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I risparmiatori ringrazieranno il Pd?

25 Gennaio 2013

Nonostante che Bersani cerchi di distinguere il Pd dai suoi uomini che hanno condotto al crac del Monte dei Paschi di Siena, ormai appare evidente anche ai non addetti ai lavori che, almeno per quanto sta emergendo dalle ricostruzioni giornalistiche, gli amministratori della banca non hanno mai agito senza ricevere input e autorizzazioni di esponenti del Pd, siano stati essi locali o nazionali.

L’operazione Antonveneta è quella che ha creato il maggior guasto, ma altre operazioni sbagliate sono state compiute per mettere la toppa al buco che si stava formando nel bilancio dell’istituto di credito; e queste toppe si sono rivelate peggiori del buco, in quanto si sono scontrate con il clima avverso della crisi internazionale e la scoperta che i derivati su cui il MPS aveva contato per rabberciare i bilanci, non erano altro che carta straccia.

Monti dovrà chiarire in parlamento del perché ha voluto mettere la fiducia su di un provvedimento che elargiva alla banca senese un prestito di 3,9 miliardi, la cui esigibilità potrebbe essere verosimilmente compromessa, come gli altri miliardi (circa una trentina) che lo Stato ha garantito per la banca (qui).

Una cifra colossale è in bilico, dunque, e non è prevedibile che lo Stato possa ancora intervenire per rimettere in piedi una situazione che appare sfuggita ad ogni controllo e che proprio per questo chiama in causa pesanti responsabilità tanto amministrative quanto politiche.

A D’Alema che si giustifica dicendo che è stato proprio il Pd a sollecitare il cambiamento di Mussari con Profumo, bisognerebbe che qualcuno domandasse del perché ha sentito una tale necessità e se non fosse per caso a conoscenza di qualcosa di grave che stava nascosto in seno alla banca. Perché non v’è dubbio che la dichiarazione di D’Alema induce a nutrire un sospetto di questa portata e gravità.

Profumo ha assicurato i propri risparmiatori sul risanamento in corso, che non metterà a repentaglio i loro risparmi. Ma come si fa ad esserne così sicuri?
In mancanza di una nazionalizzazione, difficile peraltro in un momento come questo, non vi sarebbe altra soluzione che l’acquisizione del colosso senese da parte di qualche altro colosso, e non vedo chi possa essere tra quelli italiani. Probabilmente anche il MPS, come è accaduto per tante aziende industriali,  potrebbe essere fagocitato da un qualche colosso straniero, magari tedesco, che potrebbe rendersi disponibile alla sola condizione che ne ricavasse un vantaggio economico. E questo vantaggio economico in altro non potrebbe consistere se non nel pagamento di una cifra inferiore al valore della azienda. Non entrerebbe in gioco, pertanto, solo il valore delle azioni, già ridotto a pochi centesimi, ma anche la massa dei debiti rappresentati nella maggior parte dai risparmi che i cittadini hanno affidato attraverso depositi e conti correnti alla vasta rete delle agenzie e delle filiali sparse in Italia e nel mondo.

Bisognerà quindi lavorare perché ciò non accada, e voglio sperare che tutto vada per il meglio. Ma devo confessare che nutro forti dubbi che la classe dirigente che ci ha portato a questo sfascio generale, sia in condizione di salvare l’integrità di questa banca.

Intanto, tutti i cittadini che hanno affidato i loro risparmi al MPS stanno passando delle brutte giornate; non sanno come andrà a finire e alla loro mente tornano le immagini di fallimenti visti in tv verificatisi in vari paesi del mondo, a partire dagli Usa e dalla Gb, nazioni molto potenti, le quali non sono riuscite a fare più di tanto.

Molti di questi risparmiatori sono anche elettori del Pd. Mi domando: Di fronte a questa vicenda che mostra una così massiva incapacità nonché negligenza, oltre che superficialità, nell’amministrare il loro denaro da parte di una banca retta da uomini di sinistra, credono essi che il Pd possa governare un Paese così complesso e malridotto come l’Italia?

Il guaio è, però, che dovunque si volga lo sguardo, il panorama politico resta desolante.


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Bart