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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Giallo: Gigolò/A detective story: Gigolo (Trad. Helen Askham) #16/22

26 Agosto 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Gigolò #16

Nella piccola Bude, Rosy aspettava un figlio. William non riuscì a trattenersi in casa. Dalla felicità, gli mancava il respiro. Uscì e corse verso il mare. Sul limite della scogliera si fermò, ascoltò il verso dei gabbiani, aprì le braccia e proruppe in un grido terrificante.

Giorgio, nascosto dietro i vetri della finestra, aveva intravisto il commissario mentre imboccava via Pelleria. Lassù, sulle Mura, i lunghi rami dei grossi platani toccavano l’erba del poggio. Giorgio non si raccapezzava della morte di quell’Alberto, si sentiva confuso, e in certi momenti gli sembrava che quella morte in qualche modo gli appartenesse.
Renzi e Jacopetti salirono la stretta scesina che conduce al baluardo di S. Croce.
«Prima di rientrare in ufficio, voglio prendermi una boccata d’aria. E tu? »
«Anche due, commissario. »
Salivano quando il commissario si sentì chiamare.
«Commissario, commissario, mi aspetti. » Era Giorgio, tutto affannato.
Renzi guardò prima Jacopetti, poi prese a scendere, adagio adagio, a causa dei suoi piedoni larghi come barche.
«Qualche novità, professore? »
Giorgio ansimava. Aveva percorso il breve tratto dalla sua casa alle Mura a passo svelto. Non era più abituato. Aspettò che Renzi fosse giunto al piccolo pilastro alla base della scesina.
«Quando ho visitato con lei, poco fa, l’appartamento, ho notato una cosa importante, credo. Ho indugiato prima di decidermi a parlargliene. »
«Perché ha indugiato? »
«Lo capirà da sé. Sul comò in camera della vittima, si ricorda che c’erano molti ritratti? »
«Certo che me lo ricordo. Paesaggi, e molto belli anche. »
«Straordinari, direi. »
«E dunque? »
«Ho riconosciuto uno di quei portaritratti. »
«È sicuro di non sbagliarsi? I portaritratti sono un po’ tutti uguali. »
«Non questo, però. »
«Perché mai? »
«Sono stato io a regalarlo ad Alessandra. »
«Come fa ad essere sicuro che sia proprio quello? »
«Vi avevo fatto incidere sull’angolo in alto a destra una piccola A. »
«A come Alessandra. »
«Esatto. »
«E allora, perché è venuto a dirmelo? »
«Non lo capisce? »
«Voglio sentirglielo dire. »
«Ci ho ragionato su. Sull’infedeltà di Alessandra, beh, devo confessargli che qualcosa dubitavo. È una ragazza a cui non può bastare un uomo come me, anche se spesso mi fa la corte e vorrebbe che la sposassi. Vedendo il portaritratti ho provato molta amarezza, ma questa è la vita, e sono forte abbastanza per superare queste mediocrità. Ma subito dopo mi sono detto che se quel portaritratti era lì, significava che doveva esserci una relazione non occasionale tra la vittima e Alessandra. »
«Lei pensa che potrebbe essere stata Alessandra ad uccidere Alberto, non è così? »
«È così. Alessandra è molto passionale, istintiva. Potrebbe essere stata lei, che, chissà per quale motivo, ha ucciso il proprio amante. »
«Gelosia? »
«Credo di sì, conoscendo il suo carattere. »
Tornarono nell’appartamento, Giorgio indicò il portaritratti d’argento, fece notare nell’angolo a destra la piccola A che vi aveva fatto incidere.
«È questo, non ci sono dubbi. » Renzi lo avvolse nel cellofan.
«Si apre uno spiraglio, Jacopetti. »
«Quell’Alessandra, l’abbiamo proprio in pugno. » Dissero questo quando Giorgio se ne fu andato.

Era stato lo stesso professore ad indicare dove abitava Alessandra, e l’ora più probabile in cui il commissario avrebbe potuto trovarla in casa. Abitava in via Galli Tassi, vicino al vecchio ospedale. Mancavano pochi minuti alle sette di sera. Finita l’estate, le serate si erano accorciate, imbruniva, l’ora era tiepida.
Si trovarono davanti ad un grande portone scuro, che era aperto. Salirono i tre gradini sulla strada e furono nell’androne. In fondo si apriva un cortile, nel quale si scorgeva una porta, ma Alessandra non abitava lì. Sulla destra dell’androne si vedeva una grande scalinata, la ragazza abitava al secondo piano. Presero a salire; dopo un poco il commissario ansimava, mentre Jacopetti procedeva con l’agilità di un gatto.
«Non ce la fa più, eh, commissario? »
«Bada a te. »
«Deve dimagrire un altro po’. Vuole che domenica torniamo a fare footing? »
Il commissario alzò lo sguardo verso di lui e lo fulminò con un’occhiata.
«Lo sa che io scherzo sempre » disse pronto Jacopetti, pensando alla sua promozione.
«Mica tanto. Tu credi sul serio di essere più agile di me, ma la tua è tutta apparenza. Io ti batto quando voglio, e tu lo sai. »
«Esterina dice che lei è un finto grasso, e che ha le energie di un toro. »
«È intelligente, la tua Esterina. »
«Chissà com’è contenta Maria. »
«Contenta di che. »
«Che lei è un toro. Alle donne piacciono i tipi come lei. »
«Guarda Jacopetti, che ride ben chi ride ultimo. Tu mi prendi in giro, ma io con le donne ho più cartucce di te. »
«Ne sono convinto. Lo dico sul serio, mica la prendo in giro. »
Sul pianerottolo si fermarono. Renzi diede due grosse boccate d’aria, guardò in cagnesco la seconda rampa di scale. Poi fu il primo a ricominciare a salire. Jacopetti, dopo i primi tre gradini, gli passò davanti.
«Vado a bussare, così quando lei sarà arrivato, troverà la porta aperta. »
Renzi non aveva il fiato per rispondere.
Bussarono insieme, invece. Non rispose nessuno. Provarono di nuovo, e finalmente la porta si aprì, e sbucò appena la testa di una donna. Si capiva che aveva indossato in fretta la vestaglia e sotto era nuda.
Fu imbarazzata, ma fece entrare i due poliziotti. L’appartamento era piccolo e si scorgeva in fondo uno stretto corridoio, al termine del quale riverberava la luce di una stanza rimasta aperta, sicuramente la camera.
«È sola in casa? » domandò Renzi.
«No » rispose la giovane.
«Possiamo parlare? »
«Sì, ma non capisco perché la polizia s’interessi di me. »
«Sa dirmi niente di un certo Alberto Santini. »
«Chi? »
«Alberto Santini, un giovane come lei, un bel ragazzo. »
«Mai sentito nominare. »
«Ne è così sicura? »
«Penso proprio di sì. »
«E il professor Giorgio Signorelli? »
«Sì. » Diventò rossa, balbettò.
«E allora come fa a dire che non sa niente di Alberto Santini… »
«Non capisco. » Poi ebbe un sussulto. Capì.
«Non sarà mica quel ragazzo trovato ucciso nell’edificio dove abita Giorgio? »
«Proprio lui. Dunque, che cosa sa dirmi. »
«Ah, io proprio niente. Non l’ho mai conosciuto. »
«Veda di non mentire. »
«Ma io le sto dicendo la verità. »
«Anche al professore dice la verità? »
Alessandra capì l’allusione e diventò rossa un’altra volta.
«L’uomo che sta nella camera è il suo amante? »
«È l’uomo che amo. »
«E il professore? »
«Giorgio è come il diavolo. Non riesco a fare a meno di lui. Ho provato più di una volta a lasciarlo, ma Giorgio entra dentro di me come fosse la mia anima. A volte ho paura di lui. »
«Non dica sciocchezze. Il professore è una persona rispettabile. Non farebbe violenza ad una mosca. Me ne intendo di uomini, e il professore è una pasta d’uomo, si vede. »
«Dicono tutti così di lui, ma la verità è che è un diavolo, e entra dentro l’anima della gente. »
Renzi cavò dal cellofan il portaritratti.
«Lo guardi bene. Lo ha mai visto? »
«No. »
«Lei mente. »
«Perché dovrei conoscerlo? »
«Lo guardi attentamente. »
Alessandra parve illuminarsi.
«È il portaritratti che mi ha regalato Giorgio per il mio compleanno. »
«Come fa a riconoscerlo? »
«Vede? Qui sull’angolo in alto a destra c’è una A, l’iniziale del mio nome. »
«E allora mi deve spiegare come mai lo si è trovato nella casa di Alberto Santini, il giovane assassinato. »
«Non capisco. Non penserà che io… »
«Penso che lei conoscesse la vittima. Poiché si chiamava Alberto, ed aveva la stessa sua iniziale, lei gli ha regalato il portaritratti. Veda di non mentire, tutto è così chiaro. » Jacopetti ascoltava il commissario e non stava più nella pelle.
«Chiaro un corno. Mica vuole incastrarmi, lei. »
Dal corridoio comparve l’uomo che era prima in camera.
«Hai bisogno di me, Alessandra? »
«No. Il commissario è qui perché sospetta che abbia ucciso una persona. È incredibile. »
«Alessandra è una brava ragazza. Presto ci sposeremo. Lei sta prendendo un abbaglio, commissario. »
«Lo spero per la ragazza, e per il vostro matrimonio. »
«Alessandra, devo andare » disse l’uomo. «Davvero non hai bisogno di me? »
«Non ho ucciso nessuno, e dunque non temo niente. Ci vediamo domani, ti racconterò. »
«Ha bisogno di me, commissario? »
«Non credo, ma la farò cercare, se occorrerà. »
«Allora resto a sua disposizione. »
Se ne andò, stringendo la mano anche a Jacopetti, e per ultimo diede un bacio ad Alessandra, che lo accompagnò all’uscio. Fu subito di ritorno.
«Io non conoscevo quell’Alberto Santini, mi deve credere. »
«La crederò quando mi avrà dato una spiegazione plausibile al fatto che questo oggetto si trovava proprio in camera della vittima. Mi dica lei come può essere finito lì. »
«Come è finito lì, io non lo so certamente, ma posso dirle che quel portaritratti io l’ho regalato. Vede, quando Giorgio me lo ha donato, io non ho detto niente, ma in realtà mi sentivo ferita nell’orgoglio. Ad una donna che si ama veramente come dice di amarmi lui, non si regala un portaritratti da quattro soldi. »
«Ma è d’argento. »
«E lei regalerebbe un portaritratti a sua moglie, se le chiedesse di farle un bel regalo? Io non ci credo proprio. »
«E che cosa avrebbe desiderato? »
«Un gioiello. Una collana con un bel rubino. Glielo avevo chiesto tante volte, ma lui ha voluto ferirmi. È un diavolo, Giorgio, gliel’ho già detto. Ha voluto ferirmi. E così ho pensato di vendicarmi, sbarazzandomi del regalo. »
«A chi lo ha dato? »
«Alla signora Adele. »
«Adele chi… »
«Lei la conosce certamente, perché abita proprio sotto l’appartamento di Giorgio. L’ho regalato a lei, perché ho pensato che il professore poteva vederlo, entrando in casa della donna, e così si sarebbe fatta un’idea di quanto lo avessi gradito. Dica la verità, non l’ho pensata male, non crede? »
«Secondo lei, c’è una relazione sentimentale tra la signora e il professore? »
«A Giorgio sono sempre piaciute le donne. Per una sottana, si farebbe mettere in carcere. »
«Potrebbe anche uccidere per gelosia? »
«Sì. »
Jacopetti per tutto quel tempo non aveva staccato gli occhi dalle belle gambe di Alessandra, che le teneva scoperte.
Quando si congedarono, nello scendere le scale non fece altro che lodarle.
«Una donna così, è una vincita al lotto. Ma lei, commissario, non gliele guardava le gambe? »
«Io la interrogavo, mio caro Jacopetti, mentre tu, con quella testolina, chissà dove ti trovavi. »
«Sempre al suo fianco, commissario. »
«Sì, ma con la testa tra le nuvole. Anzi tra le lenzuola, o mi sbaglio. »
«Potrei riferirle per filo e per segno tutto quanto quella ragazza le ha detto. Vuole mettermi alla prova? »
«Meglio di no, Jacopetti, meglio di no. »
 

Gigolo #16

 In the little town of Bude, Rosie told William she was expecting a baby. He felt he had to get out of the house because he was so happy he couldn’t breathe. He went out and ran towards the sea. He stopped on the edge of the cliff, listened to the seagulls squawking, stretched out his arms and then gave a great shout.

Standing hidden by the window, Giorgio had seen Renzi as he walked into Via Pelleria. Up on the Walls, the long branches of the great plane trees touched the grassy slopes. Giorgio could make no sense of Alberto’s death. He felt confused and, at times, it seemed to him that this death was somehow connected to him.
He saw Renzi and Jacopetti starting to go up the narrow path that led to Baluardo Santa Croce
“I want a breath of air before we go back to the office,” Renzi had said. “What about you?”
“I need two, sir.”
As they climbed, Renzi heard someone calling him.
“Superintendent, superintendent, wait.” It was Giorgio, quite out of breath.
Renzi looked at Jacopetti and then started to walk down again, very slowly for fear of falling over his large feet.
“Do you have something to tell us?”
Giorgio was panting. He’d run the short distance from his house to the Walls and he wasn’t used to that. He waited until Renzi reached the little pillar at the bottom of the path.
“I believe I saw something important when I went to the flat with you just now. I hesitated before deciding to talk to you about it.”
“Why did you hesitate?”
“You’ll understand why. Do you remember the photos on the chest-of-drawers in Alberto’s bedrooms?”
“Of course I do. Landscapes, and very nice they were too.”
“There’s something strange.”
“About what?”
“I recognised one of the frames.”
“You’re sure? The frames are more or less the same.”
“Not the one I’m talking about.”
“What do you mean?”
“I gave it to Alessandra as a present.”
“How can you be sure it’s the same one?”
“I cut a little capital A in the top right-hand corner.”
“A for Alessandra.”
“Exactly.”
“So why have you come to tell me that?”
“Don’t you understand?”
“I want you to tell me.”
“I’ve thought about it. I have to confess I’ve had some doubts about Alessandra and whether I’m the only man in her life. A man like me could never be enough for a girl like her, though she often seems to be serious about me and wants me to marry her. When I saw the frame I felt bitter but I thought, that’s life, and I can get over stupid things like that. But then I said to myself, that frame being there means that there must’ve been something more than an occasional relationship between her and Alberto.”
“You think it could’ve been Alessandra that killed Alberto. Is that what you’re saying?”
“That’s right. Alessandra’s very impulsive, she acts on her feelings. It could’ve been her that killed him, for whatever reason.”
“Jealousy?”
“Knowing what she’s like, I believe so.”
They went back to the flat and Giorgio pointed out the silver frame and the little A he’d cut into it.
“It’s the same one. No doubt about it.”
Renzi wrapped it in cellophane. After Giorgio had gone, he said, “I see a little chink of light in the darkness, Jacopetti.”
“We’ve got our hands on that Alessandra, sir.”

Giorgio had told them where Alessandra lived and the time when they would most likely find her at home. She lived in Via Galli Tassi, near the old hospital. It was now a few minutes to seven. Now that the summer was over, the evenings were drawing in. It was beginning to get dark and the air was cool.
The large dark front door was standing open. They went up the three steps and entered the hall. At the end it opened on to a courtyard where they could see a door, but Alessandra didn’t live there. She lived on the second floor. To the right of the hall there was a large staircase and they started to walk up. Renzi was soon out of breath and Jacopetti went on ahead, agile as a cat.
“Aren’t you up to this any more, sir?”
“Just get on with it.”
“You should lose some weight. What about going jogging on Sunday, like we used to?”
Renzi looked up at him and glowered.
“You know me,” said Jacopetti, thinking of his promotion, “I’m always joking.”
“Not so. You really think you’re fitter than I am but you’re all show. I can beat you when I want to and you know it.”
“Esterina says you just look fat and you’re really as strong as a bull.”
“Esterina is a clever girl.”
“Maria must be happy.”
“About what?”
“That you’re a bull. Women like your type.”
“Watch it, Jacopetti. He who laughs last, laughs longest. You may mock but when it comes to women, I hold the trump cards.”
“I know it. I’m being serious. I’m certainly not making fun of you.”
They stopped on the landing. Renzi took two deep breaths, scowled at the next flight of stairs and then started to climb again. After the first three steps, Jacopetti went ahead of him again.
“I’ll go and knock, so when you get here, you’ll find the door already open.”
Renzi didn’t have breath to reply.
They knocked together, however. There was no reply. They tried again, the door finally opened and a young woman looked round it. Only her face appeared and they realised she had hurriedly put on a dressing gown and was naked underneath. She was embarrassed but she let the two police officers in.
The flat was small. They could see a narrow passage at the end of which they saw a light on in a room where the door had been left open. It was certainly the bedroom.
“Are you alone?” asked Renzi.
“No,” she said.
“Can we speak?”
“Well, yes, but I don’t understand why the police should want to talk to me.”
“Perhaps you can tell me something about a certain Alberto Santini.”
“I’ve never heard of him.”
“You’re sure?”
“I’m pretty sure.”
“Giorgio Signorelli?”
She blushed. “Him, yes.”
“So how can you know nothing about Alberto Santini?”
“I don’t understand.” Then she gave a start. She understood. “You mean the boy who was found murdered in the building where Giorgio lives?”
“That’s him. So tell me what you know.”
“I can’t tell you anything. I didn’t know him.”
“Now don’t tell me any lies.”
“I’m telling you the truth.”
“Does Giorgio also tell the truth?”
She understood what he was getting at and blushed again.
“Is the man in the bedroom your lover?”
“It’s the man I love.”
“Is it Giorgio?”
“Giorgio’s like the devil. I can’t live without him. I’ve often tried to break free from him but he enters into me as if he was my soul. Sometimes I’m afraid of him.”
“Don’t talk nonsense. He’s a respectable man and he wouldn’t hurt a fly. I understand men and he’s a good man, anyone can see that.”
“Everyone says that but the truth is he’s a devil and enters into people’s souls.”
Renzi took the picture frame out of its wrapping. “Take a look at this. Have you seen it before?”
“No.”
“You’re lying.”
“Why should I recognise it?”
“Look carefully.”
Light dawned on Alessandra’s face. “It’s the frame Giorgio gave me for my birthday.”
“How can you be sure?”
“See there? There’s an A in the top right-hand corner. My initial.”
“So now can you tell me how it came to be in the flat of Alberto Santini, the young man who was murdered?”
“I don’t understand. Surely you don’t think I…?”
“I think you knew him. Since he was called Alberto and had the same initial, you gave him the frame. Don’t lie because that’s perfectly clear.”
“Clear? No it is not. Are you setting a trap for me?”
The man who had been in the bedroom appeared at the door. “Do you need me, Alessandra?”
“No. This policeman’s here because he suspects me of killing someone. It’s incredible.”
“Alessandra’s a good girl. We’re getting married soon. You’re making a big mistake, sir.”
“I hope so, for the girl’s sake and for the sake of your marriage.”
“Alessandra, I have to go,” said the man. “Are you quite sure you don’t need me?”
“I’ve killed no one so I’ve nothing to fear. I’ll see you tomorrow and tell you all about it.”
“Do you need me?” the man asked Renzi.
“I don’t think so, but if I do, I’ll be in touch.”
The man turned to go, shook hands with Jacopetti and then kissed Alessandra who went with him to the door of the flat. She came back at once.
“I didn’t know Alberto Santini. You have to believe me.”
“I’ll believe you when you’ve given me an acceptable explanation as to how this object came to be in the dead man’s flat. You tell me how it turned up there.”
“I can’t tell you how the frame turned up there but I can tell you I gave it away. You see, when Giorgio gave it to me, I didn’t say anything but I was really really hurt. If you really love a woman as he says he loves me, you don’t give her a cheap picture frame.”
“But it’s silver.”
“Would you give your wife a picture frame when she asked for a special present? I don’t think so.”
“What would you’ve liked instead?”
“A piece of jewellery. A necklace with a ruby. I’d asked him for that over and over again but he wanted to hurt me. I told you, Giorgio’s a devil. He wanted to hurt me. So I thought I’d get my revenge by getting rid of his present.”
“Who did you give it to?”
“Adele.”
“Adele who?”
“You must know her because she lives in the flat underneath Giorgio’s. I gave it to her because I thought he’d see it when he went into her flat and so he’d know exactly what I thought of it. It was a good idea, don’t you think?”
“Is there a relationship between Adele and Giorgio, do you think?”
“Giorgio’s always liked women. He’d go to jail for one.”
“Might he kill out of jealousy?”
“Yes.”
All this time, Jacopetti’s eyes had been on Alessandra’s lovely legs which were not covered by her dressing gown. When they left, he sang her praises all the way downstairs.
“A woman like that, it’d be like winning the lottery. Did you have a good look at her legs, sir?”
“I was asking her questions, Jacopetti, while you and your silly head were goodness knows where.”
“At your side the whole time, sir.”
“Yes, but with your head in the clouds. Or between the sheets, more like.”
“I could tell you everything the girl said, word for word. Do you want to test me?”
“Better not, Jacopetti, better not.”

 


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1 commento

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart