Giurlani’s contribution to the Resistance, with his outstanding organisational abilities as well as the occasions when he risked his own life. Amongst many such occasions recalled by Masone in which the priest was involved, we here quote one of several attempts made by the Black Brigades to arrest him. “On 29 August 1944 at 12.20 p.m., some members of the Black Brigade led by Lieutenant Lio Rossi raided Don Giurlani’s house near the hospital [then in Via Galli Tassi], the priest having already been denounced as one of the main actors in the partisan movement. Neither I nor my men were going to take this lying down. We had to save our chaplain who had by then been working with us for a year. That morning at 9.30, he had told me that he was going to the Prefecture to get a permit to cross the River Serchio where he had a mission to carry out on the orders of the Committee for National Liberation. We immediately set up a surveillance operation – Via Galli Tassi was patrolled by Enzo Bini, Via San Tommaso by Valeria Menestò and Via San Giustina by myself – and he was saved by our timely intervention. We helped him to hide in the cellars of our hospital, then we knocked down a wall and got into the neighbouring civil hospital and managed to find a safe place for him in an attic where I went to see him over the next two days to give him information and get instructions and important directions for ourselves and for the National Liberation Committee and the National Liberation Military Committee. Only when everything had been arranged did Don Giurlani leave his hiding-place on 31 August, at dawn, as we all wanted, since the soldiers in the Black Brigade had several photos of him.” In Don Giurlani’s own words, “I had escaped by a miracle, I say a miracle because I prayed to God every day, for our Country and for myself, from the Black Brigade’s searches and I was hidden in the house of Don Gino Baldaccini, the priest in San Cassiano a Vico and was only able to go back to Lucca four days after the Liberation, that is, on 8 September, exactly a year of suffering came to an end and the glorious era of liberty began.” Another memory of Don Silvio Giurlani is to be found in the story “Via Pelleria” in Tales Told in Lucca. I have included this long note because of my admiration for this man who was my parish priest until 1970 and because there is nothing in Lucca to commemorate him. He told me once that Pope Paul II had invited him to Rome in order to offer him a post in the Vatican (it would not be difficult to find the letter there or amongst the priest’s own papers if anything has been preserved) but he refused because he wanted to stay in Lucca and, as he said, in his own Pelleria. The little square at the side of the Church of San Tommaso in Pelleria, where his house is and where he wished to remain and to die, could be called after him, for example.  

                         


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2 Comments

  1. Pingback by Giallo: Gigolò/A detective story: Gigolo (Trad. Helen Askham) #15/22 : blogs edvdbox — 25 Agosto 2008 @ 06:24

    […] Original post by Bartolomeo Di Monaco […]

  2. Pingback by Giallo: Gigolò/A detective story: Gigolo (Trad. Helen Askham) #15/22 | autocarsinsurance — 25 Agosto 2008 @ 06:59

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart