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Il fenomeno Grillo

9 Febbraio 2013

Prendo lo spunto dall’editoriale di Pierluigi Battista apparso stamani sul “Corriere della Sera”. Il giornalista scrive:

“il movimento di Grillo appare invece più volatile, legato a uno stato d’animo di esasperazione, all’invettiva, alla collera, al «vaffa » gridato ed esibito: una cosa potentissima, quando c’è, ma sfuggente, mutevole, infida. Che farà Grillo, per tenere insieme i suoi presumibili milioni di voti, il numero elevatissimo di parlamentari eletti, una rappresentanza istituzionale tutt’altro che marginale? Imporrà per cinque anni ai suoi di mandare senza tregua tutti a quel paese, di urlare il malcontento, di denunciare le malefatte dei partiti incapaci di autoriformarsi?”.

Io non sarei così negativo. Bisogna partire, per valutare il fenomeno Grillo, dalla situazione in cui è precipitato il nostro Paese. Se, come credo, l’architettura del nostro stato è ormai in pasto alle termiti, vittima di una corruzione ormai inarrestabile (pensate che Mani Pulite non ha fermato la corruzione, che infatti si è ingigantita e aggravata con motivazioni di arricchimento personale), dovete domandarvi come sia possibile rabberciare una architettura così deteriorata. Qualsiasi toppa non farebbe altro che prolungare nei cittadini una agonia che ormai ha dissanguato il Paese. Meglio dunque ricostruire tutto da capo. Ma per ricostruire tutto da capo, occorre abbattere il preesistente, sradicarne il cancro. Se un organismo ha 99 cellule malate e una cellula sana, non sarà mai la cellula sana che riuscirà a sanare le 99 malate, bensì il contrario. Anche la cellula sana si ammalerà, ingoiata dalla malattia.

Trasferiamo questa immagine alla nostra politica, e dunque alla nostra democrazia. Quali nomi leggete nelle liste? I soliti nomi che hanno portato il Paese allo sfascio. Sono le cellule malate dell’esempio che ho fatto, le quali infetteranno le poche o le molte cellule sane. Perché bastano poche cellule malate per trascinare nella malattia tutte le altre.
Il tentativo che pratica il chirurgo per evitare la disfatta è quello di sradicare le cellule malate, annientarle, e sovente non basta, poiché il virus dell’infezione sta annidato da qualche parte e quanto prima riprende ad agire.

Perciò, quanto meno, nell’occasione delle elezioni, avremmo dovuto trovarci di fronte all’avvenuto sradicamento delle cellule malate, ossia allo sradicamento di quei politici che ci hanno governato sino a qui. Ma sappiamo ormai che così non è. Le liste sono state fatte e le cellule malate sono presenti, e in numero preoccupante. Perciò non cambierà nulla, e la malattia resterà grave come lo è oggi. Peraltro, anche se le liste fossero state mondate al 100%, ciò non significherebbe che il virus dell’infezione sia stato annientato. Infatti, come per il chirurgo, nel caso della politica e della democrazia esso potrebbe nascondersi, ad esempio, nei partiti, i quali, anche facendo subentrare una totalità di protagonisti nuovi, potrebbero trasmettere loro il virus dell’infezione.

La soluzione ottimale sarebbe perciò una delenda carthago, come fecero gli antichi romani per cancellare ogni traccia del nemico cartaginese.
Ma ricostruire la democrazia in questo modo è possibile? No. Lo sarebbe solo se, distruggendo, avessimo già pronto un programma  di ricostruzione che salvaguardasse lo Stato dalla corruzione, dalle falsità, dalle ipocrisie.

Grillo rappresenta il movimento che mira a realizzare la prima fase, quella distruttiva, con accenni alla ricostruzione ancora troppo vaghi e soprattutto mancanti di realizzatori capaci.
È questo il suo punto debole, e ciò nonostante, la prima fase che intende realizzare è la fase a mio avviso necessaria per sradicare quantomeno la montagna di cellule infette che hanno ammorbato lo Stato.

Questa fase non può essere elusa. Evitarla vorrebbe dire portarsi dietro il virus dell’infezione.
Perciò, contrariamente ai partiti maggiori, non vedo niente di osceno e di pericoloso se il M5stelle avrà nel nuovo parlamento una grossa rappresentanza pronta a mettere in discussione e a rendere note ai cittadini quelle fasi decisionali della politica in cui prevalesse non il bene del Paese, bensì quello della cosiddetta casta, in senso stretto (taluni organi dello Stato) e in senso lato (le molte aree subordinate assistite da privilegi).

Appartengo ancora alla massa degli indecisi. Ultimamente mi sono di nuovo avvicinato al Pdl, poiché ancora una volta ha posto nel suo programma le riforme riguardanti l’architettura dello Stato. Però, come è già successo, trovando i soliti ostacoli, e non avendo la maggioranza assoluta nelle due camere (anzi, si prevede un ruolo di opposizione), i suoi obiettivi appaiono irraggiungibili.
L’avversario, il Pd, fra l’altro, ha un interesse relativo alla modifica dello statu quo, avendo già conquistato il potere nelle varie strutture in cui si articola lo Stato.

Sul Pdl, nutro una forte contrarietà circa la proposta di Berlusconi di deliberare, una volta al governo, un nuovo condono fiscale e edilizio, che considero una vera e proprio sciagura. Ciò  mi sta di nuovo allontanando dal Pdl. Se persisterà, non lo voterò. Qui la dichiarazione dell’alleato Maroni.

A proposito del Pd, invece, devo tornare allo scandalo Mps. La stampa di sinistra sta orientando la bussola verso esponenti del Pdl che hanno usufruito di finanziamenti da parte dell’istituto senese, in particolare Verdini.
Sono d’accordo che là dove ci siano reati, essi debbano essere perseguiti, ma la stampa non deve dimenticare che le delibere riguardanti anche questi atti eventualmente criminosi sono state assunte sempre dagli uomini (14 su 16) di area Pd che facevano il bello e il cattivo tempo tanto nella Fondazione che nella Banca.

Faccio un esempio, semplice per rendermi comprensibile.
Se un esponente del Pdl, a conoscenza di talune manovre irregolari decise dagli amministratori del Mps, ne avesse approfittato per ricevere un finanziamento, non per questo la responsabilità del marciume che è emerso in seno all’istituto senese potrebbe essere scaricato sull’esponente del Pdl, il quale rispondererebbe solo se in quel finanziamento ricevuto si dovesse nascondere un reato.

Così per Berlusconi, il quale ha usufruito di finanziamenti dal Mps, come da tante altre banche, per il suo lavoro imprenditoriale. Se non ha commesso in tutto ciò un qualche reato, egli dovrà essere considerato un normale imprenditore che va a caccia di finanziamenti bancari per realizzare i suoi progetti industriali. È il lavoro normale di ogni impresa, non solo italiana, quello di costruire dei progetti e di cercarsi il finanziatore, ove non si disponga di capitali propri.

Perciò il Pd e la stampa ad esso allineata la smettano di abbindolare gli italiani, e abbiano il coraggio di assumersi in toto le loro responsabilità.


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Bart