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Ieri alla Camera

23 Giugno 2011

Beh, ieri mi son proprio divertito. Ho avuto conferma che l’opposizione non riesce a dire null’altro al di fuori che Berlusconi deve fare un passo indietro. Agitando i risultati delle amministrative e quelle dei quattro referendum sostiene che ormai il governo, sebbene abbia la maggioranza in parlamento, non l’ha più nel Paese.
Un refrain stracotto non più buono neanche come ninna nanna per i bambini.
Ma di concreto nisba. I soliti discorsi vuoti e, a questo punto, sempre di più tediosi e inutili.
Direbbe la Sandra Mondaini: Che noia, che barba, che barba, che noia!

Desidero riprodurre alcune parti dei discorsi che mi sono parsi politicamente più interessanti. Nell’intervento del deputato Pdl Manlio Contento è stato esplicitato ciò che ormai tutti sanno, ossia l’intenzione dell’opposizione di mettere mano alla legge elettorale per ritornare ai riti della prima Repubblica.
Il deputato pidiellino prende poi in castagna il Pd ricordando che fu Prodi a teorizzare il decentramento e una “capitale reticolare”

Fabrizio Cicchitto si è divertito pure lui a leggere un brano di un libro in cui Bersani teorizzava di “smantellare il vecchio nucleare e partecipare allo sviluppo del nuovo nucleare pulito, avvicinando la quarta generazione”.

Naturalmente la messa a nudo di queste contraddizioni non ha scalfito il volto bronzeo di Bersani, come non lo aveva scalfito nei giorni del referendum.

Ma veniamo ai brani.

Manlio Contento

“Il prossimo argomento sarà sicuramente la legge elettorale e qualcuno penserà di sottoporre ad un referendum abrogativo la legge elettorale. E come lo farà? Inserendo all’interno del quesito abrogativo anche quella parte che tanto vi dà fastidio – voi che amate la democrazia – ovvero quella dell’indicazione del candidato Premier. Voi, infatti, vi farete scudo dei discorsi fumosi e utopistici per colpire al cuore quello che l’opinione pubblica ha stabilito e che questo Parlamento ha decretato, ovvero che il Premier lo sceglie direttamente il popolo italiano. Ma siccome voi, se questa regola rimane in piedi, rischiate di perdere per altri decenni, avete l’esigenza di restituire naturalmente all’assemblearismo parlamentare l’essenza di quello che è il voto popolare e la scelta di fondo.”

“Ho qui un atto parlamentare del 1996, lo ricorderà, signora Presidente, eravamo insieme anche in quell’occasione. Era la replica delle dichiarazioni programmatiche di un certo all’epoca Presidente Prodi (non lo dimenticherà senz’altro). Parlava dell’esigenza di arrivare al federalismo. Vorrei ricordare a quest’Aula, ai banchi dell’opposizione, che i provvedimenti delegati relativi al federalismo, sia esso di carattere fiscale, sia esso municipale, sia esso relativo alla riforma sanitaria sono tutti stati approvati, anche con il vostro consenso. Quindi quando dite che le riforme non vanno avanti pregherei di guardare anche al vostro interno e di ricordarvi che qualche voto lo avete dato anche voi all’interno di questa discussione e a questi provvedimenti. Ma la questione più divertente che avete ricordato in quest’Aula era il passaggio che il Presidente del Consiglio di allora dedicò al cosiddetto federalismo, di cui anche il discorso che abbiamo fatto sulla capitale reticolare è uno degli aspetti fondamentali. Cito testualmente: alla domanda di Paissan che chiedeva che cosa intendessimo per capitale reticolare noi rispondiamo che vogliamo cominciare davvero la realizzazione di quello che esiste negli altri Stati federali, cioè che non solo uffici decentrati ma anche grandi centri decisionali sono distribuiti nel Paese e cominciamo dalle strutture nuove; nasceranno le Authority, queste non potranno nascere a Roma, saranno l’inizio del discorso del decentramento, che comprenderà anche strutture di comando del Paese che ora sono localizzate a Roma e che un Paese federale vede invece vivere in tutto il suo territorio.”

Fabrizio Cicchitto

“Bersani, ma lei mi sembra un abilissimo «succhiaruote », per dirla in termini ciclistici, perché si mette nella scia di altri. Si è messo nella scia del nuovo sindaco di Milano e di De Magistris per le elezioni amministrative. Inoltre, mi consenta, si è messo nella scia dell’onorevole Di Pietro per i referendum, perché voi non avete inventato i referendum. Onestamente – onore al merito – i referendum li ha inventati l’onorevole Di Pietro.
Li avete così poco inventati voi che, onorevole Bersani, in una pregevole riflessione di quando lei cercava ancora di essere riformista, per una buona ragione, cosa ha detto in ordine alla politica energetica? «Quattro sono le piste da percorrere: efficienza energetica, sviluppo delle fonti rinnovabili, nuove tecnologie di utilizzo con minore impatto ambientale delle fonti tradizionali, ricerca e promozione industriale per smantellare il vecchio nucleare e partecipare allo sviluppo del nuovo nucleare pulito, avvicinando la quarta generazione ». Quindi, come vede, lei non ha le carte in regola neanche da questo punto di vista!”

Che cosa aveva detto Antonio Di Pietro?

Il suo è stato un intervento interessantissimo, giacché, per la prima volta dopo tanto tempo, invece che scagliarsi contro Berlusconi, se l’è presa con Bersani, ammettendo che l’opposizione non ha una strategia e non è in grado di proporsi con un proprio leader agli elettori.

Ecco la parte che interessa:

“Ma qual è il nostro programma? Qual è la nostra coalizione? Qual è il nostro modo per scegliere la leadership? È su queste cose che, ancora oggi, siamo in crisi nel doverci esprimere. Ho sentito l’onorevole Martino, prima, quando diceva: voi cosa offrite in alternativa? Lo devo dire qui, davanti a tutti, pubblicamente: non lo so!
Non lo so perché non ho ancora avuto una riunione con gli altri leader dei partiti dell’opposizione. Non lo so! Lo chiedo pubblicamente, davanti al Paese: se vi è un partito di maggioranza relativa, ha il dovere, oggi, di convocarci per vedere che cosa bisogna fare. Non può aspettare neanche un minuto!

Ci è stato detto che dobbiamo fare le primarie. Su che cosa, per quale programma e con chi? Non me la sento di chiedere ai cittadini di votare un leader senza sapere per fare che cosa e dove mi porta, perché non me la sento di portare il Paese verso un oscuro Premier, che, magari, parla bene, affabula tanto, ma che poi, in concreto, non so se ha in capo un mondo liberale, un mondo fatto anche di economia basato sulla libera concorrenza, sulla meritocrazia, sull’efficienza del servizio pubblico e quant’altro.”

Spero che una risata (amara, naturalmente) ve la siate fatta anche voi, cari lettori.


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