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I cittadini correggano la politica

10 Novembre 2013

I miei lettori sanno quanto avversi la Bindi, non perché sia “più bella che intelligente” come disse con molta maleducazione ma con forte genialità Silvio Berlusconi, bensì perché è un personaggio che ha fatto dell’odio per l’avversario politico una delle ragioni della sua vita. È di quelle, ossia, che usano la fede cattolica come ipocrito paravento dietro il quale si ritiene autorizzata a dire di tutto senza darne conto alla propria coscienza, considerata redimibile per il fatto stesso di dirsi cattolica. Non può essere così. Se si è cattolici non si odia, ma si accetta il confronto nonché il rispetto dell’avversario che si contrapponga, non con vaghe chiacchiere provocatrici, bensì con motivazioni logiche di altrettanta autenticità.
La Bindi invece si fa trascinare da superbia ed arroganza, un po’ come Romano Prodi, un cattolico che giudico di pura facciata, propenso più all’odio che al confronto.

Però la Bindi stamani rilascia alla Stampa una intervista in cui una sua affermazione è da condividersi in pieno, questa:

«Non può sfuggire a nessuno che se dal Pdl si stacca un gruppo filo-governativo, la forza per condurre tale operazione risiederà non nell’ambizione di cambiare il centrodestra quanto l’intero sistema politico. In molti puntano alla destrutturazione del bipolarismo: ed un sistema tripolare, a prescindere dall’exploit di Beppe Grillo, può radicarsi solo per la nascita di una nuova forza centrista. Ecco: io vorrei che il Pd dicesse con chiarezza che non offre sponde politiche ad un simile disegno ».

Da quando se ne intravvide la possibilità (ricordate la consonanza a questo fine tra Veltroni e Berlusconi?), io mi trovo schierato tra coloro che ritengono il bipolarismo necessario al nostro Paese, ed anzi vedrei con maggior favore l’affermazione di un sano bipartitismo che limitasse a due gli schieramenti in competizione per un’alternanza di governo.

Per arrivare a questo obiettivo la strada è ancora in salita. Di passi avanti se n’erano fatti, poi: le incapacità dei nostri governanti, la corruzione allargatasi a dismisura proprio nella politica, hanno prodotto un arretramento in forza del quale sono tornate a fare capolino vecchie tesi proporzionaliste che, vista l’esperienza della prima repubblica, non lasciano sperare nulla di buono.

Anche in questo caso, solo i cittadini elettori possono impedire il ritorno al passato, come possono punire nell’urna le ipocrisie, le promesse mancate, la corruzione, le infedeltà costituzionali.
Ma siamo in grado di correggere e addirittura rivoluzionare la struttura malata ed infetta della nostra democrazia?
È diffuso questo convincimento? Ossia che solo nell’urna il cittadino ha la sua grande opportunità di sconfiggere gli imbrogli e le chiacchiere che vengono dai partiti e dalle istituzioni ormai deviati?
Credo, ahimè, che un tale convincimento sia in forte minoranza.

Il cittadino trascura (si rifiuta?) di essere diligente, di essere informato, e si accontenta di una informazione rapida e quasi sempre di parte, tendenziosa. Legge poco o nulla. Spesso un   solo quotidiano, che quasi sempre è schierato e maschera la verità. Occorrerebbe che intellettuali non corrotti e cittadini sensibilizzati all’impegno sociale si adoperassero per diffondere la cultura del bipolarismo e meglio ancora del bipartitismo, dimostrando con gli esempi del passato che la moltiplicazione dei partiti, se per un verso può essere una spaccato realistico della società, per l’altro verso la paralizza, mettendo a confronto sfaccettature e diversità che non consentono di andare in una unica direzione.

Il bipartitismo, infine, ha il merito di facilitare, come succede  laddove viene praticato da decenni, l’alternanza, e dunque, a poco a poco, una minore radicalizzazione delle differenze e degli obiettivi. Con vantaggio di tutti: dello Stato e dei cittadini.

_______

P. S. Leggo solo ora questo articolo delirante di don Paolo Farinella, che costituisce una delle tante dimostrazioni – come dicevo della Bindi – dell’odio che circola in politica. Del resto Don Farinella in ciò somiglia molto allo scomparso don Gallo, che scambiava Berlusconi per il diavolo. Don Farinella, accecato pure lui dall’antiberlusconismo, si dimentica non solo del vangelo e di come Gesù tratta i peccatori a partire dalla Maddalena, ma non si rende conto che se il suo tema è davvero (e ne dubito) quello della militanza di un cattolico in un partito corrotto, esso va esteso a tutti i cattolici che militano almeno nei due grandi partiti, tanto il Pdl che il Pd, e volendo riguarda pure gli elettori cattolici.
Gli scandali relativi alla corruzione hanno interessato e interessano anche personalità di rilievo del Pd (basti ricordare Penati, braccio destro di Bersani quando questi era segretario del partito, tanto è vero che ci sono forti dubbi che il segretario non conoscesse proprio nulla degli intrighi combinati dall’uomo che gli stava a fianco); ergo: i cattolici dovrebbero tirarsi fuori dalla politica, e gli elettori cattolici non andare a votare. Ma torneremmo indietro di oltre un secolo, e cioè a Pio IX e al suo non expedit. E’ questo che vuole?
Perché alternative, caro il mio superficialotto don Farinella, non ce ne sono.


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