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LETTERATURA: I MAESTRI: Fogli di diario #10/11

25 Agosto 2008

di Carlo Cassola
[dal “Corriere della Sera”, 13 ottobre 1970] ¬†

E’ ¬† ¬† un ¬† ¬† luogo ¬† ¬† comune che la cultura provochi fatalmente un livellamento, cio√® un abbas ¬≠samento del livello culturale. ¬ę Cultura di massa ¬Ľ √® un termine dispregiativo.
E’ un luogo comune rea ¬≠zionario, proprio di chi rim ¬≠piange il tempo in cui la cul ¬≠tura era monopolio di una √©lite. Ma io non lo conte ¬≠sto perch√© reazionario (a volte, purtroppo, i reazionari hanno ragione): lo con ¬≠testo perch√© mi sembra sba ¬≠gliato.
Non vedo che differenza faccia che la diffusione del ¬≠la cultura sia limitata a mil ¬≠le anzich√© a milioni d’indi ¬≠vidui. Il pericolo di una pas ¬≠siva ricezione, di un assor ¬≠bimento indiscriminato, sus ¬≠siste in tutt’e due i casi. La storia √® l√¨ a dimostrarlo. In ogni tempo il livello cultu ¬≠rale medio √® stato basso. E non pu√≤ essere diversamen ¬≠te. perch√© una cultura rice ¬≠vuta non apre le menti, non le stimola, non le aguzza: al contrario, le impigrisce, le addormenta. Una cultura che abbia perso completa ¬≠mente il suo carattere di creazione, di scoperta, di ri ¬≠cerca, diventa inevitabilmen ¬≠te un peso morto; non √® pi√Ļ di utilit√†, ma di danno.
Forse che don Ferrante era una persona intelligente? No, era un cretino. Eppure, faceva parte di una √©lite. Ma in ogni tempo √® stato cos√¨, il bagaglio delle persone col ¬≠te, poche o molte che fos ¬≠sero, s’√® ridotto a un insie ¬≠me di id√©es re√≠¬ßues.
Il linguaggio coglie nel se ¬≠gno quando parla di bagaglio culturale. Bagaglio significa appunto soma, peso. Al limite si pu√≤ dire che l’apprendimen ¬≠to culturale √® utile solo nella misura in cui √® poi possibile sbarazzarcene.
 

*

Ho sempre ammirato e in ¬≠vidiato gli autodidatti. E la ¬≠mento che il progresso ne determini la scomparsa. Quan ¬≠do la scuola dell’obbligo sa ¬≠r√† stata portata a sedici, a diciott’anni, non ci sar√† pi√Ļ un autodidatta.
Ho sempre ammirato e in ­vidiato gli autodidatti come ho sempre ammirato e invi ­diato i vagabondi e gli avventurosi.
La formazione cul ¬≠turale di un ¬† ¬† autodidatta √® appunto un ¬† vagabondaggio, un’avventura.
Mi ¬† consolo ¬† pensando ¬† che la ¬† ¬† sola ¬† ¬† formazione ¬† ¬† che ¬† ¬† ab ¬≠bia ¬† avuto ¬† ¬† importanza, ¬† quel ¬≠la letteraria, me la sono fat ¬≠ta da me. La scuola mi aveva ¬† ¬† lasciato ¬† ¬† solo ¬† ¬† il ¬† ¬† disgusto per ¬† ¬† ¬† la ¬† ¬† ¬† letteratura. Avevo avuto ¬† ¬† due ¬† ¬† ottimi ¬† ¬† professori, Giovanni ¬† Staderini ¬† al ¬† ginnasio ¬† ¬† inferiore, ¬† Ettore ¬† ¬† Zoccoli al ¬† ¬† ¬† liceo. ¬† ¬† ¬† Ma ¬† ¬† ¬† la ¬† ¬† ¬† mentalit√† ¬†prevalente ¬† ¬† ¬† era ¬† ¬† ¬† quella era, e uscendo dal liceo odia ¬≠vo i classici con tutto l’ani ¬≠mo. La letteratura era per me qualcosa ¬† ¬† ¬† di ¬† ¬† ¬† ammuffito, ¬† ¬† ¬† di stantio. Tanto che all’Univer ¬≠sit√† mi guardai bene dal pren ¬≠dere Lettere. Non volevo ri ¬≠trovarmi tra i piedi il Metastasio o l’Alfieri. Dovevo sco ¬≠prire i contemporanei perch√© la letteratura potesse apparir ¬≠mi una cosa viva. E i contem ¬≠poranei, li scoprii da me: con l’aiuto, al pi√Ļ, di qualche amico.
Ma il rimpianto di non es ­sere stato un autodidatta nel senso pieno della parola mi rimase. Anche dopo averne
conosciuto qualcuno, ed es ­sermi accorto, con sorpresa, che aveva il complesso della cultura regolare, acquistata attraverso un ordinato corso di studi. Io me ne sarei fat ­to un vanto di essere un au ­todidatta; loro, se ne vergo ­gnavano quasi.
Perfino grandi scrittori au ­todidatti hanno avuto questo complesso. Lo ha avuto Thomas Hardy; lo ha avuto Federigo Tozzi.
Non lo aveva Sherlock Holmes, che una volta scandaliz ¬≠z√≤ l’amico Watson per la sua ignoranza in astronomia. Il famoso detective ignorava perfino che la terra gira in ¬≠torno al sole. Alle rimostran ¬≠ze di Watson, Holmes ribatt√© che la conoscenza della teo ¬≠ria copernicana non l’avreb ¬≠be aiutato a scoprire l’autore di un crimine: si riteneva quindi in diritto di ignorarla.
Purtroppo Sherlock Holmes fu un’eccezione. Nella quasi totalit√†, gli autodidatti hanno il complesso della cultura sco ¬≠lastica. L’ abolizione della scuola non risolverebbe quin ¬≠di il problema del livellamen ¬≠to culturale.
E’ pi√Ļ sensato pensare a una riforma della scuola. Ma anche qui, mi pare che si pro ¬≠ceda nella direzione sbagliata.
La bestia nera dei peda ¬≠gogisti, degl’intellettuali, dei pubblicisti, di molti professo ¬≠ri e di molti alunni, √® il nozionismo. Ma il nozionismo √® utile, anzi indispensabile, in una quantit√† di casi: per esempio, l’apprendimento di una lingua, o di una branca della scienza, esige l’appren ¬≠dimento di una massa di no ¬≠zioni. In altri casi sar√† inu ¬≠tile: comunque non √® danno ¬≠so. E’ certo inutile apprendere la genealogia dei re longobardi o l’elenco delle opere di un umanista minore: ma non ve ¬≠do che danno porti. Sar√† tempo sprecato: pazienza. L’imbottimento dei crani, il lavaggio dei cervelli, √® un male ben pi√Ļ grave della perdita di un po’ di tempo. Ed √® un male che va ascritto per inte ¬≠ro alla vecchia pretesa umanistica che la scuola formi l’uomo, il cittadino eccetera. Questa funzione ¬ę formatri ¬≠ce ¬Ľ √® sempre stata intesa al ¬≠lo stesso modo: istillare a for ¬≠za nelle menti quelle quattro formule, quei quattro schemi, la summa cio√® del sapere uf ¬≠ficiale. Oggi saranno gli sche ¬≠mi desunti dal marxismo e dalla psicanalisi, come un tem ¬≠po furono gli schemi desunti dalla filosof√¨a dei lumi o dall’aristotelismo.
 

*

L’atteggiamento delle avanguardie nei confronti del mondo moderno √® contraddittorio. A parole, non soltanto lo ac ¬≠cettano, tendono addirittura ad anticiparlo: non per nulla la maggiore avanguardia arti ¬≠stica prese il nome di Futu ¬≠rismo. Nei fatti, le avanguar ¬≠die tradiscono il disagio nei confronti del modo di vivere contemporaneo. Ma che dico, disagio? Sgomento, terrore.
Che l’avanguardia proclami l’inadeguatezza delle vecchie forme di rappresentazione ar ¬≠tistica, √® giusto o quanto me ¬≠no √® giustificato; ma che cosa propone in cambio? ¬ę Mimare il caos ¬Ľ era tempo fa la parola d’ordine del pi√Ļ autorevole rappresentante dell’a ¬≠vanguardia letteraria in Italia. Il mondo d’oggi appare appunto a questi signori un caos; e il caos non √® suscettibile di rappresentazione. Niente forma, dunque; e poich√© l’arte √® forma, niente arte.
Ma non √® l’odio per l’arte dell’avanguardia ¬† ¬† che ¬† ¬† m’interessa ora mettere in luce. E’ la ¬† contraddizione ¬† di ¬† cui ¬† dicevo ¬† prima. ¬† Possibile che ¬† il mondo ¬† moderno ¬† appaia ¬† alle avanguardie un caos? Dovreb ¬≠be apparire loro un ordine, se lo accettassero e lo promuo ¬≠vessero come dicono.
La polemica che l’avanguar ¬≠dia dice di voler condurre contro il passato, √® in realt√† una polemica contro il pre ¬≠sente e contro il futuro.
Ne discorrevo una volta con un amico. Eravamo in macchina, fermi a un passag ¬≠gio a livello chiuso. ¬ę Questa gente non ha anco ¬≠ra digerito l’automobile ¬Ľ. ¬ę Pecchi di ottimismo – ri ¬≠spose l’amico -. Questa gen ¬≠te non ha ancora digerito il treno ¬Ľ.
 

*

II foglio di diario che mi aveva procurato un’amichevo ¬≠le polemica con Pietro Citati, mi ha procurato un attacco niente affatto amichevole da parte di Giorgio Bocca. E’ uscito il 30 settembre su ¬ę II Giorno ¬Ľ e s’intitola ¬ę II mio parere di lettore comune ¬Ľ. E’ vero, Bocca non √® un ¬ę ad ¬≠detto ai lavori ¬Ľ, e lo dimo ¬≠stra ampiamente nel suo ar ¬≠ticolo (non solo non ha capito nulla di quello che di ¬≠cevo io, ma nemmeno di quel ¬≠lo che diceva Citati, a cui pure vorrebbe dar manforte).
Bocca tuttavia s’illude se crede di essere un lettore co ¬≠mune. Il lettore comune si abbandona alla lettura: se ne lascia prendere o se ne sente respinto. La sua opinione ha quindi un valore; d√† sempre da riflettere. I tipi come Bocca sono incapaci di abbandono. Sarebbe vano aspettarsi da loro una qualsiasi reazione personale. Sono dei perfetti conformisti. Sarei l’ultimo de ¬≠gl’imbecilli se prestassi la minima attenzione a quello che dicono.

 


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4 Comments

  1. Pingback by Fontan Blog » LETTERATURA: I MAESTRI: Fogli di diario #10/11 - Il blog degli studenti. — 25 Agosto 2008 @ 07:32

    […] Read more Posted by | […]

  2. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 26 Agosto 2008 @ 18:32

    Anche per la cultura, a mio avviso, vale quanto abbiamo affermato per la scienza. La cultura √® crescita totale, se non si allontana dall’umanit√†, se ha un’anima, se √® libera e non imposta, se non √® passiva ricezione, se non racchiude almeno un pizzico di saggezza√Ę‚ā¨¬¶ Solo allora possiamo dire con Epitteto: ‚ÄúSolo l’uomo colto √® libero‚ÄĚ e con Matthew Arnold: ‚ÄúLa cultura √® il perseguimento della perfezione totale, attraverso la conoscenza di quanto di meglio si √® detto e pensato nel mondo su tutte le questioni che pi√Ļ ci interessano‚ÄĚ
    Gian Gabriele Benedetti

  3. Commento by Felice Muolo — 26 Agosto 2008 @ 19:16

    Bart, questo articolo, soprattutto la parte iniziale, l’ho gradito come il miele che la mattima aggiungo al caffelatte invece dello zucchero. Grazie.

  4. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 26 Agosto 2008 @ 20:37

    Accidentaccio, Felice, vedo che la mattina ti tratti bene.
    Cassola a me piace molto per la sua franchezza e la sua lucidità.

    Gian Gabriele, sono d’accordo con te. Spero nel prosieguo delle mie ricerche di trovare altri scritti di Cassola, poco conosciuti, ma assai interessanti.

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