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I redditi dei ministri

22 Febbraio 2012

Ricordo come fosse ieri quando anni fa, al tempo in cui Oscar Luigi Scalfaro era presidente della repubblica e aveva già pronunciato quel famoso: “Io non ci sto”, la stampa si era messa a caccia della sua dichiarazione dei redditi, trovando le porte sbarrate ad ogni tentativo. Non so se poi si sia potuto sapere qualcosa in proposito, ma ricordo che Scalfaro non fece nulla per spalancare le porte alle richieste dei giornalisti.

Bisogna dare atto a Mario Monti di aver innovato su di una materia assai ostica, e così oggi tutti i cittadini possono conoscere reddito e patrimonio dei loro ministri.

Sembra una cosa da niente, invece il fatto ha un significato simbolico di notevole rilevanza. Esso dovrebbe costituire un esempio da imitare per tutti coloro che ricoprono importanti cariche istituzionali, a partire dal Capo di Stato, ai presidente delle Camere per arrivare ai parlamentari e a tutti i consiglieri delle amministrazioni pubbliche locali.

Monti, che per primo si impegnò a rendere pubblica in rete la sua situazione economica, lasciando alla libera volontà dei ministri di fare altrettanto, in realtà è riuscito in un’opera di persuasione che poteva anche apparire inopportuna se non addirittura arrogante.

Voglio sperare che un tale precedente abbia un effetto di trascinamento, in forza del quale tutti i cittadini possano accedere via internet ad informazioni di questa natura per ogni uomo politico. Chi sa che con il tempo, se ben strutturato, il sistema non possa divenire anche un deterrente alla corruzione.

Ma si dovrà andare ancora più in là, e la stessa trasparenza si dovrà richiedere ai partiti e ai sindacati, non solo affinché i loro bilanci siano pubblicati in rete, ma affinché in rete appaiano anche la situazione reddituale e patrimoniale almeno dei loro massimi dirigenti.

Siamo rimasti tutti sconcertati dalla enormità delle cifre che sono a disposizione, ad esempio, dei partiti, grazie ad un finanziamento pubblico dimostratosi fin troppo generoso e di tanto superiore all’effettivo fabbisogno.
Si tratta di milioni e milioni di euro (si pensi allo scandalo dell’ex tesoriere della Margherita), che fanno dei partiti i detentori di patrimoni giganteschi, utilizzati se non spesso, almeno qualche volta, per finalità estranee all’interesse della collettività.

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Bart