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I peana ipocriti

17 Novembre 2011

Ciò che è successo in questi giorni mi ha lasciato senza parole.
C’è in giro, soprattutto dalle parti della sinistra, una euforia che a dire incosciente è dire poco. Siamo alla follia.

Voglio essere più misericordioso è scendere di qualche gradino; se non vogliamo parlare di follia prodotta dallo stordimento antiberlusconiano parliamo più pietosamente di ipocrisia. Ossia, la sinistra esulta per fare buon viso a cattiva sorte. Era ed è obbligata a gioire, dopo tutti i bombardamenti lanciati contro il governo al fine di farlo cadere. Come potrebbe ora riconoscere che ha lasciato l’Italia ridotta ad un ammasso di macerie?

Si è avvalsa di tutto per raggiungere lo scopo: perfino si è inventata che lo spread così elevato era da imputarsi alla presenza di Berlusconi al governo, e che, una volta andato via il diavolo da Palazzo Chigi, lo spread sarebbe sceso chi sparava   di 100, chi di 200, chi addirittura di 300 punti.

I cittadini hanno potuto constatare de visu che era una balla colossale, e mi illudo che gli elettori di sinistra abbiano, come scrissi, aperto gli occhi. Se tanto mi dà tanto… dice un saggio e antico proverbio. Oppure: non si può cavare il sangue da una rapa.

Cosa è successo. Che mai la Costituzione è stata violata come in questo caso, e violata proprio da chi aveva ed ha il dovere di farla rispettare. Inutile che la stampa ossequiosa cerchi di giustificare l’episodio. Non ci sono giustificazioni. E non prenderne atto è gravissimo. Era più accettabile dire: La Costituzione è stata violata, ma era necessario in un momento difficile quale quello che stiamo attraversando. Invece no. Si finge di non essersi accorti di nulla. Abbiamo visto un presidente della Repubblica sperperare denaro pubblico facendo in tutta fretta senatore a vita il professore Mario Monti (senza che ve ne fosse necessità e merito), affinché questa nomina imbrigliasse e condizionasse la scelta politica dei partiti. Non solo, ma fatta la nomina, tanto Napolitano che il neo senatore hanno cominciato a muovere i primi passi mentre il governo regolarmente eletto dai cittadini era ancora in carica. Vale a dire: il presidente del consiglio Berlusconi non era ancora salito al Colle per rassegnare le dimissioni e Napolitano già lo aveva di fatto sostituito. Un vulnus costituzionale da far paura, tale che avrebbe meritato per la sua gravità una pubblica censura della Corte Costituzionale. Ma si sa come vanno queste cose in Italia, e soprattutto se ad essere danneggiato è il prestigio di un uomo odiatissimo che si chiama Silvio Berlusconi. Qualsiasi illegalità compiuta contro di lui avrebbe avuto (e forse lo avrà ancora) il silenzio proprio di chi le leggi è tenuto a far rispettare.

Ma i partiti, ad eccezione di qualche rinsecchito brontolio, hanno fatto finta di nulla. Berlusconi ha incassato lo schiaffo e signorilmente ha fatto buon viso a cattiva sorte.

Invece la sinistra si è messa, con rara incoscienza, a gongolare. Ha finto di non essersi accorta che la Costituzione, per difendere la quale si è votata al martirio, era stata calpestata.

Ma non è finita. La sinistra gongola stolidamente (sembra composta davvero da una massa compatta di rincretiniti: nemmeno uno si salva), non rendendosi conto che la nascita del governo tecnico, benedetto da Napolitano, rappresenta una sberla coi fiocchi al ruolo che i partiti dovrebbero essere chiamati a svolgere in Italia.

Praticamente è stato fatto capire loro, non solo che non contano un’acca quando c’è da prendere delle decisioni serie, ma che sono stati considerati, tutti i parlamentari, nessuno escluso, degli autentici incapaci.

Ciò vuol dire che tra i mille parlamentari (ripeto: mille!) nemmeno uno è stato considerato in grado di prendere in mano la guida del Paese e concertare un’azione che, sostenuta ufficialmente dal presidente della Repubblica, avrebbe potuto mettere insieme le stesse forze che ora si uniscono per appoggiare Monti.

Napolitano non ha avuto fiducia in nessuno di essi, questa è la verità, e li ha miseramente scartati. Se il parlamento fosse una scuola, ai mille parlamentari andrebbero messe le orecchie di asino. Quando oggi e domani ci troveremo davanti alla tv e assisteremo alle riprese televisive del dibattito parlamentare, non sarà del tutto incredibile se i nostri occhi vedranno comparire le orecchie d’asino svettanti sulla testa di ogni parlamentare.

E che magone se si pensa a quanti soldi ci costano questi politici pecoroni e inetti!
Mi viene perfino da pensare che se il parlamento non è stato estromesso, è perché dopo l’insulto fatto al governo uscente, l’insulto al parlamento sarebbe stato eccessivo. Ma la strada, anzi la logica, è la stessa, e chissà che questo precedente, non sarà invocato da qualche politico speciale in futuro.

Ma la sinistra, ubriaca di antiberlusconismo, gongola.
Se il governo Monti, poi, dovesse riuscire laddove la politica ha fallito, ciò dimostrerebbe agli elettori che recarsi alle urne per scegliere i politici che dovranno amministrare il Paese, è cosa inutile, oltre che costosa. Una spesa che potrebbe essere, in tempi di vacche magre, risparmiata.

Il governo Monti dimostrerebbe che a scegliere un governo giusto, basta una sola persona e non milioni di elettori, e se in futuro, questa persona vorrà fare ancora meglio di Napolitano, basterà che non conceda il laticlavio al prescelto, così da dire agli italiani che egli, contrariamente a Napolitano, non ha neppure gravato di ulteriori costi il Paese.

Insomma, il parlamento di oggi è stato umiliato. Si ha voglia di accampare che esso può staccare la spina al nuovo governo in qualsiasi momento lo decida. Il marchio di non avere uomini degni di portarci fuori dalle secche ormai è indelebile e vergognoso, come la famosa lettera scarlatta.

Speriamo che quando si tornerà alle urne, di questi politici inetti, e vere spugne di denaro, gli elettori se ne ricordino e li puniscano.

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Bart