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Governo Monti, consensi in picchiata dopo un anno fiducia ridotta a un terzo

17 Novembre 2012

di Redazione
(da “la Repubblica”, 17 novembre 2012)

ROMA –  Il governo Monti compie un anno, ma c’è poco da festeggiare. Quanto meno dal punto di vista del consenso. Se infatti la percentuale di gradimento del presidente del Consiglio rimane piuttosto alta, la fiducia degli italiani nell’esecutivo dei tecnici ha toccato il punto più basso proprio in concomitanza con l’anniversario del suo insediamento.

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A fotografare la delusione – e l’apparentemente contradditorio credito di cui continua invece a godere il Professore – è il sondaggio realizzato da Ipr Marketing per  Repubblica.it  su un campione di mille italiani consultati per via telematica. Gli intervistati che dichiarano di avere molta/abbastanza fiducia in Mario Monti sono il 48%. Una percentuale in forte calo (-4%) rispetto  all’ultimo rilevamento dello scorso settembre, quando nell’aria c’era ancora l’eco degli apparenti successi ottenuti dal presidente del Consiglio nel corso dei vertici estivi con i partner europei, e addiritura in picchiata rispetto al picco del 62% conquistato nel gennaio scorso, ma comunque non lontana da quel 50% che lo aveva accolto al momento del suo ingresso a Palazzo Chigi a metà novembre del 2011.

Molto diverso è il discorso per la sua squadra, soprattutto per quanto riguarda i titolari dei dicasteri di punta. Gli italiani che sostengono di avere “molta/abbastanza” fiducia  nel governo nel suo complesso sono crollati al 32% mentre un anno fa erano il 54%, ben 4 punti in più del gradimento riservato negli stessi giorni al premier. Il ministro che riscuote maggiore fiducia è la responsabile del Viminale Anna Maria Cancellieri con il 47%: 3 punti in meno rispetto allo scorso settembre e 8 punti in meno rispetto al giorno del suo giuramento. A seguire viene il ministro della Cooperazione internazionale Andrea Riccardi con il 43%, anche lui in calo rispettivamente di 3 e 5 punti in confronto con settembre 2012 e novembre 2011. Male anche Corrado Passera. Ad avere fiducia nel ministro dello Sviluppo economico è il 41% (a settembre come al momento del suo insediamento era il 46%).

Ma a forza di gaffe, provocazioni e provvedimenti contestati, chi ha davvero dilapidato il credito ricevuto al momento del suo arrivo al governo è il minstro del Lavoro Elsa Fornero. Un anno fa ad avere fiducia nella professoressa che si accingeva a mettere nuovamente mano alle pensioni degli italiani era il 58% degli intervistati, una percentuale altissima che non riscuoteva nessun altro componente dell’esecutivo tecnico. Oggi quel patrimonio di fiducia si è quasi dimezzato e solo il 32% (-26%) concede alla Fornero “molta/abbastanza” fiducia.


Grillo: “Noi garanzia contro l’eversione. Anticipano il voto perché hanno paura”
di Redazione
(da “la Repubblica”, 17 novembre 2012)

AOSTA – Il Movimento 5 stelle vero baluardo contro l’eversione, primo partito del Paese, una forza che fa paura alla vecchia politica, “ultima speranza di una rivoluzione senza violenza”. Beppe Grillo risponde alle accuse da una piazza di Aosta in cui 4.000 persone sfidano il gelo per assistere al comizio di chiusura della campagna referendaria contro la costruzione di un pirogassificatore per il trattamento dei rifiuti della regione. Il suo è come sempre un discorso dai toni accesi, fatto di attacchi alle varie “caste” e di promesse di cambiamento e di democrazia diretta.

“Se non ci fosse il Movimento 5 stelle in Italia arriverebbero gli eversivi, quelli veri. Noi abbiamo riempito un vuoto. Negli altri Stati ci sono le albe dorate, in Francia c’è Le Pen, in Ungheria e in mezza Europa ci sono i nazisti”, dice Grillo. E ancora: il Movimento 5 stelle è “solo all’inizio. E’ un virus che non si ferma più, è la dimostrazione che la politica senza soldi funziona. Siamo la prima forza politica in Italia, siamo l’ultima speranza di una rivoluzione senza violenza, siamo una barriera protettiva tra lo Stato e la gente”.

Il freddo pungente non impedisce a Grillo di lanciare invettive. La prima contro i giornalisti, prima del comizio-show: “Perché non fate i giornalisti veri? Ogni tanto andate a fare un’inchiesta”. Poi rivolgendosi a una inviata de La 7: “Siete della Telecom, perché non fate un bel servizio sul buco di 200
milioni che avete”. Quindi corregge il tiro: “Io non ce l’ho con voi, ma voi siete dei tramiti e io non parlo con i tramiti ma parlo con la gente”.

L’attacco più pesante è per i politici. “Io in Parlamento? Non potrei, io sono un delinquente – afferma a margine del comizio – Ma mi ci vedete a me a Roma con Cicchitto, o con Gasparri o con Fini che mi dice ‘ha facoltà di parlare’? Non potrei starci dieci minuti”. “Se andremo in Parlamento, ci andranno persone scelte dalla Rete, professionisti, gente onesta, per bene, educata, con un’etica. Io non so ancora chi ci andrà, saranno votate in Rete”.

E quando i giornalisti gli chiedono che cosa pensi dell’ipotesi di accorpare regionali e politiche, il leader del Movimento 5 stelle risponde: “Se facessero le elezioni domani, noi saremmo in difficoltà perché dobbiamo raccogliere le firme mentre i partiti no. Per questo stanno cercando di anticipare. Hanno paura. Se Schifani si lascia scappare che possiamo arrivare all’80% o sta delirando o ha informazioni che noi non abbiamo”.

Durante il comizione Grillo insiste molto sul fatto che la casta teme il Movimento. Anche a proposito di un possibile premio di maggioranza al 42,5% nella nuova legge elettorale: “Vogliono mettere questo per non farci entrare, ma possono mettere quello che vogliono, noi arriveremo all’80% degli italiani che vogliono cambiare”. E aggiunge: “Noi vogliamo entrare in Parlamento per modificare la Costituzione. Vogliamo inserire nella Costituzione il referendum propositivo senza quorum e rendere obbligatoria la discussione in Parlamento delle leggi di iniziativa popolare che possono essere proposte con 50 mila firme, se poi il Parlamento dice no si va al referendum”. Per realizzare la sua missione, il Movimento 5 stelle “si dà 25 anni di tempo perché la politica è una visione” e “ci vuole una rivoluzione del pensiero”.

Quanto alle eventuali alleanze, Grillo chiude a la porta ad Antonio Di Pietro: “Con lui non c’è mai stato idillio politico, c’è un rapporto di amicizia ma politicamente siamo distanti anni luce”.

Nella fredda serata di Aosta c’è spazio anche per i dissidenti dell’Emilia Romagna, Federica Salsi e Giovanni Favia, mai menzionati in modo esplicito e liquidati come “ragazzi che sono al secondo mandato e si stanno agitando perché non hanno più carriera”. “Il nostro movimento – ripete Grillo – ha quattro regole e devi rispettarle. Se sei eletto come consigliere la tua carriera finisce da consigliere, se le regole non ti vanno bene puoi andare nel Pd o nel Pdl”.

Il leader del 5 stelle parla anche degli scontri di mercoledì scorso: “Deve finire questa guerra tra poveri. Io non ho mai visto i poliziotti manganellare un politico corrotto o un banchiere, ma ho sempre visto manganellare studenti, agricoltori e operai”. “Vedo gente che guadagna 1.200 euro al mese – continua – manganellare studenti, operai, pastori, agricoltori. Deve finire questo. Abbiamo bisogno di un incontro tra polizia e cittadini, quartiere per quartiere, per decidere di quale sicurezza c’è bisogno”.


Montezemolo scende in campo: “Serve governo di ricostruzione”
di Clarissa Gigante
(da “il Giornale”, 17 novembre 2012)

Luca Cordero di Montezemolo scende in campo e scopre la carte. E lo fa aprendo la strada per la Terza Repubblica e chiudendo la porta alla politica classica.
“Siamo qui perchè vogliamo che inizi finalmente un capitolo nuovo della nostra vita civile e democratica, che metta al centro questa Italia, l’Italia che rema”, ha detto nella convention di Italia Futura in cui chiede un ruolo attivo alla società civile, “che dovrà opporsi a due spinte ugualmente deleterie sottraendo gli italiani ad un’alternativa nefasta: chi ritiene che tutto vada distrutto prima di ricostruire”.

Quel che non è ancora certo, però, è chi sarà a capo di questo movimento. Le indiscrezioni volevano che Montezemolo chiedesse a Monti di candidarsi alle prossime politiche per permettere al Professore di non perdere il lavoro iniziato, ma oggi l’imprenditore spiazza tutti: “Non chiediamo al premier di prendere oggi la leadership di questo movimento politico. Ciò pregiudicherebbe il suo lavoro e davvero non ce lo possiamo permettere. Ci proponiamo di dare fondamento democratico ed elettorale al discorso iniziato dal suo governo perché possa proseguire”. Quello che nasce oggi, quindi, è un movimento che non ha una sola guida: “La leadership è rappresentata da tutti noi. Da coloro che ne fanno parte oggi e da coloro che arriveranno domani. Da una classe dirigente ampia, credibile e proveniente da esperienze diverse. Questa dimensione di squadra è l’unica che ho praticato nella mia vita professionale e che riconosco come vincente”.

“Mai più” è il refrain del suo manifesto. Un programma di rottura con il passato, fatto da imprenditori che si pongono diametralmente all’opposto da chi la politica la fa per professione. “Mai più firmeremo deleghe in bianco alla classe politica”, tuona Montezemolo sostenendo che in “questi venti anni abbiamo provato vergogna per essere italiani e perché nessuno di voi vuole mai più provare questo sentimento. Mai più accetteremo di vedere l’Italia derisa e disoronata, mai più proveremo l’umiliazione di essere commissariati o di essere l’anello debole in Europa e nel mondo”.

Anche sulle politiche contro la crisi, Montezemolo ha da ridiri. In particolare, il presidente della Ferrari se la prende con la tante volte invocata patrimoniale: “L’unica patrimoniale che dobbiamo introdurre è quella sullo Stato”, sostiene, “Non è solo una misura giusta nei confronti degli italiani ai quali si chiedono rinunce senza fine ma serve a aumentare concorrenza e liberare energie per la crescita”. Ma non solo: basta con sprechi e corruzione, basta con l’evasione. Per Montezemolo, “chi occulta il proprio reddito ed evade è un ladro, esattamente come chi sperpera i soldi pubblici. Il fisco è dove più chiaramente emerge la patologia del rapporto tra Stato e cittadini”. Per questo, oltre ad un’Agenzia delle Entrate che monitori il pagamento delle tasse, c’è bisogno di una “agenzia delle uscite, per pretendere trasparenza sulle spese della pubblica amministrazione”.

E anche per concretizzare questa rottura con il passato, la prossima legislatura dovrà affrontare “il dimezzamento del numero dei parlamentari, il ripensamento delle autonomie locali, la legge elettorale ed una stringente regolamentazione del conflitto di interesse: il problema non è raddrizzare gli italiani ma far funzionare l’Italia. Debito, spesa pubblica, evasione, tasse, crescita, sono problemi risolvibili”. Dopo le elezioni, quindi “dovremo contribuire in maniera determinante alla nascita di un governo costituente di ricostruzione nazionale. Un esecutivo di ampio respiro, credibile e competente che inizi il percorso fondativo della terza Repubblica”.


Su Montezemolo anche qui.


Cesare Salvi: “Serve modificare la legge elettorale?”, qui.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart