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Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Giallo: Giulia/A detective story: Giulia (Trad. Helen Askham)#18/24

14 Giugno 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

GIULIA #18

Si era a metà giugno, ma come ormai succedeva da moltissimi anni, il caldo non era ancora arrivato e, se si aveva la fortuna di imbattersi in una giornata di cielo sereno, il sole, ancora tiepido, metteva nel sangue il buonumore. La natura sa essere bella, se vuole renderti felice, e quella domenica si poteva dire che la natura avesse dispiegato tutta la sua seduzione. Maria e Esterina stavano con la testa adagiata sullo schienale, le sottane tirate su a metà coscia e le gambe allungate. Maria teneva i piedi incrociati e le mani sul grembo; Esterina, invece, le teneva aperte, una gamba di qua e l’altra di là, proprio stravaccata, e le braccia abbandonate lungo i fianchi della sedia. Pareva che se lo volesse godere tutto, quel sole galante.
«Cara Maria, sono proprio degli strani tipi i nostri mariti. Guardali come sono buffi in mezzo all’acqua. Loro credono di darcela a bere, e si dànno delle arie, ma stasera si torna a casa coi cesti vuoti, e anche questa volta, se non vorranno fare la figura dei fessi con gli amici, dovremo fermarci a comprarli al mercato. Ci faranno scendere noi a scegliere il pesce, come al solito, perché loro si vergognano, e non riconoscono una trota da uno scorfano. »
Mentre teneva la canna, il commissario ogni tanto si arricciolava i baffi. Aveva sulla testa un cappellaccio di tela verde, e così anche Jacopetti. Tiravano su, ma ancora non si vedeva niente. Rilanciavano la lenza.
«Ora poi, ci hanno per le mani il caso di quella bella donna, trovata morta. Te ne ha parlato, tuo marito? »
«Eeeh, se me ne ha parlato. Vedi, Maria, mio marito per me è come un libro aperto. Quando vuol nascondermi qualcosa, io lo scopro dai suoi occhi che lui, invece, muore dalla voglia di dirmelo, e allora gli tendo la trappola, e lui ci casca tutto contento, e non la finisce più di raccontare come sono andate le cose, e mi tiene sempre aggiornata. A volte, guarda, mi fa una barba… Quando rientra a casa la sera, non fa in tempo a levarsi la giacca che io so già tutto. È troppo buono per essere un poliziotto. Ha un cuore grande così. »
«Lo so da mio marito che il tuo Sandro ha un cuore d’oro. Luciano gli è affezionato. »
«Hanno scelto però un brutto mestiere. Anche quando rientrano a casa, hanno la testa altrove. Non hanno orari, e sono sempre stanchi. Arrivano, mangiano un boccone, ci raccontano le ultime cose, e poi vogliono andare a riposarsi. Io non so se con te è la stessa cosa, ma quando siamo a letto, lui ha sempre voglia di dormire, e all’amore lo facciamo sì e no una volta al mese. »
«Allora sei fortunata, perché Luciano comincia a scordarselo di fare all’amore, e di averci una moglie che è anche una donna. Ma io lo capisco. È un mestiere duro, il loro. Occupa il cervello, e quando il cervello è stanco, a tutto pensa fuorché all’amore. Eppoi, abbiamo da fare i conti tutti i giorni coi soldi che non bastano mai. Tu almeno non hai figli, e, credimi, coi tempi che corrono, è una fortuna anche quella. Quando meno te l’aspetti, e pensi di farcela ad arrivare in fondo al mese, ecco che ti capita una spesa imprevista per i figli. Rischiano la vita i nostri sposi, e li pagano una miseria, nemmeno abbastanza per allevare decentemente i propri figli. »
«O anche per farci un regalino di tanto in tanto, a noi mogli, che stiamo sempre con l’angoscia che capiti qualche disgrazia. »
«Io, i regali me li sono levati dalla testa già da un pezzo, Esterina. Povero Luciano. Non posso dargli anche questo rimorso. E così un giorno gliel’ho detto chiaro. L’ho guardato negli occhi, era la vigilia del mio compleanno, perché devi sapere che noi festeggiamo solo i compleanni, le altre feste, che hanno inventate per farci buttare i soldi, noi non le consideriamo neppure, si starebbe freschi. Allora, l’ho guardato negli occhi e gli ho detto seria seria: “Luciano, questa volta tu devi metterti in testa che io non ne voglio di regali. I soldi non ci bastano per le cose necessarie, figurati se posso permetterti di spenderli per il superfluo. Non te ne devi avere a male, se ti dico che sono soldi buttati. I regali sono uno spreco che non ci possiamo permettere.” »
«E lui? »
«Ha brontolato un po’, eppoi mi ha dato ragione. Lo sapevo che pesava anche a lui di buttare i soldi a quel modo. Così ora siamo più contenti, perché quando arrivano i compleanni, noi non ci abbiamo i pensieri, e festeggiamo con un bel vassoio di paste. Si stappa una bottiglia di spumante, ed è la festa più bella che si possa fare, dato che quello che conta è la tranquillità, e di avere la coscienza serena. Perché se i soldi non li sprechi, beh, questo fa bene anche alla coscienza. »
«Però, lo Stato dovrebbe pagarli di più. È una vergogna, che per tutte le ore che lavorano, spesso anche quindici, sedici, a volte non tornano neppure a dormire, lo Stato gli mette in mano quei quattro soldi di miseria. Senza contare che quasi sempre rischiano la vita. »
«La rischiano sempre. Altro che quasi. Perché quando si ha a che fare con la delinquenza, come puoi essere sicura che tutto vada liscio? I delinquenti mica ci pensano alla vita di un poliziotto, e che è un uomo come gli altri. »
«Guarda là, Maria. Forse tuo marito ha preso qualcosa. » Sollevarono le teste dallo schienale. Il commissario, infatti, stava avvolgendo piano piano la lenza, e Jacopetti si era voltato a vedere.
«Dev’essere bello grosso, commissario » esclamò Jacopetti. Era invece una vecchia scarpa, e si misero a ridere tutti e due, e dalla riva risero subito anche le mogli.
«Guarda che non sia una delle tue » gridò Maria per gioco. Infatti, quella scarpa attaccata alla lenza era grande e grossa proprio come una delle sue, che aveva lasciate nel bagagliaio della macchina, quando si era messo gli stivaloni.
«Certo che i piedi, tuo marito li ha davvero come barche. Hai proprio ragione quando dici che lui in fiume non ci può affogare. Basta che si metta a camminare e sta sull’acqua proprio come Gesù. »
«Da chi avrà preso. Io, i genitori li ho conosciuti. Erano persone normali, anzi coi piedi piccini piccini. »
«Si può prendere anche da qualche antenato, o da qualche parente. »
«Parenti con quei piedi non ne ha. Li conosco tutti. Degli antenati non so nulla. Lui è contento, però, e dice che ci si trova bene. Si sente sicuro, ben piantato a terra. » Renzi si era liberato della scarpa, che ora l’acqua trascinava via. Dopo un po’ scomparve, inghiottita dal fondo. Poco più in là, si erano aggiunti altri pescatori, e pareva che avessero più fortuna. Maria se ne accorse.
«Il posto più brutto l’avete scelto voi. Siamo arrivati per primi e siamo stati capaci di metterci proprio nel punto sbagliato. Vedi di spostarti, Luciano, o faremo la figura di quattro sciabigotti. »
«Chetati, e accontentati di prendere il sole. Se strilli ancora, li scaccerai, i pesci. »
«Ma scacciarli da dove? Dove siete voi, ci sono solo sassi, e voi due mi sembrate Don Chisciotte e Sancio Panza. Se non andate più in là, pescherete l’altra scarpa, gemella a quella di prima. »
«Ti piace sfotterci, eh? Ma ti ci vorrei vedere te, qui, a mollo nell’acqua. »
«Sei te che dici di essere un gran pescatore,   mica lo dico io. Allora fammi vedere due pesci. »
«Lo senti, Jacopetti, le nostre donne vogliono vedere due pesci. Che si fa? Glieli facciamo vedere? » Maria capì il sottinteso e lo capì anche Esterina, che rise sotto i baffi.
«Ora dimmi, Esterina, se son discorsi da fare, e se non meriterebbero una risposta come si deve. »
«Fanno tanto i gradassi, ma quel pesce lì che ci vorrebbero far vedere, è da tanto tempo che se ne sta nascosto, e dorme chissà in quale tana, e son sicura che nemmeno ora si sveglierebbe. »
«Hai sentito, Luciano, che ne pensiamo noi dei vostri pesci? Dormono, dice Esterina. »
«Dormirà quello di Jacopetti, ma il mio è bello vispo. »
«Se è per quello, commissario, il mio lo sento guizzare, e devo badarci perché non mi scappi. » Si era avvicinato, Jacopetti, per ascoltare meglio.
Gli rispose Esterina: «Lascialo scappare, son curiosa di vedere dove va. »
«Non certo da te, brutta strega. » Ma lo disse ridendo.
«Coi vostri pesci, non ci si frigge un bel nulla, Luciano. Né in padella né dove m’intendo io. Quindi datevi da fare. » Si era alzata in piedi, Maria. Qualcuno dalla strada aveva udito. Allora si fermò ad ascoltare. E con lui, a poco a poco, altre persone, e si formò così un capannello di gente. L’ultima frase detta da Maria riscosse un bell’applauso, che sorprese le due donne, che non s’erano accorte che c’era gente ad ascoltare. Ma non il commissario. Fu lui a commentare l’applauso.
«Le donne hanno la chiacchiera più degli uomini, ma se stringi, non acchiappi nulla. Loro chiedono il pesce, ma quando glielo dài, dicono che non hanno appetito. Soprattutto quelle sposate. »
«Io dico, invece, che se il pesce è buono, non c’è donna che non lo mangi. » Era un vecchietto arzillo, che stava appoggiato con la schiena alla canna della sua bicicletta. Maria si era zittita. Invece, Esterina faceva fatica a tenere a freno la lingua. Era un po’ più magra di Maria, e il pepe ce lo aveva addosso.
«Che faccio, gli rispondo? » domandò sottovoce all’amica.
«No. Lascia perdere. Non sta bene che noi donne si parli in pubblico a questo modo. Non me n’ero accorta, altrimenti mi chetavo. »
«A me, invece, piace discorrere coi doppi sensi. »
«Beh, » disse Renzi «la pesca è finita. Buono o cattivo, il pesce di qui non è passato e il canestro è vuoto. Che ne pensi, Jacopetti, ci ritiriamo? »
«Non è la nostra giornata. Andò meglio l’ultima volta, si ricorda, commissario? »
«Tanto, lo avremmo regalato il pesce. »
«Io no. Io non lo regalo mai. Me lo mangio. Esterina lo sa cucinare molto bene. »
«È sempre quel pesce di prima, che sa cucinare bene sua moglie? » Era il vecchietto arzillo, che era rimasto solo, ora.
«Cucina bene soprattutto quello, brav’uomo. Ci fa un sughino da leccarsi i baffi. »
Esterina si dimenò sulla sedia, tutta contenta di quel complimento.  

Riposti gli stivaloni, i due cesti, le canne e altre piccole cose, chiusero la bauliera.
«E ora, pancia mia fatti capanna. » A Jacopetti era venuto un appetito da lupi.
«Dove si va a mangiare? » chiese Maria.
«C’è il Pescatore, proprio qui sul ponte. »
Lasciarono l’auto pochi metri prima del locale. Nello scendere, ci mancò poco che Maria fosse investita da una moto di grossa cilindrata, guidata da un giovane tutto bardato a regola d’arte: vestito di pelle nera, casco pluridisegnato, occhialoni scuri, stivali alla nazista. Nemmeno si fermò, anzi accelerò, piegando la moto subito dopo, fin quasi a toccare l’asfalto, per curvare a destra. Rasentò il muretto del ponte.
«Figlio d’un cane » gridò Maria, agitando le braccia.
«Bastardo » fece Esterina, che le corse subito vicino per vedere se si era fatta male.
«C’è mancato poco che mi mettesse sotto. » Si erano avvicinati anche il commissario e Jacopetti.
«Non c’è più giudizio a questo mondo » disse Jacopetti.
«E se li rimproveri, pretendono anche di avere ragione. Si devono cambiare tante cose in questo Paese, sennò chissà dove si va a finire. » Qualcosa stava cambiando. La vecchia classe politica era stata spazzata via dai posti di comando, ma ancora intrigava e tornava a farsi pericolosa.
Il locale era pieno, ma s’era appena liberato un tavolo, proprio in un angolo. Li accompagnò il cameriere. Si sedettero, ma il commissario continuava a brontolare:
«Ci vogliono pene più severe. Solo così si potrà sperare in una società migliore. »
«Io ho fiducia, commissario, qualcosa cambierà. »
«Voi vi illudete » intervenne Maria. «Non cambierà un bel nulla. Lasciate passare del tempo, e poi vedrete se anche questi non somigliano ai vecchi. Chi comanda, prima pensa agli affari suoi, e poi dà le briciole a noi del popolo, che restiamo sempre degli imbecilli e degli illusi. »
«Ben detto, Maria. Gli uomini hanno sempre nella testa gli ideali, come noi donne i sogni. Solo che i sogni non fanno male a nessuno, anzi; ma gli ideali scavano dentro e possono generare odio nelle coscienze. » Una frase così, Jacopetti non l’aveva mai sentita dire da sua moglie. L’ascoltò a bocca aperta.
Il cameriere venne a prendere le ordinazioni. Renzi e Jacopetti chiesero del pesce, mentre le donne vollero due bistecche alla brace. Per primo, i maschi presero spaghetti alle vongole, e le femmine due tortellini in brodo.
«T’è passato lo spavento, Maria? »
«Quel figlio d’un cane… M’è passato sì, ma certo che un cazzotto sulla testa glielo avrei dato volentieri. Quello, prima o poi mette sotto qualcuno, o si ammazza, che è meglio. Tanto che ci stanno a fare tipi così. »
«Se si pretende un po’ d’ordine, ci chiamano fascisti. »
Mangiarono come lupi. Le donne più degli uomini.
«Se continua così, lo sapete dove si va a finire? Peggio che in Africa, ma che dico? Molto, molto peggio. »
«Parole sante, commissario. »
Quando giunse il caffè, il suo aroma attrasse l’attenzione di tutti e quattro.
«Lascia perdere la politica, Luciano, » disse Maria «con quella ti ci sei sempre rovinato il fegato. »
«Bisogna averci il fegato di un bue per sopportare la politica. Anche oggi. » Era Jacopetti.
«Vedi, Jacopetti. Se noi si chiudesse gli occhi, e ci si tappasse la bocca, i politicanti farebbero il bello e il cattivo tempo. E non è mica vero che staremmo in santa pace, in questo modo. Nella società, la politica è come il sangue nelle vene. Non se ne può fare a meno. Ed è quando ci rode il fegato, che noi possiamo fare qualcosa di buono. »
«Lei, commissario, è proprio convinto come me che questo sia un governo migliore dell’altro? »
«Non ci penso nemmeno. In politica, si deve sempre stare attenti alle fregature. Ti aspettano appena fuori dell’uscio di casa. Io lo spero, ecco, spero che sia migliore. Guai però, questa volta, a schierarsi da una parte o dall’altra per sempre. Sono finiti i tempi in cui il popolo era citrullo, e si affezionava alle ideologie, che avvelenano il sangue, e anche se veniva trascinato alla fame e alla umiliazione, continuava a credere che prima o poi sarebbero arrivati i tempi del riscatto. No, quello che è successo ci deve pure insegnare qualcosa, e ci insegna che noi non li dobbiamo sposare i governi, e si deve stare con gli occhi aperti, e pronti a condannarli, anche se li abbiamo votati, se non mantengono le promesse. Ai fatti si deve guardare, e non alle chiacchiere. Basta con le chiacchiere, Jacopetti. »
Uscirono che avevano il sapore del caffè sulle labbra, e la rabbia nel cuore. Si avviarono verso la macchina. Maria stette attenta che non transitasse un’altra di quelle moto infernali.
«Andiamo verso Vagli » disse il commissario. «Ho voglia di vedere il laghetto. » Si trattava del laghetto artificiale che custodisce, sotto le sue acque, l’antico paese di Fabbriche di Careggine, con la bella chiesa di fine ‘600 intitolata a San Teodoro. Il laghetto è svuotato ogni dieci anni, in estate, e il paese riaffiora, mostrando la sua malinconica bellezza. Molti turisti salgono fin lassù per abbandonarsi alla fantasia.
«Chissà se una volta si stava meglio di ora. »
«Per noi donne, nemmeno a parlarne. Si faticava di più, e voi uomini ci trattavate come schiave. » Era Maria.
«Se è per questo, anche ora siamo considerate peggio delle serve. » Era Esterina.
Alle ore sedici circa, stavano ammirando il lago, con le braccia appoggiate al parapetto. Il commissario si godeva proprio una bella giornata di serenità, e così pure Jacopetti, e anche quelle disgraziate di mogli, che facevano una vita da bestie a sopportare i loro mariti.

 GIULIA #18

It was the middle of June but, as had been the case for many years, the really hot weather still hadn’t arrived. When you’re lucky enough to be out on a day when the sky is clear, the mild sunshine does you good. Nature can be lovely when she chooses and that Sunday, it seemed she was setting out all her powers of seduction. Maria and Esterina lay back in their deckchairs, their skirts pulled up to their thighs and their legs stretched out. Maria’s ankles were crossed and her hands in her lap, while Esterina sprawled, legs apart and arms dangling at the sides of her chair. She was enjoying the splendid sunshine to the utmost.
“You know, Maria,” she said, “our husbands are strange. See how funny they look in the middle of the river. They think they’re impressing us. They’re giving themselves such airs but there won’t be any fish to take home this evening. We’ll have to stop at the market and buy some as usual so they won’t make a fool of themselves with their friends. And, as usual, they’ll make us get out of the car to get the fish because they’re embarrassed. They can’t tell a trout from a scorpion fish.”
Every now and again, as he stood there with his rod, Renzi twirled his moustache. On his head he had a shabby green cloth hat and so did Jacopetti. They lifted their rods and found nothing. They cast again.
“And now they’ve got this case of that woman who was found dead on her bed,” said Maria. “Has Sandro told you about it?”
“Hasn’t he just. Maria, my husband is an open book to me. He tries to hide things from me but I can see in his eyes that really he’s dying to tell me. So I set a little trap and he happily falls into it. Then he never stops telling me how things are going and keeps me entirely up-to-date. Mind you, sometimes it’s boring. When he gets home in the evening I know everything before he’s even taken his jacket off. He’s too nice to be a policeman. He’s too good at heart.”
“I know Sandro has a heart of gold. Luciano’s told me. He’s fond of him.”
“They chose a lousy job though. Even when they come home, their minds are elsewhere. They don’t have proper hours and they’re always tired. They get home, have something to eat, tell you what’s new and then they just want to have a snooze. I don’t know if it’s the same with you, but when we go to bed, he only wants to sleep. We make love maybe once a month.”
“You’re lucky then because Luciano is beginning to forget about that. He’s forgetting he’s got a wife who’s also a woman. But I understand him. It’s a difficult job they have. They have to use their brains and when the brain’s tired it thinks of anything except sex. And then we have to keep an eye on the money all the time because there’s never enough. At least you don’t have children. Believe me, the way things are at the moment, that’s a blessing. Just when you’re least expecting it and thinking you’re going to get to the end of the month OK, bang, there’s some unexpected expense for the children. Our husbands risk their lives for a pittance, not even enough to raise children decently.”
“And we live in fear of   something terrible happening so it would be nice if they could afford to give us a little present now and again.”
“It’s a long time since I thought about presents, Esterina. Poor Luciano. I wouldn’t want to make him feel guilty about that as well. In fact, I told him one time. It was the day before my birthday, because we only celebrate birthdays. We ignore those other anniversaries they’ve invented to make us throw money away, otherwise we’d be broke. Anyway, as I was saying, I looked him in the eye and said very seriously, ‘Luciano, this time you must get it through your head that I don’t want any presents. We don’t have enough money for what we need. How can you imagine that I want you to spend money on things we don’t need? Don’t take it amiss if I tell you that money for presents is money wasted. Presents are a waste we can’t allow ourselves.”
“What did he say?”
“He grumbled a bit and then said I was right. I knew it was worrying him as well as me, throwing money away like that. So now we’re happier because when birthdays come along, we don’t have to worry. We celebrate with a big plate of pasta and open a bottle of spumante. It’s the best birthday to have since what matters is peace of mind and having a clear conscience. Not wasting money is good for the conscience.”
“Still, the State should pay them more. It’s a disgrace the State gives them so little for all the hours they work, often fifteen, sixteen hours, and sometimes they don’t even come home to sleep. Not counting the fact they’re almost always risking their lives.”
“They’re always risking their lives. Not just almost. When you’re dealing with crime, how can you be sure it’s always going to be all right? Criminals don’t care about a policeman’s life. They don’t think he’s a man like other men.”
“Maria! Look! Maybe your husband’s caught something.”
They raised their heads. Renzi was slowly reeling in and Jacopetti had turned to watch.
“It must be a good size, sir,” he exclaimed.
But it was just an old shoe and they both started to laugh. On the bank, their wives laughed as well.
“It looks like one of yours,” called Maria jokingly.
In fact, the shoe at the end of his rod was as big and broad as the shoes he’d left in the boot of the car when he put on his waders.
“Your husband really does have big feet,” said Esterina. “You’re right when you say he couldn’t drown. All he has to do is walk on the water like Jesus.”
“He must have taken after Him. I knew his parents. Normal people. In fact their feet were really rather small.”
“Maybe he got them from some ancestor or relative.”
“I know all his relatives and they don’t have feet like his but I don’t know anything about his ancestors. He’s happy, though, says they do him fine. He feels safe, feet firmly on the ground.”
Renzi had removed the shoe and the river was carrying it away. After a little, it was swallowed up and disappeared. A little further away, some other fishermen had arrived and they seemed to be having more luck. Maria noticed this.
“You’ve chosen the wrong place. We got here first and you managed to pick the wrong place. Go somewhere else, Luciano, or we’ll look like a right bunch of idiots.”
“Be quiet and enjoy your sunbathing. If you carry on screeching, you’ll chase the fish away.”
“Chase them away from where? There are only stones where you are and you look like Don Quixote and Sancho Panza to me. If you don’t go somewhere else, you’ll catch the other shoe.”
“You like taking the mickey out of us, don’t you. I’d like to see you standing here, getting soaking wet.”
“You’re the one that claims to be the great fisherman, not me. So let’s see a couple of fish.”
“Do you hear that, Jacopetti? Our wives want to see a couple of fish. What do you say? Shall we let them see them?”
Maria understood the innuendo and so did Esterina, who sniggered.
“Tell me, Esterina, are they saying something worth answering?”
“They’re doing a lot of bragging but the fish we’d like to see have been hiding for a long time. They’re probably asleep under a stone somewhere or other. I’m pretty sure no one could wake them up now.”
“Luciano, did you hear what we think of your fish? Esterina says they’re asleep.”
“Jacopetti’s certainly, but mine’s wide awake.”
Jacopetti had come closer to hear better. “Oh no, sir, mine’s wriggling. I have to watch it doesn’t escape.”
“Let it escape,” called Esterina. “I want to see where it goes.”
“Nowhere near you, you old witch.” But he laughed as he spoke.
“Your fish isn’t worth the frying, Luciano, not in the frying pan or anywhere else. So get on with it.”
A man had heard their voices from the road and stopped to listen. Others had joined him one by one and a small group of people had formed. Maria’s last words produced a round of applause which surprised the women who hadn’t noticed that anyone was listening. Renzi had, however, and it was he who responded.
“Women have more to say than men, but once you catch hold of them there’s nothing there. They ask for fish but when you give them one, they say they’re not hungry. Especially if they’re married.”
“What I say is, if the fish is good, there isn’t a woman who won’t eat it.”
This came from a sprightly old man who was leaning against the cross bar of his bicycle. Maria was silenced. Esterina, however, was having difficulty holding her tongue.
“What shall I do?” she whispered to Maria. “Shall I say something?”
“No, don’t. Just ignore him. It’s not right for us women to talk like this in public. I hadn’t noticed them or I’d have shut up.”
“I like these conversations with double meanings.”
“Well,” said Renzi, “the fishing’s over. Good fish or bad, they haven’t come our way and the basket’s empty. What do you think, Jacopetti? Time to stop?”
“It’s not our day. It went better last time, do you remember, sir?”
“So much better, we had to give them away.”
“Not me, I never give them away. I eat them. Esterina’s good at cooking fish.”
“Is that the same fish you were talking about before?” It was the old man with the bike again, the only person left.
“She cooks that one especially well, my good man. Her sauce makes your mouth water.”
Esterina lay back in her deckchair, quite delighted with this compliment.

They put the waders, baskets, rods and everything else back in the boot and closed it.
“And now,” said Jacopetti, “I’m famished.”
“Where shall we eat?” asked Maria.
“There’s the Pescatore, right here on the bridge.”
They parked the car a few yards before the restaurant. As she got out, Maria was almost knocked down by a powerful motor bike driven by a young man in regulation gear – black leathers, multicoloured helmet, dark glasses and jackboots. He didn’t stop but accelerated. Leaning the bike over so that it was almost touching the road, he turned right, almost scraping the wall of the bridge.
“Bastard!” shouted Maria, waving her fist.
“Bastard!” yelled Esterina as she ran to see if Maria had been hurt.
“He nearly knocked me down.”
Renzi and Jacopetti had come up as well.
“That was outrageous,” said Jacopetti.
“And if you tell them off, they say they’re in the right,” added Renzi. “Some things have got to change in this country, otherwise who knows what things will come to.”
Some things were changing. The old political class had been chased out of their command posts but they were still plotting and threatening to become dangerous.
The restaurant was full but a table in the corner had just been left free. The waiter showed them to it. They sat down and Renzi went on grumbling.
“We need harsher sentences. That’s the only way we can hope for a better society.”
“I have faith, sir, something’ll change.”
“You’re kidding yourselves,” said Maria. “Nothing’s going to change. Wait for a while and then see if things aren’t just the way they are now. The people in charge look after their own affairs first and then give the crumbs to us, the people, stupid and deluded as ever.”
“Well said, Maria,” said Esterina. “Men have ideals but women have dreams. The thing is, though, dreams never hurt anyone but ideals gouge away inside and create hatred in people’s minds.”
Jacopetti had never heard his wife say such a thing. He listened in astonishment.
The waiter came to take their order. Renzi and Jacopetti chose fish and the women grilled steak. For their first course, the men ordered spaghetti alle vongole, the women tortellini in brodo.
“Have you got over the shock, Maria?”
“That bastard… Yes, I’ve got over it but I’d gladly have given him a good thump on the head. One day he’s going to knock someone down. Or kill himself. That would be better. What’s to be done with people like that?”
“When we ask for law and order, they call us fascists.”
They ate ravenously, the women even more than the men.
“If things go on like this, do you know where we’ll end up?” said Renzi. “Worse than in Africa. What am I saying? Much, much worse.”
“You’re right, sir.”
When the coffee arrived, they all inhaled the aroma.
“That’s enough politics, Luciano,” said Maria. “Politics are always bad for your liver.”
“You’d need the liver of an ox to put up with politics,” said Jacopetti, “even today.”
“Look, Jacopetti, if we close our eyes and keep our mouths shut, politicians will do exactly what they like. It’s not true that’s the way to have a quiet life. Politics in society is like blood in the veins. We can’t do away with politicians, but when they make us really angry, that’s when we can do some good.”
“Sir, I feel pretty sure this government’s better than the last one. Don’t you?”
“I don’t even think about it. With politicians, you always have to be on the watch for swindles. They’re there waiting for you outside your front door. I hope this one’s better but nowadays it’s a mistake to align yourself permanently with one party or another. There was a time when the people were fools and loved ideologies, however bad they were. Even when they were dragged down into hunger and humiliation, they continued to believe that liberation would surely come. No, what happened in the past must teach us something and it teaches us that we mustn’t give governments our mindless support. We have to keep our eyes open and be ready to criticise them if they don’t keep their promises, even if we voted for them. We have to look at the deeds, not just listen to the words. We’ve had enough words, Jacopetti.”
They went out with the taste of coffee in their mouths and anger in their hearts. They walked towards the car, Maria taking care that there wasn’t another of those damned motor bikes passing by.
“Let’s go to Vagli,” said Renzi. “I want to see the lake.”
He was referring to the artificial lake that had submerged the old village of Fabbriche di Careggine with its fine late 17th-century Church of San Teodoro. The lake is drained every ten years and the village re-emerges in its melancholy beauty. Tourists flock up there to imagine the past.
“I wonder if people ever had a better life than we do now?” said Jacopetti.
“For women,” Maria responded, “certainly not. They worked harder and men treated them like slaves.”
“And we’re still regarded as lower than servants,” Esterina added.
It was four o’clock and they were leaning on a parapet gazing at the lake. Renzi was enjoying a happy day of peace of mind and so was Jacopetti. And so were their unfortunate wives who worked so hard to look after their husbands.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart