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Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Giallo: Giulia/A detective story: Giulia (Trad. Helen Askham)#22/24

18 Giugno 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

GIULIA #22

 

Alle tre e mezzo circa, muniti di regolare autorizzazione del giudice, Renzi e Jacopetti si presentarono dal direttore della filiale di Lucca.
«È importante sapere se la signora ha ritirato personalmente il denaro. »
«Faccio venire subito il mio vice. È lui che ha servito la signora. » Lo chiamò al telefono. Subito dopo entrò nella stanza. Il direttore lo presentò al commissario e a Jacopetti, che si alzarono in piedi.
«No, no. Vi prego, state comodi, state comodi » fece il vice, con quella sua voce dal timbro festoso, piena di esuberanza.
«Il commissario ci chiede se la signora Lazzarini venne personalmente a ritirare il denaro. »
«Personalmente. Sono stato io stesso a servirla, proprio nel mio ufficio. Sa, per via dell’ammontare del prelievo. Settecento milioni. Non è prudente farsi vedere davanti alla cassa a ritirare una così ragguardevole cifra. Mi creda, anche dentro la banca, tra i clienti ovviamente, possono circolare dei malintenzionati. »
«Capisco » fece il commissario. Poi aggiunse: «È stato lei a prelevare alla cassa il denaro? »
«No. Ho portato io stesso al cassiere l’assegno firmato dalla signora, specificando i dettagli del prelievo. Vede, la signora mi aveva già espresso nella mattinata l’intenzione di ritirare quel denaro, e così avevo fatto predisporre il tutto secondo i desideri della cliente. »
«Ossia? »
«La signora ha ritirato una parte in contanti e una parte in CCT e BTP di grosso taglio. »
«Chi ha consegnato la somma, allora? »
«Ho pregato il cassiere di portarla direttamente nel mio ufficio. Per i motivi che le ho già detto. Ma, mi scusi, perché mi fa tutte queste domande, commissario? »
«La signora Lazzarini è stata trovata morta, come saprà. E nessuno sa più dire niente del denaro. E questo mi pare una cosa molto strana. Non si può far sparire settecento milioni, così, nel nulla. »
Intervenne il direttore.
«Il denaro, mi creda, riesce sempre a volatilizzarsi, quando lo si vuole. Non è forse vero che noi italiani, per esempio di fronte alle tasse, diciamo sempre di essere gente povera? » Sorrideva.
«Ma siamo poveri! Non ci hanno spremuto abbastanza? » Era Jacopetti, che ricordava certi discorsi fatti tra lui e il commissario.
«Non sempre è vero. Noi da qui, sappiamo e vediamo come stanno realmente le cose. »
«Vuole dire, allora, che siamo tutti ricchi? »
«Non dico questo, ma nemmeno così poveri. Almeno per certe categorie di persone, che piangono solo lacrime di coccodrillo, creda a me. »
«Perché io, sa, non me n’ero proprio accorto d’essere ricco. » Rise Jacopetti, e rise anche il direttore.
«La signora potrebbe essere uscita di qui, ed avere investito altrove il suo denaro. Perché è del tutto naturale pensare che non se li sia portati a casa, i settecento milioni. »
«Dovevano servire per la costituzione di una società, lei lo sapeva questo? »
«Certo, commissario. Ma potrebbe averli prelevati anzitempo per mille motivi. Non sta a noi della banca domandarci del perché li abbia prelevati così in anticipo. »
«Dunque è il cassiere, che ha consegnato quei soldi alla signora Lazzarini. »
«Li ha portati nella mia stanza, dove attendeva la signora Lazzarini. » Era di nuovo il vice che rispondeva.
«Non ho bisogno di sapere altro. La ringrazio. »
Uscito il vice, Renzi domandò qualcosa su di lui al direttore.
«Si trova qui da pochi mesi. Viene da Firenze. È un funzionario solerte, e sa trattare con la clientela. È molto espansivo, molto esuberante. Lo avrà notato. »
Il mattino dopo, era venerdì. Alle 10, Renzi e Jacopetti si trovavano già a Firenze, seduti davanti al direttore di quella filiale.
Tenevano tra le mani l’assegno con cui Bianca aveva prelevato i cinquanta milioni dal conto corrente, e il direttore raffrontava quella firma con l’altra depositata al momento dell’apertura del rapporto.
«Vede, è proprio la sua firma. »
«A che ora è stato effettuato il prelevamento? »
«È impossibile dirlo con precisione. Ad ogni modo, chiamerò il cassiere, sperando che si ricordi. »
Il cassiere era uno spilungone magro magro, completamente calvo. Si affacciò alla porta, e fu il direttore a invitarlo ad entrare. Si mostrò molto cerimonioso, anche coi due ospiti.
«Lei ricorda la signora Bianca Fambricini? » Il cassiere esitò un attimo. Allora il direttore lo aiutò a ricordare.
«È quella signora di cui ci parlò il dottor Silvano Nardelli. » Questo era il nome del vice direttore che era stato trasferito a Lucca. Fambricini invece era il cognome da ragazza di Bianca. Il cassiere ancora non rammentava.
«Vede, commissario, »   si rivolse a lui benevolmente, il direttore «non è facile ricordare cose che qui sono di ordinaria amministrazione, soprattutto se è già trascorso molto tempo. » Poi tornò a rivolgersi al cassiere: «Si tratta di quella signora che morì circa un anno fa, e che poco prima della morte, era stata qui a prelevare il suo deposito. Ricorda? Commentammo quella morte insieme col dottor Nardelli. » Il commissario s’intromise: «Quando sapeste della morte? »
«Il giorno dopo, mi pare. Fu lo stesso Nardelli a comunicarcelo. Credo lo avesse saputo da certi amici che ha a Lucca. »
«E perché non avete pensato di avvertire l’avvocato Chiarelli che presso di voi la moglie teneva acceso un conto corrente? »
«La ragione è che sul conto sono rimasti pochi spiccioli, che basteranno appena a coprire le spese di gestione. »
«È sempre aperto il conto? »
«Lo chiuderemo entro la fine dell’anno, insieme con altri conti correnti simili. Ogni tanto facciamo una verifica dei conti sui quali sono rimaste poche lire e che non movimentano più da oltre un anno. Se, detratte le spese di gestione, avanza qualche spicciolo, questi conti li trasferiamo nella posizione di “infruttiferi”, e siamo pronti a restituire la modesta somma agli aventi diritto, se si dovessero presentare a reclamarla. Se, al contrario, il denaro è appena sufficiente a coprire le nostre spese di gestione, provvediamo ad estinguere il rapporto. Il discorso appare un po’ complesso, ma mi sembra che lei abbia capito, commissario. »
Renzi tornò a guardare il cassiere.
«Dunque, non ricorda niente? »
«Qualcosa rammento, ora » fece lui.
«Mi basterebbe sapere se lei consegnò la somma direttamente alla signora Fambricini. »
«Venne da me con l’assegno il dottor Nardelli, e mi pregò di portare il denaro nel suo ufficio, dove era anche la signora Fambricini. »
«Prelevò solo contante, la signora? »
«Sì. »
«Continui, la prego. »
«Ho poc’altro da aggiungere, commissario. Preparato il contante, lo misi dentro un sacchetto e lo portai al dottor Nardelli. »
«Nella sua stanza? »
«Sì. »
«E vide la signora? »
«Sì. C’era una signora con lui, seduta davanti alla scrivania. Per la verità mi voltava le spalle, ma sembrava proprio lei, anche se io non la conoscevo molto bene. Sa, non era una cliente abituale. Capii però che era molto amica del dottor Nardelli. »
«Ritirò la signora il denaro? »
«No, venne a prenderlo sulla porta il dottor Nardelli, che poi mi congedò, ringraziandomi. »
«Non mi occorre altro. Grazie mille. » Il direttore pregò il cassiere di tornare al suo lavoro, e quando fu uscito si rivolse a Renzi con una espressione preoccupata.
«C’è qualcosa che non va, commissario? »
«Spero di no, direttore. »
«Lei mi mette in ansia. Pensa che debba informare la mia direzione generale di questa sua visita? »
«Non credo proprio. »
Il direttore, invece, una volta usciti i suoi ospiti, prese il telefono e raccontò ciò che era accaduto ai superiori, che però dissero che non era il caso di allarmarsi, se l’operazione di prelievo era stata regolare. In ogni caso, se ci fossero state in seguito delle contestazioni, si sarebbero mossi loro. Lo rassicurarono, e il direttore tornò al suo lavoro.
Prima di andarsene, però, Renzi gli aveva rivolto altre domande.
«Perché il dottor Nardelli è stato trasferito? »
«Non l’abbiamo trasferito noi. Anzi, ci è molto dispiaciuto che ci lasciasse. È un funzionario di prim’ordine. È stato lui a chiedere il trasferimento. »
«E perché lo avete mandato a Lucca? »
«Lo ha chiesto lui. »
«E la banca è così buona da accontentare in tutto le richieste di trasferimento dei suoi funzionari? »
«Dio lo volesse, ma non è così. »
«E perché mai il dottor Nardelli è stato accontentato, allora? »
«Non saprei dirlo. Ma in questi casi, si pensa a qualche raccomandazione. Raccomandazione importante, si capisce. »
Si era fatto molto tardi e, usciti dalla banca, Renzi propose a Jacopetti di fermarsi a mangiare a Firenze. Nei pressi del Duomo trovarono una trattoria che faceva al caso loro. Non era affollata, e scelsero un tavolo apparecchiato in disparte.
«Ci mangiamo una bella bistecca alla fiorentina » disse, guardando negli occhi Jacopetti.
«Ho anch’io una fame da lupo, commissario. Eppoi Firenze, lo fa venire l’appetito. A Firenze si eccitano tutti i sensi. Ci si sente vivi, e anche giovani, in questa città. »
«Qui c’è il cuore del mondo, Jacopetti. Ecco perché ci si sente vivi. » Vedevano il cupolone del Brunelleschi, e pareva loro di essere artisti e non poliziotti.
«Se vivessi a Firenze, potrei anche diventare uno scrittore. » Era la passione di Renzi, quella di scribacchiare, nei pochi momenti di relax. Qualcosa aveva fatto leggere a Jacopetti.
«Lei immagini, commissario, come doveva essere bella Firenze qualche secolo fa, senza il chiasso di oggi. Per questo, qui a Firenze, se si era artisti, non si poteva che essere grandi. »
La bistecca era enorme, ma la finirono tutta, e bevvero anche del Chianti gallo nero, che mise loro allegria. Si concessero pure il caffè, e quando uscirono, Renzi guardò l’orologio e vide che erano quasi le quattro.
«E ora che facciamo? » Era Jacopetti.
«Pensavo di tornare in banca, a Lucca, ma è troppo tardi. La banca chiude alle cinque, e non è possibile fare in tempo. Per giunta, domani è sabato, e quindi si dovrà rimandare la visita a lunedì. Sai allora che ti dico? Ce ne andiamo a Ponte Vecchio, a vedere un po’ di passeggio. Ti va? »
«Urca, se mi va. Ma dice sul serio, commissario? »
«Lo vedrai presto, se dico sul serio » e s’incamminò verso via dei Calzaiuoli.
Firenze in quel tratto è una gemma rara. Anche i passanti, soprattutto le donne, riflettono nel portamento e negli occhi quella bellezza superba, che non teme raffronti, anzi si esalta. Renzi non staccava lo sguardo dagli antichi palazzi, e ogni tanto incontrava sui muri quei piccoli rettangoli di marmo, su cui i fiorentini hanno voluto riportare i versi del loro grande poeta. Jacopetti invece guardava le donne.
«Non ce n’è una che si possa definire brutta. Questa è proprio la città in cui vorrei vivere. »
«Dici la stessa cosa anche a Lucca. Dovrai deciderti, Jacopetti. »
«Ha ragione lei, commissario, ce ne sono di molto belle anche a Lucca. Ma guardi, guardi quella là. » Passava una ragazza dal passo felino, slanciata, molto elegante, scoperte quasi tutte le cosce e le braccia, abbronzata, e soprattutto consapevole di essere bella, che in una donna è una splendida virtù, che la fa ancora più bella e seducente. Jacopetti non teneva la testa mai da una parte sola, si voltava perfino. Puntava anche le belle straniere, bionde e more, dai visi scottati. Giunti a Ponte Vecchio videro un assembramento di gente. Si avvicinarono giusto in tempo per osservare un giovane che, salito sul parapetto, si tuffò in Arno. Un bel volo. Fendette l’aria con le braccia aperte ad angelo, poi, d’improvviso, piegò il busto, passò dritte in avanti le braccia, finché perforò l’acqua. Fu perfetta l’entrata, e il pubblico applaudì.
«Saresti capace, tu? »
«Sono sempre stato negato, commissario. Una volta, sul Serchio, mi ruppi la testa, tre punti, e che dolore! » Intanto, si era messo accanto ad una graziosa straniera, e la puntava. Quella se ne accorse, sorrise maliziosamente, poi si allontanò.
«Hai fatto un buco nell’acqua anche te, come quel tuffatore. »
«Quella ci sarebbe stata, commissario. Glielo dico io. Se non fosse che siamo in servizio… »
«Buttati, allora. Non pensare a me. Voglio proprio vederti all’opera. »
«Non me lo dica due volte, commissario. »
«Va’. »
Jacopetti non credeva alle sue orecchie. Dette un’ultima occhiata al commissario, e poi si mise ad inseguire a passo svelto quella bella straniera, bionda, mezza nuda più delle fiorentine. Renzi stette a guardare, con un leggero sorriso sulle labbra. Quello Jacopetti, è proprio una faccia di bronzo. O non l’avvicina davvero! La straniera ci si mise a parlottare, infatti. Renzi si mosse per stare dietro ai due. La conversazione si faceva fitta. In che lingua parlavano? Possibile che Jacopetti conoscesse così bene anche una sola lingua straniera, che so, l’inglese, il francese? Lui, il commissario, lo faceva ignorante in fatto di lingue. E poi, quella sembrava più una tedesca, o una danese. Ma forse era lei che parlava la nostra lingua. Sì, doveva essere proprio così. Ad un certo punto, Jacopetti si voltò. Voleva assicurarsi che il commissario fosse dietro di lui, e vedesse quanto ci sapeva fare con le donne. Ora non erano chiacchiere, le sue, ma fatti. Il commissario gli fece un cenno col capo, come a dire che tutto andava benissimo, e che lo reputava davvero in gamba. Qui mi ci prendo la promozione, pensò Jacopetti, a cui cominciava a girare la testa. Bisbigliò qualcosa all’orecchio della bella straniera. Lo sentì anche il commissario lo scapaccione che si prese Jacopetti. Eccome, se lo sentì! Di bell’effetto, sonoro, tanto che molti passanti si misero a ridere. Rise anche la bella straniera, che però se ne andò. Jacopetti si teneva la guancia con le mani e guardava il commissario, che si era fermato a ridere, anche lui.  

Il sabato, Renzi e Jacopetti lo trascorsero interessandosi di altre questioni che capitarono nella giornata. C’erano stati due furti importanti, e i ladri erano stati acchiappati proprio in flagrante, e una pattuglia aveva pescato tre ragazzetti a bucarsi. La droga non era stata ancora vinta, anche se si erano fatti passi in avanti.
Erano usciti insieme, nel pomeriggio, a prendere un caffè al bar di piazza Grande, dove il commissario specialmente andava volentieri. Si metteva a sorbirlo sulla porta, e intanto allungava lo sguardo sulla piazza, e gli piaceva veder gente andare e venire. C’era meno confusione che a Firenze, a Lucca, e si gustava meglio la città; sembrava trovarvi più spazio, l’anima, per distendersi.
«Perché domani non usciamo insieme? » domandò Jacopetti.
«Preferisco restare a casa. Se non fosse per mia moglie che me la fa sempre così lunga, io di casa non mi muoverei mai, la domenica. L’altra volta è stata un’eccezione, per far contento te e mia moglie, ma ti assicuro che passare a casa la domenica è il regalo più bello che mi si possa fare. La domenica, non è il giorno benedetto dal Signore e dedicato al riposo? Allora, io voglio riposarmi, e magari fare una bella passeggiata sulle colline vicine, a piedi, come piace a me: calmo calmo, con la testa nelle nuvole. E a mia moglie so io come chiuderle la bocca. Le dirò che domenica scorsa ho accontentato lei, e domani lei deve accontentare me. »
«Allora non starà chiuso in casa tutto il giorno… »
«Se ne avrò voglia, farò proprio una bella passeggiata sulla collina. »
«Verrà anche Maria? »
«Figurati se quella si muove a piedi. Solo in macchina, si muove. Io mi domando dove andremo a finire, se non si rispettano più le esigenze del corpo. Le gambe sono fatte per camminare, e se non si usano più come si deve, finirà che le perderemo, e diventeranno dei brutti moncherini. Tu, invece, che farai? »
«Esterina vuole che la porti a Montenero. Dice che è tanto che non ci va, e ha voglia di tornarci. »
«E tu? »
«Montenero mi è sempre piaciuto. È una gita che non strapazza. »
«Immagino che andrai anche per ascoltare la Messa. »
«Certo, voglio fare un pellegrinaggio in piena regola, visto che ci devo andare. »
«E farai anche la Comunione? »
«Guai a non farla. Esterina mi salterebbe agli occhi. »
«Allora, quando ci rivedremo lunedì, sarai lavato e stirato come una camicia. »
«Proprio così, e leggero come una piuma. »
«Bene. Perché lunedì torneremo in banca, e si dovrà cominciare a tirare qualche conclusione. »
«Lei ci ha già un’idea, io lo so. »
«Sentiamo. »
«Intanto, che non si tratta più di suicidio. Fino a qui, che crede, ci sono arrivato anch’io. Eppoi, lei ha in mente già chi è l’assassino, non è così? »
«Uhmm, non direi. »
«A me non la fa, commissario. Lei sospetta di quel funzionario di banca. Fa troppe domande su di lui. Ho indovinato? »
«Tu corri troppo, Jacopetti. »
«Me lo dica, chi sospetta, allora? »
«Domani hai tutto il tempo per riflettere. »
«A Montenero? »
«E dove, sennò? A Montenero puoi chiedere anche una grazia, non è così? »
«Dicono che sono avvenuti dei miracoli, ma sa, io non ci credo tanto. Eppoi, se la Madonna volesse farmi una grazia, io non la spenderei mica a questo modo. Cosa vuole che importi, nella mia vita, se risolviamo o meno questo caso. Se potessi ottenere un grazia, saprei io cosa chiedere. »
«Me lo immagino. »
«No, che non se lo immagina. »
«Vuoi che provi ad indovinare? »
«Provi, allora. »
«Tu vorresti avere nel letto una bella fiorentina, o quella straniera che ti ha dato lo schiaffo. Non negarlo. »
«E invece si sbaglia, anche se ci è andato vicino. »
«E allora, che cosa vorresti dalla Madonna? »
«Che facesse diventare bella mia moglie. Ecco. Io non la voglio tradire la mia Esterina, però vorrei tanto che fosse più bella. »
«Sei un bravo ragazzo, Jacopetti. Ecco cosa sei, un bravo ragazzo. »
Valeva qualcosa per la promozione, questo complimento?
 

GIULIA #22

At about half past three, Renzi and Jacopetti presented themselves to the bank manager in Lucca, armed with a court order.
“It’s important to be sure she withdrew the money herself,” Renzi explained.
“I’ll get my deputy to come at once. He was the one who attended to her.”
The bank manager made a phone call and the deputy came into the room at once. Renzi and Jacopetti stood up and the manager introduced him as Silvano Nardelli.
“No, no. Please sit down, sit down,” he said, with that merry, exuberant tone in his voice.
“The superintendent wants to know if Signora Lazzarini came to withdraw the money herself.”
“She did. I was the one who served her, in my office. Because of the size of the withdrawal, you understand. Seventy million lire. It isn’t sensible to be seen withdrawing such a large sum. There may be unsavoury characters around, even in the bank. Amongst customers of course.”
“I understand,” said Renzi. “Was it you who got the money from the safe?”
“No. I took the customer’s signed cheque to the cashier and gave him the details of the withdrawal. Signora Lazzarini had already told me that morning that she intended to withdraw the money, so I’d arranged everything according to the customer’s wishes.”  
“Which were?”
“She withdrew part in cash and the rest in high-denomination bonds.”
“Who gave her the money?”
“I asked the cashier to bring it to me in my office, for the reasons I mentioned. But, excuse me, superintendent, why are you asking me all these questions?”
 “Signora Lazzarini was found dead, as you surely know, and no one knows where the money is. This seems very strange to me. You can’t make seven hundred million lire disappear just like that.”
The bank manager intervened, smiling. “Money can always be made to disappear when you want it to. We Italians always claim to be poor when it’s a question of paying taxes, I think.”
“But we are poor!” burst out Jacopetti. “We’ve nothing left to pay taxes with.” He was thinking of conversations he’d had with his boss.
“It’s not always true. Here in the bank we see how things really stand.”
“You mean we’re all rich then?”
“I’m not saying that but neither are some people as poor as they say. I assure you, there are certain categories that weep only crocodile tears.”
“I certainly hadn’t noticed I‘m rich.” Jacopetti laughed and so did the bank manager.
“Signora Lazzarini may have left the bank and gone to put her money elsewhere. I think we can assume she didn’t take all the money home with her.”
“It was to be used to set up a company. Did you know that?”
“Of course I knew, superintendent, but there could be any number of reasons for withdrawing the money early. It’s not for us in the bank to wonder why she was withdrawing the money in advance.”
“So it was the cashier who gave the money to Signora Lazzarini.”  
It was the deputy manager who answered once again. “He brought it to my office where Signora Lazzarini was waiting.”
“There’s nothing else I need to know. Thank you.”
When the deputy had left the room, Renzi asked the manager about him.
“He’s been here for about three months. He’s from Florence. He’s hard-working and good at dealing with customers. He’s very expansive, very lively. You must’ve noticed.”
The following day was Friday. By ten o’clock, Renzi and Jacopetti were already in Florence, sitting in front of the manager of the other bank. The cheque with which Bianca had withdrawn the fifty million lire from her account was on the desk and the manager was comparing the signature with the one that had been deposited when the account was opened.
“Look,” he said. “It’s her signature.”
“When was the withdrawal made?”
“Impossible to say when precisely. However, I’ll get the cashier. I hope he can remember.”
The cashier was tall, very thin and completely bald. He looked into the room and the manager asked him to come in. He was rather formal in his manner, with the two visitors as well.
“Do you remember Bianca Fambricini?” he asked the cashier.
The cashier hesitated and the manager tried to jog his memory. “The woman that Silvano Nardelli spoke to us about.”
The cashier still didn’t remember.
“You see, superintendent,” said the bank manager with a kindly smile, “it’s not easy to remember things that are simply routine, especially if time has passed.” He turned back to the cashier. “This is about a woman who died about a year ago and who had been here shortly before to withdraw the money in her account. Remember? We talked about her death with Silvano Nardelli.”
Renzi interrupted. “When did you hear about the death?” he asked the bank manager.
“The day after, I think. It was Nardelli who told us. I believe he’d heard about it from friends in Lucca.”
“Why didn’t you tell her husband that there was an open account in his wife’s name here?” asked Ludovico.
“The reason for that is that there was very little left in it, just enough to cover the expenses of managing the account.”
“Is it still open?”
“We’ll close it at the end of the year along with other similar accounts. Every now and again we check accounts with very little money in them and where’s there been no movement for more than a year. If there’s any money left after management expenses have been met, we transfer the account to “idle” and we’re ready to return the modest amount to those entitled to it, should anyone turn up to claim it. If, on the other hand, the money is only just enough to cover our expenses, we arrange to close the account. All this seems rather complex but I think you’ve understood, superintendent.”
Renzi turned to the cashier. “Do you remember anything now?”
“I think so.”
“All I want to know is whether you gave the money to Signora Fambricini herself.”
“Nardelli brought me the cheque and asked me to bring the money to his office. Signora Fambricini was there.”
“In cash only?”
“Yes.”
“Carry on.”
“There’s not much I can add, sir. Once I’d got the money together, I put it in a bag and took it to Nardelli.”
“In his office?”
“Yes.”
“Did you see the woman?”
“Yes. There was a woman there, sitting at the desk. To tell you the truth, she was looking the other way but it seemed to be her. She wasn’t a regular customer so I didn’t know her very well. I knew she was friendly with Nardelli.”
“Did she take the money from you?”
“No. Nardelli came and took it from me at the door. He told me that was all and I went away.”
“There’s nothing else we need to ask. Thank you very much.”
The bank manager told the cashier to go back to work and when he’d gone, Renzi had a few more questions.
“Why did you transfer Nardelli?”
“We didn’t transfer him. Quite the contrary. He’s a first class employee and we were very sorry to lose him. He asked to be transferred.”
“And why was he sent to Lucca?”
“That’s where he wanted to go.”
“Is the bank so kind as to agree to all requests for transfers?”
“No, it’s not like that, thank goodness.”
“So why was Nardelli accommodated?”
“I couldn’t say. In cases like that, however, it’s usually someone pulling strings. Someone important, you might say.” The bank manager looked worried. “Is there anything wrong, superintendent?”
“I hope not.”
“You make me anxious. Do you think I should inform head office of your visit?”
“I don’t think so.”
Once his visitors had gone, however, the bank manager lifted the phone and reported what had happened to his superiors. He was told that there was nothing to be alarmed about if the withdrawal had been made according to the rules. Should there be any challenge, head office would deal with it. Feeling reassured, he went back to work.
It was quite late on in the morning when Renzi and Jacopetti left the bank. Renzi suggested stopping in Florence for lunch. Near the Cathedral they found a trattoria which seemed just what they were looking for. It wasn’t busy and they sat down at a quiet table.
“Let’s have a really good Florentine steak,” said Renzi, looking straight at Jacopetti.
“I’m starving too, sir. Florence gives you an appetite. All the senses are alive in Florence. You feel young and alive in this place.”
“This is the heart of the world, Jacopetti. That’s why people feel alive here.”
They looked at Brunelleschi’s dome and felt like artists instead of policemen.
“If I lived in Florence I might even become a writer,” said Renzi.
Scribbling in his spare time was his hobby. He’d shown Jacopetti some of the things he’d written.
“Imagine, sir, what Florence was like centuries ago, without all the hubbub of nowadays. An artist in a place like that couldn’t help being a great artist.”
The steak was enormous but they ate it all and drank some fine Chianti with it. This put them in an excellent mood and they allowed themselves a coffee. When they left the restaurant, Renzi looked at his watch and found it was almost four o’clock.
“What’ll we do now?” asked Jacopetti.
“I’d been thinking of going back to the bank in Lucca but it’s too late now. The bank closes at five and we wouldn’t get there in time. And it’s Saturday tomorrow so we’ll have to put off our visit until Monday. You know what I say? That we go for a walk to the Ponte Vecchio. Would that suit you?”
“Too right it would. Are you serious, sir?”
“You’ll soon see if I’m serious.”
They began to walk to Via dei Calzuoli. This is one of the finest parts of Florence and the magnificence of the city is reflected in the eyes and bearing of the people walking in the streets, the women in particular, because they have the kind of beauty that has no fear of comparison but relishes it instead. Renzi was enjoying looking at the old palazzos, stopping every now and again to read the little marble plaques that the Florentines have put on walls to record lines by their great poet Dante. Jacopetti was looking at the women.
“There’s not a single one you could call ugly. This is definitely the city I’d like to live in.”
“You say the same thing about Lucca, Jacopetti. You’ll have to decide.”
“You’re right, sir. There are plenty of good-looking women in Lucca. But look, just look at that one there.”
A girl with cat-like grace was passing. She was slim, very elegant and evenly brown, her skirt short and her arms bare. Above all, she was aware of her beauty which is a fine virtue in a woman and makes her even more alluring. Jacopetti’s head went from side to side. He stared at the beautiful foreigners as well, the blondes and brunettes with their sunburnt faces.
When they got to the Ponte Vecchio, they saw a crowd of people gathered there. They arrived just in time to see a young man climbing on to the parapet and diving into the Arno. A lovely dive. He cut through the air with his arms wide like an angel, flipped, drew his arms forward and pierced the water. It was a perfect entry and the crowd clapped.
“Could you do that, Jacopetti?”
“It’s never been my thing, sir. I once cut my head open in the Serchio and had to have three stitches. It was really sore.”
Meanwhile he had come alongside a pretty foreign girl and was staring at her. She noticed, smiled mischievously and then walked away.
“That was a bit of a belly flop – not like the diver.”
“She’d have been interested, sir. I tell you. If only we weren’t on duty…”
“Get on with it then. Don’t worry about me. I want to see you on the job.”
“Don’t say that again, sir.”
“Go.”
Jacopetti couldn’t believe his ears. He looked at Renzi once more and then quickly began to follow the pretty blonde foreigner who was wearing even less than the Florentine girls. Renzi stood watching with a little smile. That Jacopetti, he was thinking, what a cheek! Was he really going up to her? He was, and the girl was talking to him. Renzi moved so as to be behind them. They were chattering away together. But in what language? Was it possible Jacopetti knew a foreign language? English? French? Renzi had supposed he knew none. But the girl looked more German or Danish. Maybe she spoke Italian. That must be it. A moment later, Jacopetti turned. He wanted to be sure Renzi was behind him and could see that he really did have a way with women. This wasn’t just talk any more, it was actually happening. Renzi nodded his head slightly as if to say that everything was going fine and he could see Jacopetti was a fast worker. This’ll get me my promotion, thought Jacopetti. He whispered something in the girl’s ear. Even Renzi could hear the slap she gave him. It rang out loud and clear and passers-by started to laugh. The girl laughed too and then ran off. Jacopetti put his hand on his cheek and looked at Renzi who was laughing too.  

Renzi and Jacopetti spent Saturday morning involved in matters that had happened while they’d been away. There had been two serious thefts where the thieves had been caught in the act and a patrol had found three boys injecting themselves. The drug problem wasn’t solved yet, but progress was being made.
In the afternoon they went to Piazza Grande to have a coffee in one of Renzi’s favourite bars. He liked to stand at the door as he sipped his coffee, looking out over the square and watching people going to and fro. Lucca isn’t as busy and noisy as Florence and it’s easier to enjoy it. One’s spirit seems to have more space.
“Why don’t we go out together tomorrow?” asked Jacopetti.
“I’d rather stay at home. If it wasn’t for Maria who keeps going on at me about it, I’d never leave the house on Sunday. Last week was an exception to please her but I assure you, spending Sunday at home is the best present anyone can give me. After all, it’s the Lord’s day and the day of rest. I want to rest, maybe go for a nice walk in the hills. That’s what I like, peace and quiet, thinking about nothing in particular. And I know how to shut Maria up. I’ll say last Sunday I let her have her way so tomorrow she has to let me have mine.”
“So you won’t stay shut up in the house all day.”
“I’ll go for a walk in the hills if I feel like it.”
“With Maria?”
“No chance. She doesn’t walk anywhere. She only goes in the car. I wonder what’ll become of us if we don’t take more notice of what our bodies need. Legs are made for walking and if we don’t use them as we should, we’ll end up losing them. They’ll just be stumps. What are you doing?”
“Esterina wants me to take her to Montenero. She says we haven’t been there for ages and she wants to go back.”
“What about you?”
“Going to Montenero’s OK. It’s not one of these outings that make you feel worn out.”
“I suppose you’ll go to Mass in the Sanctuary?”
“Of course. Since I have to go, I want to make it a proper pilgrimage of it.”
“Will you take communion?”
“There’d be trouble if I didn’t. Esterina would lay into me.”
“So when I see you again on Monday you’ll be all washed and ironed.”
“Absolutely, and easy in my mind.”
“That’s good because we’ll be going back to the bank and we’ll have to start drawing some conclusions.”
“You’ve already got an idea and I know what it is.”
“Let’s hear it then.”
“You’re not thinking of suicide any more. You suspect that man in the bank. You asked too many questions about him. Am I right?”
“You’re going too fast, Jacopetti.”
“Who do you suspect then? Tell me.”
“You’ll have plenty of time to think about it tomorrow.”
“In Montenero?”
“Where else? You can pray for a miracle in Montenero.”
“They say miracles can happen but I don’t believe in them much. In any case, if the Madonna wanted to work a miracle for me, I’d hardly waste it on that. What does it matter to me if we solve this case or not as far as my own life is concerned? But if I could have a miracle, I know what I’d ask for.”
“I can imagine.”
“I don’t think you can.”
“Do you want me to guess?”
“Try.”
“You’d like to take a lovely Florentine to bed with you, or that foreigner that cuffed you. Don’t deny it.”
“No, you’re wrong, though you came near.”
“OK. So what would you like from the Madonna?”
“That she’d make my wife beautiful. That’s what. I don’t want to be unfaithful to Esterina but I’d really like her to be better-looking.”
“You’re a good lad, Jacopetti, that’s what you are. A good lad.”
Was this compliment a hint about his promotion?


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1 commento

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart