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Il fascismo rosso fa un altro passo avanti

23 Ottobre 2013

Ne scrivevo già l’8 marzo 2010, qui, e gli avvenimenti successivi, peraltro via via sempre di più spudoratamente marcati, non hanno fatto altro che corroborare la mia preoccupazione.

Ieri ho letto una delle migliori battute circolate in politica in questi ultimi mesi: è di Maurizio Gasparri, il quale intervistato su “Libero” da Tommaso Montesano, quando è arrivato a parlare del famoso cane Empy regalato dalla Bignardi a Mario Monti ha risposto:

“Abbiamo avuto Caligola che ha fatto senatore un cavallo, Giorgio Napolitano che ha fatto senatore a vita Monti, possiamo anche vedere Empy mezzo pomeriggio a Palazzo Madama.”

Vorrei inserirmi precisando che oltre ad un Monti che fa ricordare all’esponente del Pdl il cavallo di Caligola, Napolitano di cavalli caligoliani ne ha nominati altri 4, che ancora non hanno imparato la strada per recarsi al senato. Rimasti nelle loro stalle chi sa quando si decideranno a far sentire il loro nitrito. Intanto, però, Napolitano di quella stalla conserva una chiave e non ci penserà due volte ad inviare lo stalliere del quirinale e a trascinarli per la briglia quando la loro presenza servirà a tenere in piedi il governicchio di Enrico Letta. Già. Perché proprio per questo sono stati presi al laccio e portati via dai loro vasti altipiani.
Dunque questa è la riserva, o meglio la dotazione che fa capo al Re Sole di questa pericolante repubblica.

Ma forse non occorrerà servirsene se le cose continueranno ad andare secondo il ruolino di marcia.
La magistratura si è mostrata all’altezza della situazione e non ha deluso, merita anzi più di un encomio. Ci ha messo un po’ di tempo ma ha saputo agire allo stesso modo in cui i massicci carri armati tigre tedeschi agirono e sovrastarono i più leggeri sheridan americani. Gettata di fuoco più lunga e più potente; ed ecco che l’opposizione si è vista colpire il suo comandante. Ferito però, non ancora fatto fuori del tutto, da non perdere di vista, da tenere sott’occhio e da costruire subito intorno a lui un cordone sanitario che lo isoli da ogni contatto. Ciò che si sta facendo sta funzionando alla perfezione. Il cordone sanitario produce i suoi frutti. Visto il proprio leader ferito, alcuni fedelissimi e coraggiosi se la sono data a gambe levate e implorano pietà e comprensione dal prossimo probabile vincitore.

Vorrebbero farsi arruolare, ma non hanno il coraggio di combinarla così grossa. Andrebbero incontro ad una sicura punizione elettorale, come già è successo a Gianfranco Fini, divenuto a furor di popolo il traditore per antonomasia.
E allora che si fa? Si iniziano piccoli movimenti, non del tutto politicamente decifrabili, ancora velati da incertezza e ambiguità.

Comincia la manovra un esperto, navigatissimo in queste faccende, uno che sa muoversi bene, tanto è vero che è riuscito, più scaltro di Fini, a contenere la bastonatura degli elettori. Casini trova il modo di sganciarsi da Mario Monti, al quale si era appoggiato per entrare in parlamento, e si giustifica dichiarando che Monti si è messo a criticare il governo in un momento in cui le critiche sono soltanto inopportune e distruttrici. Si porta dietro più di una diecina di parlamentari in modo tale che può piantare le tende sotto la forma di un gruppo autonomo e da lì attendere i movimenti degli altri pie’ veloci. Su quelli del Pdl, guidati da Quagliariello, può già contare. Resta solo da decidere quando sarà più opportuno che questi si muovano: sono già 24, ma potrebbero ancora crescere, non solo, ma, se tanto tanto Berlusconi si mettesse a sbadigliare, si potrebbero prendere anche tutto il partito, ad eccezione di pochi lealisti.
Più difficile far muovere quelli dentro il Pd; c’è un congresso in gestazione e ancora i conti non sono stati fatti, probabilmente bisognerà aspettare.
In ogni caso, è sicuro che i tre movimenti, in partenza da Scelta Civica, dal Pdl e dal Pd convergeranno in tempi abbastanza veloci in un unico movimento che si costituirà in un nuovo partito, per esempio in una specie di democrazia cristiana con un qualche nome un po’ più digeribile dall’elettorato.

E poi? E poi il gioco è fatto. L’alleato naturale sarà il Pd, il quale, anzi, non farà altro che agevolarne movimenti e nascita. Il Pd non avrà timore della nuova creatura politica, perché la sua marcia su Roma sarà già ultimata.
È questione di consolidare le ultime posizioni, sapendo bene che, in ogni caso, alla fine di tutto, nella roccaforte più debole, la più esposta ai cannoneggiamenti del nemico, ci saranno cinque senatori a vita pronti a dare man forte e a spalancare le porte perché la conquista sia completa.

La decadenza di Berlusconi, con la chiusura netta ad ogni ipotesi di farne valutare la dubbia costituzionalità, la elezione di Rosi Bindi a presidente della commissione antimafia avvenuta ieri nonostante non fosse gradita al Pdl, rappresentano le ultime o penultime manganellate da affibbiare agli oppositori prima di insediarsi in pompa magna sugli scranni del parlamento, in cui a rappresentare il popolo saranno gli esponenti dei nuovi fasci insieme con il partito di gomma che nascerà dalla geniale pensata dell’eroe Gaetano Quagliariello.
Caro lettore, se ancora non lo hai capito, è il nuovo fascismo che avanza, il fascismo rosso.

E allora un altro ricordo incombe e ferisce. Lassù sul colle più alto a dispensare equilibrio e saggezza, in posizione eretta come l’asta di una bandiera e baluardo della nostra libertà, sta l’uomo che quando i carri armati sovietici soffocarono i moti di libertà del popolo ungherese, non trovò altro da dire che queste patriottiche parole:

“l’intervento sovietico in Ungheria, evitando che nel cuore d’Europa si creasse un focolaio di provocazioni e permettendo all’Urss di intervenire con decisione e con forza per fermare la aggressione imperialista nel Medio Oriente, oltre che ad impedire che l’Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione, ha contribuito in misura decisiva, non già a difendere solo gli interessi militari e strategici dell’Urss ma a salvare la pace nel mondo.”

Sono considerazioni di cui, sebbene Napolitano abbia espresso il suo tardivo rammarico, non dobbiamo dimenticarci. Mai.

Per una sintetica ricostruzione degli avvenimenti ungheresi del 1956 si vada qui.


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3 Comments

  1. Commento by zarina — 23 Ottobre 2013 @ 08:24

    In questo caos è difficile prevedere sviluppi che, in ogni caso, temo non   saranno positivi per noi cittadini. Ho trovato molto interessante l’articolo di Riccardo Scarpa di ieri, la sua intuizione conclusiva non sembra, ahinoi, così inverosimile.
    La cosa indubbiamente certa è che mentre i vari   polli del   centro   e centrodestra   sono inutilmente impegnati a ricrearsi una misera entità nella speranza di   assicurarsi la   difficile sopravvivenza (gli elettori NON perdonano!) , la sinistra continua indisturbata ad occupare postazioni.

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 23 Ottobre 2013 @ 09:09

    Il resoconto di Scarpa su Carlo De Benedetti è corretto e l’ho pubblicato a beneficio di coloro che non ne conoscono la storia. Però non va dimenticato che il guru di Repubblica, Eugenio Scalfari, mostra di essere ancora schierato senza se e senza ma dalla parte del Re Sole. Dunque, manca alla tesi di Scarpa la prova provata, almeno al momento.

  3. Commento by enzo — 29 Ottobre 2013 @ 10:48

    Per fortuna non si candida e non entra in politica!!!

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