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Il discorso di Berlusconi mette nei guai il Pd

5 Agosto 2013

A leggere per esempio gli articoli di ieri su “Libero”, a firma di Giampaolo Pansa (qui) e di Giampiero Mughini (qui), si ha l’impressione che anche giornalisti attenti e qualificati non riescano a seguire la strategia mobilissima che sta adottando Silvio Berlusconi.

Sono sicuro che si saranno messi le mani nei capelli, certificando la loro miopia, subito dopo aver udito il discorso (qui il video) pronunciato dal palco di via del Plebiscito, a Roma, dal leader del centrodestra, il quale si sta muovendo molto bene in risposta alle minacce di Epifani e di Bersani, avendo ben compreso che il desiderio del Pd è ormai uno solo: quello di tagliare le gambe al governo Letta (vedrete che nei prossimi giorni il Pd cercherà di manipolare le parole di Berlusconi per trovarvi un qualche indizio della volontà di rottura da parte del Pdl).

Pansa e Mughini, ahimè, non hanno saputo osservare Epifani e interpretare il perché della tempestività e della durezza della sua dichiarazione, che nascondeva malamente questa voglia parossistica di liberarsi del governo, della compagnia del Pdl oltre che dell’ex Cavaliere.

Le dimissioni minacciate dai parlamentari del Pdl andavano bene prima della dichiarazione di Epifani (e comunque sulla carta permangono); la dichiarazione impetuosa e imprudente di Epifani ha invece modificato all’improvviso la situazione che si era dispiegata sulla scacchiera politica, e Berlusconi ne ha subito approfittato con una mossa da stratega. Berlusconi meglio, dunque, di Mughini e di Pansa, almeno in questa circostanza.

Il discorso di Berlusconi ha avuto due punti focali: la conferma dell’appoggio del Pdl al governo e la richiesta di aggiungere alle priorità del suo programma la riforma della giustizia, approfittando dell’assist che, volontariamente o meno, gli ha offerto il capo dello Stato. Nonostante che Epifani abbia risposto a Berlusconi che la riforma come la vuole lui se la dovrà scordare, non   v’è dubbio che almeno i seguenti due punti della futura riforma troveranno e hanno trovato condivisioni in alcuni pesi massimi del Pd, tra cui Luciano Violante: la separazione delle carriere e la responsabilità civile del giudice che sbaglia dolosamente (quest’ultimo punto suffragato da un referendum mai applicato). Sono due temi incandescenti, che aizzeranno la ribellione della magistratura, toccando essi i cardini essenziali del suo strapotere.

La conferma dell’appoggio del Pdl al governo e l’introduzione della riforma della giustizia tra i suoi obiettivi immediati, potrebbero costituire perciò il grimaldello con cui il condannato Silvio Berlusconi reagisce all’iniquità della sentenza: da ieri sera, infatti, il governo Letta sa che dovrà guardarsi le spalle non da Berlusconi, bensì dal proprio partito, poiché è a molti del suo partito che le larghe intese sono indigeste.

È ovvio che anche nel centrodestra ci sono, a riguardo del governo e dell’alleanza con il Pd, forti mal di pancia, ma in questo momento l’errore commesso da Epifani fa giuoco ai fini della vittoria, e dunque il ricompattamento e la pazienza sono diventati obbligatori.  Ieri sera la dichiarazione presuntuosa e impacciata di Bersani è apparsa come il maldestro tentativo di seminare zizzania all’interno del Pdl. Ma ho l’impressione che questa volta i moderati, in assenza in questa legislatura di Pisanu e Scajola, sapranno forzare e controllare la loro natura di neghittosi e confusionari per affrontare una battaglia che – si presume – non durerà a lungo, visto che i prossimi e vicini appuntamenti del Pd saranno al calor bianco.

Berlusconi, in pratica, ha acceso la miccia in casa Pd, e non credo che si riuscirà a spegnerla in tempo.


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Bart