Ieri al Senato

Ieri mi sono meravigliato che nel dibattito al Senato nessuno abbia sottolineato una frase di Berlusconi che a mio avviso è molto significativa. Ad un certo punto il presidente del Consiglio ha detto: “Sia chiaro, non voglio rimanere per sempre a palazzo Chigi o il leader a vita del centrodestra. Voglio però fortissimamente lasciare all’Italia, come mia eredità politica, un grande partito ispirato al Partito Popolare Europeo.”

Una frase banale, scontata? E perché annotarla quando il discorso di ieri era pieno di riferimenti assai più concreti che interessano direttamente le tasche degli italiani?

L’opposizione, per bocca della Finocchiaro, ha parlato di un discorso smunto, segno di debolezza e di declino. Belisario, dell’Idv, ha aggiunto del suo nel solito linguaggio offensivo ormai tipico di quel partito, che non riesce ad esprimersi se non con insulti e senza alcun rispetto per la carica istituzionale che Berlusconi ricopre.

Ma quella frase, e soprattutto quel “come mia eredità politica”, è una scintilla che vale molto in un momento in cui gli ultimi risultati elettorali avevano fatto correre un brivido di paura in chi, come me, ha risposto molti sogni nell’azione politica di Berlusconi.

Dimostra che Berlusconi conserva ancora intatta la sua ambizione di innovatore. Non è ancora rimasto del tutto imprigionato nella ragnatela dell’immobilismo tessuta da chi nulla vuol cambiare per continuare a fare i comodi suoi e rinnovare i riti balordi e spregevoli della prima Repubblica.

Berlusconi ha sottolineato, alzando il tono della voce, quel “fortissimamente” che denuncia una volontà ancora integra e tenace.

Dunque, non è stato abbattuto, come molti dell’opposizione si auguravano. I suoi pensieri, i suoi ideali, sono ancora ispirati da quella forza innovatrice che gli valse il consenso entusiastico di tanti italiani.

È un buon segno per il duro lavoro che lo attende.

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