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Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Giallo: Giulia/A detective story: Giulia (Trad. Helen Askham)#23/24

19 Giugno 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

GIULIA #23

 La domenica, il commissario si alzò verso le dieci. I figli Manuela e Alberto avevano già fatto colazione. Stavano vestendosi nelle loro camerette. Maria era in cucina a sfaccendare, come al solito. Poverina, pensò Renzi. Trovò sul tavolo del tinello la colazione già servita. Segno che Maria lo aveva sentito alzarsi. Una moglie meravigliosa, anche se brontolona. Ma tutte le mogli sono così.
«Sai cosa ho intenzione di fare, oggi? »
«Di stare a letto tutto il giorno. »
«Non dire sciocchezze. Quando mai. Stamani mi sono alzato tardi, perché mi andava di dormire. Ammetterai che non succede spesso. »
«Allora dimmi qual è questa geniale idea che ti è venuta, stamani. »
«Vado a passeggiare nei boschi di Farneta. Vieni anche tu. Faremo due passi che ci gioveranno. Si cammina sempre meno a piedi, e farebbe tanto bene soprattutto a te, che stai tutti i giorni in casa. »
«Quella passeggiata fattela da solo. Se mi portavi a Montenero, lì sì che ci sarei venuta. » Ecco, aveva parlato con Esterina, e quell’impicciona le aveva spifferato tutto.
«Non me la sento di mettermi in macchina e fare sessanta chilometri sotto il sole. Oggi fa più caldo del solito. Invece, nel bosco potresti sentire un po’ di refrigerio. »
«Non se ne parla nemmeno. »
«Allora andrò da solo, dopo pranzo. »
«Sìiii, dopo pranzo. Tu sei abituato a fare il pisolino. »
«Andrò verso le quattro. Le giornate sono lunghe, e anche se torno alle sette, sono tre ore di bel cammino. Mi gioverà, anche alla mente, che ha bisogno di riposo. »
«A che punto sei con quell’indagine? »
«A quale ti riferisci? »
«Non fare il cretino. Quante indagini avrai mai, in una città tranquilla come Lucca. Vorrei vederti a Roma, o a Milano, o anche solo a Firenze. »
«Perché, non mi credi capace di lavorare in una grande città? »
«Io no. Sei un pigrone, e là invece occorrono persone svelte, soprattutto di mente, non come te, che su di un caso ci stai sempre a rimuginare sopra. »
«Fanno così anche gli altri, che credi? »
«Sarà, ma quelli che vedo alla televisione, sono tutti più bravi di te. »
«Ecco dove impari a stare a questo mondo. Alla televisione! Ora mi spiego perché mi sembri un po’ rincitrullita. »
«Sarà. Ma se tutti i commissari fossero come te, sarebbe una gran festa per i delinquenti. »
«Oooh, oooh, ma stamani che ti prende? Ti ha punto una vespa? »
«Potevi portarmi a Montenero. Da quando abbiamo comprato la macchina nuova, tu non mi ci porti più, fuori. La dài sempre ai nostri figli, e invece l’abbiamo comprata per stare di più insieme, noi due. »
«Ah, ora te lo ricordi che la macchina l’abbiamo comprata per noi e non per i figli. Ora che ti fa comodo. Eppoi, che domenica scorsa siamo stati a pescare con Jacopetti, te lo sei già scordato? »
«No, che non me lo sono scordato. Ma erano due mesi che non mi portavi fuori. E ora chissà quanti altri mesi mi farai aspettare per farmi contenta. »
«Ma che dici. Vedrai che una delle prossime ti porto fuori, e così la finirai di lamentarti. » A lui non piaceva quella manìa di sua moglie di trascorrere il fine settimana fuori di casa. Cosa c’era di meglio che restare tra le quattro mura domestiche, o uscire insieme e salire a piedi una di quelle stupende colline che si trovavano a due passi da casa sua, quasi che la Provvidenza avesse voluto fargli un bel regalo, e mettere le bellezze della sua città appena fuori dell’uscio di casa. Maria non le vedeva, queste bellezze, e lui un po’ ce l’aveva con lei per la sua cecità.
Nella tarda mattinata, tornato dalla Messa, si ritirò in salotto a leggere, in attesa del pranzo. Gli piaceva leggere. E se avesse potuto, da ragazzo, avrebbe preferito studiare lettere, anziché giurisprudenza, e chissà che non fosse diventato uno scrittore. Ci aveva nel cassetto i suoi segreti, e non li faceva leggere a nessuno. Solo a Jacopetti, ogni tanto, portando in ufficio il manoscritto, aveva letto qua e là qualche brano che gli sembrava riuscito. Era un suo sogno, e qualche volta ci aveva fatto un pensierino, di mettersi a scrivere, quando fosse andato in pensione. Gli piacevano gli scrittori dallo stile semplice, anche in poesia. Non può essere arte, quella che non raggiunge i sentimenti di tutti, anche della povera gente.
Aveva tra le mani “Gli anni passano” di Carlo Cassola. Renzi si sentiva scrittore anche lui, nel leggerlo, e avvertiva che lui, toscano, avrebbe potuto fare ancora meglio, perché i toscani hanno questo vantaggio rispetto agli altri, hanno la lingua madre nel sangue, e possono adoperarla a piacimento, rovesciarla, metterla sottosopra, di traverso, di dietro o di fronte, costruire, cioè, con l’estro creativo proprio di chi indossa la lingua come la sua pelle. Se fosse diventato uno scrittore, lui non si sarebbe dedicato ad inventare storie, perché quelle nascono da sé, senza fatica, ma si sarebbe cimentato a costruire una lingua, una sintassi da far indossare come un vestito alla sua storia.
Verso le quattro del pomeriggio, così come si era proposto, mise una vecchia tuta multicolore ed uscì di casa. Salì la collina di Farneta, ricca di pini, odorosa, fresca. Non aveva fretta di andare, avanzava con passo lento, che si accordava coi suoi pensieri.
Giunto davanti ad una delle ville che ogni tanto punteggiano la strada, all’interno, vicino al cancello, vide il padrone. Vangava la terra. Si conoscevano.
«Che fai qui, Luciano? Chi non muore, si rivede. Ti sei ingrassato, da quando non vieni più quassù. »
«Se ti sentisse Maria. Dice che mangio come un bue, ma non è vero. Forse ingrasso perché sto invecchiando. E tu, che fai di bello? »
«Ci faccio un’aiuola, qui. Vedrai che bellezza. »
«Vuoi una mano? »
«Ma che dici, oggi è il tuo giorno di festa. Maria, non me lo perdonerebbe mai. »
«Sei sempre il solito bugiardo. Va là, che non ti par vero. Ce l’hai un’altra vanga? »
«Se è per quello, anche due. Ma davvero vuoi aiutarmi? »
«È da un po’ che non uso queste mani come si deve. Mi farà bene. »
«Allora, non mi par vero. Se proprio insisti. Va’ nel garage, e prenditi un badile. »
Che cosa avrebbe detto, Maria, se lo avesse visto mettersi a vangare? Gliene avrebbe dette quattro anche a quell’amico scroccone.
Si mise accanto al compagno e prese a lavorare di buona lena. Chiacchieravano, ma Renzi, con la mente, era oltre le parole, e gli sembrava di vivere in un altro mondo. Pensava che si era perso qualcosa nella storia dell’uomo, e che non era il peccato originale, come dicevano i preti, ad aver punito l’umanità. Altro che scoperte scientifiche, altro che ingegnose invenzioni! Ancora nessuno aveva saputo individuare il perché della infelicità dell’uomo. Questa sì che sarebbe stata una grande scoperta! Vedeva davanti a sé i suoi figli Manuela e Alberto. Che cosa li avrebbe aspettati nel loro futuro? Poteva fare qualcosa, lui, che aveva avuto la ventura di precederli, per aiutarli, per avvicinarli ad un modo di vivere diverso? No, non poteva fare niente. Con tutti gli anni della sua vita addosso, con tutta la sua larga esperienza, si sentiva inutile. Era un commissario di polizia che aveva risolto molti casi, era abituato a ragionare, intuire, prevedere, programmare, ma qui, nel caso della vita, possibile che non riuscisse a combinare niente per aiutare gli altri? Ricordava la disperazione dell’avvocato Chiarelli, quando aveva narrato del figlio, scoperto a piangere. Che cosa aveva provato quel ragazzo di fronte alle violenze della vita, quale intenso dolore era entrato nella sua anima, tale da devastarla, forse, e comunque da imprimervi un’umiliante ferita? Vivere era diventato solo questo, vuotare un’anima e colmarla di cicatrici. Ad ogni crescita dell’uomo, l’anima è segnata da un nuovo dolore. È giusto, tutto questo?
Quando, alle sette in punto, ritornò a casa, Maria lo brontolò per come si era conciato.
«Puzzi di terra e di sudore » gli disse in faccia, anche se lui correva a farsi una bella doccia.
«Cos’hai combinato? Sei sporco come un maiale. » E Lui zitto.
«Dovevi fare il contadino. Quello era il tuo mestiere, mica il poliziotto, che è per gente civile. Tu sei un contadino nato, figlio della buon’anima di tuo padre, che lui la terra se la sarebbe portata anche a letto. » Non glielo doveva mentovare suo padre. Maria l’aveva fatta proprio grossa.
«Lascialo stare mio padre. Contadino sì, ma col cervello fino, e con lui ci potevi anche discorrere di cose serie, e leggeva il giornale, al contrario del tuo, che aveva il banco al mercato, ma era ignorante più di un asino. »
«Mio padre se ne mangiava due come il tuo. E se stava al mercato, vuol dire che era furbo, e non stupido, se riusciva a fare soldi. »
«Lo vedo i soldi che ha fatto. Io t’ho sposata ch’eri quasi nuda. »
«E così m’hai visto com’ero, e vuol dire che ti sono proprio garbata. »
«Una volta sì, ma ora sembri un grosso cocomero. »
«Senti chi parla. Guardati te, piuttosto. Ti sei fatto che sembri più vecchio della tua età. » I figli non c’erano in casa, perché la domenica stavano fuori con gli amici fino a tardi, ma se ci fossero stati, come altre volte capitava, si sarebbero messi a ridere a crepapelle. Erano curiosi quei due quando litigavano, e dalle parole, e anche dal modo in cui le pronunciavano, si capiva che si volevano un sacco di bene.

EPILOGO

Lunedì, alle otto in punto, Jacopetti suonò il campanello.
«Scendo subito » rispose Renzi al citofono. Jacopetti l’attendeva seduto in macchina.
«Com’è andata ieri a Montenero? »
«Una confusione che non le dico, commissario. Anche in chiesa. »
«Hai ascoltato la Messa? »
«Se è per quello, ho chiesto anche una grazia. »
«Me lo immagino quello che hai chiesto. » Jacopetti aveva messo in moto e ora stavano andando al commissariato.
«E invece no. Non ho pensato a me, ma a lei, commissario. »
«Non mi dire… »
«Ah, non ci crede che io possa pensare a lei, invece che a me. »
«Non ci credo no. Le grazie si chiedono quasi sempre per egoismo e non per risolvere i guai degli altri. »
«E io invece ho chiesto alla Madonna di farle risolvere questo caso. Non m’importa se non ci crede. »
«Guarda che io questo caso me lo risolvo da me. Chi me li ha risolti gli altri casi? Mica la Madonna di Montenero. Non ho bisogno della grazia di nessuno, io. Caso mai sei te che ne hai bisogno, se non hai ancora capito chi è l’assassino. »
«Invece me lo immagino anch’io chi ha ucciso la signora Lazzarini. Lei sospetta come me di quel funzionario di banca, quel Nardelli. Io dico che è stato lui. »
Al commissariato andarono per redigere alcuni rapporti e per dare istruzioni su alcune indagini in corso affidate ad altri collaboratori. Renzi aveva la responsabilità di più settori, oltre a quello della sezione omicidi. Intorno alle dieci e mezza, a piedi, si avviarono verso la banca. Era nuvoloso il cielo, questa volta, e vi era un’elevata umidità nell’aria, e bastava fare pochi passi per sudare. Ciò dava fastidio a Renzi, a cui non piaceva sentirsi sudaticcio sotto le ascelle.
«Meglio se piove. Almeno rinfresca un po’. »
«Io non la posso vedere la pioggia. Mi mette di malumore. »
«Ma così non si può nemmeno camminare. » Jacopetti ci sguazzava, invece. Magro e lungo com’era, sopportava meglio.
Nel salone della banca, Renzi avvertì subito il refrigerio dell’aria condizionata, e tirò un gran sospiro.
«Ah, di qui non ci muoviamo più. »
«Mica ci possiamo stare tutto il giorno. »
«Certo che è meglio che ritornare al commissariato. Là siamo rimasti ai ventilatori, che sono anche vecchi e arrugginiti. »
«Non hanno nemmeno i soldi per sostituirli. Che schifo. »
Il direttore era occupato, ma non attesero più di dieci minuti, e furono fatti accomodare.
«Vorremmo rivolgere qualche domanda al cassiere che ha curato il prelevamento dei settecento milioni. »
«C’è qualche novità? »
«No, purtroppo. »
«Vi chiamo il cassiere. » Entrò. Era alto come Jacopetti, e un po’ gli somigliava.
«Il commissario Renzi vorrebbe farle qualche domanda. »
«Lei ricorda il prelevamento di settecento milioni, fatto dalla signora Giulia Lazzarini? »
«Perfettamente. »
«A chi consegnò il denaro? »
«Non era soltanto denaro. Una buona parte era costituita da titoli in CCT e BTP. Ricordo benissimo. »
«Li consegnò lei alla signora Lazzarini? »
«Praticamente sì. »
«Che significa? »
«Che la signora era in attesa nell’ufficio del vice direttore, il dottor Silvano Nardelli. Il dottore mi venne incontro sulla porta e ritirò il prelievo. »
«Non lo consegnò direttamente alla signora? »
«No. La signora stava seduta davanti alla scrivania. »
«Era la signora Lazzarini? »
«Non la vidi in faccia, ma mi pareva proprio lei. Il dottore, ha provveduto lui a raccogliere la firma sulla ricevuta dei titoli. »
«Mi faccia la cortesia, » intervenne il direttore «torni qui con la ricevuta firmata dalla signora Lazzarini. » Il cassiere uscì.
«Così controlleremo anche quella firma. » Teneva ancora nella sua piccola cassaforte l’assegno di settecento milioni e il cartellino dove era depositata la firma di Giulia. Andò alla parete, spostò il quadro e aprì la cassaforte. «Li terrò con me fintanto che non avrà chiuso le indagini. » Posò sulla scrivania il cartellino e l’assegno, che erano uniti da un piccolo fermaglio. Nel mentre, rientrò il cassiere, che consegnò la ricevuta al direttore. Anche Renzi e Jacopetti si chinarono per controllare la firma. Era in tutto e per tutto uguale a quella depositata, come per l’assegno.
«È proprio la sua firma » disse il direttore.
«Pare anche a me » aggiunse Renzi.
«Tutto a posto, dunque, commissario? »
«Non resta che fare un’ultima cosa, direttore. »
«Dica pure. »
«Una perizia calligrafica. Così sgombriamo il campo da ogni dubbio. Se lei non ha niente in contrario, ritirerei il cartellino, l’assegno e la ricevuta. »
«Mi lascerà una dichiarazione? »
«Un regolare verbale, naturalmente. » Jacopetti si accostò alla macchina per scrivere e cominciò a redigere il verbale.
«Di chi sospetta, commissario? »
«Di nessuno. La perizia è una pura formalità. »
«Mi terrà al corrente? »
«Sì. » Jacopetti aveva intanto redatto il verbale, e tenuto per sé una copia, alla quale aveva unito i documenti sequestrati. Si congedarono, e notarono che il direttore aveva una qualche preoccupazione stampata sul viso.
La perizia calligrafica rivelò che le firme poste sull’assegno e sulla ricevuta erano false. Ben fatte, ma false. Il commissario, allora, convocò subito nel suo ufficio il vice direttore. Alle sei, dopo l’orario di chiusura della banca.
«Legga qua, dottor Nardelli. » Gli porse la cartella redatta dal perito. L’uomo sbiancò.
«Allora? Ha niente da dirmi? » Jacopetti era già pronto davanti alla macchina per scrivere.
«Non sono stato io ad uccidere la signora Lazzarini. »
«Chi ha falsificato la firma? »
«Sono stato io. »
«E la signora che era con lei? »
«È la mia donna. »
«Lei non è sposato? »
«No. Ho conosciuto Laura due anni fa. Mi ha fatto perdere la testa. »
«Che c’entra in questa storia? »
«È lei che mi ha costretto a fare quelle firme. »
«Costretto come? »
«Minacciava di lasciarmi. Ed io non potevo più vivere senza di lei. Mi aveva stregato, commissario. »
«Dove sono finiti quei soldi? »
«Mi creda, non lo so. Li prendeva lei, i soldi. Diceva che li metteva da parte per noi, e che saremmo stati felici un giorno. »
«E lei ci credeva? »
«No. Ma non potevo più liberarmene. Mi aveva stregato. Lei non può immaginare… » Jacopetti batteva velocemente sulla tastiera e non si perdeva una parola. Ci credeva alla forza della passione, e anche lui l’avrebbe potuta perdere la testa per una donna.
«Come l’ha conosciuta? »
«A Firenze, a teatro, una sera. Vede, lei faceva l’attrice, anzi lo fa tuttora, in una piccola compagnia di provincia, e io amo il teatro, soprattutto quello dilettante. Quando posso, non mi perdo uno spettacolo. E poi, mi piacciono le attrici, e lì non mancano le occasioni, lei mi capisce. Così sono stato in una cantina dove si teneva la commedia, e l’ho conosciuta. Non ho fatto molta fatica a portarmela a cena, e poi a letto. È stato durante la cena che le ho parlato della mia bravura nell’imitare la calligrafia degli altri. Fammi la tua firma, qui, le ho detto, porgendole un foglietto di carta, ed io te la rifaccio uguale. Non ci credi? Allora lei mi è sembrata incuriosita. Rideva mentre faceva la firma sul foglietto. Ed io subito mi sono messo ad imitarla. Lei non ci poteva credere. Era spiccicata la sua. So imitare alla perfezione qualsiasi calligrafia, vedi? Continuava a ridere, contenta. Poi l’ho portata a letto, e le devo confessare che non ho mai visto fare all’amore così come sapeva fare lei. Ho subito sentito una forte attrazione, e non sono stato più capace di lasciarla. »
«Chi ha ucciso la signora Lazzarini? »
«Laura. »
«Perché l’ha uccisa? »
«Per prendere i soldi. Era stato tutto combinato. Una volta che la banca avesse messo a disposizione la somma, sarebbe scattato il piano. Io avrei falsificato l’assegno e Laura avrebbe sostenuto la parte di Giulia. Così, giovedì pomeriggio abbiamo ritirato i soldi, e il mattino dopo, prima dell’apertura della banca, Laura ha ucciso Giulia, perché non potesse scoprire l’ammanco. »
«C’era anche lei con Laura al momento dell’omicidio? Non può averlo commesso da sola. »
«No, io non ho mai ucciso nessuno. Non saprei farlo. Non sono un assassino, io. »
«Ma non può averlo fatto da sola. »
«L’ha aiutata il fratello. »
«Ah, c’è un fratello… e chi sarebbe? » Il commissario credeva e non credeva. Era convinto che fosse stato lui, Nardelli, ad aiutare Laura.
«L’ingegner Gavazzi. »
«Chi!? » Il commissario balzò in piedi.
«Sì, ha capito bene. L’ingegner Gavazzi. »
«Mauro Gavazzi? »
«Proprio lui. »
«E perché? »
«Lavorano insieme quei due. Sono una coppia diabolica. Mi hanno rovinato la vita. »
«Che significa lavorano insieme? »
«Che li combinano loro i piani. Scelgono la vittima, e poi si servono di me per falsificare la firma e ritirare tutti i soldi dalla banca. Sono affamati di denaro. Non bastano mai i soldi, a quei due. »
«L’ingegner Gavazzi è un professionista stimato. Non ha certo bisogno di soldi. »
«È un giocatore, e anche Laura. Hanno il vizio del gioco. »
«Ma non doveva costituire una società con la signora Lazzarini? »
«È stata una trovata dell’ingegnere. Per prenderle i soldi. Sapeva che Giulia li avrebbe trovati, in un modo o nell’altro, i settecento milioni. »
«Ma li avrebbe dovuti trovare anche l’ingegnere. »
«Non si sarebbe mai fatta quella società. È stata una sua idea geniale, e in questo non lo batte nessuno. È una miniera di idee, l’ingegner Gavazzi. »
«E l’ingegner Brandoni? »
«No, lui è all’oscuro dei piani di Mauro. Lui crede alla società, e si è dato da fare per avere l’esclusiva. Ha conoscenze influenti, e gli riesce di ottenere ciò che vuole. Ecco perché Mauro coltiva la sua amicizia. »
«È lui che si è interessato del suo trasferimento a Lucca? »
«Sì. Su richiesta di Mauro, che aveva bisogno di me per realizzare il suo piano nei confronti di Giulia. »
«Come è stata uccisa la signora Lazzarini? »
«Lei sa che l’ingegner Gavazzi e la signora Lazzarini erano amanti? »
«Sì. »
«Si erano conosciuti subito dopo che Giulia era stata lasciata dal suo fidanzato. Lo avrà saputo che Giulia era stata fidanzata. » Fecero il nome del professionista morto qualche mese prima.
«Così, per il tramite del fratello, Giulia conobbe Laura. Erano diventate buone amiche. Si somigliavano anche, in certo qual modo. Del resto, ci vuole poco ad essere amiche di Laura, perché è molto simpatica, oltre che bella. »
«E allora? »
«Venerdì mattina, il giorno del delitto, verso le sette, Laura ha suonato a casa di Giulia. Sapeva che Giulia a quell’ora era già in piedi, pronta ad uscire. Giulia aveva l’abitudine, prima di andare in ufficio, di fare due passi in giro per la città. Le piaceva Lucca, di notte e anche di mattina presto, quando non c’è confusione. Un’ora, un’ora e mezza di passeggiata, libera, con la testa nelle nuvole, come diceva lei, prima di andare in ufficio. Così Laura ha suonato. Le ha aperto e si sono messe a chiacchierare. Laura aveva inventato una scusa per giustificare la sua visita. Aveva bisogno di un oggetto da indossare per lo spettacolo che avrebbe recitato quella sera, a Firenze. Un monile, che già altre volte Giulia le aveva prestato. Mi toccherà regalartelo, le aveva detto ridendo, una volta che anch’io ero presente alla scena. E così Giulia è andato a prenderlo, e Laura aveva con sé del cloroformio, o qualcosa del genere. Lesta lo ha cosparso sul fazzoletto ed è saltata alle spalle di Giulia. Laura è molto forte, e poi il narcotico ha fatto effetto immediatamente. »
«E l’ingegner Gavazzi? »
«Non era salito per non insospettire. Vede, si era incontrato con Giulia proprio quella sera ed erano stati insieme fino a tardi. Avevano anche fatto all’amore. Così mi ha raccontato. Aveva lasciato la casa verso le due di notte. Con Laura, invece, tutto sarebbe andato più liscio. »
«E come ha fatto Laura a trascinare la signora sul letto? »
«L’ha aiutata l’ingegnere. »
«Ma non era sola? »
«All’inizio. Lei dimentica che l’ingegnere aveva la chiave dell’appartamento di Giulia. Appena è entrata Laura, e le donne sono andate in salotto, è entrato anche Mauro, ed ha atteso. Così, appena Giulia è svenuta, i due hanno fatto in fretta a trascinarla sul letto. Poi hanno aperto i rubinetti del gas e sono usciti. Saranno state le sette, sette e mezza, e sapevano che a quell’ora non avrebbero incontrato nessuno. »
«Ma perché l’ingegnere ha avuto bisogno dell’aiuto della sorella? Non poteva uccidere la signora Lazzarini da solo? »
«È un tipo strano l’ingegnere, un grande imbroglione. Ma i rubinetti del gas ha dovuto aprirli Laura, perché a lui, gli viene la paura, se deve uccidere qualcuno. È fatto così. »
«E perché Laura non si è fatta aiutare da lei? »
«Io non sono un assassino, commissario. »
«Però dovrò arrestarla lo stesso. Per complicità. »
«Io ho solo falsificato la firma. »
«Sarebbe troppo facile, caro Nardelli. Lei ci è immischiato fino al collo in questo omicidio. E immagino che sia immischiato anche nella sparizione dei soldi dal conto della signora Bianca Fambricini, quando era vice direttore a Firenze. Che mi dice al riguardo? »
«Io non c’entro con la morte della signora Bianca Fambricini, né del suo amante. »
«Che intende dire? »
Nardelli si accorse di aver parlato troppo e che il commissario era sicuro solo dei soldi spariti a Firenze, e non che Bianca, e soprattutto il suo amante, fossero stati assassinati.
Ora, tutto si faceva più chiaro: c’erano due omicidi, legati alla sparizione dei soldi a Firenze. Avevano ragione l’avvocato Chiarelli e suo cognato a nutrire dei sospetti. Jacopetti guardò il commissario. Non ce la faceva più a contenere tutta la soddisfazione che provava. Era davvero un bel caso, quello, ed era così felice di essere lì anche lui, ad aiutare il commissario.
«Ma la signora Bianca, la moglie dell’avvocato, non è morta di ictus cerebrale, come pure il suo amante? O no? »
Il dottor Nardelli rivelò che Giulia, una volta scoperta la tresca di Bianca, che se la intendeva con il suo fidanzato, pensò subito di vendicarsi, e accalappiò l’ingegner Gavazzi, che aveva un debole per le belle donne. Da parte sua, l’ingegner Gavazzi sapeva che Giulia era una brava e ricca professionista, e la cosa tornava a suo vantaggio, per quando avesse deciso di architettare uno dei suoi piani per appropriarsi anche dei soldi di Giulia. Così l’aiutò a vendicarsi. Giulia voleva sopprimere prima Bianca e poi l’ex fidanzato, ma in modo tale da non far sospettare un omicidio. E così adoperarono un veleno che causa una specie di ictus, dopo alcune somministrazioni.
«Si servirono di me e di Laura per falsificare la firma di Bianca e far sparire il denaro. »
«Come ha conosciuto Bianca, la signora Lazzarini? »
«Per entrare in confidenza con Bianca non c’è voluto molto. Giulia aveva fatto in modo di incontrarli a Firenze, lei accompagnata da Gavazzi, e Bianca dall’ex amante di Giulia. Tra i quattro si stabilì subito un buon rapporto, tutto sembrava essersi chiarito, e così avevano cominciato a frequentarsi, certe volte, quando andavano a Firenze; e Giulia ne approfittò per mettere in esecuzione il suo piano. Quando morì Bianca, intorno a mezzogiorno, Gavazzi, da Lucca, avvertì subito la sorella Laura, che vive a Firenze, la quale si precipitò da me per effettuare il prelievo immediato della somma, di modo che si potesse pensare che era stata Bianca a ritirarlo personalmente nella mattinata. Dato che, in questi casi, la banca non è in grado di stabilire esattamente l’ora del prelievo. Successivamente, riservarono lo stesso trattamento all’amante di Bianca, ma senza prendergli il denaro, dato che si serviva presso un’altra banca. »
«Ecco come li hanno uccisi » concluse Nardelli.
«E perché la signora Lazzarini è diventata l’amante anche dell’avvocato Chiarelli? »
«Glielo aveva suggerito l’ingegner Gavazzi. Gli prendiamo i soldi, le aveva detto, e poi non glieli restituiamo più. Ci aveva fatto una bella risata. Così mi raccontò Giulia, che per via dell’amicizia con Laura, era entrata in confidenza anche con me, e mi narrava molte cose. »
«Con la scusa della società, glieli avrebbe sottratti i soldi? »
«Esattamente. Giulia però ci credeva alla società. Non lo sospettava di essere a sua volta ingannata da Mauro, e cioè che la società non si sarebbe fatta mai, e tutti quei soldi sarebbero finiti nelle tasche di Mauro e di sua sorella. A lei, l’idea di imbrogliare l’avvocato, facendosi prestare i soldi per poi non restituirglieli, sembrava un modo deliziosamente perverso di completare la sua vendetta. Ed è molto probabile che alla fine, anche l’avvocato sarebbe stato eliminato alla stesso modo di Bianca e di Giulia. »
«Che cosa glielo fa pensare? »
«Certi discorsi che mi ha fatto Laura. Nulla di preciso, naturalmente, ma me lo ha lasciato capire per sottintesi, ammiccamenti. »
«Insomma, sarebbero di nuovo ricorsi a lei per falsificare la firma e ritirare i soldi anche dell’avvocato. »
«Penso proprio di sì, sebbene in questo caso avrei dovuto agire da solo, senza l’aiuto di Laura, dato che non poteva fare la controfigura di un uomo. »
«E l’avvocato le sa queste cose? »
«Quali? Che vogliono uccidere anche lui? No, credo proprio di no. E come può supporre un’ipotesi del genere? »
«E che Bianca è stata uccisa? »
«Penso proprio di no. » Renzi sapeva che Chiarelli conosceva la storia dell’amante. Ma poteva conoscere anche per filo e per segno la storia dei due omicidi. Glielo avrebbe chiesto.
Nardelli firmò il verbale redatto da Jacopetti. Poi Renzi lo fece ammanettare.
«Sembra che questa storia sia finita, commissario. » Era contento Jacopetti.
«Bisognerà verificare la confessione di Nardelli e sentire anche le altre campane, quelle dell’ingegner Gavazzi e della sorella. Nardelli potrebbe essersi inventato tutto. »
«Ma il racconto fila liscio come l’olio. »
«Lo so che ti piacerebbe cantar vittoria. Anche a me. Ma ora andiamo a trovare l’ingegner Gavazzi. »
Uscirono; però in ufficio non trovarono l’ingegnere. Era fuori città.
«Gli dica che domani vorrei incontrarlo al commissariato. »
L’indomani invece non si vedeva nessuno. Renzi restò tutta la mattina in ufficio, insieme con Jacopetti. Era già mezzogiorno.
«Senti, tu resta qui, io torno da Gavazzi. Chiamami là, se dovesse venire. »
«Vada tranquillo, commissario. »
Stava per uscire, quando squillò il telefono.
«Rispondi tu, Jacopetti. »
«Vogliono lei, commissario. » Si avvicinò alla cornetta. L’appoggiò all’orecchio. Sbiancò. Non disse nulla. Riposò la cornetta.
«Hanno telefonato da Firenze. L’ingegnere e sua sorella si sono uccisi. Sono stati trovati nella casa di lei questa mattina. Si sono uccisi con un colpo di pistola. »

GIULIA #23

 On Sunday, Renzi got up about ten. Manuela and Alberto had already had breakfast and were in their rooms getting dressed. Maria was busy in the kitchen as usual.
“Poor soul,” thought Renzi.
He found his breakfast already set out on the table in the dining area, a sure sign that Maria had heard him getting up. A wonderful wife, if grumpy. But all wives are like that.
“Do you know what I’m going to do today?”
“Stay in bed.”
“Don’t talk nonsense. When do I ever do that? I got up late this morning because I wanted to sleep. It doesn’t happen very often, you have to admit.”
“So tell me this bright idea you’ve had this morning.”
“I’m going for a walk in the woods in Farneta. A little walk will do me good. Come with me. People don’t walk as much as they used to and it would do you good too. You’re in the house all day.”
“You can go for a walk by yourself. I’d have come if you were taking me to Montenero.”
So she’d been talking to that little busybody Esterina.
“I don’t feel like getting into the car and driving sixty kilometres in this heat. It’s hotter than ever today. You’d feel cooler in the woods.”
“Don’t even talk about it.”
“I’ll go on my own then, after lunch.”
“After lunch?” scoffed Maria. “You usually have a snooze then.”
“I’ll go about four. The days are long and if I come back at seven, that’ll be a good three hours walking.”
“Where have you got to in that case of yours?”
“Which one?”
“Don’t be stupid. How many cases are you likely to have in a quiet place like Lucca? I’d like to see you in Rome or Milan or even Florence.”
“Why? Don’t you think I’m capable of working in a big city?”
“No, I don’t. You’re just a lazy lump. What they need in those places are people who work fast and think fast. Not like you. You just keep going over and over the same case, like a cow chewing the cud.”
“That’s what the others do.”
“Maybe so, but the ones I see on TV are better than you.”
“Ah, so that’s where you learn about the world. The TV. Now I understand why you sound a bit silly.”
“Maybe I am, but if all detective-superintendents were like you, criminals would have a high old time.”
“Ooh! Ouch! What’s got into you this morning? Something’s bitten you.”
“You could’ve taken me to Montenero. You never take me out any more since we got that new car. You always let the children have it but we bought it so we could be together more often.”
“So now you remember we bought the car for us and not for the children. Now that it suits you. Have you forgotten we went fishing with Jacopetti last Sunday?”
“Of course I haven’t but you hadn’t taken me out for two months. Now goodness knows how many more months I’ll have to wait for another chance.”
“What are you saying now? I’ll take you out in the next month or so, wait and see, so now you can stop complaining.”
Renzi didn’t like Maria’s fondness for going out at the weekend. What could be better than staying at home or going out together to walk up one of the lovely hills so near the house? They were lucky to have the beauty of the Lucchese countryside almost on their doorstep but Maria didn’t see that kind of beauty and her blindness to it irritated him a little.
When they got back from Mass in the late morning, he went into the sitting room to read. He liked reading. When he was young, he’d wanted to study literature instead of law. He might even have become a writer. He had his secrets in a drawer and he didn’t let anyone read them. Every now and again, however, he would take one of his pieces into the office and read some passages he felt had turned out well to Jacopetti. Sometimes he thought he would write when he retired. He liked writers with a simple style, in poetry as well. Writing that doesn’t touch the hearts of everyone cannot be called art.
He picked up Gli Anni Passano by Carlo Cassola. As he read, Renzi felt he was a writer too. He also saw that, as a Tuscan, he could have written it better, because Tuscans have this advantage – they have their mother tongue in their blood and can do what they like with it. They can turn it inside out, upside down, sideways, or back to front, write, in other words, with the creative inspiration of people for whom language is like their skin. If he became a writer, he wouldn’t concentrate on inventing plots because they create themselves, but would set himself to create a language, a syntax, that would clothe his story like a garment.
Towards four in the afternoon, as he had planned, he put on an old multi-coloured tracksuit and went out. He climbed the hill in Farneto with its fresh, sweet-selling pine trees. He was in no hurry and walked slowly in tune with his thoughts. He stopped in front of one of the villas that dotted the road and saw the owner in the garden near the gate. He was digging. They knew each other.
“Luciano, what are you doing here? I haven’t seen you for ages. You’ve put on weight.”
“You should hear Maria on the subject. She says I eat like a horse but it’s not true. Maybe I’m getting fatter because I’m getting older. What about you? What are you up to?”
“I’m making a flower bed here. It’ll be nice.”
“Do you want a hand?”
“Of course not. Today’s your day off. Maria would never forgive me.”
“Still the same old liar I see. What you mean is you can’t believe your luck. Do you have another spade?”
“Two, if you like. Do you really want to?”
“It’s been a while since I did any physical work. It’ll do me good. I should do it more often.”
“Well I never! If you really mean it, go and get a spade from the garage.”
What would Maria have said if she’d seen him setting to work? She’d have had something to say to his friend as well, for taking advantage of him.
Renzi worked with a will. They chatted but, in his mind, Renzi was somewhere else, in another world. He was thinking that something had been lost in the history of man and that it wasn’t original sin that had punished mankind as the priests said. Scientific discoveries and ingenious inventions were all very well but no one had yet identified the cause of man’s unhappiness. Now that would be a great discovery! He thought of his children. What did the future hold for them? It had been his fate to precede them. Was there anything he could do to help them find another way of living? No, there was nothing. With all his years and breadth of experience, he felt useless. He was a high-ranking police officer, he’d solved many cases, he was accustomed to reasoning, intuiting, arranging and programming, but as far as living was concerned, there was nothing he could do to help others. He recalled Alfredo Chiarelli’s distress when he talked about finding his son in tears. What had that boy felt in the face of life’s violence? Intense pain had entered his heart, enough to destroy it perhaps, certainly to scar it. That was all life was about, pouring out your heart and filling it with scars. At every stage of man’s life, his heart is scarred by new pain.
When he got home at seven on the dot, Maria complained about how dirty he was. “You smell of earth and sweat,” she told him bluntly though he was already on his way to take a shower. “What’ve you been up to? You’re filthy.”
Renzi said nothing.
“You should’ve been a peasant. That was the job for you, not a policeman. That’s for civilised people. You’re a born peasant, son of your dear departed father who’d have taken muck to bed with him.”
She shouldn’t have mentioned Renzi’s father. That was going too far.
“Leave my father out of it. Yes, he was a peasant but he had a fine brain. You could talk to him about serious things and he read the newspaper, unlike yours. Yours may have had a stall at the market but he was ignorant.”
“My father was worth two of yours. Yes he had a stall at the market. So what? That means he was smart and made some money.”
“Money? What money? When I married you, you had only the clothes you stood up in.”
“So you saw the real me. That means you really fancied me.”
“Once upon a time, but now look at the size of you. A balloon.”
“Listen to who’s talking. Take a look at yourself. You look even more decrepit than you really are.”
Manuela and Alberto weren’t at home because they stayed out late on Sundays, but if they had been, they would have laughed, as they did whenever this happened. Those two were so strange when they quarrelled. From their words and the way they said them, you could see they were really very fond of each other.

CONCLUSION

Jacopetti rang the bell the next morning at eight o’clock precisely.
“I’m on my way,” said Renzi into the intercom.
Jacopetti was waiting for him in the car.
“How did it go in Montenero yesterday?”
“I can’t tell you the crowds there were, sir. Even in church.”
“Did you go to Mass?”
“I certainly did and I asked for a miracle.”
“I think I know what you asked for.”
Jacopetti had parked the car and they were walking towards the police station. “I don’t think so, sir. I wasn’t thinking of myself. I was thinking of you.”
“Don’t tell me…”
“Ah, you don’t believe I can think of you instead of myself.”
“No I don’t. People ask for miracles out of selfishness, not to solve other people’s troubles.”
“Well, I asked the Madonna to help you solve this case. It doesn’t matter if you don’t believe me.”
“Hang on, I’ll solve this case by myself. Who solved all the other cases for me? Certainly not the Madonna of Montenero. I don’t need a miracle from anyone, thank you. If you haven’t worked out who the murderer is yet, maybe it’s you that needs the miracle.”
“But I think I know who killed Giulia. You suspect the deputy manager, that Nardelli and so do I. I say it was him.”
In the office, they set about preparing reports and giving instructions for investigations being carried out by other officers. Renzi was in charge of a number of departments, not just the murder section. By half past ten, they were on their way to the bank. It was cloudy and humid and Renzi started to sweat after they’d walked a short distance. This annoyed him. He didn’t like feeling dampness in his armpits.
“It’d be better if it rained,” he said. “It would make it a bit fresher.”
“I can’t stand the rain. It puts me in a bad mood.”
“You can’t move when it’s like this.”
But Jacopetti was perfectly comfortable. Tall and thin as he was, the humidity didn’t bother him very much.
When they went into the bank, Renzi felt the coolness of the sir-conditioning and drew a deep breath. “Ah, that’s better.”
“We can’t stay here all day.”
“It’d certainly be better than going back to the office. We just have fans there and they’re old and rusty.”
“They won’t spend money on replacing them. It’s a disgrace.”
The bank manager was busy but they only had to wait ten minutes before they were shown into his office.
“We’d like to put some questions to the cashier who arranged for the seven hundred million lire to be withdrawn.”
“Is there something new?”
“Unfortunately no.”
“I’ll get him for you.”
The cashier came into the office. He was as tall as Jacopetti and looked rather like him.
“Detective-Superintendent Renzi would like to ask you a few questions.”
“Do you remember Signora Giulia Lazzarini withdrawing seven hundred million lire?”
“Perfectly.”
“Who did you give the money to?”
“It wasn’t just cash. A large part of it was in bonds. I remember it well.”
“Did you give it to Signora Lazzarini?”
“In effect, yes.”
“What does that mean?”
“Signora Lazzarini was waiting in the deputy manager’s office. Silvano Nardelli’s, that is. He came to the door and took it from me.”
“So you didn’t give it to her yourself?”
“No. She was sitting at the desk.”
“Was it Signora Lazzarini?”
“I didn’t see her face but it looked like her. The deputy manager was the one to get her to sign the receipt for the bonds.”
The bank manager intervened. “Would you be so good as to go and get the receipt that she signed?” The cashier went out. “That way we can check this signature as well.”
He still had the cheque for seven hundred million and the card with Giulia’s signature in his office. He went to the wall, shifted a picture and opened the safe.
“I’m keeping these with me until the investigation is closed,” he said.
He put the card with the cheque stapled to it on his desk. Meanwhile, the cashier had returned. He gave the receipt to the bank manager. Renzi and Jacopetti leaned forward to examine the signature. It was identical to the specimen signature and to the signature on the cheque.
“It’s definitely hers,” said the bank manager.
“So it seems to me,” Renzi agreed.
“So everything’s in order, superintendent?”
“There’s just one last thing to be done.”
“What’s that?”
“A handwriting expert. That way we’ll get rid of any lingering doubts. If you’ve no objection, I’ll take the card, cheque and receipt away with me.”
“You’ll leave me some kind of acknowledgement?”
“Of course.”
Jacopetti went over the typewriter and began to type.
“Who do you suspect, superintendent?”
“No one. The expert opinion is simply a formality.”
“You’ll keep me informed I hope.”
“We will.”
Jacopetti finished typing the receipt and attached a copy to the items they were taking away. He and Renzi then said goodbye, both of them noting the anxiety on the bank manager’s face.

The handwriting expert’s opinion was that the signatures on the cheque and the receipt were false. Cleverly done, but false. Renzi therefore phoned the deputy manager and asked him to come to his office at six, after the bank had closed.
“Read this, Signor Nardelli.”
Renzi pushed the opinion towards him. The man paled. Jacopetti was already sitting at the typewriter.
“Well? Have you nothing to say?”
“It wasn’t me who killed Signora Lazzarini.”
“Who falsified the signature?”
“I did.”
“And who was the woman with you?”
“Laura. My girlfriend.”
“You’re not married?”
“No. I met her two years ago. She made me lose my head.”
“What’s that got to do with it?”
“She was the one who forced me to do the signatures.”
“Forced you how?”
“She threatened to leave me. I couldn’t live without her. She’d bewitched me.”
“Where did the money go?”
“I don’t know. Honestly. She took it. She said she was going to put it somewhere safe for us and that we’d be happy some day.”
“And you believed her?”
“No I didn’t, but I couldn’t break free from her. I told you, she’d bewitched me. You can’t imagine…”
Jacopetti was typing, not missing a word. He believed in the power of passion and that he too could lose his head over a woman.
“How did you meet her?”
“One evening in Florence, in a theatre. She was an actress, still is, in a little provincial company, and I love the theatre, especially amateur theatre. I never miss a show if I can help it. I also like actresses and there’s no shortage of opportunities there, if you see what I mean. So there I was in the cellar where they were doing the play and I met her. It wasn’t very difficult to get her to come out to dinner and then go to bed with me. It was while we were having dinner that I told her about my talent for copying other people’s handwriting. I gave her a piece of paper. Do your signature for me, I said, and I’ll copy it exactly. Don’t you believe me? She seemed interested. She was laughing as she signed the piece of paper. I copied it immediately and she couldn’t believe it. It was identical to hers. I can copy almost any kind of handwriting, you see. She was delighted and kept laughing. Then we went to bed. I have to say I’ve never known anyone make love like her. I was fascinated, enthralled by her. I couldn’t leave her.”
“Who killed Signora Lazzarini?”
“Laura.”
“Why?”
“To get the money. It was all planned. Once the bank had made the money available, the plan was to spring into action. I was to fake the signature and Laura was to be Giulia. So Thursday afternoon we got the money and the following morning, Laura killed Giulia. Before the bank opened so she wouldn’t discover the money was gone.”
“Were you there with Laura when the murder was committed? She can’t have done it on her own.”
“No, I didn’t kill anyone. I wouldn’t know how to. I’m not a murderer.”
“She can’t have done it by herself.”
“Her brother helped her.”
“Ah, there’s a brother is there? And who might he be?”
Renzi didn’t know what to believe. He’d been certain it was Nardelli who’d helped Laura.
“Gavazzi, the engineer.”
Renzi sprang to his feet. “Who?”
“Gavazzi. You know him?”
“Mauro Gavazzi?”
“That’s right.”
“Why?”
“Those two are a team. They’re diabolical. They’ve ruined my life.”
“What do you mean they’re a team?”
“They plot together. They choose the victim and then use me to fake the signature and draw the money out of the bank. They love money, those two. They can’t get enough of it.”
“But Gavazzi’s a respected businessman. He doesn’t need money.”
“He’s a gambler and so is Laura. Gambling’s an addiction with them.”
“But wasn’t he going to set up a company with Signora Lazzarini?”
“That was Gavazzi’s idea. To get her money. He knew Giulia would find seven hundred million one way or another.”
“But he had to find the same amount.”
“There was never going to be a company. It was one of his brainwaves. He’s a mine of ideas. None better.”
“What about Brandoni?”
“He knows nothing about Mauro’s schemes. He believed in the company and set about getting the exclusive rights. He knows people with influence and manages to get what he wants. That’s why Mauro cultivated his friendship.”
“Was it Brandoni who was involved in your transfer to Lucca?”
“Yes, at Mauro’s request. Mauro needed me to carry out his plan for Giulia.”
“How was she killed?”
“Did you know Gavazzi and Giulia were lovers?”
“Yes I did.”
“They met just after Giulia had been dumped by her fiancé. You knew Giulia had been engaged, I suppose?” He gave the name of the businessman who’d died some months earlier. “Giulia met Laura through Gavazzi and they became friends. They even looked alike in a certain way. It’s easy to make friends with Laura because she’s very charming as well as good-looking.”
“Carry on.”
“On Friday morning, the day of the murder, Laura rang Giulia’s doorbell at about seven o’clock. She knew Giulia would already be up and ready to go out. Giulia had a habit of walking round the town before she went to her office. She liked Lucca at night and early in the morning when there aren’t many people around. She’d wander around for an hour, an hour and a half, with her head in the clouds as she used to say, before going to work. So Laura rang the doorbell, Giulia let her in and they chatted. Laura had an excuse for coming. She needed something to wear at the show that evening in Florence. A necklace Giulia had lent her several times before. One time when I was there, Giulia laughed and said she’d have to make a present of it to Laura. So Giulia went to get it. Laura had chloroform or something with her. She sprinkled some of it on a handkerchief and got Giulia from behind. Laura’s strong and the stuff took effect at once.”
“What about Gavazzi?”
“He hadn’t gone up because that might have made Giulia suspicious. He’d seen her the evening before and they’d been together until quite late. They even made love, so he told me. He left her flat at about two in the morning. Much safer with only Laura there.”
“How did she manage to drag Giulia on to the bed?”
“Gavazzi helped her.”
“I thought she was alone.”
“To begin with but he had a key to Giulia’s flat. As soon as Laura had gone in and she and Giulia were in the sitting room, he went in too and waited. Once Giulia was unconscious, the two of them got her on to the bed. Then they turned the gas on and left. It would’ve been seven twenty, half past, by then and they knew they wouldn’t meet anyone at that time of the morning.”
“But why did Gavazzi need his sister’s help? Couldn’t he have killed Giulia by himself?”
“Mauro’s a strange character, an out-and-out cheat, but Laura had to be the one to turn the gas on because the thought of killing someone scared him. That’s the way he is.”
“Why didn’t Laura get you to help her?”
“I’m not a murderer, superintendent.”
“I’ll have to arrest you all the same. As an accomplice.”
“But all I did was fake the signature.”
“That would be too easy. You’re in this murder up to your neck. I rather think you were also involved in the disappearance of the money in Bianca Fambricini’s account when you were deputy manager of the bank in Florence.”
“I’d nothing to do with her death or her lover’s.”
“What do you mean?”
Nardelli realised he’d said too much. Renzi had only known about the money disappearing and not that Bianca, and more particularly her lover, had been murdered. Now everything had become clearer. There were two murders linked to the disappearance of the money in Florence and Alfredo Chiarelli and his brother-in-law had been right in their suspicions. Jacopetti looked at Renzi. He couldn’t disguise the delight he felt. This was a really big case and he was thrilled he was there to help his boss.
“Let me be clear about this. Did Bianca, Alfredo Chiarelli’s wife, die of a cerebral haemorrhage like her lover, or not?”
Silvano Nardelli then told him that once Giulia had discovered Bianca was having an affair with her fiancé, she’d wanted revenge and had cynically taken up with Mauro Gavazzi. For his part, Gavazzi knew that Giulia was a clever, wealthy businesswoman, so their relationship would be to his advantage when he started planning to get his hands on her money. That was why he’d helped her to get her revenge. Giulia wanted Bianca killed in such a way that there would be no suspicion of murder. They used a poison that causes a cerebral haemorrhage. The fiancé was to be killed in the same way.
“They used me and Laura to fake Bianca’s signature and make the money disappear.”
“How did Giulia get to know Bianca?”
“That wasn’t difficult. Giulia set up a meeting, she with Gavazzi and Bianca with Giulia’s ex. They all seemed to hit it off, everything seemed to be hunky-dory, and they began to meet now and again in Florence. Giulia used these meetings to put her plan into action. Bianca died at about midday and Gavazzi, in Lucca, alerted Laura who was in Florence. She immediately rushed to the bank where I was to get the money so people would think Bianca had withdrawn it herself that morning. You see, the bank can’t establish precisely the time when money is withdrawn. Later they did the same with Bianca’s lover but they couldn’t get his money because he used another bank.”
“Why did Giulia have an affair with Chiarelli?”
“Gavazzi suggested that. He told her they’d borrow his money but not pay it back. Then he laughed, so Giulia told me. She and I had become friends through Laura and she told me lots of things.”
“So she was to steal his money with the company as a pretext?”
“Precisely. However, Giulia believed there was going to be a company. She had no idea she was being tricked by Mauro, that there would never be a company and the money would end up in Mauro’s and his sister’s pockets. The idea of swindling Chiarelli, getting him to lend her the money and then not paying it back, seemed to her to be an exquisitely perverse way of completing her revenge. It seems likely Chiarelli would’ve been eliminated in the end in the same way as Bianca and Giulia were.”
“What makes you think that?”
“Certain things Laura said to me. Nothing specific, but she dropped hints.”
“So they would’ve come back to you for help in faking his signature and withdrawing his money.”
“I imagine so, though in that case I would’ve had to act on my own, without Laura’s help, since she could hardly impersonate a man.”
“Does Chiarelli know all these things?”
“What things? That they meant to kill him too? I don’t think so. What makes you think that?”
“Does he know Bianca was murdered?”
“I don’t think so.”
Renzi knew that Chiarelli knew about Bianca’s lover. Perhaps he also knew all about the two murders. He would have to ask him.
Silvano Nardelli signed Jacopetti’s transcript. Then Renzi handcuffed him.
“It seems this is the end of the story, sir,” said Jacopetti happily.
“We’ll have to check Nardelli’s confession and then hear what Gavazzi and his sister have to say. Nardelli might have invented the whole thing.”
“But it all hangs together.”
“I know you’d like celebrate. So would I. However, we’re going to see Gavazzi now.”
They didn’t find Gavazzi in his office. He was out of town and Renzi left a message asking him to come to the police station the following morning.
The following day, there was no sign of him. Renzi stayed in the office until noon.
“Jacopetti, you stay here. I’m going to Gavazzi’s office. Call me there if he arrives.”
“Don’t worry, sir.”
He was about to leave when the phone rang.
“You get that, Jacopetti.”
“They want to speak to you, sir.”
Renzi took the receiver. His face went pale. He said nothing.
“That was Florence. Gavazzi and his sister are dead. They were found in her flat this morning. Shot.”

 


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1 commento

  1. Commento by neereceta — 3 Agosto 2008 @ 18:00

    Thank you

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart