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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Giallo: Gigolò/A detective story: Gigolo (Trad. Helen Askham) #19/22

29 Agosto 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Gigolò #19

Quando Giorgio tornò a casa, era pervaso da una certa inquietudine. L’incontro con il commissario nell’androne lo preoccupava. Dentro di sé si addensava una tempesta. Sapeva di poter destare sospetti.
Bussò alla porta di Adele.
«È venuto da me, il commissario » disse subito lei.
«Quando in un palazzo entra la polizia, non si ha più pace. Sospettano di tutti, e, vedrà, sospettano anche di noi. »
Adele non fece cenno del portaritratti. Sapeva già da prima che glielo rivelasse il commissario che era un regalo del professore ad Alessandra; la ragazza non lo sapeva quando lo aveva passato ad Adele, ma quest’ultima già conosceva il portaritratti, poiché il professore, al momento dell’acquisto, lo aveva mostrato proprio a lei per ascoltarne il giudizio.
«Vedrà come sarà contenta Alessandra, professore » aveva commentato. Quando se l’era visto deporre in mano da Alessandra, lì per lì avrebbe voluto mettersi a ridere, poi si era trattenuta, ma il giorno dopo il portaritratti era già finito nelle mani del suo amante, il marito di Giulia, Alfredo Giannini.
«Ma lei, professore, mica penserà sul serio che sospettino di noi? »
«Che cosa le ha domandato? » Nel frattempo in salotto era entrata Cornelia.
«Se conoscevo la vittima. Ho risposto che lo incontravo ogni tanto per le scale, nulla di più. Allora ha voluto sapere se per le scale avevo incontrato qualche tipo sospetto, qualche donna, o qualche uomo. Vede, professore, il commissario è convinto che sia stato un marito geloso ad uccidere il giovane. E lo credo anch’io. Lei non deve temere niente, perciò, visto che non è sposato. »
Giorgio uscì e al piano di sopra, davanti alla sua porta, vide Alessandra.
«Non ti aspettavo » disse.
«Stavo per andarmene. Sono qui da dieci minuti. Dove sei stato? »
«Da Adele. Mi sono fermato appena. » Tirò fuori di tasca le chiavi ed aprì. Alessandra andò subito a sedersi in salotto. Era agitata.
«Cos’hai? » domandò Giorgio.
«Niente, niente. »
«E invece c’è qualcosa che non va. »
«Questo omicidio mi dà ai nervi. Il commissario è stato da me per sapere se conoscevo la vittima. Non sono abituata ad essere interrogata dalla polizia. Questa storia speriamo che finisca presto. »
«È normale, credo. Sospetta di tutti noi, che frequentiamo questo stabile. Ha interrogato anche Adele, e anche me. »
«E tu? »
«E io cosa? »
«Non sei nervoso? »
«Mica l’ho ucciso io. »
«Che cosa ti ha domandato? »
«E a te? »
«Te l’ho detto: se conoscevo la vittima. »
«E tu che cos’hai risposto? »
«Che lo incontravo qualche volta per le scale, quando venivo da te. »
«E il commissario ci ha creduto? » Giorgio aveva in mente la storia del portaritratti, e quindi nutriva un forte sospetto nei confronti di Alessandra, e supponeva che altrettanto la sospettasse il commissario.
«E perché non avrebbe dovuto crederci? »
«Sono sempre diffidenti quelli della polizia. »
«Ci ha creduto, eccome. Mica ho la faccia dell’assassina, io. Piuttosto tu… »
«Io che cosa? »
«Potresti essere tu l’assassino. »
«E per quale ragione. »
«La migliore di tutte: la gelosia. »
«Non avevo alcun motivo per essere geloso. » Alessandra si mise a ridere.
«Scherzavo. Non ti si può nemmeno fare uno scherzo. » Infatti, Giorgio si era rabbuiato e la guardava in cagnesco.
«Tu, invece, sei una che può uccidere » rispose con un tono sordo. Alessandra tornò a ridere.
«E tu davvero mi ci vedi nelle parti di un’assassina? »
«Sì » rispose.
«Ora non scherzare tu. »
«Non scherzo. »
«Dici sul serio? »
«E perché dovrei scherzare? »
«Oh, ma allora tu stai diventando matto. »
«Dio lo volesse. Mi sembra di vivere dentro un incubo. Chissà perché, da quando è nata questa storia, io mi sono messo in testa che tu e la vittima foste amanti. La notte non dormo più. »
«Sei geloso di me, allora? »
«Non lo so. »
«Sì che sei geloso. Ma non ce n’è motivo, tesoro. Ti giuro che quanto ho detto al commissario è la verità. Ho incontrato più di una volta quel giovanotto per le scale, soltanto per le scale. Buongiorno e buonasera. Te lo giuro. » Si alzò e andò a dare un bacio sulla fronte di Giorgio che, essendo in piedi, si chinò per riceverlo.
«Allora non capisco perché devi essere nervosa. » Gli tornava in mente che il portaritratti che le aveva regalato era stato trovato in camera della vittima.
«Non mi piace essere sospettata. A te piace? »
«No. »
«Vedi, se tu fossi sospettato, saresti nervoso anche tu. »
«Ma io non sono sospettato, come non lo sei tu. »
«E invece mi è parso che il commissario sospetti di me. »
«Fantasie. Se hai la coscienza a posto, non devi temere nulla. »
«Ho la coscienza a posto. »
«Allora non hai motivo di essere nervosa. »
«Mi fai restare con te stanotte? »
«Se vuoi. »
«Sì che lo voglio, micione. »

Renzi e Jacopetti stavano tornando dal marito di Giulia. Lungo la strada facevano il punto della situazione.
«Il portaritratti ci condurrà dritto dritto all’assassino. »
«O all’assassina. Non dimentichi che potrebbe anche essere stata una donna gelosa. »
«Secondo me, da qui non si scappa. O è stato il marito, che ha ucciso la vittima per interrompere la relazione scomoda della moglie… »
«Perché scomoda? »
«È un noto professionista. E anche se si può essere tolleranti, a tutto c’è un limite. In qualche modo quel rapporto ha cominciato ad infastidirlo. Un professionista noto come quell’Alfredo Giannini non può tollerare tutto, e addirittura che la moglie pagava un gigolò per andarci a letto. Non ti pare, Jacopetti? »
«Per me è stata la moglie. È un’amante possessiva. »
«Ma non l’hai sentita? Dice di avere più d’un amante e di non essere gelosa. »
«E lei ci crede, commissario? È una donna, e una donna non può tollerare di essere preferita ad un’altra. Finché è lei che tiene il gioco in mano può anche non essere gelosa, ma quando si accorge che l’uomo ha un’altra amante e che la preferisce a lei, è punta nella vanità e può diventare pericolosa. Anche un’assassina. »
Giunsero davanti al palazzo. Entrarono, bussarono alla porta del professionista. Aprì una segretaria, che li fece accomodare. Di lì a poco si affacciò Alfredo Giannini.
«Un minuto e sono subito da lei, commissario. » Era straordinariamente tranquillo. E sorridente.
Passarono dieci minuti in realtà. Uscì il cliente, e uscì il professionista, che li fece accomodare nel suo studio.
«Dunque, lei non ha un alibi » gli ricordò il commissario.
«Non ne ho bisogno, visto che non l’ho ucciso. »
Renzi estrasse il portaritratti.
«Lo ha mai visto? »
«Se non sbaglio, questo mi apparteneva. Vede? C’è lassù in alto una A, l’iniziale del mio nome. »
«È sicuro che sia il suo? »
«Ha tutta l’aria di esserlo. »
«Da chi lo ha avuto, visto che sembra un regalo. Da sua moglie? »
Alfredo si mise a ridere.
«Perché ride? »
«È un regalo modesto. Mia moglie mi fa pochi regali, per la verità, ma quando si decide non mi rifila queste sciocchezze. Cosa vuole che me ne faccia, io, di un portaritratti. »
«Lo ha ricevuto da una delle sue amanti? »
«Proprio così, commissario. Lei ha fatto centro. »
«Vorrei saperne il nome. » Non esitò e fece il nome di Adele. Tutto quadrava, pensò Renzi.
«Sa dove è stato trovato? »
«E come posso saperlo? »
«Dovrebbe saperlo, invece, dato che il portaritratti è suo. »
«Sì è mio, ma mi è stato rubato. Lo avevo messo qui sopra, vede? » Indicò una pila di libri e di riviste. «Qui sopra. Me ne ero anche dimenticato. Poi, qualche giorno fa mi è tornato in mente, l’ho cercato, e non sono riuscito a trovarlo. Evidentemente qualcuno lo ha preso, senza che me ne accorgessi. »
«E senza chiederle il permesso. »
«Rubato, infatti. Non posso immaginare a chi poteva interessare un portaritratti, fra l’altro con già incisa la iniziale del mio nome. Una cosa assurda. Un episodio senza senso, a cui, come può immaginare, non ho dato importanza, visto il valore esiguo della refurtiva. »
«Non vuol sapere dove è stato trovato? »
«Certo che voglio saperlo. »
«In camera della vittima. »
«Non penserà mica che ce lo abbia messo io, commissario? » E tornò a ridere.
«E perché no? Potrebbe avercelo fatto portare. Da una persona che aveva accesso alla camera. Per esempio Ada. »
«E perché Ada avrebbe dovuto fare questo? »
«Me lo deve dire lei. Per denaro, ad esempio. »
«Sono fantasie, commissario. »
«La verità è che lei non ha un alibi. Il portaritratti trovato in camera della vittima avrebbe dovuto sviare le indagini a carico della persona che le ha donato il portaritratti. E così lei avrebbe potuto uccidere la vittima senza destare alcun sospetto. »
«Via commissario, non ci si metta anche lei a procurarmi dei grattacapi. Ne ho abbastanza dal mio lavoro. »
«Questi non sono grattacapi, ma si tratta di un’accusa ben precisa contro di lei. »
«Ma la signora Adele si sarebbe difesa facilmente, dicendole che aveva regalato a me il portaritratti. Lei, commissario, sta prendendo un abbaglio. Avrei dovuto essere un ingenuo per commettere un omicidio ponendomi al riparo della signora Adele. Lei mi sottovaluta. »
Intervenne Jacopetti.
«Non potrebbe essere stata sua moglie a rubarle il portaritratti? »
«E perché avrebbe dovuto rubarlo? »
«Lo ha visto sopra quei libri. Ha scoperto la lettera A, e ha pensato di servirsene. »
«Servirsene per che cosa? »
Intervenne il commissario.
«Sua moglie potrebbe avere un amante. »
«Lei è matto, commissario. Oh, mi scusi, ma come può passarle di mente una sciocchezza simile? »
«Non la trascura, forse? »
«Ma Giulia ha tutto ciò che vuole. Non le interessano affatto gli uomini. »
«Questo lo dice lei. Non conosco una donna normale a cui non interessino gli uomini. Questa che lei dice, sì che è una sciocchezza. Dunque, potrebbe averlo preso sua moglie? »
«Ogni tanto, quando viene in città, passa dal mio ufficio. Beh, la possibilità di prenderlo l’aveva, sì potrebbe averlo preso lei. »
Uscirono. Jacopetti era tutto agitato.
«Ora sono sicuro. È stata la moglie. Ha preso il quadro e lo ha regalato ad Alberto. Poi lo ha ucciso, pensando di incastrare il marito. »
«E perché avrebbe dovuto farlo, se il marito non le faceva mancare nulla. »
«Non la teneva in considerazione. Le preferiva altre donne. Non lo dimentichi, commissario. Questa è un’offesa terribile per una donna. »
«Ma quando l’abbiamo interrogata, sembrava una donna serena, che aveva saputo adattarsi alle infedeltà del marito. »
«Una donna non si adatta ad essere tradita dal marito, commissario. Se può, si vendica. E l’aver visto quel portaritratti ha fatto scattare in lei la molla della vendetta. »
«Ma non siamo sicuri che l’abbia preso lei. »
«Lo ha preso lei. Del resto, non ha un alibi. »
«Nemmeno il marito. »
«È stata lei. »
«Sai che facciamo ora, Jacopetti? »
«Andiamo dalla signora Giulia. »
«Ti sbagli. Andiamo a trovare Ada. »

Ada era fuori con un cliente. Attesero al bar. Pino si avvicinò.
«Viene subito, commissario. »
«Certo che ti dovrei mettere a San Giorgio. Ma prima o poi ti ci sbatto. »
«Sono solo un amico di Ada. »
«Capisco. Ada lavora in proprio. »
«Esatto. »
«Finiscila o ti ci metto stasera al fresco. »
«Lei pensa che sia io il pappone di Ada, non è così? »
«E come dovrebbe essere, su, dimmelo tu. »
«Che non lo sono affatto. Ada ed io siamo amici. La sorprende che io abbia per amica una prostituta? »
«I tipi come te sfruttano sempre le disgraziate come Ada. L’amicizia è un’altra faccenda. »
«Si sbaglia. Posso offrirle qualcosa? »
«Non voglio niente, grazie. »
Quando rientrò Ada, il commissario le mostrò il portaritratti.
«Lo hai mai visto? »
«No. Avrei dovuto? »
«Pensavo che lo avessi regalato tu, a tuo cugino. »
«Perché? »
«È stato trovato in camera sua. »
«No, non è un mio regalo. E poi anche se glielo avessi regalato io, mica vuol dire che l’ho ammazzato. Da quando non si può fare un regalo ad un cugino? C’è qualche legge che lo vieta? »
«No. Potevi fargli tutti i regali che volevi. Questo dunque non è un tuo regalo? »
«Non lo è, commissario. »
«Bada di non prenderti gioco di me. »
«E perché dovrei. Lei non si fida di me. Anche l’altra volta, mi minacciava. Perché faccio la prostituta, secondo lei non sono più capace di dire la verità? »
«E va bene, voglio crederti. » Rimise il portaritratti nel cellofan e se ne andò a passo svelto, seguito da Jacopetti.
«Ora è convinto anche lei che è stata la signora Giulia. »
«Se la ragazza ha detto la verità, è stata proprio la moglie a sottrarre il portaritratti al marito. E se è stata lei, significa che aveva in mente di uccidere l’amante. Penso che siamo sulla buona strada, Jacopetti.
Jacopetti era tutto felice. Era stato lui a mettere il commissario su quella strada.

Gigolo #19

 When Giorgio got home he felt uneasy. Finding Renzi in the hall was worrying him and he could feel his anxiety growing. He knew he might be suspected.
He went and knocked on Adele’s door.
“The police have been here,” she said at once.
“Once the police get into a building like this, there’s no peace. They suspect everyone and they’ll suspect us as well, just you wait and see.”
Adele made no mention of the picture frame. She’d known it was a present from Giorgio to Alessandra before Renzi had told her. When the girl had passed it on to Adele, she hadn’t known that Adele had already seen it because Giorgio had shown it to her, when he’d bought it, because he wanted to know what she thought of it.
“Alessandra will love it, Giorgio,” she’d said.
When it was given to her by Alessandra, at first she’d wanted to laugh but she’d stifled it. By the following day, the frame was already in the possession of her lover, Giulia’s husband, Alfredo Giannini.
“You don’t really think they suspect us?”
“What did they ask you about?”
By this time, Cornelia had come into the sitting room.
“If I knew the dead man. I told them I’d met him on the stairs now and again and that was all. Then they wanted to know if I’d met anyone suspicious-looking on the stairs, some man or woman. You see, that detective is sure that it was a jealous husband who killed the boy. And that’s what I think. So you’ve nothing to fear since you’re not married.”
Giorgio left and went upstairs. At his door he saw Alessandra.
“I wasn’t expecting you,” he said.
“I was about to go away. I’ve been here ten minutes. Where have you been?”
“Adele’s. I was there just a few minutes.”
He took his keys out of his pocket and opened the door. Alessandra immediately went and sat down in the sitting room. She was agitated.
“What’s the matter?” asked Giorgio.
“Nothing, nothing at all.”
“There’s something wrong.”
“This murder’s getting on my nerves. The police came to see me to ask if I knew the victim. I’m not used to being questioned by the police. I hope this’ll soon be over.”
“It’s normal. They suspect all of us that come and go in this building. They questioned Adele and me as well.”
“And you?”
“What about me?”
“Weren’t you nervous?”
“Why should I be? I didn’t kill him.”
“What did they ask you?”
“What did they ask you?”
“I told you. If I knew him.”
“And what did you say?”
“That I sometimes met him on the stairs when I was coming to see you.”
“And did they believe you?”
Giorgio was thinking of the picture frame. He had strong suspicions about Alessandra and supposed that the police suspected her as well.
“Why shouldn’t they believe me?”
“The police don’t trust anyone.”
“They believed me, of course they did. I don’t have a murderer’s face. But you…”
“Me?”
“You could’ve done it.”
“But why?”
“The best motive of all – jealousy.”
“I had no reason to be jealous.”
Alessandra started to laugh. “I was joking. You can’t even take a joke.”
Giorgio’s face had darkened and he scowled at her. “It’s you,” he said dully, “that would be capable of killing someone. Not me.”
Alessandra laughed again. “You really see me as a murderer?”
“Yes,” he said.
“You’re not joking then.”
“I’m not joking.”
“You really mean it?”
“Why should I be joking?”
“Oh no, now you’re going mad.”
“Maybe I am. I seem to be living in a nightmare. I don’t know why but since this whole thing started I’ve had this idea that you and the boy were lovers. I can’t sleep any more.”
“You mean you’re jealous?”
“I don’t know.”
“You are jealous. But, darling, there’s no reason to be. I swear that what I told the police is the truth. I met him several times on the stairs, only on the stairs. Good morning, good evening, that’s all. I swear it.”
She got up and went to give him a kiss on his brow. Giorgio, who was standing, bent down to let her.
“But I don’t understand why you need to be worried,” he said. He was remembering again that the picture frame he’d given her had been found in the victim’s bedroom.
“I don’t like being suspected. Do you?”
“No.”
“If you were suspected, you’d be worried too.”
“But I’m not suspected and neither are you.”
“But it seemed to me that the police suspect me.”
“You’re imagining it. You’ve nothing to fear if there’s nothing on your conscience.”
“My conscience is clear.”
“Then there’s no reason to worry.”
“Are you going to ask me to stay the night?”
“If you want to.”
“Yes, sweetheart, I want to.”

Renzi and Jacopetti were on their way to see Giulia’s husband again. As they walked, they summed up the situation.
“The picture frame will lead us straight to the murderer,” said Renzi.
“Or the murderess. It could’ve been a jealous woman, don’t forget.”
“In my opinion, there’s no getting away from it. Either it was the husband who killed the boy in order to break up his inconvenient relationship with his wife…”
“Why inconvenient?”
“He’s a well known lawyer. Even if you’re tolerant, there comes a limit. Somehow, the relationship had begun to annoy him. A well known lawyer like Alfredo Giannini can’t be tolerant about everything and especially not his wife paying a gigolo to go to bed with her. Don’t you agree, Jacopetti?”
“I think it was the wife. She’s a jealous lover.”
“Didn’t you hear what she said? She said she has more than one lover and that she isn’t jealous.”
“And you believe her, sir? She’s a woman and a woman can’t bear another woman to be preferred to her. As long as she’s number one she may not be jealous but as when she finds out that the man has another lover and he prefers this other one, then her vanity is piqued and she may become dangerous. She may even commit murder.”
They’d arrived. They went into the building and knocked on the office door. A secretary opened it and showed them in. Alfredo Giannini looked out of his room a few moments later.
“One minute and I’ll be with you, superintendent.” He was perfectly calm. And smiling.
In fact, ten minutes passed. The client came out, then the lawyer came out and showed the police officers into his room.
“So, you don’t have an alibi,” Renzi reminded him.
“Since I didn’t kill him, I don’t need one.”
Renzi took out the picture frame. “Have you ever seen this?”
“If I’m not mistaken, this was once mine. See? There’s an A at the top. A for Alfredo.”
“Are you quite sure it’s yours?”
“It certainly looks like it.”
“It looks like it might have been a present. Who was it from? Your wife?”
Alfredo laughed.
“Why do you laugh?”
“This is a very modest present. My wife gives me few presents, to tell the truth, but when she does, she doesn’t fob me off with paltry things like this. What on earth would I do with a picture frame?”
“Did you get it from one of your lovers?”
“I did indeed, superintendent. You’ve got it one.”
“I’d like to know her name.”
Giannini gave Adele’s name without hesitation. “It’s all fitting together,” thought Renzi.
“Do you know where it was found?”
“How could I know that?”
“Surely you should know, since it’s yours.”
“Yes, it’s mine but it was stolen. I’d left it here, see?” He pointed to a pile of books and magazines. “On top of those. I’d actually forgotten about it. A few days ago, something reminded me of it. I looked for it but couldn’t find it. Clearly someone took it without me noticing.”
“And without asking your permission.”
“Stolen, in other words. I can’t imagine who might be interested in a picture frame, especially one with my initial inscribed on it. It’s absurd. A senseless incident to which, as you can imagine, I attached no importance, since the stolen item was of little value.”
“Don’t you want to know where it was found?”
“Of course I do.”
“In the dead man’s bedroom.”
“You surely don’t think I put it there?” Giannini laughed again.
“Why not? You could have got someone to put it there. Someone who had access to the room. Ada, for example.”
“Why would Ada do such a thing?”
“You’ll have to tell me. For money, perhaps.”
“These are fantastical suggestions, superintendent.”
“The fact is that you don’t have an alibi. The picture frame found in that bedroom might have directed our investigations towards the person who gave it to you it. That way you could have killed the young man without arousing suspicion.”
“Enough, superintendent, don’t you start giving me a headache. I have enough of those in my work.”
“This isn’t a headache. This is a specific charge against you.”
“But Adele would’ve easily been able to offer a defence by telling you that she’d given the frame to me. Really, sir, you’re getting hold of the wrong end of the stick. I would have had to have been a simpleton to commit a murder using Adele to hide behind. You underestimate me.”
Jacopetti said, “Might it have been your wife who took the frame from you?”
“Why would she do that?”
“She saw it lying on top of those books. She saw the letter A and thought of using it herself.”
“Using it for what?”
Renzi said, “Your wife might have a lover.”
“You’re mad, superintendent. Really, how can an idea like that occur to you?”
“You don’t neglect her, by any chance?”
“Giulia has everything she wants. She’s not interested in men at all.”
“So you say. I don’t know any normal women who aren’t interested in men. What you’re saying is nonsense. So, could your wife have taken it?”
“Every now and again she drops into the office when she’s in town. She had the opportunity to take it. She could have taken it.”
They left. Jacopetti was excited. “I’m quite sure now. It was the wife. She took the picture frame and gave it to Alberto. Then she killed him, thinking she would frame her husband.”
“But why should she do that, if her husband ensures that she lacks for nothing?”
“She didn’t care about that. He preferred other women to her. Don’t forget, sir. That’s a terrible humiliation for a woman.”
“But when we interviewed her, she seemed perfectly calm, as if she’d been able to get used to her husband’s infidelities.”
“A woman doesn’t get used to being betrayed by her husband. She gets her revenge, if she can. Seeing that frame released the spring of revenge.”
“But we’re not even sure that she took it.”
“She took it. In any case, she doesn’t have an alibi.”
“Nor does her husband.”
“It was her.”
“Do you know what we’re going to do now, Jacopetti?”
“We’re going to see Giulia.”
“Wrong. We’re going to see Ada.”

Ada was with a customer so they waited at the bar. “She’ll be back soon,” Pino told them.
“I should certainly have you put in San Giorgio,” said Renzi. “But I’ll catch you one of these days.”
“I’m just a friend of Ada’s.”
“I see. She works on her own.”
“Exactly.”
“Say no more or I’ll have you behind bars by this evening.”
“You think I’m Ada’s pimp, don’t you.”
“And how would that be? Go on, tell me.”
“Well, I’m not. Ada and I are friends. Are you surprised I have prostitute for a friend?”
“People like you always take advantage of poor souls like Ada. Friendship is just another piece of business.”
“You’re wrong. Can I get you something?”
“I don’t want anything, thank you.”
When Ada came back, Renzi showed her the picture frame. “Have you ever seen this before?”
“No. Should I?”
“I thought you might’ve given it to your cousin as a present.”
“Why?”
“It was found in his bedroom.”
“No, I didn’t give it to him. And even if I had, it wouldn’t mean I killed him. Since when have you not been allowed to give your cousin a present? Is there a law against it?”
“No. You could’ve given him as many presents as you liked. But you didn’t give him this?”
“No, I didn’t.”
“Don’t play any games with me, now.”
“Why should I play games? You threatened me last time too. Just because I’m a prostitute, you think I can’t tell the truth any more. Is that it?”
“OK. I want to believe you.”
He put the frame back in its wrapping and walked quickly away, followed by Jacopetti.
“You believe it was Giulia now,” he said.
“If the girl has told us the truth, it was the wife who took the frame from her husband. If it was her, it means that she was planning to kill her lover. I think we’re on the right track, Jacopetti.”
Jacopetti was entirely happy. It was he who had put his boss on that track.

 

 


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart