di Antonio Polito
(dal “Corriere della Sera”, 2 febbraiom 2012)
Nella campagna di riabilitazione che l’unità sta conducendo in favore di Ottaviano Del Turco (al tempo del suo arresto abbandonato come un appestato da quel Pd che aveva appena contribuito a fondare) ieri Luciano Violante ha fatto un passo avanti di notevole importanza.
Un passo che solo la sua fama di inflessibile persecutore di reati può accreditare presso il popolo democratico, affamato dì giustizia più o meno sommaria, soprattutto ora che ha scoperto nel senatore Lusi la sua ennesima «mela marcia ».
Il caso Del Turco è ben diverso.
Non si tratta solo di accorgersi, tre anni e mezzo dopo, che il castello dì accuse contro l’ex governatore dell’Abruzzo era fragile fin dall’inizio, perché mancava il corpo del rea to: nel senso che i pm non hanno mai trova to i tanti soldi che l’imputato avrebbe incassa to. Né si tratta solo di riparare al torto grave subito da un uomo la cui storia di sindacali sta e di politico era più che specchiata: un uomo che è stato al fianco di Lama e al capez zale del Psi morente, e che forse ha pagato un prezzo proprio alla sua provenienza socia lista (per quanto ne so, gli sarebbe bastato essere trattato come gli ex Ds hanno poi trat tato Penati, con un’abbondante presunzione di innocenza). Ma ieri sull’Unità Violante ha aggiunto una cosa in più: e cioè che «se il magistrato inquirente ha sbagliato, alla fine del processo dovrà risponderne personal mente ».
Siccome si è fatto un referendum per intro durre la responsabilità civile dei giudici, stra vinto e poi tradito; e siccome ogni volta che toma in ballo il tema la sinistra alza le barri cate in difesa dei magistrati, la frase di Vio lante o è una voce dal sen fuggita o è una nuova linea politica. Di più: Violante giusta mente segnala l’enormità del danno politico che un errore giudiziario del genere avrebbe prodotto. Del Turco infatti fu costretto a di mettersi a inchiesta a malapena iniziata, si sciolse il consiglio regionale, si convocarono nuove elezioni che furono vinte dal centrode stra, il quale spodestò così un governatore di centrosinistra scelto direttamente dagli elet tori proprio come il centrosinistra avrebbe voluto fare con Berlusconi approfittando dì una delle tante inchieste giudiziarie sull’allora premier. Oltre a una carriera politica di strutta e a un uomo fatto a pezzi, se il pm ha sbagliato c’è stato anche un sovvertimento per via giudiziaria della sovranità popolare. Un fenomeno pericoloso, che Violante defini sce ormai apertamente «giuristocrazia ».
Essendo un ex magistrato, sa bene di che parla. Ma se il suo encomiabile sforzo è se rio, va completato. Intanto perché sono nu merosi i casi in cui accuse poi non provate nel processo hanno rovinato vite e reputazio ni pubbliche, e sarebbe bello allora leggere sull’Unità analoghe richieste di risarcimento morale anche nei confronti di avversari poli tici come Calogero Marmino, giusto per usci re dalia maledizione dei due pesi e delle due misure. Ma soprattutto sarebbe importante che nel Pd si aprisse una riflessione autocriti ca sugli effetti istituzionali che un uso legge ro o spettacolare delle inchieste giudiziarie può provocare anche prima del processo e in dipendentemente dalla sentenza, perché questo è stato il cuore dello scontro tra politi ca e giustizia nelle tante inchieste contro Ber lusconi, spesso considerate anche dal Pd di per sé sufficienti, pur in assenza di condan na, a provocare dimissioni e crisi di governo. Se nella cultura italiana rientra il concetto che il pm non ha né il compito né il potere dì tagliare le teste dei politici, perché lui muove solo accuse ma è a giudice che emette le sen tenze, e che dunque di fronte a un uomo che si dichiara innocente bisogna considerarlo ta le fino a prova contraria, perfino se è un poli tico, allora la fine del berlusconismo e del- l’antiberlusconismo ci avrebbe regalato un grande progresso. Non è facile per il Pd, per ché è sotto la pressione del «partito della giu ristocrazia », che ormai sta anche formalmen te nascendo sull’asse de Magistris-Emiliano. Ma è per fare le cose difficili che esistono i grandi partiti.
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