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I dieci voti per dimissionare Fini

13 Dicembre 2010

È vero che Fini aveva già fatta una promessa analoga quando scoppiò lo scandalo della casa di Montecarlo. Disse agli italiani che se fosse risultato che quella casa era stata acquistata dal cognato Giancarlo Tulliani si sarebbe dimesso da presidente della Camera. Giancarlo Tulliani ha acquistato quella casa, ancora oggi ne è inquilino, ma Fini resta al suo posto.

Bugiardo, dunque. Ma lui da Lucia Annunziata ha avuto la spudoratezza di definire inaffidabile Silvio Berlusconi. Segno che è fuori di testa, ed ha tutte le celluline grigie scompaginate.
Si è permesso tuttavia, da spergiuro, di fare un’altra promessa agli italiani: Se Berlusconi avrà la fiducia alla Camera con almeno dieci voti di scarto, si dimetterà dalla presidenza di Montecitorio.

Ovviamente, tutti sappiamo già in anticipo che non lo farebbe. Non Berlusconi, ma lui è il politico attaccato alla poltrona. E lo ha dimostrato ampiamente, visto che i motivi per lasciare lo scranno c’erano e ci sono tutti, compresi i suoi giuramenti. Berlusconi è stato indicato a quell’incarico istituzionale dal popolo ed è pronto a lasciarlo solo se il popolo nel segreto dell’urna si esprimerà in tal senso.

Ad ogni modo, vediamo di prendere nota di questa nuova promessa di Fini, e proviamo a fare un appello a tutti quei parlamentari di destra e di sinistra che non hanno gradito il trattamento che Fini ha riservato alla carica che ricopre, infangandola e creando un precedente pericoloso. Annulliamo questo precedente. E il modo per annullarlo è quello di dimostrare a chi studierà questo periodo che il parlamento è riuscito a liberarsi di un suo presidente spregiudicato e indegno. E per liberarsene forse potrebbe bastare il 14 dicembre un risultato alla Camera favorevole al governo con uno scarto di almeno dieci voti.

In questo caso, sarebbe difficile per Fini trovare (anche se la tenterebbe) una giustificazione plausibile per non dimettersi. Perché colui che è diventato ormai il traditore per antonomasia lo diverrebbe anche nei confronti di chi ha a cuore il rispetto del ruolo istituzionale che Fini ha mandato a ramengo.

Dieci voti. Dieci voti potrebbero essere sufficienti per mandarlo a casa. So che tra i finiani, una buona parte non vede di buon occhio le posizioni assunte da Fini sia per quanto riguarda il rispetto della carica super partes che ricopre, sia per quanto riguarda la sua affermazione incauta che dal 15 dicembre il Fli sarà all’opposizione.

È bene che i finiani riflettano che non potrà esserci un altro governo di centrodestra, almeno fino al 2013, che non abbia nella maggioranza il Pdl e la Lega Nord e come presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Passare all’opposizione significherà, perciò, cominciare un cammino che porterà il Fli sempre più vicino, come ha già intuito la Chiesa, a posizioni più proprie della sinistra.

Questi finiani, nel momento in cui passarono al Fli, dichiararono che non avrebbero mai votato contro il governo. Il momento della prova, dunque, è giunto. E la verità anche. Ossia: Fini sta conducendo non una guerra politica contro Berlusconi (essa è solo uno scalcinato paravento), ma una guerra esclusivamente personale dettata dall’ambizione e dall’invidia.

Questi finiani, pertanto, non hanno più nessuna ragione di rimanere nel Fli. Mi domando se è ad un Fli che dal 15 dicembre sarà partito di opposizione, per volontà di un monarca assoluto, che avevano pensato Moffa e compagni. Penso proprio di no.
E allora Moffa e compagni vedano di liquidare Fini una volta per tutte. La democrazia gliene sarà grata per sempre.

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“Proprio il presidente della commissione Lavoro non ha gradito la prova muscolare del capo di Fli in tv, non solo per le parole di fiele nei confronti del Cav. ma pure per come ha bollato la lettera delle sei colombe finiane e delle dieci pidielline definita un ‘atto di leggerezza’ seppure in buona fede che arriva tardi e non serve più a nulla. Moffa si dice amareggiato e all’amarezza aggiunge la presa d’atto “dell’assoluta ineluttabilità” della decisione di “votare la sfiducia al governo e di passare all’opposizione a prescindere dall’esito del voto di martedì. Decisione che, per quanto mi riguarda, rende praticamente superflua la riunione dei gruppi parlamentari di Fli fissata per domani sera, vanificando di fatto ogni serio confronto con quanti hanno aderito a Futuro e Libertà senza rinunciare alla propria libertà” di pensiero e di coscienza.”


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Bart