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Hanno paura di Berlusconi

6 Ottobre 2013

Pochi giorni fa lo descrivevano come un uomo finito, ora cominciano a rifletterci su, e da tardoni quali sono hanno messo in moto le minuscole e arrugginite rotelline che faranno cadere, anche se per poco, il velo dell’ottusità.

Ma davvero è andata così mercoledì scorso? si domandano angosciati. Giocatori di briscola al bar del mercato, sono sempre stati allergici al gioco degli scacchi, troppo complesso; lì l’intelligenza non deve essere tardona, ma pronta, squillante. L’avversario s’inventa la mossa all’improvviso e tu devi capire subito dove va a parare.

Scalfari, Epifani, Zanda hanno recitato il requiem troppo presto, un minuto dopo che Enrico Letta ha riscosso la fiducia con una larga maggioranza in cui era ricompresa, senza che se ne accorgessero, la mossa del cavallo.

Pochi l’hanno capita, ed io mi vanto di essere stato tra questi, pur essendomi battuto affinché Berlusconi non rimandasse lo scontro e la pulizia dentro il suo partito. Buona parte della sua dirigenza, infatti, si è rivelata senza spina dorsale. Lo hanno lasciato solo, questa è la verità, si auguravano che sotto i piedi si aprisse il baratro e lo ingoiasse, facendo contenti loro stessi e il Pd che li avrebbe gratificati con due briciole.

Invece, quello che anche oggi Scalfari si diverte a ridicolizzare con gli epiteti del Caimano e di Al Capone, pur se fiaccato nelle membra, li sta giocando come un vero campione di razza.

Scalfari, forse consigliato di non dare per finito Berlusconi con tanta fretta, si appresta a correggersi, ma lo fa con una cattiveria così repulsiva che denota la sua stizza per il tardivo discernimento che il Cavaliere sta giocando, pur ferito e disteso a terra, una partita ancora aperta. Non rinuncia a scrivere, tuttavia, come altri, che Berlusconi ha perduto la lucidità del pensiero. Ma quando mai? Il pensiero di Berlusconi non è roba per lui. Se lo vedrà arrivare addosso, come lo Spirito Santo arrivò sui discepoli di Gesù.

Ricordo il Vangelo, poiché immagino che Scalfari lo avrà riletto in queste settimane, vista la sua intenzione laica di aprire una confronto spirituale nientemeno che con il papa (il solo che possa essere degno di uno scambio epistolare con lui).
Forse papa Francesco, ricordando la parabola della pecorella smarrita, ha accolto di buon grado quella chiamata (attenzione Francesco: suggerita dalla superbia) e ha voluto donare all’ateo, orgoglioso di esserlo, qualche parola a lui inconsueta: di carità, fraternità e amore cristiani.

L’articolo di stamani dimostra che il lavoro che papa Francesco è chiamato a svolgere nei confronti di Scalfari è ancora lungo. La cattiveria che sprigiona dall’articolo (Lina Milella non è da meno, qui) è ben lungi dal dimostrare che qualche goccia di acqua santa vi sia caduta sopra. Chiedo ai lettori di leggerlo e di ripensare alla disistima che il grande e irreprensibile Mario Pannunzio nutriva per lui. Nemmeno Pannunzio era credente – così ha infatti lasciato intendere la sua vita – e misurava l’uomo Scalfari da laico a laico, e ne sentiva la puzza dell’ambiguità e dell’ambizione.

Quante volte Scalfari ha cambiato idea! Da fascista attivissimo nello scrivere articoli sui maggiori quotidiani del regime, una volta instaurata la democrazia ha abbracciato personaggi di ogni specie, intravvedendone la carriera e il potere. In questi giorni Massimo D’Alema ha fatto una battuta su Berlusconi, che ho trovato molto divertente; in sintesi: poiché un uomo che cambia idea lo si considera intelligente, Berlusconi, che di idee ne ha cambiate tante, non può essere che un genio.
La battura potrebbe adattarsi pienamente a Scalfari.

Vedrete che nei prossimi giorni, altri editorialisti che si fanno vanto di seguirne le orme e i pensieri, cominceranno a scrivere di un Berlusconi non più finito, ma semifinito, non più sconfitto, ma semisconfitto, e così via.
La paura ora ha preso il posto dell’euforia iniziale, troppo repentina ed immatura.

Guardate Epifani e Franceschini. Hanno perso la trebisonda. Strepitano e praticamente  comandano ad Alfano (anche qui) di procedere immantinente alla formazione di gruppi autonomi, staccati dal Pdl. Qualcuno deve aver gettato un secchio d’acqua sulla testa pure a loro, finiti nella sbornia sinistrorsa di quel voto di fiducia che avrebbe dovuto sancire l’uscita di scena dell’odiato nemico. Scossa la testa fradicia d’acqua, come fanno i cani quando escono dal fiume,  l’amico deve aver domandato loro se davvero non si fossero accorti che Berlusconi li aveva giocati tutti, e che dei gruppi autonomi e della maggioranza autonoma e diversa, tutti i sinistrorsi dovevano dimenticarsene, e al più presto, onde evitare debolezze e confusioni.

Ci penso io – deve aver esclamato con una certa punta di orgoglio Epifani –, quelli sono ormai dei nostri, e così ha gridato, insieme con il compagno Franceschini, l’ordine da eseguire: Fate i gruppi autonomi.
Vedremo se il tremebondo Angelino (la postura autoritaria di questi giorni è un montatura che si sgretolerà molto presto) risponderà come un cagnolino obbediente.

Veniamo a Berlusconi.
È chiaro che è ammaccato. Cosa avrebbe potuto fare un uomo che guidando il suo esercito, nel momento finale si accorge che i suoi colonnelli se la sono squagliata e si sono gettati in fretta e furia, mani alzate in segno di resa, nelle braccia dell’avversario?

Un altro sarebbe tornato indietro con la coda tra le gambe (io sarei andato avanti, a sfracellarmi da solo, non ho dubbi), ma Berlusconi ha tracciato un fossato nel punto in cui i traditori se la sono fatta sotto e si è proposto di valicarla in un secondo tempo, una volta preso fiato e rimarginata la sorpresa e le ferite.

Ma per prendere fiato e rimarginare le ferite, c’era bisogno di un colpo di genio: legare ad una corda i fuggiaschi, onde controllarne la fuga e i suoi esiti.
Chi avrebbe potuto immaginare questa mossa? Nessuno. Anzi: i balordi l’hanno interpretata come l’ultimo respiro di dell’uomo che finalmente erano riusciti a sconfiggere per sempre.

Si capisca, finalmente, che ciò che è successo e succederà non è altro che una tregua.
Arriveranno nuove condanne, si prolungherà l’inagibilità politica di Berlusconi, ma l’uomo sarà ancora in grado di raccogliere consensi intorno a sé, proprio per le numerose ingiustizie accumulatesi sulle sue spalle. Credo che si contino sulle dita di una mano i cittadini che non si siano resi conto della parzialità della magistratura quando si è trattato di giudicare Berlusconi.

Sono convinto anch’io che la Corte di Strasburgo annullerà la scandalosa sentenza Esposito. Certo le pressioni affinché ciò non avvenga saranno pesanti. Dall’Italia e dall’Estero si muoveranno i pesi massimi del potere, con chi sa quali malevoli rapporti sotto il braccio. Ma da qualche parte ci starà pure una giustizia, o essa è scomparsa da questo mondo?

Quando ciò succederà, sarà offerta agli italiani una nuova opportunità di scrollarsi di dosso uomini e istituzioni ormai irriducibili e corrotte. Sarà la rivincita di Berlusconi, attesa con la pazienza di colui che sa che lungo la riva del fiume passeranno tutti coloro che lo hanno combattuto per odio e desiderio di potere.


Letto 1525 volte.


3 Comments

  1. Commento by sergio — 6 Ottobre 2013 @ 22:33

    La sua pietà non se la merita neanche Berlusconi. Sembra l’elogio ad un morto. Davvero una riflessione di pessimo gusto.

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 6 Ottobre 2013 @ 22:51

    Non ho pietà per nessuno. Caso mai comprtensione per la situazione in cui hanno fatto precipitare Berlusconi, e disprezzo per i cannibali e i voltagabbana.

  3. Commento by sergio — 8 Ottobre 2013 @ 09:34

    Comprendo il suo stato d’animo ma dobbiamo guardare oltre e oltre non è certo la Santanchè. Berlusconi ha fallito la sua rivoluzione liberale e questo adesso lo rende un po’ troppo ingombrante. Troppi silenzi tra gli “amici”. L’Italia è peggiore di 20 anni fa e quindi anche chi poteva aiutarlo non ha più motivi per farlo perchè costerebbe troppo. Se il piano di Letta e Alfano va avanti con il programma che si sono stabiliti allora in pochi rimpiangeranno Berlusconi … a meno che non venga fuori con un nuovo colpo di genio, uno dei suoi …..  

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