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Governo, l’incantesimo si è spezzato

22 Marzo 2012

di Ugo Magri
(da “La Stampa”, 22 marzo 2012)

L’incantesimo si è spezzato, incollare i cocci sarà impresa ardua (per non dire impossibile). Sulla riforma del lavoro, il Pd ha reagito con toni di autentica insofferenza. Rosy Bindi sostiene chiaro e tondo che così non si può andare avanti. Ma neppure Bersani ieri sera da Vespa è stato particolarmente tenero. Per la prima volta da quando il governo è nato, entra in crisi il rapporto di fiducia non con questo o quel ministro, ma con Monti personalmente.

Il principale partito della sinistra, partner essenziale della maggioranza, è molto scontento di come il Prof ha condotto la trattativa. Super-rigido, poco flessibile. È la brusca fine di un idillio, che genera inevitabile la domanda: quali conseguenze politiche avrà l’incidente sull’articolo 18? Già prima che scoppiasse, il Pd non sembrava granché persuaso dagli argomenti di Casini, il quale va sostenendo che l’esperienza del governo Monti è troppo utile al Paese per interromperla nel 2013. Dopo le elezioni si torni alla normale dialettica, diceva da giorni Bersani, sottintendendo che del Prof non ci sarà più bisogno. A maggior ragione lo penserà adesso, sull’onda del disincanto. Per certi aspetti, sussurrano esponenti Pd di altissimo profilo, Monti è perfino più a «destra » di Berlusconi, è un vero liberale conservatore. Tra 12 mesi sarà indispensabile, aggiungono, dirgli «arrivederci e grazie ».

L’ala veltroniana dovrà mettersi il cuore in pace. Capitolo chiuso. Da rivedere anche gli altri scenari di fanta-politica, tipo quelli che già scommettevano su Monti prossimo inquilino del Quirinale. Perfino condurre in porto la legislatura diventa adesso più difficile. Come contraccolpo anche psicologico dell’articolo 18, il Pd sarà portato a pretendere compensazioni su altri terreni, ogni questione in sospeso diventerà un campo di battaglia. Fino al 7 maggio la politica verrà pesantemente condizionata (in peggio) dalla campagna per le amministrative; e dopo l’estate, da quella per le politiche. Nessuno, nella strana maggioranza di governo, sarà più disposto a cedere di un millimetro. Occhio allo spread: se all’estero se ne accorgono, tornerà a salire.


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Bart